Addio Amy..... luglio 25, 2011 \\

AMY, FINE DI UN ALLEGRO CALVARIO - “Tutto il rispetto e la pietà umana dovute ad una 27enne che muore in circostanze tragiche, ma non è che morire a 27 anni di eccessi fa di te Jimi Hendrix. Amy W. era un tipico prodotto dei nostri tempi, una sorta di karaoke finto vintage che "attingeva" a piene mani da progressioni di accordi e arrangiamenti triti e ritriti e con voce photoshoppata in studio (dal vivo questa "magica" voce si ridimensionava di un bel po’)”…

AMY WINEHOUSE
6 jimi hendrix3 lap1- LETTERA
"Dopo Jim Morrison e Kurt Cobain, il paradiso rock ha un nuovo inquilino: Amy Winehouse"???
Caro Dago ma chi è che concepisce e scrive questi titoli? Un dodicenne o qualche vostra stagista? Tutto il rispetto e la pietà umana dovute ad una 27enne che muore in circostanze tragiche, ma non è che morire a 27 anni di eccessi fa di te Jimi Hendrix. Amy W. era un tipico prodotto dei nostri tempi, una sorta di karaoke finto vintage che "attingeva" a piene mani da progressioni di accordi e arrangiamenti triti e ritriti e con voce photoshoppata in studio (dal vivo questa "magica" voce si ridimensionava di un bel pò). Capisco che aveva vinto 2 o 3 premi intergalattici e aveva venduto miliardi di dischi...però cerchiamo pure di rinsavire un minimo
Alex

2- FINE DI UN ALLEGRO CALVARIO
Andrea Scanzi per Il Fatto

A qualcuno era venuto da ridere, guardandola barcollare e steccare ogni nota possibile - lei che con la voce poteva fare tutto - sul palco di Belgrado. Derisa e disgregata, come in una canzone triste di Rino Gaetano. Ubriaca, più che altro. Era il 18 giugno scorso, doveva coincidere con l'apertura del tour europeo. Quello della rinascita. Invece non stava neanche in piedi. I fans fischiavano, i musicisti là dietro sghignazzavano.


AMY WINEHOUSE
Poco più di un mese dopo, Amy Winehouse è morta. A 27 anni, perché è così che muoiono i maledetti del rock. Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain. Quelli che si distruggono, che si deturpano, che crepano piromani e non pompieri. Angeli dalla pelle troppo sottile, oppure nichilisti che eccellono unicamente nell'arte del morire e far morire.


WINEHOUSE
La polizia londinese l'ha trovata attorno alle 16, nella sua casa di Camden Square. Verosimilmente overdose, anche se le cause ufficiali non si conoscono ancora. E neanche contano troppo.

La tournèe era stata annullata, compresa la data di Lucca, in attesa di tempi migliori. Che non ci saranno. Verranno tempi di santificazione, tendenti a ricordarla come un talento accecante. Lo era, però sfuocato e inespresso. Discreto il debutto, Frank, otto anni fa. Straripante il successo dell'opera seconda, Back To Black, nel 2006. Premi su premi, la fama, i milioni di dischi e di soldi.

Uno scenario a cui non era abituata e che ha affrontato esibendo sbagli, lividi, masochismi. Nel suo successo più noto, Rehab, si vantava di non volere andare in una clinica per disintossicarsi da alcol e droga: "Hanno cercato di farmi andare al centro di riabilitazione ma io ho detto no, no, no". Riascoltato oggi, e pensando alla pletora di ragazzi e ragazze che la cantavano (e canteranno) sotto la doccia, sembra un testamento ben scritto e tragicamente sbarazzino: un suicidio allegro, con retrogusto follemente ilare.


corr05 amy winehouse
Diceva di sé, con quella ostentazione cruda che era la sua ormai lisa coperta di Linus: "Sono terribilmente onesta nella mia vita e nelle mie canzoni. Un libro aperto. Della mia vita non devo rispondere a te o al mio ex, a Dio, o agli uomini in gessato dell'etichetta discografica. Devo rispondere solo a me stessa". E la risposta se l'è data ieri.


amy winehouse nuda rep
Didascalica come nessuna nell'interpretare lo stereotipo dell'artista maledetta e sregolata. Forse sperava di uscire dal tunnel che portò Houston a imbottirsi di crack; forse aspettava una folgorazione mistica come Sinead O' Connor, quella che da giovane faceva la cantautrice calva che strappava foto di Wojtyla. Né l'una, né l'altra. Coerente, a suo modo, nell'inseguire l'abisso.

L'ex marito in carcere, la voce che andava e molto meno veniva. Una cartella clinica misteriosa, che parlava di enfisemi polmonari, anoressia, bulimia e turbe psichiche. Sempre sopra le righe, anche nel look, pin-up nude e ferri di cavallo sulle braccia. Da bambina amava Madonna, intesa come cantante, senza somigliarle però - minimamente - nella capacità ragionieristica di lucrare sui finti peccati.

Lei, quando c'era da sbagliare, non si tirava mai indietro. Quando raccontava delle Sweet ‘n' Sour, le "Dolci e Acide" che fondò con un'amica, ci teneva a specificare che "Io ovviamente ero quella acida". Espulsa da scuola perché non si impegnava e collezionava piercing, sboccata e tossica. Presa in giro - da chi la riteneva null'altro che un fenomeno commerciale - facendo leva sul cognome, pure quello alcolico: "Winehouse". Vino della casa. Vino sfuso. Artista fusa. E via così.


amy winehouse rovinata
Il disastro di Belgrado era stato uno dei tanti. Anche nel 2007 barcollava come una caricatura dolente dalla voce misterica, fosse il palco Birmingham o quello dell'Hammersmith di Londra. Della collezione di Grammy non sapeva che farsene, gli applausi non li sentiva perché troppo presa dal sollecitare i fischi. Tenera, nella sua spietata propensione al martirio. Vita breve, a stazioni, come un calvario a uso e consumo di paparazzi che amavano vincere facile.

Lo scultore italiano Marco Perego, tre anni fa, l'aveva ritratta cadavere, uccisa da un colpo di pistola del beat William Burroughs, che effettivamente nel 1951 ammazzò la fidanzata giocando al Guglielmo Tell. Ma immaginarla morta, più che idea provocatoria, era trovata didascalica.


amy winehouse ppiano
Lo scrittore Jodh Tyrangiel ha sostenuto come fosse "impossibile non rimanere sedotti dalla sua originalità". Vero e non vero. Back To Black, gioiellino denso e sublimemente furbo, sembra una macchina del tempo che riporta indietro. Magari di quarant'anni, in un 1967 immerso tra echi di r'n'b fine Cinquanta e soul dell'era d'oro che fu. Più Sarah Vaughan ed Ester Phillips che Aretha Franklin. Modernariato sonoro con testi irriverenti, dotati di stralunata luminosità stilistica. Viaggiava nel tempo, Amy Winehouse, tra le tracce dei dischi e le pieghe della vita. Viaggiava. Poco, a fatica. Non più.

 

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