Adriano D'Aloia (III classificata) novembre 9, 2009 \\

l'edera cresce

di Adriano D’Aloia - Limbiate (Mi)


l’edera cresce l’autunno e i suoi vermi
e c’è chi grida dai campi
il saluto di piante senza terra
nutrite di un sangue senza vena
nei preparativi della festa
della vita che scorre ( e non resta)
come un vago odore di mare
preghiere a bassa voce nelle chiese
formule segrete nelle case.

MOTIVAZIONE
Una poesia ben costruita, una piccola fiaba, gustosa e originale. L’autore gioca molto bene con le parole ed i versi, che si rivelano di una grande musicalità. La lirica ha il pregio di contenere in sé un canto melodioso e, per l’appunto, fiabesco, in cui le immagini molto dolci si susseguono in un ritmo sciolto e fluido. E’ in fondo anche questo il motivo per definire dei versi una vera poesia, e cioè quando l’insieme si rivela un’unica visione, che risuona a lungo nella mente ma soprattutto nel cuore. Dare nuovi significati alle parole, con una sorprendente giustapposizione, poi, è segno di buon talento poetico; come ad esempio in questi versi finali: “Nella stanza con l’odore di sonno, / una nostalgia prensile chiuse / tutti i passaggi vitali del sangue, / recando ombre di psichiche eclissi”.
Giuseppe Vetromile

Dall’Autore: La poesia che la Giuria ha deciso di premiare con il terzo posto fa parte di una più ampia silloge intitolata “Di terra in aria”. Si tratta di un piccolo ciclo di poesie che provengono dall’esperienza della morte di mio nonno Giuseppe, pochi mesi fa in un paesino nell’entroterra del Salento.
L’edera, frutto strano della terra, è metafora della vita, cresce ogni giorno uguale a se stessa, sino al momento in cui nell’autunno della vecchiaia comincia a insinuarsi il verme, la malattia. Allora dai campi arriva il grido dell’uomo (che è il grido di dolore di un uomo contadino che perde i sensi ma non il senso), pianta “senza terra”, sradicata dalla propria natura vitale, alimentata ormai da un “sangue senza vena”. Si prepara la “festa del funerale”, che è stata per me un’esperienza alquanto antropologica: la veglia della salma, soprattutto. nottetempo, come si usa fare, raccolti attorno al nonno c’eravamo noi parenti. e si è riso così tanto rievocando storie ed episodi di com’era forte e allegro quand’era in vita che quasi sembrava non esser morto e che stesse per alzarsi, mutando la morte in uno svenimento, e ridere anche lui, come rideva, di gusto, quando ci raccontava, alla sera, storie di guerra e di donne. La vita, come l’acqua e come il sangue, “scorre e non resta”. Mio nonno è una pianta, noi siamo piante .Poi il corteo, con le donne del paese che stendono i lenzuoli sui terrazzi e si fermano a guardare, per un istante. e l’arrivo nella piazza del paese: tutti gli uomini si alzano e si tolgono il cappello, in segno di rispetto per il defunto. L’odore del mare si è spinto nell’entroterra e arriva sino in chiesa. si prega per la sua anima, nelle chiese e nelle case, tra le preghiere di chi crede e le “formule segrete” di chi non.
 

la poesia è una pianta: c’è bisogno di radicarla di più alla realtà, insomma, perché non derivi sulla sponda vaga dell’astratto. se non riesce a svelare all’uomo il senso delle cose, almeno ne manifesti la profondità. il tentativo di senso della mia poesia corrisponde alla speranza che rilancia la vita di chi ha il corpo sotto la terra che ha coltivato per una vita. è il moto della resurrezione: di terra in aria.

con questo, vi ringrazio di cuore. Adriano D’Aloia

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