Addio Giorgio dicembre 27, 2011 \\

1- FATTO L’EROE, DISTRUGGI IL MONUMENTO: BOCCA TRA CELEBRAZIONI, INSULTI E CRITICHE - 2- LUCA TELESE SBOBINA TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI BOCCA: DAL FASCISMO (“CONGIURA EBRAICA”) ALLE BRIGATE ROSSE (“UNA FAVOLA ETERNA, UN’INVENZIONE DEI MAGISTRATI”), DAL VOTO CON POMPE GIORNALISTICHE ALLA LEGA ALLA CONDUZIONE DEI PROGRAMMI DI BERLUSCONI, FINO AL RAZZISMO (“NAPOLI, UN CIMICIAO DI UMANITÀ REPELLENTE”) - 3- “ACCECATO DAL SUO ESTREMISMO VISCERALE E A TRATTI ACIDO, É RIUSCITO A SCRIVERE O SOSTENERE ALMENO UNA COSA INCREDIBILE E GRAVE IN OGNI DECENNIO DELLA SUA VITA” - 4- LO SDEGNO DI ANDREA SCANZI: “LA MORTE DI BOCCA È SERVITA PER DARE SFOGO ALLE BASSEZZE PIÙ INVERECONDE (“PER MILLENNI CI SIAMO DECOMPOSTI NOI NAPOLETANI, ORA DECOMPONITI TU!” - “HO PIACERE CHE SEI MORTO”.). CERTO, BOCCA NON ERA PERFETTO. ERA MOLTO DI PIÙ: ERA VERO. ANCHE NELLE STRONZATE. LARGAMENTE MINORITARIE RISPETTO AL TANTO (TANTISSIMO) DI BELLO CHE CI HA REGALATO…” -


ANTONIO PADELLARO LUCA TELESE
1- LETTERA DEL DEPUTATO PDL GIANCARLO LEHNER
Caro Dago, il presidente della Repubblica e tutti gli altri acritici dolenti dovrebbero mutare parte della loro congenita ipocrisia con il coraggio della verità, rammentando che Giorgio Bocca non può essere fatto santo subito, visto che fu un convinto assertore dell' antisemitismo, proprio nella funesta temperie delle camere a gas.
Mi chiedo quanti ebrei italiani abbiano dovuto patire deportazione e morte anche per le incontinenti parole scritte nel 1942 da Giorgio Bocca.
Giancarlo Lehner


GIANCARLO LEHNER E SIGNORA
2- BOCCA, APPUNTI PER UN NECROLOGIO ANTIRETORICO
Luca Telese per lucatelese.it

Adesso tutti celebreranno Giorgio Bocca come un grande maestro di giornalismo, come un grande maître á penser, come un grande eroe civile. E non ci sarebbe nulla di male in questo, se non che si ripete una stucchevole abitudine italiana, la fatale tendenza al coccodrillismo per cui i morti sono tutti eroi, grandi saggi e perdite irrimediabili per la società. Lo sono ancora di più se si sono meritati l'epiteto di "Maestri" in vita.


BRIGATE ROSSE
Ora, non c'é dubbio che Bocca sia stato un personaggio, non so se si puó considerare "Maestro". Anzi, ho più di un dubbio in proposito.
Se posso scrivere questo pezzo é perché non mi sono mai associato in vita al culto di Giorgio Bocca, anzi. Io non voglio esprimere dubbi sul suo valore di giornalista: sarebbe sciocco e puerile, vista l'entità della sua produzione e la sua carriera.

E non voglio parlar male di lui perché come tanti giovani della sua generazione ha militato nei Guf e nella stampa fascista durante il ventennio. E nemmeno perché in quel periodo ha scritto articoli sulla "congiura ebraica". E neanche perché era un uomo profondamente contraddittorio. E nemmeno solo perché ha preso cantonate colossali negli anni di piombo.


BOCCA GIORGIO GB

VITTORIO BACHELET UCCISO DALLE BRIGATE ROSSE
E nemmeno perché ha scritto (ho riportato il passaggio cruciale di questo articolo integralmente in ‘'Cuori Neri'') che quella delle Brigate rosse "era una favola eterna", una invenzione (!) dei magistrati. "Questa storia é penosa al punto di dimostrare il falso, il marcio che ci sta dietro - scriveva Bocca commentando il ritrovamento di un covo brigatista convinto che fosse una montatura - perché nessun militante di sinistra si comporterebbe per libera scelta in modo da rovesciare tanto ridicolo sulla sinistra" (purtroppo non era vero. Purtroppo no).

Bocca aveva sostenuto all'epoca (l'articolo é del 23 febbraio 1975) che le Br non esistevano, e pochi anni dopo, nel marzo del 1980 duello in un faccia a faccia raccolto da un giovane Lucio Caracciolo con Giampaolo Pansa, non solo non aveva fatto penitenza, ma si era spinto molto più in la. In quella sede si spinse fino a dire che "La polizia sapeva benissimo che i covi brigtaisti esistevano" (fateci caso, l'esatto contrario di quello che aveva acuito!) che "la nascita del terrorismo rosso é stata tenuta a bagnomaria per costruire la teoria degli opposti estremismi", che i magistrati "Avevano messo Curcio nella prigione di Casal Monferrato perché volevano che scappasse".


BERLUSCONI E BOSSI

BENITO MUSSOLINI
Pensate un attimo: secondo Bocca gente come Giancarlo Caselli e Carlo Alberto Dalla Chiesa voleva che Curcio scappasse! E infatti in quel faccia a faccia aggiungeva: "Io non ho la carta bollata con le firme di Caselli e del genrale Dalla Chiesa per provare che volessero la fuga. Io do un giudizio globale".

E nemmeno voglio stroncare Bocca perché disse che a Milano votava per la Lega salvo poi tuonare per anni contro la destra e la barbarie leghista. Non voglio imputarlo di aver duellato contro Dario Fo su ‘'Il Venerdí'' dicendo che si trattava di "un cretino" (Fo rispose ironicamente che era grato per l'appellativo).

E nemmeno voglio condannare Bocca solo perché é stato il primo grande giornalista a prestare la sua firma a Silvio Berlusconi per l'informazione di Mediaset (ma, se non altro, perché dopo ha considerato servi tutti gli altri che lo hanno fatto. Perché ha scritto- dopo avere smesso di lavorarci - di considerare Berlusconi "un maiale").

E nemmeno voglio stroncare Bocca perché ha detto che Napoli era un "cimiciaio" e nemmeno perché ha detto in una recente intervista: "Durante i miei viaggi - al sud - c'era sempre questo contrasto tra paesaggi meravigliosi e gente orrenda, un'umanità repellente».


BOSSI E TREMONTI GIURANO SULLA ZUCCA

GIORGIO BOCCA
Non lo voglio criticare solo perché parlando di Palermo ha aggiunto sprezzante: «Una volta mi trovavo nei pressi del palazzo di giustizia. C'era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie».

Si può essere incoerenti e insieme geniali. E si può aver detto una castroneria nella propria vita. Quello che peró va detto molto francamente di Bocca é che - accecato dal suo estremismo viscerale e a tratti acido, é riuscito a dire, scrivere o sostenere almeno una cosa che mi pare veramente incredibile e grave in ogni decennio della sua vita.

É stato un fuoriclasse, certo, ma amava molto stupire, inveire, aggiustare le realtà che ostacolavano la sua furia giudicante e la sua foga spesso approssimata. É stato un grande, certo, ma anche un grande cinico. Forse il modo migliore per ricordarlo senza sconfinare nell'apologia o nell'invettiva é ricordarlo con tutte le sue contraddizioni. Ci guadagneremo noi. Ma in fondo anche lui, perché era il tipo che si divertiva di più fra le fiamme dell'inferno che nei cieli azzurrini del paradiso.

3- GLI INSULTI POSTUMI AL PARTIGIANO BOCCA 
Andrea Scanzi per 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/insulti-postumi-partigiano-bocca/179949/


BOCCA
Non ho mai amato i coccodrilli sempre belli, i ricordi puntualmente agiografici del caro estinto. La penso, anche qui, come Giorgio Gaber: una persona resta "la faccia che era", da morta come da viva. Non cambio opinione, anche "se gli ha sparato un brigatista".


MONNEZZA A NAPOLI DA REPUBBLICA IT
Raramente ho però provato fastidio e disgusto, oltre che imbarazzo e rabbia, per la quantità di insulti e battutacce seguite alla morte di Giorgio Bocca. E' gente che non ha minimamente la mia stima e con cui non voglio avere nulla a che fare.


SCANZI
Mi si dirà che è "solo una minoranza", e già qui non so quanto sia d'accordo. Rischiate di sopravvalutare, ancora, l'Italia. Mi si dirà che Bocca ha scritto anche fesserie (per fortuna, altrimenti sai che palle). Certo che ne ha scritte, e in questo senso gli scritti di Giuliano Ferrara e del pansiano osservante Luca Telese sono esempi di giornalismo se volete un po' autocelebrativo e civettuolo, ma onesto e pertinente. E mi si dirà pure che, con la Rete, ciò che prima era chiacchiericcio ora diviene cosa pubblica. Facebook, Twitter, blog, forum. Vero anche questo. L'italiota non perdona, come ha scritto Rita Pani.

Eppure, dopo pochi minuti, la morte di Bocca è servita per dare sfogo alle bassezze più invereconde. Molti napoletani hanno tirato fuori la chiacchierata di Bocca a Fazio nel 2008, per scrivere cose tipo "Noi napoletani vogliamo ricordarti così. Per millenni ci siamo decomposti noi, ora decomponiti tu!", "Fascista e razzista", "Ho piacere che sei morto".
Chi ha esultato, chi ha sghignazzato, chi ha recitato la vetusta parte dell'alternativo che si smarca dagli altri e fa il figo (risultando, come sempre, ridicolo).


PALERMO
Nessuno desidera santificare Giorgio Bocca. Lui sarebbe stato il primo a detestare un approccio simile. Nessuno - almeno qui - insegue la lacrima acritica. Qui però non parliamo di un Cossiga. Qui parliamo di uno dei più grandi giornalisti italiani. Di un intellettuale vero, anche negli spigoli. Di un Maestro. Di una perla rara e preziosa.


BOCCA
Ha qua e là sbagliato, tra una contraddizione e un abbaglio ("Le Brigate Rosse non esistono"), ma esultare per la sua morte - o anche solo soffermarsi unicamente sulle eventuali sbavature - è delirante, fuoriluogo e offensivo. Tutto lo zozzume che siamo stati costretti a leggere, è stato deplorevole.

Giorgio Bocca non era perfetto. Era molto di più: era vero. Anche nelle stronzate. Largamente minoritarie rispetto al tanto (tantissimo) di bello che ci ha regalato. Lascia un paese incarognito, volgare e pavido. Probabilmente senza speranza. Con qualche avamposto di Resistenza. Ultimi passeri, ma senza rami sopra cui stare.

 GRAZIE, NO!' - NEL LIBRO CHE USCIRA' POSTUMO L'11 GENNAIO, IL TESTAMENTO DI GIORGIO BOCCA - ''LA GENTE OGGI E' PIU' RICCA MA E' PEGGIORATA CULTURALMENTE E INTELLETTUALMENTE'' - E ANCORA: ''E' UNA CRISI DI CUI NESSUNO SA NIENTE, NESSUNO SA QUANDO E' COMINCIATA E COME FINIRA'. MAI NELLA STORIA DELL'UMANITA' SI ERA ARRIVATI AD UNA OSCURITA' DI QUESTO GENERE'' - INFINE CONTRO ''I TIPI ALLA MARCHIONNE CHE CREDONO DI DIRE COSE INTELLIGENTI MENTRE DICONO DELLE BANALITA'''…


 
Ansa.it

L'antitaliano alza la voce fino all'ultimo, e nel libro che uscira' postumo per Feltrinelli l'11 gennaio, 'Grazie, no!' protesta contro le scorciatoie del pensiero unico, a cui a suo avviso bisogna rispondere con un secco diniego. ''La gente oggi e' piu' ricca ma e' peggiorata culturalmente e intellettualmente'', dice nella video-intervista che accompagna la scheda del volume. E ancora: ''E' una crisi di cui nessuno sa niente, nessuno sa quando e' cominciata e come finira'. Mai nella storia dell'umanita' si era arrivati ad una oscurita' di questo genere''.


BOCCA-CIAMPI
Poi contro ''il consumismo dominante: bisognera' moltiplicare i consumi, gli investimenti, in una corsa senza fine. La produzione e' piu' importante della vita dell'uomo''. Infine contro ''i tipi alla Marchionne che credono di dire cose intelligenti mentre dicono delle banalita'''.


MARCHIONNE SULLA COPERTINA DEL _TIME_
Bocca ci lascia quindi un pamphlet contro chi si e' assuefatto all'Italia di oggi, dove cose che dovrebbero farci indignare passano sotto silenzio, discorsi che non si dovrebbero sopportare sono ormai moneta corrente, idee come minimo discutibili sono invece comunemente accettate. Ed elenca sette punti a cui ribellarsi, sui quali indignarsi. Sono: La crescita folle; La produttivita', il nuovo dio; La lingua impura; Il dominio della finanza; La corruzione generale; La fine del giornalismo; L'Italia senza speranza.

''E se e' ormai quasi un'abitudine anche l'indignazione, anche il cinico e soddisfatto luogo comune secondo cui l'Italia e' ormai perduta, vittima delle sue ataviche tare e dei suoi vizi inestirpabili, Bocca ci ricorda, con l'autorita' del testimone e la vividezza del grande cronista, che gia' altre volte (ultima la guerra partigiana, cosi' vicina e cosi' preziosa) l'Italia fu sul punto di soccombere, ma gli italiani hanno saputo trovare in loro stessi la forza di salvarsi'', come scrive la casa editrice nella presentazione al volume.

 1- È MORTO L’ARCITALIANO. PRIMA FASCISTA, POI PARTIGIANO. NEL 1945 FIRMA LE CONDANNE A MORTE DI CINQUE PRIGIONIERI DELL'ESERCITO DELLA REPUBBLICA SOCIALE - 2- GIORNALISTA PER “IL GIORNO” DELL’ENI, NEL 1976 È TRA I FONDATORI DI “REPUBBLICA” - 3- A CAVALLO TRA GLI ANNI 80 E 90, REALIZZA PROGRAMMI PER LA FININVEST DI BERLUSCONI - 4- “PASOLINI È MORTO PERCHÉ ERA DI UNA VIOLENZA SPAVENTOSA NEI CONFRONTI DI QUESTI SUOI AMICI PUTTANESCHI. HO UN PO’ DI OMOFOBIA, CHE POI È UNA COSA MILITARE” - 5- “SCALFARI? DIRETTORE INARRIVABILE, MA UNO MOLTO PIENO DI SÉ, CHE RECITA IL POTERE” - 6- È BOCCA CHE RACCOMANDA A BERLUSCONI “UN AMICO UN PO’ SCEMO, EMILIO FEDE…” - 7- TRAVAGLIO? “OGNI DUE MESI FA UN LIBRO COI RITAGLI DELLA QUESTURA, DEI TRIBUNALI” - 8- “MI STUPISCE CHE BERLUSCONI NON MI AMI. IN FONDO IO SCRIVO CHE È UN MAIALE” -


 


1- E' MORTO GIORGIO BOCCA
E' morto oggi pomeriggio nella sua casa di Milano, dopo una breve malattia, Giorgio Bocca. Lo rende noto la casa editrice Feltrinelli. Il grande giornalista e scrittore era nato a Cuneo il 28 agosto del 1920.


GHIDELLA E GIORGIO BOCCA
2- GIORGIO BOCCA, PARTIGIANO E SCRITTORE, UNA VITA PER RACCONTARE L'ITALIA CHE CAMBIA
Repubblica.it


GIORGIO BOCCA
Giorgio Bocca nasce il 18 agosto 1920 a Cuneo, da genitori insegnanti. Cresce nella condizione sociale tipica della borghesia piemontese e da ragazzo frequenta la Facoltà di Giurisprudenza. Per le sue abilità sciistiche e i risultati sportivi, noti in tutta la provincia, si iscrive al Gruppo Universitario Fascista. Le prime collaborazioni giornalistiche sono con il foglio cuneese del Partito Nazionale Fascista, esprimendo posizioni e idee vicine al partito.

L'amicizia con Benedetto Dalmastro, a sua volta connesso a Duccio Galimbertilo porterà a fondare dopo l'armistizio le formazioni "Giustizia e Libertà" con cui dopo l'8 settembre, Biorgio Bocca aderisce alla lotta partigiana. Nel 1945 firma le condanne a morte di cinque prigionieri dell'esercito della Repubblica Sociale.


GIORGIO BOCCA
L'uomo di lettere. Bocca inizia a scrivere da adolescente, sospende l'attività sotto le armi e la riprende alla fine della lotta partigiana, sul giornale di Giustizia e Libertà. Arrivano poi le collaborazioni con L'Europeo e Il Giorno, e nell'Italia del boom economico degli anni sessanta realizza diverse inchieste che raccontano e mettono in luce il momento storico del Paese.

Con Eugenio Scalfari, nel 1976 è tra i fondatori di Repubblica.

Bocca lavora anche per la tv, a cavallo tra gli anni 80 e 90, realizzando programmi per le emittenti della Fininvest di Silvio Berlusconi.


BOCCA ASPESI MONTANELLI
Ma la penna di Giorgio Bocca non è solo per i giornali. Sono molti i libri che firmerà, per raccontare la società italiana, i mutamenti del tessuto sociale e del territorio, il costume, gli infiniti e spinosi problemi dal nord al mezzogiorno. Particolare attenzione al tema del terrorismo, con inchieste e interviste ai protagonisti del periodo.

Lo sguardo di Bocca sulla realtà italiana è rimasto unico nel tempo, sempre originale e spesso spiazzante per le posizioni. Sostenitore di fenomeni politici come la prima Lega nord, antiberlusconiano per definizione, no global fuori dai movimenti. Soprattutto, difensore del revisionismo verso la Resistenza, in dura polemica con il collega Gianpaolo Pansa.


GIORGIO BOCCA
E lucido nell'analisi fino all'ultimo, nelle interviste rilasciate alla stampa e alla tv. In un'intervista a l'Espresso, Bocca dice: «Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l'emancipazione civile dell'Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c'erano principi riconosciuti: i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi».

1- "SCALFARI? DIRETTORE INARRIVABILE, MA UNO MOLTO PIENO DI SÉ, CHE RECITA IL POTERE" - EMILIO FEDE? BOCCA LO HA RACCOMANDATO A BERLUSCONI "HO UN AMICO UN PO' SCEMO, ERA STATO PROCESSATO COME BARO E CONDANNATO. QUESTO DISOCCUPATO, PRENDILO" - 6- TRAVAGLIO? "OGNI DUE MESI FA UN LIBRO COI RITAGLI DELLA QUESTURA, DEI TRIBUNALI" - 7- "MI STUPISCE CHE BERLUSCONI NON MI AMI. IN FONDO IO SCRIVO CHE È UN MAIALE" 
Francesco Borgonovo per "Libero" - articolo del 29 settembre 2011


EUGENIO SCALFARI ROBERTO SAVIANO
Giorgio Bocca, superata la soglia dei novantun'anni, ha assunto tratti egizi. Assiso come una faraone su uno scranno della sua casa di Milano, sul volto una pelle di pergamena, ha traslocato dalla casta degli scribi in quella dei sommi sacerdoti: ogni frase è anatema, maledizione ancestrale. Il 3 ottobre sarà presentato ‘La neve e il fuoco', documentario di Maria Pace Ottieri e Luca Musella per Feltrinelli Real cinema che consiste in un'intervista al giornalista di oltre un'ora.


BOCCA ANERI HUNZIKER
Una celebrazione dell'uomo divenuto una divinità dell'antiberlusconismo. Poche settimane fa, il Fatto quotidiano lo ha interpellava come fosse un aruspice; persino Repubblica, di recente, lo ha richiamato dalle catacombali rubriche sull'Espresso e il Venerdì, dov'era confinato a mo' di reliquia, per scucirgli un paio di editoriali.

Per tutta risposta, il faraone Boccan-khamon incenerisce l'Italia intera, anche quella che lo idolatra in virtù del suo odio per il Cavaliere. Nella sua insofferenza per la modernità, egli è l'ultimo discepolo di Julius Evola, convinto di abitare nell'età del Kali Yuga, l'era oscura che precede la fine dei tempi.

Nella nostalgia feroce per un arcadico passato potrebbe ricordare Pasolini, se non fosse che lui PPP proprio non lo tollera. «Avevo paura di Pasolini, della sua violenza», racconta. «Pasolini è morto perché, la rigirino pure come vogliono, era di una violenza spaventosa nei confronti di questi suoi amici puttaneschi».


BOCCA MONTANELLI BIAGI
A infastidirlo più di tutto, però, c'è il fatto che lo scrittore era omosessuale: «Poi mi dava noia questo: ho un po' di omofobia, che poi è una cosa militare, come i bei fioeu va a fer il solda' e i macachi resta a ca', i macachi restano a casa. Il mio concetto piemontese è che gli uomini veri vanno a fare il soldato. Quindi anche questa faccenda dei suoi rapporti con questi poveretti che manipolava...». Il gay macaco gli resta sul gozzo.


EMILIO FEDE SFONDO BERLUSCONI
SCALFARI, FEDE E FALLACI 
Non che vada meglio ad altri venerati maestri progressisti. Chissà che pensano a Repubblica della posizione di Bocca su Natalia Ginzburg: «Secondo me sopravvalutata in maniera incredibile. Io leggevo i suoi libri e non riuscivo a capire perché era una scrittrice famosa. Lessico famigliare lo trovavo una cosa elementare (...). Si sentiva che anche lei era una di razza, ma era anche una furbona, una che sapeva come coltivare il suo orto». Cesare Pavese, invece? «Come scrittore a me sembrava pessimo».


FALLACI ASPX JPEG
EMILIO FEDE
Ai giornalisti va peggio. Eugenio Scalfari resta un direttore inarrivabile, ma già quando si conobbero era «uno molto pieno di sé, che recita il potere». Gianni Brera era «un fetente, una carogna paracadutista. Sai, uno nasce carogna. Lui, come giornalista, ha fatto carriera facendo la carogna». Emilio Fede? Bocca lo ha presentato a Berlusconi. Dice di aver chiamato Confalonieri e avergli raccomandato il suo ex collega della Gazzetta del popolo. Gli disse di avere «un amico un po' scemo, era stato processato come baro e condannato. Questo disoccupato, prendilo...».


CESARE PAVESE
La Fallaci, da lui soprannominata «Oliala Fallaci», era «una tutta letteratura e niente cronaca. Tutta la cronaca era inventata». Un giorno le ha prestato cinquanta dollari «e non li ho mai più visti». Le signore della penna, poi, avevano l'aggravante di essere femmine, uterine. Camilla Cederna? «Era la correttezza in persona. Purtroppo, nella vita ognuno può attraversare un periodo in cui perde la testa, cioè per le donne specialmente. (...) Di politica non sapeva niente, ma quando l'ha assaggiata se n'è invaghita follemente e ha dato veramente i numeri».

In particolare, Camilla è impazzita per il caso Pinelli. Il quale «a un certo punto, ha perso la testa perché era spaventato dalle domande, da quegli interrogatori e si è buttato dalla finestra lui, non l'hanno buttato». Sarebbe dunque logico che l'Uomo di Cuneo rivedesse la sua posizione sul commissario Calabresi, quella che gli fece firmare lo sciagurato appello promosso contro di lui. Col cavolo.

«Pansa adesso mi ha rimproverato, ha fatto l'articolo su Libero, dicendo: caro Calabresi, stati attento, quel Bocca ha firmato quell'ignobile appello... Per niente ignobile, perché il signor Calabresi era un poliziotto, reazionario estremo, un nemico del movimento. Perché devo chiedere scusa? Ho firmato quell'appello perché Calabresi era parte delle trame nere, era d'accordo con il prefetto che ha sviato le indagini e ha fatto arrestare gli anarchici, quindi era un nemico».
E sebbene sul suo giornale faccia intervistare il vecchio Giorgio a ripetizione, viene fulminato anche Marco Travaglio: «C'è stato un periodo in cui ero l'unico che facesse libri d'inchiesta. Oggi, invece, ogni giorno me ne arriva uno. Questi qui poi sono arrivati alla vergogna, fanno libri ignobili pur di uscire con un libro, hanno una squadra di persone che copia dai giornali e ne fanno un libro. Travaglio, ogni due mesi fa un libro. Ma come fai? Sono libri fatti coi ritagli della questura, dei tribunali, libri pessimi».

PIER PAOLO PASOLINI
A Bocca fa schifo pure il retroterra culturale dei suoi lettori, quelli della sinistra radical venuta dal '68. Meglio le Brigate rosse di questi ultimi . «Erano più simpatici di quelli del movimento. Andavi a parlare con quelli del movimento studentesco: dei professorini, dei saputelli...». Quelli delle Br, invece, «li sentivo più vicini a me».
«NAPOLI CIMICIAIO» Il culmine del disgusto, però, lo raggiunge quando si parla del Sud. Sin dalle prime volte in cui è stato nel Meridione, Giorgio ne è rimasto disgustato: «C'era sempre il contrasto fra paesaggi meravigliosi e questa gente orrenda (...). Insomma, la gente del Sud è orrenda (...). C'era questo contrasto incredibile fra alcune cose meravigliose e un'umanità spesso repellente». Una volta, per dire, si è trovato in una viuzza vicino al palazzo di giustizia di Palermo: «C'era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie».
Non a caso, Bocca ha dedicato uno dei suoi libri più famosi al Sud: si intitola Inferno ed è a tutti gli effetti un precursore di Gomorra. Ma il suo pensiero non cambia col passare del tempo: «Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso». L'intervistatrice, disperata, cerca di fargli dire qualcosa di gentile sui meridionali, gli chiede se non veda «poesia, saggezza» nel modo di vivere di quelle parti. E il faraone, implacabile: «Poesia? Per me è il terrore, è il cancro». Sono «zone urbane marce, inguaribili».
Unica consolazione: il Sud fa talmente schifo che se vai lì ne cavi di sicuro qualche bell'articolo. Quando lo dice, l'intervistatrice s'illumina: «Quindi sei grato, se non altro...» Ma Giorgio: «Grato, insomma... Come dire: sono grato perché va- do a caccia grossa di belve. Insomma, non sei grato alle belve, fai la caccia grossa, ma non è che fraternizzi con le belve». Eppure, nei suoi libri, qualche parola consolante sul Meridione si trova... Beh, presto spiegato il mistero: «È necessaria un po' di ipocrisia. Sapevo sempre che dovevo tener buoni i miei lettori meridionali, quindi davo un contentino».
Di più schifoso, dunque, c'è solo Berlusconi: «Mi stupisce che Berlusconi non mi ami. Io scrivo sui giornali che è un maiale e dentro di me penso che lui dica: beh, in fondo ha ragione». Sorte ingrata del faraone Bocca: gli tocca odiare l'unico che abbia mai amato, proprio perché questi non lo ama più.



 

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