Eugenia Grimani (II classificata) novembre 9, 2009 \\

“Il prezzo di una vita”

di Eugenia Grimani - Roma


Non mai il senso della vita è soave come
dopo l’angoscia del male;e non mai
l’anima umana più incline alla bontà e alla fede
come dopo aver guardato negli abissi della morte.
Baudelaire


In questa notte di mezz’estate il vento non muove una foglia e la terra, attraverso un’aria così tersa da stordire, emana un odore di fieno appena tagliato misto al profumo di frutta matura.
Alzo gli occhi al cielo e guardo la luna: piena, splendente, mi pare quasi ammiccante.
Penso che solo qualche mese prima mi sarei vergognato di sfiorarla soltanto con lo sguardo.
Cosa la disperazione può convincerti a fare! Può stravolgere tutto te stesso e riuscire a sdoppiarti come se tu ad un tratto potessi mutare e divenire diverso di quello che eri soltanto il giorno prima.
Tristezze e sventure fanno cadere l’uomo nell’indifferenza e nell’insensibilità.
Ed è vero, spesso, chi patisce non è atto a compatire.
“Le condizioni di tuo figlio si sono ulteriormente aggravate, l’ho messo in lista per il trapianto, è troppo pericoloso procrastinare oltre. Speriamo che questo cuore compatibile non debba tardare molto e che giunga prima che la situazione precipiti”. La notizia mi era giunta non inattesa, ma inaspettata.
Sapevo da sempre, da pochi giorni dopo la sua nascita, che il cuore di Giulio presentava dei grossi problemi.
La situazione era poi peggiorata con il trascorrere degli anni.
I miei colleghi, sono cardiochirurgo anch’io, avevano sempre cercato di fare presente anche a mia moglie Anna questa gravità non nascondendole mai nulla sui pericoli che il nostro bambino correva quotidianamente. A volte invece ero io che, conoscendo tutti i problemi che aveva dovuto superare per rimanere in cinta e portare avanti la gravidanza, cercavo di mitigare le sue preoccupazioni alleggerendo lo stato della malattia di Giulio.
E mi sembrava che gli occhi le brillassero come non mai quando concludeva i suoi discorsi:-Tu non sei soltanto il padre di Giulio, sei anche un medico-. Come se io, chissà per quale magica virtù, potessi intervenire e dotarlo di un nuovo cuore.
Sentire la vita significa sperare sempre, allo stesso modo in cui ogni momento è un pensiero e ogni pensiero è un desiderio; sperare nonostante tutto quello che l’esistenza ci presenta in ogni attimo, sperare a dispetto delle delusioni e delle avversità, perché “la speranza, cioè una scintilla, una goccia di lei, non abbandona l’uomo nemmeno nell’atto dell’estrema disperazione.
E noi, a dispetto dei giorni che passavano, continuavamo a sperare, ma il cuore compatibile non riusciva a trovasi.
Tutto il piacere umano consiste nella speranza e nell’aspettativa del meglio.
Torna alla mente Pascal: “Noi non ci atteniamo mai al presente. Noi anticipiamo l’avvenire come troppo lento a venire, come per affrettarne il corso. E’ che il presente, l’ordinario, ci ferisce. Noi ce lo togliamo dagli occhi perché ci affligge”. Le condizioni di Giulio, giorno dopo giorno si aggravavano sempre di più. Avremmo voluto fermare il tempo anche se la nostra unica salvezza era rappresentata dall’avvenire.
Squilla il cellulare. Dall’altra parte del filo una voce metallica, certamente, volutamente alterata.
- Sappiamo che le occorre un cuore, siamo in grado di procurarglielo compatibile. Prepari venticinquemila euro, ci faremo vivi-.
L’idea di mercanteggiare un cuore mi reca una terribile angoscia. Temo di impazzire. Come facevano a sapere, certamente, una talpa all’interno dell’ospedale dove era ricoverato Giulio.
Quelle parole ascoltate rimbombano nella mia mente in un’angoscia crescente e mi pare di essere divenuto loro complice. Cerco di scusare me stesso: adesso è un po’ eccessivo pensarlo, solo per aver sentito la loro proposta.
Poi, quando li avrei pagati, allora sì che sarei stato come uno di loro.
Mi ritornano con insistenza in un flash anche gli occhi di mia moglie ogni volta che rientro a casa, quando mi scrutano muti cercando quella risposta affermativa che vorrei darle.
Poi seguendo quel sottile filo del discorso che ci accomuna, finisce col battermi sulle spalle aggiungendo “arriverà” e capisco che lo dice più per confortare se stessa che per una vera convinzione.
E nel silenzio delle notti sento il suo pianto sommesso misto a preghiere.
Squilla il cellulare: “Abbiamo il bambino che fa al caso suo, prepari i soldi. Sappiamo che non farà nessuna mossa falsa, in fondo il nostro interesse è anche il suo-.
La notte è minacciosa. Un vento caldo e umido soffia nel mio giardino e il fremito cupo si prolunga nell’oscurità. La vetta del ciliegio oscilla sotto un cielo quasi nero dove le stelle appaiono come dei lampioni spenti. Una striscia di nuvole attraversa lo spazio, dall’uno all’altro orizzonte.
Il mare nell’oscurità è invisibile, ma singhiozza come un immenso ed inconsolabile dolore, solo. Proprio come me.
La sostanza più profonda dell’essere umano, quel fondo oscuro e sconosciuto in cui si annidano e l’umanità di ognuno e la sua bestialità , si materializza al di fuori di me e mi sdoppio in due figure : difensore ed accusatore.
Avvocato e pubblico ministero in un processo a me stesso.
Si tratta del mio bambino: devo salvarlo. E’ piccolo, innocente, ha già tanto sofferto e poi non mi ha chiesto di venire al mondo, glielo devo.
Forse non hai capito o fai finta di non capire. Per salvarlo uccideranno un altro bambino, magari uno di quelli meno fortunati, di quelli che vivono nelle favellas e non hanno mai avuto niente dalla vita. Neanche lui ha mai chiesto a qualcuno di venire al mondo.
Pensa al dolore della sua mamma, finirebbe con il morire con lui; in fondo il bambino delle favellas non ha nessuno che pianga per la sua morte. Anzi, forse, morirebbe ugualmente, ucciso dalla fame e dal freddo. O semplicemente verrebbe ucciso perché i suoi organi sarebbero venduti ad un altro.
Smetti di tentare di trovare una giustificazione ad una tale nefandezza, come potrai mai convivere con l’idea che Giulio viva perché al suo posto è stato “sacrificato”un altro.
Sacrificato come un agnello sull’ara di una divinità pagana.
Non dire mai più di essere un cattolico e smettila di batterti il petto e di pregare quando entri n chiesa.
E, ti è mai venuto in mente cosa penserà tuo figlio quando saprà, non riuscirai a tenerlo fuori da questo e verrai giudicato.
Sentivo che, da difensore della mia tesi, ero quasi un fallimento, forse perché nel fondo del mio cuore avevo da sempre riconosciuto che non avrei potuto uccidere un altro bambino per salvare la vita di Giulio e non potevo più fingere di non sapere. E così, adesso, i bambini da salvare erano due.
E’ vero: dovevo salvare quell’innocente. Squilla il cellulare.
Trovo il coraggio di ribattere.
-No, l’idea che mi sia consegnato un cuore già spiantato non mi va bene. Sono un medico e voglio farlo da me, non mi fido del lavoro di altri-.
La cosa non gli interessa, ma siccome potrebbero vendere qualche altro pezzo, il prezzo sale ancora di cinquemila euro.
Le modalità di consegna restano le stesse.
Lo scambio avverrà nella piazzola di sosta dopo l’uscita di XXXX fra dieci ore.
Avverto mia moglie che starò fuori una giornata per n consulto. Non è una cosa insolita che accada, ma evito egualmente che mi possa fare delle domande inventando una fantomatica storia su di un paziente affetto da una rara sindrome che mi è già capitato un volta di trattare.
Un uomo con un passamontagna me lo consegna, come se fosse un pacco.
Un piccolo mucchietto d’ossa che trema per la paura.
In cambio si allontana con la valigia colma di euro.
Chissà quanto avrà patito e se quegli occhi spauriti e schivi riusciranno mai a fissarmi. Gli prendo una mano e la sento morbida, già fiduciosa.
Cosa ne farò adesso?
E’ inutile che faccia finta di cercare una soluzione, so già che lo terrò con noi.
Non potrà mai sostituire Giulio e non è questo che voglio.
Se non sono stato in grado di salvare dalla morte mio figlio, almeno sono riuscito a salvare lui.
So già che il mio dolore sarà una cosa bestiale e feroce, so già che sfuggirà, impalpabile, ad ogni mio pensiero, e vivrà nel tempo.
 

Ma… Il cuore di ciascuno di noi è attesa di una felicità vera,
e vera vuol dire che corrisponde al cuore.
E’ attesa di un compimento, per sempre.
Se il cuore aspetta vuol dire che Qualcuno
ci ha promesso Qualcosa.
(C. Pavese)


Squilla il cellulare.
Questa volta è mia moglie. Agitata: farfuglia. Stento a capire quello che tenta di dirmi. Temo il peggio e invece…è arrivato quello che Qualcuno mi aveva promesso e che io, miscredente, pensavo non sarebbe mai giunto.
Un cuore nuovo per Giulio.
E’ una notte di mezz’estate e il vento non muove una foglia. L’aria profuma ed io guardo la luna…


Motivazione
Amore e crudeltà sono i sentimenti contrastanti che animano il racconto.
Con la semplicità di uno stile fluido e scorrevole, lo scritto mira a condannare il drammatico e disumano fenomeno del traffico di organi, sembra essere una chiara e lucida affermazione del “diritto alla vita” ancor oggi troppe volte violato. Giuseppe Bianco

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