Vanes Ferlini (III classificata) novembre 9, 2009 \\

IL ROMPISCATOLE

di Vanes Ferlini - Imola (BO)


-Hai visto quello? Lo hai visto?- Evaristo punta l’indice accusatore sul cliente appena uscito. Quello dev’essere… guarda, potrei giurarci, quello è un avaraccio taccagno con i gomiti sprofondati nelle tasche-.
-Ma come fai a dirlo?- gli risponde lei, abituata alle sue pronunciazioni iperboliche.
-Lo si vede bene da come estrae il portafoglio dalla giacca… e dall’espressione sofferente. E poi, figurati! Ha persino avuto il coraggio di chiedere uno sconto… capisci? Uno sconto proprio qui! Dove trova un servizio senza pari al mondo. Roba da matti!-
Lei continua imperterrita a passare lo straccio all’ingresso, come avesse ovatta nei canali auricolari. Evaristo scorre la lista delle prenotazioni. Domattina deve arrivare quella roba per la numero 5, altrimenti salta il turno dell’avvocato. Tutto sommato non sarebbe un gran male: l’avvocato è un tipo accomodante, non farebbe storie a rimandare a mercoledì. Se il materiale arriva in ritardo il prezzo si riduce del 10% , questi sono gli accordi con il fornitore, così il guadagno netto salirebbe dal 50% al 60% … uhm, niente male.
-Qui ho finito, vado a preparare la numero 9. Non calpestare il pavimento, è ancora bagnato!-
Senza guardare la moglie, Evaristo continua a scorrere l’indice sull’agenda. Questo mese le prenotazioni sono cresciute, potrebbe anche aumentare i prezzi. Tanto i clienti son tutta gente piena di grana… e poi, mica possono rivolgersi alla concorrenza, eh eh!
Lo squillo del telefono lo interrompe proprio mentre sta gongolando sui propositi di rincaro.
-Oh buonasera ragioniere! Sì, sono Evaristo…per sabato prossimo? Pomeriggio o sera? bene, d’accordo… il solito allestimento, certo. Grazie a lei! Buonasera-.
“Poveretto” pensa Evaristo. “Questo ragioniere lo fanno becco la moglie e l’amante, ti credo che ha bisogno di sfogarsi”.
La pendola dell’ingresso batte l’ora. Ma che fa Cesira? Dovrebbe aver finito con la numero 9… è per lo studente, l’ultimo cliente per oggi.
Evaristo lo chiama “lo studente” perché ha proprio la fisionomia da studente universitario. In realtà non sa nulla di lui, nemmeno il nome di battesimo. Arriva, dice solo “buona sera”, se ne va di sopra… poi torna giù, paga senza fiatare, di nuovo “buona sera” e addio.
Ce n’è di gente strana. Questo “studente” lo diresti la persona più educata, compìta e inoffensiva del mondo, invece quando si trova là dentro si trasforma, sembra impossessato dal demonio, caccia urla forti, ma così forti che tremano le pareti, nonostante i pannelli insonorizzati. Non sono urla normali! Sono dolorose, strazianti, come lo stessero squartando.
La prima volta Cesira si era così impressionata! Voleva ad ogni costo entrare nella stanza, ma Evaristo l’aveva trattenuta a forza per non infrangere la regola della “casa”.
-Se cominciamo a impicciarci degli affari dei nostri clienti- le aveva detto -finiremo presto per chiudere bottega. Loro vengono per questo: perché qui nessuno, cascasse il mondo, gli romperà mai le scatole-.
La seconda regola della “casa” è non fare mai domande. Evaristo si costringe a tener al guinzaglio la curiosità. Ai clienti non piace rendere conto del nome e dei reconditi motivi che li spingono lì. Così si sbizzarrisce di fantasia a ricostruire, in base a pochi indizi (quali l’abbigliamento, il modo di parlare, i tic) la professione di ciascuno: l’avvocato, l’ingegnere, il gioielliere, ecc. La faccia grigia di Cesira si affaccia alla porta dell’ufficio, con la solita voce atona:-Ho finito di sopra… tanto lo studente si accontenta di poco-.
-Bene! Sono quelli come lui a darci il miglior guadagno-.
Maledetto spilorcio pensa Cesira. Si ode un veicolo strombazzare in strada con tono arrogante.
Evaristo si precipita fuori. Proprio lì davanti s’è fermato il furgoncino. È sovraccarico di sedie, vecchi mobili, masserizie d’ogni genere. Alcuni tiranti tesi allo spasimo tengono assieme quella congerie di ciarpame assortito, pendente di lato come una barca a vela sotto un forte vento di bolina.
-Non qui, imbecille!- sbraita Evaristo contro il conducente. -Sul retro! sul retro!- si sbraccia con ampi gesti per indicargli di fare il giro intorno al fabbricato.
-Testa di rapa! Quante volte gli ho già detto di andare a scaricare sul retro, eh? Quante volte?- -Se fosse intelligente- gli risponde Cesira -non ci venderebbe tutta questa roba per pochi soldi-
-Ma sono rifiuti e rottami! Lo paghiamo anche troppo!-
-Però quei rifiuti ci fanno guadagnare dieci volte tanto-
-Embè? Noi abbiamo avuto l’idea… anzi, io l’ho avuta… idee come questa valgono tanto oro quanto pesano, sono poche le menti geniali che…” (squillo del telefono in ufficio) -Arrivo! Cesira, va a controllare che quell’idiota di rigattiere non faccia danni nello scaricare la roba… pronto? sì sono io… vuole un allestimento speciale? il genere? …si tratta di una cosa un po’ insolita, comunque credo si possa fare… mi richiama lei? d’accordo, è stato un piacere… arrivederci.”
“Bene, bene” Evaristo si frega le mani “ecco un altro nuovo cliente che non bada al prezzo. Vuole le pareti rivestite da specchi, il soffitto invece no… meno male. Ma dove li trovo così tanti specchi? Li devo ordinare su misura, per forza ma… non sarà pericoloso? Chi se ne frega. Se vuole specchi, specchi avrà. Se continua così dovremo assumere un aiutante, noi due non ce la facciamo più da soli. Una persona per dare una mano nell’allestimento delle stanze e negli ordini del materiale di routine. Ma se poi questo tizio mi ruba l’idea? Già me l’immagino: prima si impratichisce da noi, vede come va la faccenda, poi scappa, si mette in proprio e comincia a farci concorrenza!”
Evaristo si contorce in questi dubbi già da un po’ di tempo, senza trovare una soluzione. Di nessuno si fida abbastanza da farlo partecipe dell’attività, nemmeno del fratello.
Da quando è in affari ha preso persino l’abitudine di pregare: ogni sera prega il cielo che a nessuno venga la medesima idea, che nessuno gli si metta in concorrenza. Sarebbe il crollo degli affari, così prosperi… e facili!
Aveva anche pensato di far brevettare l’idea, per mettersi al riparo da eventuali imitatori, però non è possibile: si tratta di un’attività troppo “sui generis”. Così il miele che ogni giorno cola dentro la sua cassaforte finisce per essere avvelenato dal fiele che durante la notte si riversa nei suoi incubi, facendogli presagire la fine della pacchia.
-Il rigattiere se n’è andato-. Cesira è comparsa sulla porta dell’ufficio con addosso il suo vestitino del lunedì sera -…adesso me ne vado anch’io-.
-E dove cavolo andresti?- -Lo sai bene: al lunedì sera c’è l’incontro del club di giardinaggio-.
“Maledetto giardinaggio” pensa Evaristo, senza aprir bocca.
Cesira esce dondolando un po’ impacciata sui tacchi alti e lasciandosi dietro una scia di fresco profumo. Chissà perché diavolo c’è bisogno di mettere i tacchi alti e il profumo, solo il lunedì sera… per andare al club di giardinaggio… bah! Evaristo prende la lista delle prenotazioni. Domani è una giornata fiacca, c’è solo l’avvocato, se il mobilio arriva in tempo. Due grossi armadi di noce, capirai! Costano un occhio della testa. L’avvocato deve proprio avere soldi da buttare. Trae un sospiro profondo: se ce li avesse lui quei soldi, saprebbe bene come impiegarli. Altro che armadi di noce da sfasciare…
Mercoledì invece è una giornata piena: il colonnello, l’imbianchino, il gioielliere, il professore… sì, di nuovo il professore. Viene spesso lui, una volta alla settimana; gli altri solo una volta al mese, in media… al massimo due. Questo professore non gli piace proprio per niente. Lascia la stanza come la trova, senza muovere nemmeno un capello, senza fare alcun rumore. Anche lui appartiene alla categoria “buongiorno-buonasera”: taciturno, con il viso affilato e triste, gli si legge negli occhi un’angoscia intima che sembra divorarlo.
Evaristo ha paura. Prima o poi udranno un colpo di pistola e lo troveranno stecchito con la tempia maciullata. Sì, il professore è proprio il tipo da suicidio. Se così fosse, addio agli affari. Con la polizia e tutto il casino conseguente, sarebbe costretto a chiudere.
Però il professore è anche il suo miglior cliente, come fa a dirgli: “Guardi, qui lei non è più gradito”? Perdere lui sarebbe come perdere quattro clienti in un colpo solo. Mah! Se proprio gli prende il ticchio di suicidarsi, lo faccia almeno a casa sua.
Per il colonnello, invece, deve predisporre un allestimento speciale. Il materiale è già arrivato. Personaggio singolare il colonnello, quando telefona non chiede di prenotare, impartisce ordini e non ascolta le risposte, dando per scontato che siano tutte conformi alle sue aspettative. Una volta c’è voluto del bello e del buono per convincerlo che il pianoforte a coda non si era trovato e doveva pazientare ancora qualche giorno. Evaristo aveva dovuto rivoltare tutti gli antiquari e rigattieri della provincia per scovare un pianoforte decrepito: il proprietario glielo aveva quasi regalato, contento di toglierselo dai piedi. Con una laccatura lo strumento sembrava quasi nuovo. E come tale l’aveva fatto pagare al colonnello.
Il colonnello sarà anche autoritario (povera moglie! se ce l’ha) ma è proprio un gran baggiano. Nonostante lo strepitoso affare, Evaristo si era poi intristito nel vedere lo strumento ridotto a listelli non più grandi d’una bacchetta da direttore d’orchestra e le corde tutte aggrovigliate e ritorte. Forse la madre del colonnello era una musicista… boh?
Però quando il colonnello se ne va ha proprio l’espressione compiaciuta, quasi felice: dà soddisfazione, non solo perché paga bene, ma anche perché si dimostra soddisfatto del servizio ricevuto. Non si vive di solo pane, perbacco!
Il gioielliere invece è tutto diverso. Arriva di gran fretta, come avesse un lavoro urgente da sbrigare nel minor tempo possibile e invece rimane in stanza un’eternità. Si porta dietro un macete racchiuso in una custodia di fucile da caccia. Ne deve avere di rabbia da scaricare!
La cadenza di tacchi all’ingresso preannuncia Cesira, con un’espressione in viso che sembra uscita dalla centrifuga della lavatrice. -Come mai così presto?-
-L’incontro è saltato…- La donna si toglie le scarpe e si avvia sulle scale, ancora immersa nel sogno d’amore sfumato.
-Prepara la numero 2, così ci portiamo avanti nel lavoro di domani- le grida dietro, senza ottenere risposta. –Buonasera- lo studente arriva puntuale, prende la chiave e s’avvia. Evaristo lo segue con lo sguardo tentando d’indovinarne i pensieri enigmatici. Neanche la fervida immaginazione riesce a scalfire quella maschera d’impassibilità. Deve avere dei bei problemi.
S’affaccia all’ingresso il ragazzotto della tipografia: -Ecco qua, i volantini che avete ordinato- e scaraventa due pacchi sulla scrivania. Evaristo controlla i volantini. Anche questa è un’idea sua. Vuole far pubblicità all’attività…. ma non troppa, per paura che qualcuno gli rubi l’idea.
Così ha fatto stampare i volantini. Li imbucherà di persona in tutte le cassette da lettere del quartiere “in” della città, dove abita la gente più ricca e più schizzata: la clientela ideale.
Evaristo legge a voce alta per sentire l’effetto che fa:
“IL ROMPISCATOLE”
Siete nervosi? Siete stressati? Siete completamente fuori di testa? Avete voglia di scaricarvi? Di sfogarvi? Volete mandare al diavolo il vostro psicanalista?
Il “ROMPISCATOLE” vi offre ambienti standard e allestimenti su richiesta da distruggere a vostro piacimento. Da noi potete scaricare tutta la rabbia accumulata, potete dar libero sfogo alla vostra furia devastatrice, prima che prenda vie pericolose. In totale riservatezza potete sciogliere le briglie alla vostra ribellione, alla vostra protesta, alla vostra voglia di spaccare e rompere tutto. Potete ritornare ad essere voi stessi.
Ricordatevi il nostro motto: “Se qualcuno vi rompe le scatole, venite voi a rompere da noi!”
Evaristo è soddisfatto della sua letteratura, adesso può anche andare ad arrotare la scure in dotazione ai clienti.
 

Motivazione
Ma guarda che si deve fare per campare?!?!....l’antica arte di arrangiarsi descritta in modo originale ed ironico. Una storia agile ed accattivante in bilico tra il reale ed il grottesco. Sicuramente una metafora a lieto fine sulle ansie e le nevrosi della nostra strana società. Giuseppe Bianco

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