Clelia Ambrosino novembre 9, 2009 \\

IL TRENO DEI RICORDI

di Clelia Ambrosino - Procida

Disegno con il dito barche in alto mare, sul vetro appannato del treno in movimento…E poi stelle, bambini, casette e alberi e fiori…
Al di là le ombre della notte scorrono veloci e le luci in lontananza, chiaroscuri che vanno e vengono, sembrano animare paesaggi di fiaba. L’indice lavora instancabile, sfruttando ogni millimetro di questo scenario; la voglia è irrefrenabile di alzarmi e continuare anche lì in alto, dove stando seduta non riesco, ma mi trattengo, visto che mi sento già osservata con curiosità!
Quello che gli altri non vedono sono i pensieri… rincorro col ricordo età ormai in letargo e mi perdo incontrastata in dedali di immagini, pellicole di un film in bianco e nero…
La velocità del treno procura stasera un ritmo cadenzato o forse riaffiora il ricordo di un’antica filastrocca:

“….gallo cantatore
gallina cantatrice,
papera badessa,
uccello usignolo,
volpa vulpessa…
si nun ce staie scritte
viene appriess’a me!!

Zia Rosa, con lo scialle sulle spalle, quello lavorato all’uncinetto, color porpora, la gonnellona nera a nascondere le gambe grassottelle, lo chignon accuratamente avvolto tra fitte treccioline…
Il braciere ci teneva avvolte in un tiepido abbraccio; amavo intrattenermi sulle sue ginocchia ad ascoltare racconti fantastici o antiche canzoni di janare e munacielli…
Quante ore passate in serena armonia, alternando questi momenti con giochi ormai persi: con le nocciole passavamo pomeriggi a riempire “ù fuosso”; con un bastone la zia mi insegnava “mazza e piuzo” e il viale del giardino contornato di donne in camicia era percorso decine di volte da me che mi deliziavo al salto alla fune, e da lei che a fatica mi correva dietro ridendo come una matta! Poi le bastava alzare un braccio verso il muro alto di pietre di Centane ed ecco che mi offriva gustosissimi melograni, dai quali fuoriusciva un succo dolce e profumato…
A distanza di venti anni i colori, i sapori e i profumi della mia fanciullezza sono vivi e pulsanti nella mente, perché sempre presenti nel cuore…
Tu tutum tu tutum tu tutum…Il treno scorre via in un’anonima periferia, le luci arancioni di fabbriche e autostrade illuminano di bagliori incupiti…Che tristezza questo mondo piatto e scivoloso, senza emozioni, senza poesia…è tutto racchiuso solo nel ricordo; che tristezza guardare i miei figli e non leggere nei loro sguardi la gaiezza e la felicità proprie della loro giovane età… solo insoddisfazione e smarrimento…non sanno muoversi, non sanno guardare, non sanno parlare, non sanno godere di quello che hanno e che per noi rappresentava allora solo un mondo di sogni…
Ora si corre, si corre…la scuola, la palestra, lezioni di musica, le sedute dalla psicologa di mia figlia, la sua dieta sempre più ferrea, e poi le tasse, i regali per Natale, la spesa, il condominio, mio marito che non brilla in puntualità con gli assegni di mantenimento…
E la macchina che non parte, il veterinario per Pucci che perde il pelo, le riunioni a scuola…sono stanca, siamo tutti stanchi di girovagare all’impazzata come formiche che hanno perso la fila…
Tu tutum tu tutum tu tutum…Il treno è in curva e in lontananza scorgo il mare grigio, indifferente e viscido… ma dov’è finita la distesa verde smeraldo e le onde spumeggianti, profumate che carezzavano Punta Pizzico? I tuffi dal Murone con il primo due pezzi concesso dalla mamma… e l’odore del mare increspato e il sapore di patelle rubate agli scogli? Tu tutum tu tutum tu tutum…Ieri la felicità negli occhi e il fremito di una vita palpabile, reale, vissuta intensamente…Oggi la certezza di una vita spesa alla ricerca della stessa felicità… ma tutto è troppo scontato, troppo lineare, troppo veloce, come questo treno…
Tu tutum tu tutum tu tum..

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