Maria Laura Di Caprio (I classificata) novembre 9, 2009 \\

Per raccontare una storia…
di Maria Laura Di Caprio - Napoli

 

Guardò di nuovo sul registro con aria sconsolata, dovendo segnare il solito voto negativo, il solito impreparato. Eppure non era uno di quei professori severi, mirava a dare a quei ragazzi delle basi, ma sembravano rifiutarsi di aprire il libro. Il suo registro era quasi del tutto pieno di brutti voti, e i ragazzi continuavano a non studiare. Qualcosa sicuramente non andava, qualcosa doveva essere cambiato. Guardò i suoi alunni negli occhi, alcuni erano spaventati, altri erano del tutto indifferenti. Ma Paolo decise di non arrendersi, decise che, almeno quella lezione, se la sarebbero ricordati per un po’ almeno. Se nella società d’oggi, ciò che resta più impresso sono i pettegolezzi, gli intrighi, lui avrebbe fatto in modo che la storia, in quel momento, si trasformasse. Almeno, essendo di Napoli, voleva che si ricordassero della rivoluzione del 1799, ma come avrebbe potuto fare? Guardò ancora in silenzio i ragazzi, ora incuriositi dal suo atteggiamento. -Se il colonnello de Marcet vedesse come trattate questa storia, si chiederebbe se fare di nuovo tutto quello che ha fatto per noi italiani-. Tutti si guardarono stupiti, poi, la più brava della classe chiese: -Professore, non c’è nulla di questo de Marcet sul libro-. - E’ normale, questa è una storia che conoscono in pochi, perché è una storia d’intrighi, d’amore, agli storici non fa comodo ricordare ciò-. Tutti lo guardavano ormai curiosi e il professore iniziò a raccontare.
-A Napoli la situazione era molto difficile, c’erano grandi divisioni all’interno della popolazione. Dal 1796 l’esercito francese stava conquistando l’Italia, creando delle importanti repubbliche. All’inizio il regno napoletano lottò contro l’esercito francese perché il popolo sosteneva la monarchia, anche perché non aveva la possibilità di capire cosa significassero i messaggi della rivoluzione francese-. I ragazzi iniziarono a distrarsi, così decise di iniziare con la storia. “Gerard de Marcet era il terzo figlio di una famiglia nobile, era un uomo molto preciso, molto attaccato alla sua patria. Diciamo che, a quel tempo, i figli che non erano primogeniti avevano due principali scelte, o la chiesa o l’esercito. Gerard scelse l’esercito, perché vi era portato. Aveva un bel fisico, ottime doti strategiche, occhi azzurri e capelli castani-. Le ragazze iniziarono già ad interessarsi di più alla storia e a guardarlo sognanti. -I tanti anni in Italia, l’avevano portato, oramai, ad amare il nostro paese. Leggeva moltissimo, ma doveva farlo di nascosto, perché i suoi commilitoni potevano prenderlo in giro. Si trovava sempre in un paese straniero, ed i libri erano la sua compagnia, il suo modo di rimanere legato a casa. Non riusciva a trattare le donne come facevano i suoi soldati, aveva sempre gran rispetto per tutti-. I ragazzi cominciarono a sbuffare, credendo che si trattasse di una di quelle solite storie sentimentali che si vedono in televisione, ma Paolo seppe come attirare la loro attenzione. -In verità il suo unico grande amore erano le armi, fin da piccolo era stato istruito ad essere sempre tra i migliori, ed aveva superato brillantemente l’accademia. La carriera nell’esercito procedette molto facilmente, a quel tempo, con tutte le conseguenze della rivoluzione, la Francia si trovava a dover affrontare molte guerre. Insomma, c’era sempre bisogno di soldati e, soprattutto, di soldati valorosi come lui-. Ecco, finalmente tutti sembravano attenti. -Sicuramente vi domandate perché scelse l’Italia: l’Italia era terra di conquista, era la terra dalle ricchezze favolose, che, non essendo unita, era facile da sottomettere. I Francesi si trovavano a Roma, e l’esercito di Ferdinando IV, re di Napoli, creava non pochi problemi. Gerard non poteva crederci, quando i suoi soldati lo informavano che a Napoli era proprio il popolo ad opporsi a loro, credeva che lo stessero prendendo in giro. Non riusciva a capire perché i napoletani si opponessero alla fine della monarchia, credeva che fosse giusto, che, finalmente, a Napoli, potessero liberarsi di un peso. Dopo una grave sconfitta, il re Ferdinando decise di scappare a Palermo. Gerard fu incaricato, insieme con altri valenti membri dell’esercito francese di recarsi a Napoli ed incontrare i repubblicani e giacobini napoletani, per prendere accordi. Il nostro colonnello arrivò finalmente a Napoli, e trovò una situazione tutt’altro che tranquilla. I repubblicani non avevano assolutamente il controllo sulla popolazione. L’incontro avvenne in uno dei palazzi storici di Napoli. Gerard avanzò nel palazzo guardando stupito tutti i magnifici dipinti attorno a sé. Pensò che le bellezze dell’Italia non erano certamente poche e che, questo paese, riservava sempre tante sorprese. Coloro che in quel momento avevano il comando, erano seduti attorno ad un tavolo, Gerard conosceva alcuni nomi, ne aveva sentito parlare dai suoi superiori: Francesco Mario Pagano, Francesco Caracciolo, Vincenzo Cuoco, Eleonora Pimentel de Fonseca. Si avvicinarono, in corso vi era una discussione, ma non riusciva ancora a comprendere pienamente ciò di cui si parlava, né chi parlava. Sul volto dei presenti, alcuni dei quali non riusciva a vedere, vi si leggeva tensione, timore. Quando le persone si voltarono verso il suo gruppo, ed il cerchio si aprì, finalmente la vide. Era lei la voce femminile che stava parlando con tanto vigore, era lei, quel motivo e quella ragione che avrebbero cambiato la sua vita. Il suo viso era agitato, mosso da quella passione che solo chi riesce a credere veramente in qualcosa ha, aveva appena finito di parlare e i suoi ascoltatori non dovevano sicuramente condividere le sue idee. Il primo presidente di quell’assemblea, Carlo Lauberg, si alzò e cercò di sedare gli animi.
-Non è questo il momento di affrontare questi discorsi, Laura, il problema del popolo lo affronteremo in seguito, quello che ci interessa è governare!-. La ragazza lo guardò con occhi increduli. -Non è forse questa la questione principale che un governo deve affrontare?-. -Ora basta, fai silenzio, non vedi che ci sono i nostri amici francesi?- Lauberg urlò quasi queste parole poi si rivolse ai soldati, facendo loro cenno di venire avanti. La ragazza si voltò, era come un fiume in piena e, quasi correndo, si diresse verso l’uscita. Fu allora che un superiore diede a Gerard l’ordine che mai avrebbe sperato, ma che tanto desiderava. –Seguila-. Non se lo fece ripetere due volte e, mosso anche lui da quel fiume in piena che sembrava abbattere tutte le barriere del suo cuore, sparì silenziosamente. Gli scenari di povertà ,che la città di Napoli presentava, erano tra i più caratteristici, ma anche più gravi che Gerard avesse visto fino a quel momento. Ma dove stava andando quella ragazza, perché correva verso una zona della città così povera? Eppure, dal suo modo di parlare e dai suoi abiti non sembrava una popolana, aveva indossato una mantella per coprirsi e procedeva sicura e decisa tra la folla. Era così bella. I riccioli neri cadevano ribelli attorno al suo volto, e i suoi occhi verdi sembravano splendere più della luce attorno a sé. Le sorprese non erano finite per lui, non credeva alle sue orecchie quando lei, salita su degli scalini, si tolse la mantella ed iniziò a gridare forte. -Popolo di Napoli, devi ascoltarmi, è arrivato il momento di cambiare, finalmente la speranza è tornata. Ma devi aver fiducia in chi governa…- Furono solo queste poche parole che riuscì a dire, poi la folla iniziò a coprirla di fischi, alcuni la deridevano, degli uomini le si avvicinarono minacciosi, brandendo dei bastoni. Laura cercò di rannicchiarsi su se stessa e non poté crederci quando qualcuno la prese e la trascinò via. Attorno a sé vide la gente scappare, poi, non appena l’uomo si fermò, lo vide: un soldato francese! Le teneva la mano e la guardava con occhi curiosi. –Lasciami- gridò. -Mi aspettavo almeno un grazie- sorrise lui. -Pretendete anche questo, adesso, voi francesi, un grazie? Avete preso già abbastanza dall’Italia come ringraziamento-. L’uomo le strinse un po’ più forte il braccio. -Io ho rischiato la mia vita per liberare l’Italia dalla tirannia, e dietro le mie spalle mi sono lasciato delle Repubbliche-. -Le vostre repubbliche sono solo dei burattini nelle vostre mani-. Gerard non aveva mai incontrato tanta rabbia e neppure tanto forza, era come affascinato, stregato da quella ragazza, possibile che bastasse così poco per cadere nella rete dell’amore? Laura non gli lasciò troppo tempo per pensare, staccò la mano dalla sua ed iniziò ad allontanarsi. -Dove credi di andare?- La ragazza non rispose, ma continuò a camminare. Gerard decise che, per il momento, era meglio lasciarla andare. L’avrebbe ritrovata, tutto si può sapere, tutto si può conoscere in una città così povera, basta pagare.
-Sono poche queste riforme, troppo poco concrete, il popolo non le capirà-. Mario Pagano fece un gesto di disapprovazione. -La smetti di criticare sempre tutto, Laura? Questo progetto di costituzione non è ancora concluso, e per te già non va bene!-. - “Tu hai la possibilità di cambiarlo e devi agire-. Si guardò attorno, soldati francesi erano attorno a loro nella stanza, si sentiva osservata e spiata in ogni attimo. -Sono qui da poco, ma già prendono i nostri soldi e ci comandano-. L’uomo sorrise. -Che fantasia, va’ a riposarti, vedrai tutto andrà bene, i francesi sono qui per aiutarci-.
Si mosse leggera, coperta dall’oscurità, guardandosi attorno, entrò nella taverna, ordinò qualcosa da bere ed aspettò che l’uomo si sedesse. -Hai portato i soldi?-. -Li avrete a lavoro finito, prima voglio sapere quante persone aderiscono alla nostra causa-.
-Saprai tutto quando avrai portato i soldi, diffondere delle stupide idee non è semplice, il popolo ha fame, e le tasse sono sempre di più-. L’uomo bevve, poi guardò torvo la sua interlocutrice. -Se tutto questo è uno scherzo e i soldi non ci sono…-. Lei non rispose, non sapendo che dire, ed iniziò ad arrossire, l’uomo interpretò il suo silenzio come una risposta negativa, la prese e la sbatté nel muro. -Disgraziata, ora io- Era la seconda volta, ma lui la salvò di nuovo, la trascinò via da quel posto come l’aveva trascinata via dal mercato tempo prima. Quando finalmente furono al sicuro, Gerard la guardò, era in silenzio, con la testa china. -Io ho capito-. -Davvero, sorrise lui, cosa hai capito?-
-Che per i francesi sono pericolosa-. -Certo, accordarsi con certa gente, rischiando la vita, ma perché lo fai, non capisco!-. -Proprio un francese me lo chiede, voi, non avete creduto in qualcosa quando è scoppiata la rivoluzione? Avete mai amato davvero qualcosa? La vostra libertà?- Gerard si fermò e rimase in pensiero, sì, ora sapeva finalmente cosa voleva dire avere una passione, quanto avrebbe voluto stringerla tra le sue braccia, cosa avrebbe fatto per salvarla. Laura si accorse del suo sguardo ed arrossì. --E adesso che cosa hai intenzione di fare?- -Non lo so proprio-. Gerard sorrise. -Possibile che la guerriera napoletana si sia già arresa?-. Quell’uomo era proprio una sorpresa. Da quel giorno Gerard e Laura divennero sempre più intimi, iniziarono a condividere idee, sentimenti ed azioni. Gerard aveva finalmente trovato un motivo per amare un paese più della sua Francia. Ma la loro felicità non era, purtroppo, destinata a durare. La situazione a Napoli diventava sempre più incandescente, il cardinale Ruffo era sbarcato in Calabria, e procedeva ormai verso Napoli. I repubblicani erano disperati, il popolo era contro di loro, le riforme erano state pochissime e l’esercito francese aveva prosciugato tutti i soldi e se la dava a gambe. Gerard si trovava di fronte ad una scelta difficilissima, rinunciare a tutto quello che aveva vissuto nel suo paese fino a pochi anni prima, l’esercito, o restare lì per quell’amore che aveva finalmente scoperto? Il suo animo era contrastato in questa indecisione. Laura anche era presa dalla situazione, e il dolore li divideva in quei pochi attimi che avevano ancora da passare insieme. La guerra civile, nonostante gli sforzi di entrambi, appariva come l’unica soluzione. -Dobbiamo provare a trovare un accordo. Bisogna evitare lo scontro- andava gridando Laura agli altri membri del governo, che, ancor meno di prima, l’ascoltavano. Anche gli ultimi residui dell’esercito francese stavano andando via e Gerard doveva scegliere definitivamente.
Il cardinale Ruffo riconquistò Napoli e il 13 giugno mise fine alla breve esperienza della Repubblica napoletana. Le persone più importanti della classe borghese napoletana furono giustiziate od esiliate. Fu un’esperienza molto dura, i napoletani subirono una dura sconfitta che, forse, non recuperarono più-.
Chiuse il registro e si alzò, la campanella stava per suonare. I suoi alunni lo guardavano con occhi spalancati, aveva inventato tutto o quella storia era vera? Nemmeno lui lo sapeva davvero. Di certo c’era solo che Napoli aveva vissuto quell’importante esperienza.
-Ma cosa scelse Gerard, restò con lei o tornò in Francia?-.–No- fece un altro. - Scommetto che Laura andò in Francia con lui-. –Sciocchezze- ribatté una ragazza, -era troppo intelligente per andarsene senza lottare-. -Ma persero? Non hai sentito? Che so’ morti insieme?-. Il ragazzo di prima si affidò al dialetto per far capire la sua idea. -Sì. Ma almeno stettero insieme fino alla fine, ognuno per la passione che più amava-. Paolo annuì, sì, sicuramente era andata così, o forse si erano salvati, pensando al loro amore? In fin dei conti le possibilità di vittoria per i repubblicani erano praticamente nulle, forse Laura aveva capito che, più importante di tutto, era salvare il loro amore. Anche lui si stava lasciando trascinare da questa storia, tutto per insegnare qualcosa ai ragazzi. Tutto per raccontare una storia, quella vera.
Poi, ognuno, avrebbe dato una sua interpretazione.
 

MOTIVAZIONE
L’accattivante e delicata scrittura, rivela il perfetto connubio tra il raccontare ed emozionare.
Ed è davvero bella questa storia che, a detta del protagonista Paolo, “conoscono in pochi”; accorta ed equilibrata per la sua semplicità nonché sapientemente impreziosita dall’atmosfera che la caratterizza in un ben costruito alternarsi di sogno e realtà. Claudio Perillo

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