Francesco Antonio Giordano novembre 9, 2009 \\

SOFFIA PIANO QUESTO VENTO CALDO  2 Mac 14, 41-46

Francesco Antonio Giordano - San Giorgio a Cremano

Soffia piano questo vento caldo, mentre il sale disinfetta le ferite dell’anima mia stesa a riposare sulla sabbia umida e pietrosa. Ma nemmeno il mare può lenire il tormento che lentamente mi assale e mi blocca il respiro. E’ tutto inutile adesso, ogni tentativo vanificato dalla testardaggine di un uomo che ha fatto la sua scelta. Dico addio al mondo stanotte, mentre questa mezza luna accarezza il mio viso. Dico addio ai potenti che nulla hanno potuto, dico addio ai genitori che nulla hanno generato, dico addio agli amanti che nulla hanno amato. Mi hanno insegnato che Dio dà la vita e Dio solo può riprendersela. Ma dov’è Dio adesso? Abbandonate le chiese a uomini senza fede si è smarrito anche lui? Se il pastore si perde a chi tocca andare a cercarlo? Dio non è qui stanotte e non ho il tempo per attendere il suo ritorno. Il mio tempo sta finendo, ancora poco ed alzerò le mani per la resa. Mi arrendo stanotte, ai soprusi di voi uomini buoni e giusti. La mia verità non ha alcun peso, nemmeno il mio dolore ha importanza nel vostro mondo di cui non posso più fare parte. Ospite nella mia casa, ospite nella mia vita, ospite nella mia storia. Ma non riesco a sostenere il peso della scelta che qualcun altro ha fatto per me, assegnandomi alla parte tralignata, quella dei deboli e degli esclusi e delle vittime. Dico addio al mondo stanotte. Dico addio alle mani severe di mio padre, al capo chino di mia madre, agli sguardi della folla in cui mi sono specchiato pur non riconoscendomi. Non sanno quello che fanno, mi sono ripetuto. Signore, perdonali. Ed ho supplicato sull’altare del mio dolore un abbraccio sincero. Un uomo non può amare un altro uomo, hanno cercato in tutti i modi di farmelo capire. Ma io, incosciente e ostinato, non ho voluto imparare la lezione che forse avrebbe potuto salvarmi. Credevo nel futuro, credevo nei sogni, credevo nell’amore. Ma non c’è futuro e sogno e amore per uno come me. Ci sono solo briciole cadute dalla tavola di vite che non mi sono appartenute e mai mi apparterranno. E questo non è il futuro che ho immaginato, non è la vita che ho sognato, non è l’amore che ho invano atteso per anni. Sono un uomo sbagliato, un errore come tanti, uno scherzo che non fa divertire nessuno. Dico addio al mondo stanotte. Addio al respiro del vento nei mezzogiorni di afa, addio alle ombre che hanno protetto il mio pianto da sguardi che non avrebbero capito, addio alle maschere di gaudenti sorrisi che mi hanno aiutato a fingere che tutto andasse bene. Ma oggi ho levato la maschera e col viso finalmente libero guardo il sangue che sgorga dai miei polsi e riscalda il palmo delle mie mani. Lo sento scorrere dentro e fuori di me, facendosi ad ogni battito più leggero. Qualcuno di voi tenterà di usarmi, lo so bene. Porrete il mio corpo indifeso in una gabbia di legno assurgendomi ad esempio. Piangerete la mia fine, con in sottofondo il ritornello di cos’è giusto e cos’è sbagliato. Ma sono le onde di questo mare che ho scelto come requiem e mai vi permetterò di usare il mio corpo per sentirvi uomini magnanimi e comprensivi. Il mio sangue affonderà nella sabbia ed il mio corpo sarà presto polvere. E già all’alba calpesterete la mia morte e respirerete il mio dolore. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Come hai potuto lasciare solo un figlio tuo sulla riva di questo mare? Nessuno si salva, nessuno è innocente. Siete tutti complici del medesimo delitto. Ed in questa notte senza più stelle e senza più luce, vi dico addio. E vaffanculo.

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