Carol Cravero (II classificata) novembre 9, 2009 \\

IL SUSSURRO DEL MARE
di Carol Cravero - Saluzzo (CN)


Le acque erano tranquille, pacate e indifferenti. Si respirava un’aria pungente e fastidiosa, mentre il vento le spettinava la chioma grigiastra. All’orizzonte il sole scendeva mesto ed il cielo, intimidendosi, si colorava di rosa, mentre un paio di gabbiani sfiorava le onde…In poco tempo il buio sarebbe calato inesorabile, ricoprendo tutto e avvolgendo, nella sua stretta quasi fatale, ogni oggetto inerme.
Anche lei si sentiva una cosa senza scopo, senza motivo.
Abbandonata, dimenticata e completamente sola su quella sabbia morbida e fine, non si muoveva. Istanti preziosi le venivano sottratti con ingordigia dal tempo meschino. Aveva paura. Forse temeva di dimenticarsi di quel luogo, forse era intimorita dall’idea di partire. Probabilmente sapeva che non sarebbe mai più tornata. Trattenne le lacrime. Le onde non si erano accorte della sua presenza e continuarono a correre e a danzare. Ogni elemento della natura sembrava partecipare al ballo, con gioia fragorosa: il sibilo del vento ed anche l’immobilità silenziosa della luna, spettatrice incuriosita. L’infrangersi continuo dell’acqua sulla spiaggia era il ritmo scatenato dell’addio, dell’ultimo saluto prima della morte...Era un suono armonioso, ma contemporaneamente triste e malinconico, come il battito felpato del suo cuore in ansia.
Chissà qual era il messaggio del mare!
Quali parole le stava sussurrando festante? Quante promesse e quante illusioni? Ma lei ascoltava attenta quel brontolio confuso. Forse era in attesa di qualche risposta. Ma era ormai ora di andare. Non poteva scegliere. Basta rimpianti! I suoi piedi fremettero. Desiderava restare, ma il suo corpo indolenzito sembrava supplicarla di muoversi. La figura esile si levò dubbiosa. Era vecchia, ma il suo spirito era ancora arzillo. Si guardò intorno alzandosi in volo. Nel chiarore dell’alba volava via, piangendo, mentre un nuovo giorno mostrava indifferente i suoi denti luminosi.
Le onde le indicarono malinconiche la strada. Era in viaggio: una creatura peregrina nelle vie del cielo. Ed eccola scappare lontano…senza casa e senza meta, si sentiva perduta: era un’abitante del mondo, un’ammutolita creatura di fronte all’orizzonte infinito…
Era in partenza…completamente sola lungo la strada della vita.
Una lacrima le cadde nel mare: era solo un addio, un ultimo lieve bisbiglio prima della destinazione finale, che l’aspettava al di là del mare.

Motivazione
In uno stile semplice e garbato il racconto lancia efficaci messaggi capaci di “sussurrarci nell'orecchio” e allo stesso tempo fermare nel tempo quel concerto di immagini interiori che quotidianamente attraversano lo scorrere dei nostri altalenanti e controversi giorni. Claudio Perillo

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