Cassandra Venturini (III classificata) novembre 9, 2009 \\

LETTERA AD UN PADRE
di Cassandra Venturini - Lendinara (RO)


Vent’anni! Cosa sono vent’anni di fronte all’eternità?
Forse un battito di ciglia. Quanto possono incidere su una vita?
Vent’anni sono un sacco di tempo, circa 7.300 giorni, 175.200 ore, 10.512.000 minuti e un’infinità di silenzi, un mare di vuoti che si sono consolidati con la mia anima. Vent’anni senza un volto, senza una voce, solo immagini di bimba ferita che si formavano nella mia mente, avida di te.
Non ho mai avuto quello che mi spettava di diritto: un padre, e vent’anni ahimè, sono in ogni caso un quinto di secolo, forse un nulla davanti all’eternità, ma rispetto ad un solo destino possono valere quanto una vita intera!
E adesso?
Tu vuoi ricostruire, non ti passa neanche per l’anticamera del cervello che è come illudersi di creare un castello sopra un monte di vento?
Ormai, da tempo, le favole hanno lasciato il posto alla realtà.
Io non lo so chi sei, cosa posso volere o pretendere da te, e tu, da me.
Sei sempre stato solo un fantasma, un buco enorme nella mia vita che ora si è materializzato.
Conoscendoti non so come sarai e quali considerazioni farò su di te, ma sai una cosa, sinceramente non so nemmeno quanto m’importa il tuo sentire, quello che invece m’inquieta è il mio pensiero, le mie emozioni e le sensazioni e la rabbia dei non ricordi.
E’ tutto così strano e nuovo, ed anche se nella mia mente vaga un solitario senso di cose vecchie, cose da sistemare, da fare, permane e sovrasta sopra ogni cosa invadente e pesante il vuoto, sopra la tua fragile ed ambigua immagine di chi non ha nemmeno un filo dietro cui nascondersi.
Gli occhi della mia anima ti stanno scrutando, ti guardano dall’alto al basso e non riesco a vedere null’altro che quella particella di vita che ha in sé parte dei miei cromosomi.
E’ vero, la linea dei miei occhi è uguale alla tua, ed anche la smorfia del mio sorriso è simile alla tua, ma dietro a questo, nel mare dei tuoi pensieri, nel cielo delle tue emozioni, io, in quel tuo mondo non ci ho mai messo piede, e neanche tu nel mio.
Una membrana oscura mi divide da te, e non è altro che quest’abisso di vent’anni passati da sola nel mio mondo, il quel mondo dove le figlie hanno solo le madri che lottano e vivono per loro.
E’ stata dura sai! Ti rende diverso dagli altri, dalle altre bambine che alla sera hanno il loro papà che le prende in braccio e le coccola.
E’ stata dura sai!ma tu, davvero non ci hai mai pensato?
Ed ora? Adesso ho i miei vent’anni, con i calli nel cuore, con una scorza nell’anima che comunque profuma d’arancio, ma con quel vuoto enorme che mi ha accompagnato fino ad ora, quel vuoto dove navigano sperdute tutte le mie incertezze, sei tu.

Motivazione
Il bagaglio della memoria si schiude ai più arcani pensieri così come in questo racconto dove il ricordo del padre ha il suono, non proprio pacato, di passi in lontananze che celano un intrigante sapore di tanti importanti appuntamenti mancati. Claudio Perillo

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