Crisalide (Emanuela Esposito giugno 2004) novembre 10, 2009 \\

 Crisalide, finora, crescente palpito avvolto,
nel dondolio d'un fuscello hai percepito la vita,
ma ora che di polvere d'oro ti scopri le ali cosparse,
in un volo di luce puoi librare la tua vagabonda primavera.
Tua madre
  ARIA
Spiro,
e quest’aria
sa di antichi giorni,
di attimi
che il tempo serba
in scrigni d’ambra.
Chiudo gli occhi
e rivedo morire lacrime
sul mio viso
e sulla terra intrisa
dal pianto di un folle Marzo.
Rivivo il gelo
di un Maggio abbandonato,
di un Agosto solo.
E’ l’aria
che sa di pioggia e sole,
che ho inseguito e perso,
scacciato e sofferto.
E mi rammenta
istanti solenni
in cui sfioravo con le labbra
una stella
e bevevo lacrime dolci
di un cielo piangente e strutto…
stanco di udirmi
implorare luce.
 
  QUEL CHE FOSTI
Ripenso a quel che fosti,
vento rovinoso e caldo,
tra canti angelici
e grida disperate,
fulgidi sorrisi
e capi chini e affranti,
tra i pensieri miei.
Fosti il bisogno d’esserci
e la voglia di dissolvermi,
il male che provai…
ed ora antica rimembranza
di quel che fosti e sei,
assente è la tua ombra,
ma non piango.
 
  …E M’ABBANDONO
Rido,
perché di illusioni e luci
ho colmato l’anima,
e m’abbandono…
stanca
di ciò che il pensiero impone.
Mi immergo
nell’odierna tregua,
bandisco l’acquitrinoso ieri,
le acque chete e impure
intrise d’odio.
Ecco perché
mi si vede volare
tra cieli finti
e mari chiusi…
Perché la quiete mi vela gli occhi,
ed io lascio che mi attorni. 
 
  PER NON PERDERSI
Siamo anime in vortici d’aria
che si cercano a vuoto.
Siamo pensieri distanti
legati dal tempo.
Siamo lacrime d’argento
che inumidiscono sogni.
Siamo noi,
frammenti di mondo
che si uniscono
per non perdersi.
 
  RIDI FATA
Fata mia,
non vedi che lacrima il cielo?
Non odi
i mesti sospiri del mare,
il silente patir della terra,
l’esausto trascinarsi del vento,
il travagliato morire dei giorni?
Non scorgi?
Non odi
Il tristo viver
del mondo?
Si,lo senti,
lo scruti,
e taci parole amare…
ti brillano gli occhi.
Ridi Fata mia,
così che dorma quieto il mare,
che la terra rinasca,
che il vento giocondo ti rincorra,
che nuovi giorni splendano.
Sorridi Fata mia,
e il tuo silenzio sarà pace.
 
  STANZE VUOTE
Vedo brillare amaramente
gli occhi altrui,
vedo mani stanche rovistare tra i ricordi,
vedo labbra
sorseggiar sconforto,
e quasi non oso ridere…
a capo chino
avanzo con rispetto.
Ingenuo è il mio sorriso,
pochi sono i timori
che la mia mente serba,
immaturi sono i miei sogni,
inesperte le mie mani
che non han domato belve
nel circo della vita.
Per questo han forza
Per stringere le tue…
Ombra che geme in stanze vuote,
ch’io cieca credevo ricche,
in cui, stolta, volevo crescere.
 
  TRA DUE MONDI
Soggiogati dal mistero
gli occhi tuoi,
gremiti di stupore
per un cielo fésso
da fatali bagliori,
per un mare
straripante energia.
Cullato dai pensieri
è il suo sguardo di madre
che vigile veglia
su orme ed ombre tue,
su spostamenti d’aria,
silenti respiri,
candide luci negli occhi,
e ti blandisce l’anima.
Indissolubile stretta di mano,
la vostra.
Ed io qui,
tra due mondi.
Qui,tra l’illusione di sapere
ed un’intima ignoranza,
tra un mondo che ricordo,
che ricerco,
ed uno che m’attende
e austero
in occhi anziani incrocio.
Ma non mi intimidisce…
Io son forte d’incertezze.
 
  SPRAZZO DI BUIO
Vuoti d’aria
per strade d’llusione
in cui adagio ricordi
perché mi colmino le braccia.
Solitudine gelida
in giorni assolati…
Anima
in balia del vento,
la mia,
senza ancore
per sentirsi viva.
Ma so che tornerà la luce.
Uno sprazzo di buio
è quel che vivo,
in un mondo che brilla…
 
 Torna nuovo,il Giorno…
Che non mi si dica malinconica
se mi volto indietro anch’oggi,
se non dissemino altrove i ricordi
in quest’ore.
Carezzo il giorno
che mille volte è passato innanzi a noi,
ma ch’ora torna nuovo.
Torna nuovo
tra le fiamme
d’altra legna ch’arde e finisce,
tra lo splendore
d’un vecchio abete,
tra i bagliori che mi cullano l’anima,
tra tremiti del mio cuore
che impara a battere,
tra inusitata gioia
di cui scordai l’essenza…
Che non mi si chiami malinconica
se questo giorno torna nuovo
ed io rammento il vecchio
che mi abbracciò più triste. 
 
 PERCHE’ IL TUO MONDO SENTA
Attendi,
che presto acquisterò coraggio
e nel silenzio troverò voce.
E non ti servirà scrutarmi dentro,
leggere nel mio sguardo che sfugge,
ascoltare il mio tacito gioire,
temere il mio invisibile pianto.
Troverò la forza
per non mentire ancora,
per portare agli occhi
ciò che sono.
E segnerà la gola
la mia paura
di scrollar la quiete…
E il mio narrarmi inatteso
ti riempirà di gioia,
e di tristezza il pensare
che mi credevi un’altra.
Un attimo scivolerà nell’aria,
ma basterà,
perché il tuo mondo senta.
 
 VENTO
Aria in tumulto
che fischia ambigue parole,
proietta ombre ribelli
su mura accecate dal sole,
che scuote rami
e trascina respiri,
scompiglia capelli e pensieri.
S’agita in tacite notti
e tra quiete nubi assolate,
e ad animo spento
e finestre aperte
v’è chi mendica rifugio
nel flagello…
 
 E T’ODIO…RICORDO
E t’odio perché ritorni
ed il tuo passo pesante
solleva polvere
ai miei occhi.
E menti vortici di luce
che non scorgo,
e la memoria inganni
con giochi di tempo.
E,so,non sei
come ricorda il cuore,
eppure offendo questi giorni
dicendoti più grande…
nel mio vagare
immemore d’intralci.
 
 VOCE
Nel coro mio
fosti ingannevole voce,
nel tuo tacito schernir
suoni di cielo.
E lì dov’eri,
a ribaltar pensieri,
rifuggo il ritornare…
tra quei profumi
che non so respirare
senza lacrime.
Fruscio di spartiti
sgualciti dal rancore
riecheggia nel ricordo,
e resta negl’angoli del cuore
la tua voce…
ma non l’ascolto,
ora che v’è pace.
 
 PER LE VIE DELL’ANIMA
Scruto le vie dell’anima
per carpir
l’essenza di una lacrima,
di un inatteso sorriso,
di un fremito
che sottrae un respiro,
che annulla il mondo.
Aspiro a comprender
la magia di un brivido,
del riecheggiare di pensieri
nella mente,
di inalterabili ricordi
lasciati in angoli di malinconia.
La vita dona
ad occhi attenti o spenti
vivide luci e sfuggenti ombre,
senza pretender ricompensa,
senza che lo sguardo se ne accorga.
 
 AL PASSATO…TERRA BRUCIATA
Non vi sarà perdono,
per te,terra bruciata
ch’ardesti ogni speranza
e corrodesti illusioni,
circondasti l’ombre mie
e ne sfumasti ogni movenza,
rendesti vano
il mio cercar respiro.
Ora ti miro
e sprezzo ancor
quel divorar pensieri…
Ho inumidito le vesti di certezze
perché ogni fiamma estinguano:
muore ogni timore…
seppur la fiamma può risorgere.
 
 LA MIA POESIA PIU’ BELLA
Seguendo le tue impronte,
madre,
vivo di poesia i miei anni.
Lo stesso sangue
scorre
entro sensibili membra,
cuori simili battono
al melodico nascere
di parole nuove.
Scrivi,madre,
ed io narrerò
i miei giorni
con la tua stessa passione,
senza bisogno di voce
con la tua mano scriverà la mia.
Se non fossi stata tu,madre,
nessuna rima mai
avrebbe colmato d’emozione
un attimo,
perché non saprei forse
cantarla al mondo.
Ma sono qui,
su un tavolo
d’emozioni tue,
tra le poesie sincere
che amasti e amerai sempre,
ed io le amerò con te.
E accanto al mio,
il tuo inchiostro,
accanto ai tuoi brividi,
i miei,
vicina ai miei grazie,
…TU…
la mia poesia più bella.
 
 TACI
Null’altro
che falsi sorrisi
t’offro,
ma nel voltarmi
li abbandono
e bacian quelli veri
i visi altrui.
Taci,
perché scavar tra le parole
non sa cambiarti
agli occhi miei,
e non dimentica il cuore
le due carezze in una vita.
E ovunque
sarà il tuo passo,
la tua voce,
non troverai
giudice peggiore
che miei ricordi.
 
 CI SARO’ DOMANI…
Parla,
che tacerò nell’ascoltarti
perché è bramoso
di pensieri tuoi
il mio silenzio,
e non ci sarà notte per noi
se vorrai ch’io resti…
Sono qui,
fragile brezza
che t’attende
allo schiudersi d’occhi
al chiaror del giorno.
Sono qui,
a nasconderti sogni
e pensieri audaci,amore,
quando adunchi timori
nella gola
si annidano.
Sono qui,
a tentar d’amarti
quando il cuore t’odia,
e a legarti l’anima
perché non sia d’altri.
Sono qui,
in questa vita,
in angoli
d’ore senza noi
e in teneri istanti
colmi delle nostre anime.
Ci sarò domani
alle luci dell’alba,
e alla sera
in spicchi di luminosa luna
ad abbagliarti…
perché dimentico del mondo
tu non conosca che me.
 
 NOTTE, LA VITA.
Nasce il giorno,
ma è notte la vita,
e nere
le vesti dell’anima
tra i colori d’aurora.
Piange,
mai dimentica d’ore
dalle nivee vesti
e dei respiri eterni di luce,
e melanconica voce canta
all’ultima falce di luna.
M’abbandona,
e si rifugia
tra logori gemiti
e recitati sorrisi,
perché la notte nuova
l’accarezzi.
Piange,
dondolante,
l’anima…
con le lacrime al cielo.
 
 STRACCI DI VITA,FORSE…
Fu poesia, forse,
quell’improvvisa pioggia…
eppur scontato era il grigiore,
le pozzanghere sotto i piedi.
Fu poesia, forse,
quella distesa di sole
e il gioco d’ombre
tra le mani…
eppur conoscevamo quel colore
dei nostri passi sulla luce.
Fu poesia, forse,
quel sorriso tra le lacrime…
inaspettatamente libero dal dolore.
Eppur sapevo,
due parole l’avrebbero acceso.
Fu poesia, forse,
scroscio d’acqua su noi
che correvamo
da nessuna parte…
eppur sapevamo
che ci saremmo bagnati.
Fu poesia, forse,
scriver parole
che donan brividi
e lacrime buone…
eppur temetti
ch’avrei tremato sola.
Furon preziosi, forse,
quegli stracci di vita
logori di pensieri…
eppur uno
non ci sfiorò la mente…
…ERAN POESIA. 
 
 NON DONERO’ LACRIME ALLA TERRA
Son giorni morti
e l’alito di vita è lontano,
perché son pietra i miei istanti.
Non donerò lacrime alla terra.
Son ferma.
Stanca è l’anima,
come vento che da troppo soffia,
come urlante pensiero
che nessuno ascolta.
Neanche tu senti,
neanche tu comprendi
i miei gemiti senza lacrime.
Sei vicino,
eppure troppo in alto…
non arrivi in fondo a me.
 
 NEL TENTARE UN VOLO
Ho lastre di ghiaccio
ferme nel cuore,
un’anima dalle pareti di vetro.
Ho sogni infranti dentro
e scheggiate speranze,
cocci di bugie vere
e cumuli di soli nati stanchi,
sorrisi sinceri
quanto sguardi senza ali…
E nel tentare un volo,
è frastuono e peso
questo giaciglio
di frammenti miei.
 
 STELLE
Un disilluso abbraccio
per quattro occhi
grandi quanto caduche stelle,
frementi d’ira
per un cielo che abbandona.
Fa l’impavido il cuore:
strepita,
e in un istante tace,
perché non svegli la notte,
perché alla luce non si è ciechi.
E rigiungono strazianti,
senza veli,
le infami verità
all’anima mentite…
saranno infauste rimembranze
di domani taciti e nascosti,
tra menzognere notti
e giorni inermi,
sperando àncore per i campi,
e ritrovando scogli senza mare,
dolcemente forti
come caduche stelle…
col sogno
di cadere insieme.
 
 PECCATO IMPERDONABILE
Peccato imperdonabile
è l’odiarti,
e batter piedi e pugni
contro le tue pareti,
sporcarle di puerili insulti
e pietose speranze,
chiuder le finestre e dirmi prigioniera.
Peccato imperdonabile
è l’odiarti,
e consumar giorni
tra sterili lamenti
e irragionevoli rancori,
allontanare il mondo
e dirmi sola.
Ripulirò l’anima
e i giorni che saranno,
perché peccato imperdonabile
è l’odiarti…vita.
 
 SARA’ COME RIDESTARSI
Sarà come ridestarsi
dopo un sonno d’anni,
e con occhi ancor sognanti
ricercar quegli angoli
che tremante giovane foglia
mi videro.
E poserò le mani
su impronte di bambina,
e su tracce
di passata,giovane ombra silente.
Ritroverò quell’anima
che gioventù m’accese,
negli occhi,tra le rughe.
Or che il pensier di malinconia
mi turba,
so che il futuro
di vita un alito già attende.
Così vivo:
e nell’energica corsa
lascio sogni su terra fertile,
per quei campi
che mi vedranno donna.
 
 UMANO ISTINTO
C’è speranza,
perché le lacrime
che spargi di notte
le lasci ad attender
catartico sole
ch’asciuga e libera.
C’è speranza,
perché il seme di gioia,
cieca d’inedia,
lo abbandonasti
su pietra sterile di sogni,
e ora attendi vento che soffi
verso zolla che sfama.
C’è speranza,
perché l’equilibrio
dei giorni che sbagli
attende l’ultimo peso
su un lato della bilancia.
C’è speranza,
perché nulla resta uguale,
e nel mutar del cielo,
agognar la quiete
è umano istinto…
come pietra e clava
contro la fine.
 
 NON CERCAVI ALTRE LUCI, TU…
Io che non amo
da secoli di ore…
tu che mi incateni
al tuo cuor
che è troppo cuor per me:
senza respiro è il mio destino.
Non vedesti le mie lacrime,
perché nel buio
nascosi il volto
fra le stelle,
fingendo di sperare ancora.
E non cercavi altre luci,tu,
perché ne avevi pieno il grembo
tenendomi tra quelle braccia
che,so,
farò morir di vuoto.
 
 IL MIO RINASCERE
Vuota la mia poesia,
di legno le note
del pensiero
che toccandosi,ormai,
non son più musica,
ma gelido tacere
d’anima nell’angolo.
Perduto è il sentiero
e l’indice che guidava,
così fragile,
così certo.
Spezzato ho le ali
ad un angelo,
e del suo precipitare
ho fatto il mio rinascere.
Terribile mondo,il mio,
d’angeli caduti
con le lacrime,
e paradisi da raggiungere
con la vergogna
di sorridere.
 
 FONTANA DI RUGGINE
Presente…
goccia sospesa
tra la fontana
e la pozzanghera.
Giovinezza si perde
in due tonfi d’acqua
sulla pietra,
che scalfita,
mai è dimentica
di palpiti e sogni
lasciati al sole
di un’estate breve.
Evapora l’essenza
di puerile pazzia,
che fa salire scale rotte
e agguantare soffi
di speranze incerte.
Fontana di ruggine,
il tempo,
e padre di vite in attesa,
di giovani voli stroncati
e vecchie vite già morte.
Cade per me
ancora la prima goccia…
la pozzanghera non è ancora colma.
 
 AFFERRATA CON LE LACRIME, LA VIA.
Splenetica,io,
sorrido mesta,
perché scheggia di ieri
falcia fragili steli
di pace.
Sotto l’abito,
sogni,
che arduo è il cammino,
ma fui io a volerlo…
e cicatrici,
culle di conquistata forza.
Afferrata con le lacrime,
la via,
che asfalto
d’ore di luce
e marchio
d’irrinunciabile speme.
Ali di cera
ha la notte,
che da languida sognatrice
mi veste.
Cocente
la realtà ridesta
e il breve slancio
dissolve.
Eppur mi libro,
e seppur rapido
è lo schianto,
io non volar non so.
 
 QUIETE
Quiete…
baciata d’eco procellosa.
Insopportabile quiete,
a celar
ingombranti ombre…
arcobaleni disperati
che dopo pioggia
mendican colori.
D’insofferenza
l’urla ingabbiate,
come colombe di pace
che non v’è
e non giunge.
Mente,biancor di sorriso
su trasparenze
di stille d’anima,
che ‘l mondo
sì sovente nomina,
mentr’esse tacciono parole.
 
 STILLE DI DOLOR RITROVO
Gracile speme,
fragile amore,
istantaneo addio.
L’alma tua
che ha fibra
di sogno,
irretisce
in sospese note
emozioni che il tempo
ha traslato.
Mai dormi sola,
Penelope stanca,
che di notte
fili speranze,
e alla luce del giorno,
disfando,
consapevole,
folle,
rinasci,
e in quel fuoco
al tramonto
ribruci.
Mai abbandonasti,
ma di raggi
che amasti tremando
ne contai
forse troppi sbiadire
dietro nubi
da te mai agognate.
E ritorni fremente
in quei lidi
che in quei giorni d’autunno
colmasti
d’immutabile luce.
Stille di dolor
ritrovo,
sulle gote
di te
quasi donna,
che ora brilli
di quiete imperfetta.
Ripari non trovi,
tu che la pioggia respiri,
ed in ore
d’amore falsato,
ti rincorri,
t’interroghi,
invano…
 
 BRACCIA EBBRE
Non conti i giorni
della mia lontananza,
né misuri l’eco
della mia voce,
e chiudendo gli occhi
alla notte,
non trovi
l’immago di me
nel buio infinito,
il tuo corpo
stanco e lontano
non sorride di me
in nessun dove…
amore spodestato,
amor perduto,
conquistato
da braccia ebbre
e abbandonato
per lucida ignoranza.
 
 TEMPESTA DI TEMPO
Resto nave senza vele,
spogliata
d’ogni incanto e forza
da tempesta
di tempo che torna.
E straziante lamento
culla quiete
che giunge senza pace,
e seppur l’onda tace,
l’anima geme.
Stanca,
senza meta,
che il tempo
per far sognar
mi diede vento,
per farmi smettere
si fece pioggia.
Mi spinse e m’arrestò
perché capissi
quanto caduco è il sogno
e facile smarrirsi.
 
 NON SO…
Sai cos’è
ciotola vuota nel cuore
e schiaffo di vento
in un Marzo
senza primavera?
Sai cos’è
il mio passo su passi
che il tempo scorderà
prima di me?
Sai cos’è
fumo nei miei respiri
sporchi di ricordo?
Come terra tra le mie mani,
questi istanti.
Di sbagli il cuore,
e di pozzanghere la via.
E tu…
non so di cosa sei.

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