C'è ancora qualcosa da dire (Giuseppe Vetromile) novembre 10, 2009 \\

C’è ancora qualcosa da dire
 

C'è ancora qualcosa da dire
al coro di stelle,
la notte. Nessuno più ricorda
pentagrammi
su cui appuntare
dolci note di sogni
né meraviglie
di cieli al tramonto.

Si deve strappare la carne,
sempre,
tentare voli
oltre ogni possibile ragione...
 

A casa di Dio

Dopo il fango
ci scuoteremo di dosso
questo male che va prendendo le ossa.
A casa di Dio,
fragrante l'aria
di mille profumi di cose buone,
torneremo a contarci i ricordi
e l’allegria dei fanciulli.
Questi recinti di filospinato nel cuore
avranno un sereno ribollire di pace.

Vivremo un autunno di memorie.

 

Anticristi

Ancora un poco di Dio, stasera,
e il sole calerà dietro l'ultima speranza.
Ci commuove la sera
accanto ai nostri morti,
in grembo ai nostri pensieri
d'infinito: ho dolore
che al tempio saliranno,
domani, falsi idoli;
rabbuieranno anime fedeli
con ingannevoli sensazioni di pace.
Pure, anticristi siamo tutti noi, ora,
che lasciamo il diavolo libero per il mondo,
maledicendo questa terra
che ci fu madre.
Sussurrando incerti
l'ansia acida del nostro tempo,
pregheremo affranti
per la nostra anima
squarciata dalla guerra.

 

Tutte le madri hanno un fiore

Ho visto madri scendere dalla primavera,
sul seno un candido fiore appena sbocciato.

E poi morire
allo strazio del loro sangue estirpato,
quando inverno – stagione senza Dio –
accolse quei figli
e li disperse nel buio.

In queste violenze
tutte le madri hanno un fiore nel cuore.
Nessuna libertà di fango
sarà mai più forte
del loro silenzioso grido d'amore.

 

E la terra sta lì

E la terra sta lì
staccata dal cielo
indifferente alla luce.

E tu le dai
una manciata di luce
e tu le dai
una manciata di cuore
e la terra diventa cielo
e la terra diventa amore.

Per un po'. Perchè
subito il tempo
frastaglia i sogni
disperde i sorrisi
tritura i giorni
in atomi di carta:
il tempo ha fretta
di sentirti suo quadrante
a lavorare attimi
senza sapore:

ti ridà le carte
ti ridà il programma
ti ridà le parole.
E ti spoglia del cielo.

E la terra torna
orizzonte di mistero
oscura strana raccontata morte
senza cielo

senza luce

senza te

 

Amica del mio andare

 

Potrò chiederti ancora qualche atomo
da aggiungere alla mia troppo breve terra?

Il giorno è cenere del tempo
e la luce non ha che vaghi sprazzi incolori:
inutili riflessi del tuo amore.

Ed è come cercare
un fiore nel deserto, sempre,
pur sapendo che le rose
crescono in un'altra realtà.

Pure,
amica del mio andare solitario,
mia vita d'altro universo,
saprò forse costruire
sul mio contorno d'uomo
un amaro senso di speranza,

e il ricordo del tuo sorriso
m'accompagnerà fino a Dio.

 

Angelo

In un baleno
consumo un po' del mio in silenzio
nutrendomi del sole e del pio lavoro
fra questi robot e il diventar vecchi
in questa stanza fredda e ripiegata,
tenue immobile dimora.

Angelo pregando incondizionatamente
in questa città di sera,
il tempo di staccarne dolci memorie
da affiggere a capoletto.

Angelo ancora nel dozzinale scialbo itinerario,
alla luna d'argento – maestra sul lungomare –
dilato il cuore e in me dilegua

ogni incomprensibile richiamo di morte

 

Che silenzi!

Che silenzi allarga
l'orizzonte carminio
per un fuoco che va
raffreddando!
Il mio indeciso percorso
verso il giorno morente
è pure silenzio: timore:
che a sera non rimanga
solitario
nei miei sogni
nei miei voli di carne.

Amore
ho battuto pugni sul tuo cuore
di notte
quando piangono bambini nelle culle
e civette fastidiose
destano fantasmi.

Eri lontana.
Ma tu eri lontana dalla mia notte,
sugli arabeschi dei sogni
– sognata per non morire –

Chi grida ora parole precise nell'alba?
Chi urla urgenze?
Il giorno? il sole?... la morte?...

Sarò come tu vuoi
impossibile Dio del giorno:
un numero in più
fra tanti.

Giorno uno del duemila

Giorno uno del duemila:
nessuna novità dai monti innevati.
Abbiamo così usato natale anche quest'anno
come una cosa buona da mangiare:
nessuno si meravigli
se eravamo freddi in chiesa
durante la funzione
come lontani discreti osservatori.

E' che il vento delle galassie
che gira vorticoso a creare nuove meraviglie
lassù nell'amore di Dio
ancora non ci tocca. Scende allora
la sera uguale come ieri
e noi siamo estranei.
Domani avremo ancora questo pio lavoro
che scortica il cuore.

Oltremodo incerto il massimo mistero
appena appena s'intravede nel silenzio
e ci sorregge.

Noi siamo parole di terra

Alba:
un respiro lieve
un fremito di luce
dall'indaco stellato.

Stanotte, amore,
abbiamo sussurrato
pensieri di speranza
accanto al focolare
nel silenzio amaro
dei nostri cuori d'argilla.

Ma
noi siamo parole di terra
urlate forte
nella piana concava dei giorni
e il nostro tempo, amore,
è solo ricerca affannosa
d'un eterno
che voglia finalmente
ascoltarci...

 

In silenzio

Liquido,
il silenzio delle maree
ha la potenza di scuotere la terra.

A poco a poco i millenni lasciano tracce
nel cammino del vento
e le rocce assumono il profilo
dei nostri antichi fantasmi.

In silenzio
l'ordire trame mortali
lascia noi sopravviventi impietriti
dinanzi al caos rigenerato:

ogni momento è una guerra
e il nostro seme per sempre
è sconfitto
in un'arsa asciutta pietraia.

La città non germoglierà che
frutti di buio,
in silenzio.

L'alba è ancora una tormentosa attesa
remota…

 

L’ombra amara della morte

Grappoli di vento
cullano gemme sulla terra
appena nata: l'alba bianca
carezza i figli della notte, trepidanti
sotto i penduli talismani di luce
fugando demoni e petali mèsti
dai fiochi sorrisi del cuore.

Ora il giorno divampa
con i suoi fuochi, e i numeri
avanzano decisi
affrettando il passo di un eterno ritorno.

Né la notte né il giorno
curano l'uomo, in perenne dissidio
tra l'amore
e l'ombra amara della morte.

 

Malinconia tenace
(Roma, ottobre 99)

Credo non evapori più
questa malinconia tenace
oltre l'arpeggio delle note
d'un Ravel trasognante.

Nonostante abbia pensieri per te
nel calice sommersi,
ricolmo di vin porto.

(Vellutate distanze
da lacrime inespresse).

Risorgerai, nuda figura d'ambrosia?
All'alba ancora?...

Stasera è più forte
qui a Roma
la pietra sul mio cuore.

 

M’incanta l’oro del silenzio

M'incanta l'oro del silenzio
stasera
in un angolo secondario
del mio riposo:

il tramonto inizia nuove preghiere
tra un distacco di tempo e materia
e un emblema di luna.

C'è aria di pace
nel sereno frammentarsi dei frastuoni
sui lidi del ritorno.

E' armonia un sorriso vespertino
nel caleidoscopio delle fragranze
e dei sapori casalinghi...

Un discreto abbandonarsi al nulla,
cullato dal respiro infinito
del creato…
 

Nel resto della luna

Si estingue il verso caldo della sera
canticchiando a mezzanotte
motivi d'argento e brevi melodie.

Nell'otre del mistero il vento agita burrasche
pronte a divampare nell'angolo dei sogni.

Un'irrequietezza blanda si stende sulla pelle,
antica matrice di lino o di cotone fresco
– non so –
se altra difesa mi protegge dal cerchio dei miti.

Svanisce intanto il biancore
alla destra del campanile diroccato.

Sul paese regna ora lo spaziotempo dei ricordi.

Infinite stelle reclamano un addio
o una speranza di ritorni.

Rincasa furtivo il cercatore di sogni,
i suoi passi si spengono incerti
nel resto della luna.

 

Non posso che trascorrere i ricordi

T'amo senza più sentire nulla
dei delicati clarini nella notte:
un perimetro di tempo è sfumato
richiudendomi le note in un regno di luce
sussidiaria.

Lontano dai numeri e dalle bacheche
io vivo forse in soffitta
più vicino al lembo dei sogni.

E traccio sentieri d'acqua
nel diluvio dei giorni,
riassumo tutto ciò che ancora
sembra amore alla balaustra del lungomare.

Negli anditi delle mie poche cose
ritrovo fantasmi ed altri ritratti:

non posso che trascorrerne i ricordi.

 

Oltre l’orlo della notte

In deserti d'oro si disperde la mia fortuna
quando il sole cala dietro le quinte dei miraggi.

Petali di polvere e vettovaglie nomadi
nascondono volti di assassini sotto le dune
nello sconforto di moderne lune scialbe.

Un ritrovarsi così, dietro l'angolo superfluo,
irrigiditi dal gelo dei numeri, sorpresi
dal fiato delle parole ridette – ripetute –
sull'alabastro del cuore, ancora,
come mille litanie in un gruzzolo d'ora.

Si farà tardi, stasera, il deserto cancellerà
ogni orma d'attesa, e ogni stella.

Ancora una volta il pipistrello partirà
cupo sulle piste buie del cielo misterioso,
avrà consueti emblemi di morte e di fastidio
da raccontare oltre l'orlo della notte.

 

Randagi

Tentano nuove case
randagi dagli occhi grandi e blu
come il sottofondo delle stelle.

Vagano da portico a portico
cercando asfalti di sole
su cui distendersi.

Un amaro giostrare quotidiano.

Anch'io non ho che una sfumata dimora
senza pietre regolari

e m'accompagno a fantasmi disorientati
lungo lo sciame incerto
del loro eterno peregrinare

 

Un amore, o Signore

In realtà non è tanto grave
questo senso di infinito nulla,
torpore d'ossa e di mente
agli sgoccioli dell'anno
(se ne va
e poi ricomincia l'avventura).

Non è che il corpo
debba per forza seguire il tempo
che finisce e risorge
nelle sue millenarie rivoluzioni siderali.

A gennaio
mi consegnerò alla città ripulito,
pieno di frutti nuovi,
ho già pronto
il giusto pensiero di riscossa:

un amore, o Signore,
che possa distogliermi finalmente
da questo zzz che m’ottenebra
anima e cuore!…

 

Un quaderno fatto di stelle

Non ripetere più quella luna!

Lo so bene che m’infonde
sentimenti nuovi
ogni volta che la sento
lungo il marciapiede
di Girolamo Santacroce!...

Scendere nella realtà delle carte
e della vita a caro prezzo
è penoso. Ma si deve.
Avrò tempo di badare
ai miei sorrisi
quando Tu Signore
scriverai per me
le Tue Poesie:

e potrò raccoglierle
in un quaderno fatto di stelle...

 

Un titolo alla nostra vita

Un titolo alla nostra vita
fatta di granelli di terra e di cielo
innumerevoli?...

Lo sai che è fede
tutto questo, o mia Celeste:
canzoni gioie angosce,
sentimenti sospesi alla luna
e al sole. A volte siamo
come vuole il vento d'autunno
che disperde le foglie più deboli...

Lo sai,
che è questo il nostro andare,
mia dolce Celeste,
in monotono equilibrio
tra Dio e non Dio,
tra sorriso e dolore...

Pure,
cos'altro potrebbe essere
tutto il nostro multiforme cuore di terra,
se non limpido aspettante amore?...

 

Viandanti di città straniere

Per dire tutto questo: una vita!...

Durare sulla madre terra quel tanto
che serva a racimolare
felicità affanni sensazioni...

Poi richiudere l'uscio di casa
in silenzio,
andarcene così come venimmo,
in silenzio,
viandanti di città straniere...

La terra non ci ha dato radici:
il cielo è la nostra dimora d'ombre.

Voci di padri echeggiano ancora
nelle nostre cellule,
melodie che suoneremo nei sogni
dei nostri figli

perpetuando dolori e gioie
di questa nostra misteriosa
sopravvivenza...

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