Anna Baccelliere, Grumo Appula (III classificata) novembre 27, 2009 \\

                                                                      Anna

 

Il cielo gravido di stelle s’appiccicava flaccido ai terrazzi delle case. Nella calda sera d’estate, via Manzoni, ammantata d’azzurro, s’intrufolava con le sue dita indiscrete a spiare i segreti dei sottani. Le tende immacolate e impudiche, sollevandosi al vento dagli usci, rivelavano senza pudore vite, voci, suoni e profumi alla strada curiosa.

 Maria chiuse la saracinesca della sua edicola e si fermò alla fontana per bere un po’ d’acqua a garganella.

“ Hai finito, Marì?” chiese Nicolino, con la testa ricciuta e bionda poggiata allo stipite della chiesa, mentre, seduto sugli scalini, disegnava arcobaleni dai tremila colori. La ragazza annuì salutando il bambino con un affettuoso buffetto sulla guancia.

Un gatto tigrato, guardingo, miagolò alla luna per poi rincorrere un nemico invisibile su una pergola fronzuta che mostrava orgogliosa, tra pampini e viticci, due grappoli acerbi. 

 Sedute a ridosso di un uscio, sullo stretto marciapiede, alcune donne con il viso segnato dal tempo e dalla fatica, recitavano litanie per la Madonna di mezzo Agosto.

“ Ma tu capisci che cosa dicono? Parlano accosì di fretta e zitto zitto!” domandò curioso Nicolino a Michele che, poggiata a terra la sua bicicletta sgangherata, si era fermato alla fontana per dissetarsi.

Stanno a pregare!” rispose laconico il ragazzaccio inforcando la bici “ Andranno in Paradiso con tutte le scarpe!”

“ Io in Paradiso ci voglio andare con o senza scarpe. Solo che non dico sempre le preghiere come a loro. Me ne scordo. Boh! Se Gesù s’accorge che ogni tanto m’addormento, invece di dire il gloria Patre, chissà se mi manda al Paradiso!” s’impensierì  il bambino, colorando di fucsia una nuvola.

“ Tu al Paradiso non ci vai se continui a stare fuori, Nicolì! E’ dentro che devi venire, se no Gesù da fuori non ti vede che sei cristiano!” disse Rocco il sagrestano, uscendo dalla chiesa e accarezzando Nicolino.

Ammoche faccio la prima elementare ci vengo dentro e pure al catechismo, che m’imparo la dottrina!”

E che stai a conto tuo, che vieni quando vuoi? Me’, va beh, tieni la figurina di sant’Antonio che quello ti mette il buon pensiero!”

Ce la posso dare a mamma, che a me la sei  data ieri?”

“ A quella  non bastano tutti i santi del Paradiso per metterci il buon pensiero!” sussurrò Rocco a Minguccio che chiudeva la saracinesca della tabaccheria. L’uomo s’allontanò ridendo sguaiatamente,  e, imbucata una lettera, si rinfrescò il viso alla fontana.

Ma’, posso entrare?”

Ci ho ancora da fare, Nicolì! Guarda il cielo e conta le stelle!” gridò sua madre dall’interno della casa.

 Le vecchie sollevarono il capo dal rosario, smisero di contare i grani e mutarono le litanie, senza cambiare espressione e tono, in chiacchiere maldicenti. A Nicolino parve che pregassero più forte.

Ma’, sono tante le stelle,  e io so contare solo fino a dieci!”

“ E tu conta tante volte dieci, fino a che non sono finite! Mo’ finiscila, se no non mi spiccio!”

Rosa ritirò la sedia coi fichi che aveva messo ad essiccare all’aria in un cesto  e cominciò a ritirare i panni.“ Ne vuoi uno, Nicoli’?”

“ No, se no poi, non mangio con mamma! Mo’ fra un poco finisce e mi chiama.”

“ Hai  voglia ad aspettare che quella si spiccia!” disse  a mezza voce Tonio a sua moglie che ripiegava i panni che sapevano di sole e pulito, poi   mangiò un fico agghiaconato e si ripulì le dita alla canottiera già sudicia.

“ Uno, due, tre, quattro…” cominciò Nicolino. E le stelle furono decine, centinaia, poi il sonno rapì i sogni del bambino che s’addormentò sereno,  scivolando pian piano sul gradino liscio e consumato della chiesa dalle linee pulite e semplici che lo accolse come le braccia di sua madre.

“ Mo’ che … tenete da guardare?” urlò Anna alle donne che l’osservarono scarmigliata   e scalza prendere in braccio Nicolino addormentato.” Contate le poste del  rosario o le stelle invece di contare gli uomini che vengono a casa mia … vecchie bizzoche malelingue!” poi, cambiata espressione del viso, abbracciò teneramente Nicolino e lo baciò sulla fronte in silenzio, per non turbare il suo sonno.  Il bambino aprì gli occhi e le sorrise. Anna rientrò in casa e  chiuse bene l’uscio alle sue spalle temendo che  gli occhi della strada  entrassero a spiare le fiabe e le storie che avrebbe raccontato quella sera a suo figlio.

 

Anna Baccelliere     Grumo Appula (BA)

 

 

 

MOTIVAZIONE

 

 

Un quadretto oculato su una realtà ancora attuale, magari con forme, tempi e modi diversi.  Il mestiere più antico del mondo presentato con intelligenza, originalità e gusto. Ottimo lo stile narrativo.

 

 

                                                           Giuseppe Bianco

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