Diana Cariani (I classificata) novembre 27, 2009 \\

Tradimento e pop corn

 

Pioveva fitto. I goccioloni scendevano sul vetro, formavano delle piccole striscioline. Lia seguiva con le dita della manina il percorso che la pioggia disegnava.

Il nonno voleva che piovesse, si ricordava di averglielo sentito dire, «così l'uva si gonfiava per la vendemmia», le sembrava proprio avesse detto così.

Ma lei non era contenta perché non poteva giocare in cortile, Mario l'avrebbe aspettata al loro solito posto, vicino al deposito condominiale per le biciclette, avrebbero fatto una gara e forse lei l'avrebbe battuto.

Poi avrebbero litigato, lei avrebbe fatto la solita smorfia buffa di quando lui la irritava, avrebbe stretto gli occhi e sarebbe diventata seria, l'avrebbe fissato con quello sguardo espressivo e solo qualora lui avesse dato segno di essersi preoccupato, allora avrebbe riso di gusto e si sarebbe messa a correre.

Forse avrebbe anche potuto inciampare, sporcare i bermuda azzurri che le aveva regalato lo zio Alfredo, quelli che usava sempre in cortile, ma anche con le ginocchia sbucciate non avrebbe pianto, si sarebbe rialzata, con le treccine che le aveva fatto mamma un poco scomposte e i pugni stretti per cacciare indietro le lacrime.

Ma oggi il sole non c'era e la mamma l'avrebbe portata subito a casa, senza fermarsi neanche un secondo in giardino, le avrebbe fatto mettere la tuta rossa per stare a casa e poi le avrebbe fatto vedere un cartone animato, ma solo se aveva già fatto i compiti.

Laura intanto di fianco guidava, osservava la strada attenta a non farsi distrarre, ma in realtà il suo era un tentativo di spostare il pensiero che aveva fisso sull'uomo che la stava conquistando poco a poco.

Una macchina uscì d'improvviso da Via Manzoni e lei sterzò rapida il volante, le uscì un «Cretino!», ma non si scompose più di tanto nel suo tailleur turchese, si girò verso la figlia, seduta nel sedile di fianco, ma Lia non la stava ascoltando, sembrava essersi rifugiata in un mondo tutto suo.

La pioggia continuava a cadere rapida, anche con i tergicristalli non si riusciva a vedere bene la strada, era una giornata uggiosa e la città sembrava più scura del solito in quel pomeriggio di metà settembre.

La mente cominciò a vagarle, oggi in ufficio tutto era andato bene, quella pratica per i coniugi Rossi era stata sbrigata, la sua segretaria si era ripresa dal tremendo raffreddore ed era lì ad accoglierla con uno strano sorriso sul volto.

Non riusciva a non pensare all'uomo che quella mattina le aveva fatto trovare sette rose rosse sulla scrivania, facendo incuriosire tutto l'ufficio, non solo Marino, ma anche l'avvocato Galiani e la segretaria tuttofare del Borgia, che loro avevano soprannominato «Miss Ice». Quell'uomo che l'aveva costretta a mentire. «Le rose sono di mio marito, festeggiamo dieci anni di matrimonio».

Scacciò quel pensiero e decise di rivolgersi alla figlia : «Non mi hai ancora raccontato cos' hai fatto a scuola»

«Abbiamo imparato l'alfabeto, mamma. Vuoi sentire?»

E mentre la figlia ripeteva ad alta voce «ABC...» , movendo la testa avanti e indietro, Laura si perse di nuovo nei suoi pensieri. Si era ricordata di dire alla signora Mariani che il marito non era d'accordo sulla pratica del divorzio e l'avrebbero dovuta riguardare tutti insieme? si chiedeva tra sé, odiando quella parte del suo lavoro.

Dover vedere sempre coppie in crisi, mogli gelose, mariti fedifraghi, bambini sballottati da una casa all'altra, da una televisione all'altra, da un genitore all'altro.

E poi quella farsa dell'incontro con i legali, tutti in una stanza, moglie indispettita, marito distante, già in corsa verso un'altra vita, la mani nervose che tamburellano sul tavolo, gli sguardi che si lanciano da un capo all'altro del tavolo di mogano marrone scuro.

Avrebbe avuto solo bisogno di un bel bagno e di passare un po' di tempo con Lia, così si sarebbe tolta all'istante il peso di quella giornata.

«Che brava. Ma ti sei comportata bene a scuola?»

«Certo»

«E non hai tirato i capelli a nessuno?»

Lia s'indispettì appena, poi sorrise e disse: «Sono stata bravissima!... Possiamo andare in giardino?» La risposta era scontata, ma ci sperava un po', che voglia aveva di correre!

«Non credo proprio... Guarda che pioggia, torneresti in casa fradicia»

«Ma mamma, ho voglia di giocare. Ma quando sei grande perché non hai più voglia di giocare?»

 «Lia, che domande!» Una macchina le sfrecciò accanto, per poco non aveva sfiorato la sua Peugeut nuova. «Ma guarda questo cretino!» imprecò, poi si girò verso Lia.

«Quando cresci non hai più voglia di giocare. Non ci sono motivi, è così. Hai altre preoccupazioni.» A Lia forse la risposta non era piaciuta, così pensò anche Laura, perché la bambina aveva fatto una smorfia ed era tornata a guardare fuori dal finestrino.

Risposta sbagliata. Si fermò con il semaforo giallo. Si girò verso Lia e la guardò. Aveva gli stessi occhi celesti di Paolo, la sua curiosità e quella bontà d'animo che ultimamente la faceva innervosire. Paolo, suo marito, l'uomo da cui aveva avuto una figlia splendida. In quel momento capì.

«Tesoro, cosa ne dici se stasera andiamo tutti insieme al cinema a vedere Madagascar 2?». Lia cominciò a saltare sul sedile. «Sìììì, diciamolo subito a papà» scimmiottava felice sbattendo i piedi contro il sedile.

Rise anche Laura e in quella risata piena sparì il pensiero delle rose come se non fosse mai esistito. Aspettò che l'entusiasmo di Lia si fosse un po' smorzato e poi aggiunse con una voce che non ammetteva repliche: «E prendiamo anche i poc corn».

Lia l'abbracciò sporgendosi oltre la cintura di sicurezza e lei per poco non perse la concentrazione. Fece per arrabbiarsi, poi rise di gusto.

           In quel momento l'unica cosa a cui poteva associare la parola tradimento era la

             sua dieta. Chissà quante calorie di troppo le avrebbero portato quei maledetti poc corn.

 

           Diana Cariani             Monza

 

MOTIVAZIONE
                                                                                                                         

“L’autrice, ricorrendo a un intuito e a  una notevole sensibilità sicuramente non assopiti  dalla ricorrente banalità quotidiana, ha sintetizzato, in questo eccellente racconto, alcune delle tante vicissitudini che la vita comunemente ci offre. Un caleidoscopio di sentimenti molti dei quali spesso messi in discussione nel corso dell’altalenante viaggio che ogni essere umano quotidianamente intraprende, sovente sospinto da forze stranamente invisibili e  spesso incredibilmente ingovernabili.”

 

                                                 Claudio Perillo

 

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