Fatos Lubonja esclusiva Napoli Cultural Classic luglio 10, 2014 \\

Le grandi interviste esclusive Napoli Cultural Classic 
                             Fatos Lubonja


Come è nata l'idea di dedicare la vita alla scrittura in un paese  sottoposto a un regime totalitario?

Il mio amore per la scrittura ha avuto alcune fasi; la prima è stata quella dell'adolescenza, quando ancora non avevo capito la natura del regime. Poi quando ho terminato le scuole superiori  sono diventato cosciente della realtà in cui vivevo e ho cominciato a scrivere "letteratura di cassetto". Penso che questa scelta sia nata dal bisogno, di resistere, almeno dentro di me, alla grande menzogna che era  imposta dalla propaganda e dalla ideologia del potere. Dopo che i servizi segreti hanno trovato quello che avevo scritto, mi hanno accusato per agitazione e propaganda finendo in prigione. In questo periodo l'amore per la letteratura mi ha aiutato molto a sopravvivere. Dopo la seconda condanna speravo di uscire dalla prigione alla età di 60 anni (che ho adesso) per poter scrivere un libro dove raccontare tutta quell' esperienza. E il lavoro mentale che facevo sopra questa speranza mi ha aiutato a creare una distanza dalle sofferenze, a cercare di capirle più profondamente a conoscere meglio me stesso  trovando cosi, man mano, un senso di vita.

Della Sua esperienza di vita  da dissidente : cosa può raccontarci brevemente?

Io non accetto il termine "dissidente" quando mi paragonano con quelli che si chiamano dissidenti in paesi come Polonia, Checoslovachia, Ungeria anche L'Unione Sovietica. La differenza sta nel fatto che da noi c'è stato un regime di terrore stalinista fino alla fine, mentre da loro è stato condannato il terrore stalinista. Quindi dissidenti come Saharov, Havel, Michnik potevano comunque infondere  qualunque speranza alla gente con i loro atti, malgrado qualche anno di prigione, mentre da noi il regno del terrore non lasciava questo spazio. La nostra sorte infondeva solo paura tra la gente. Quindi mi considero più una vittima, un sopravvissuto,  che un dissidente. Un po’ come i sopravvissuti dell’ Olocausto.
 
Qual è stata l’esperienza professionale più forte dal punto di vista emotivo?

Non saprei dire; ogni cosa che faccio mi sembra che lo faccio con la stessa passione.
 
Nel 1994 fondò la rivista "Përpjekja" (parola albanese che significa tra sforzo e tentativo): come è nata questa idea?

Lo spirito della rivista "Fac sapias et liber eris" è maturata in me in prigione cercando di capire fino in fondo le ragioni di quello che era accaduto. Per la propaganda del regime era molto più facile manipolare la gente anche grazie alla loro ignoranza e mancanza dello spirito critico. Così la gente viveva tra la gloria di un mondo virtuale e la miseria di un mondo reale, senza avere strumenti per capire le ragioni di quella miseria. 
La rivista è un tentativo di dare quegli strumenti, perché la loro mancanza continua anche oggi, anche se in un altro contesto. E' un tentativo di introdurre lo spirito critico nella cultura albanese, specialmente di decostruire con uno spirito critico, antiautoritario e antinazionalista i miti e i modi di pensare ereditati dall’ ideologia di potere del regime, il nazional - stalinismo.
Tra i contributi più importanti ci sono i numeri legati alla riscrittura della storia dell'Albania.
Nel 1997 è stato eletto leader del Forum per la democrazia, che cosa ha rappresentato per Lei  ricoprire questo ruolo?

Per me è stata una scelta difficile, in un periodo molto drammatico per il paese, di fare qualcosa, non solo con la scrittura, ma anche con un'attività diretta politica contro il fantasma del regime, che si era  reincarnato nei nuovi leader di quel primo periodo dell'Albania post comunista. In quell' anno specialmente, che è stato l'anno del crollo delle piramidi finanziarie,  un po’ per inerzia e molto per tradizione culturale, loro, per restare al potere ad ogni costo, hanno tentato di usare gli stessi metodi di quel regime. 

Di cosa si sta occupando ora? 

Di letteratura e giornalismo, della pubblicazione della rivista; e, di tanto in tanto, faccio anche qualche opera d'arte.

Che cosa rappresenta ricevere un premio come quello alle Eccellenze  Napoli Cultural Classic 2014 ? 

Io ho un rapporto ambiguo con i premi. Cerco di non dargli troppo importanza. Poi ci sono premi, i quali, come diceva Longanesi, non solo si devono rifiutare ma non si devono neanche meritare. Sono quelli che si danno dalle maggioranze dominanti, dalle istituzioni del potere, per i servizi fatti a loro. Questo di Napoli Cultural Classic non lo considero così e forse mi chiederei piuttosto se lo merito.

È stato rilasciato dal carcere nel 1991 , dopo diciassette anni di reclusione,  per difendere la libertà di pensiero e di parola: che cosa pensa brevemente dell'attuale quadro politico-economico europeo?

Penso che ci sia una grande differenza tra L'Europa che ho incontrato nel tempo della mia liberazione e l' Europa di oggi. Quella era una Europa delle speranze per tutti, questa è un' Europa delle delusioni per tutti. In quegli anni tutti volevamo, con grande volontà, salire a bordo della barca Europa, per intraprendere un viaggio verso un futuro comune. Oggi sembra che questo viaggio abbia perso la sua meta e molti vogliano scendere dalla barca. Secondo me bisogna ricostruire il futuro e, per riprendere il viaggio, anche modificare la barca.

E' spesso in giro per il mondo:riesce ad avere una vita privata serena?

Cerco di averla offrendo al mondo, per quanto posso, solo le mie opere, tenendo da parte la mia persona

Un sogno nel cassetto?

Di avere ancora un po’ di tempo e lucidità per poter finire alcuni progetti che mi sono molto cari. 

REDAZIONE NAPOLI CULTURAL CLASSIC 

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