la buona musica con Manuel Foresta... luglio 28, 2014 \\

di Francesca Monti per il Popolo Veneto 

E’ un giovane cantante salernitano di grande talento, nel 2012 ha partecipato alla prima edizione del talent show di Rai 2 “The Voice of Italy”, arrivando alla soglia della finale, ha preso parte come ospite a varie manifestazioni tra cui il Premio Lunezia, il Giffoni Film Festival e Buon Compleanno Mimì, ha aperto i concerti di importanti artisti come Malika Ayane, Alex Britti, Raphael Gualazzi, Simona Molinari, Renzo Rubino. Con il brano “Quello che sono” ha sfiorato la partecipazione al Festival di Sanremo 2014 nella categoria Nuove Proposte. Stiamo parlando di Manuel Foresta e in questa intervista che ci ha gentilmente concesso ci ha parlato del suo nuovo singolo “Se fossi ancora qui”, pubblicato con l’etichetta milanese RustyRecords, del suo primo album che è in fase di lavorazione, della partecipazione a “The Voice of Italy” e del suo sogno di partecipare al Festival di Sanremo e di collaborare con Carmen Consoli.  

Manuel, com’è nato il tuo singolo “Se fossi ancora qui” e come è stato scelto il video?    
 
“Io e il mio produttore artistico Davide Maggioni cercavamo una canzone che potesse esprimere il mio punto di vista e anche i miei gusti musicali. Ho in me questa passione per la musica tradizionale, infatti nella canzone “Se fossi ancora qui”, essendo un tango, sono presenti strumenti tradizionali come il pianoforte, la fisarmonica, ma mi piace anche il gusto moderno del contemporaneo e quindi abbiamo pensato di rielaborare le due cose insieme, mescolarle tra di loro ottenendo un risultato che avesse dei suoni che mi contraddistinguessero e spero di esserci riuscito. In realtà poi la scelta del tango va di pari passo, perché è la tradizione per antonomasia, un genere musicale molto passionale e molto forte e sin dalla prima volta che ho sentito questo brano ho pensato alla storia che ci potesse essere dietro e mi sono immaginato una passione forte, un’empatia ai massimi livelli. Per questo poi nel video abbiamo deciso di rappresentare una storia raccontata dal ballo, dal tango, ma con protagoniste due donne, perché ci sembrava che fosse l’espressione massima della sensualità, dell’empatia, della sintonia tra i due partner e quindi ci divertiva molto, lo trovavamo molto significativo. Per questo con delicatezza e sensibilità abbiamo cercato di riproporre questa tematica”.
 
Quando hai capito che avresti voluto fare il cantante?
 
“Mia madre recitava a teatro e quindi mi portava a tutte le prove, sono cresciuto a pane e Pirandello, perché loro facevano sempre spettacoli tratti dai testi di Pirandello. Io sapevo tutte le battute a memoria, guardavo il palco e mi affascinava come realtà, la ribalta era qualcosa che suscitava su di me un fascino indescrivibile. Non sapevo ancora in quale forma potessi esprimere questa esigenza di comunicazione, l’ho scoperto durante l’adolescenza, verso i quindici anni, perché prima ero molto timido, introverso, poi crescendo ho trovato questo canale di comunicazione e non ne ho potuto più fare a meno, perché era una forma di espressione che mi affascinava, mi faceva veramente stare bene, e tuttora esercita questo effetto su di me”.
 
Nel 2012 hai preso parte alla prima edizione del talent “The Voice of Italy”, entrando a far parte del team Carrà. Che esperienza è stata?
 
“E’ stata un’esperienza inaspettata innanzitutto, perché io ho cercato di fare anche altri talent, però ero molto piccolo, ero giovane, ci ho provato e ho avuto tante porte in faccia. Quando non cercavo più di fare un’esperienza del genere, ma in realtà ero anche un po’ disilluso, facevo musica semplicemente per il gusto di farla, è capitato “The Voice of Italy ”. Il provino è arrivato al momento giusto, mentre ero a Milano, non sapevo neanche che ci fossero i casting, mi sono presentato e la mia vita è cambiata da un momento all’altro. Questo treno poteva travolgermi, io l’ho preso al volo anche con un po’ di incoscienza, però mi ha aiutato molto perché ho vissuto questa esperienza proprio come un gioco, sono cresciuto molto, e poi avere a che fare con personaggi come Raffaella Carrà, lavorarci tutti i giorni, non poteva che farmi bene”.
 
Dopo “The Voice of Italy” hai aperto i concerti di importanti artisti come Malika Ayane, Alex Britti, Raphael Gualazzi, Simona Molinari, Renzo Rubino…
 
“La cosa migliore che mi potesse capitare è stata l’esperienza live, la realtà televisiva è un po’ ovattata, diversa dalla realtà vera del palco, in cui incontri la gente faccia a faccia. L’esperienza live è stata molto costruttiva, prima di tutto perché ho incontrato un pubblico che non era il mio, e che quindi molto spesso non sapeva neanche chi fossi, ed è stato meglio così perché ho dovuto dare il massimo ad ogni appuntamento, per convincere il pubblico di questi grandi artisti a darmi una possibilità, ad ascoltarmi, ad interessarsi a me, è stato molto stimolante. In questo mi sono stati d’aiuto gli artisti che ho avuto la fortuna di incontrare, perché con me sono stati tutti molto affettuosi, hanno dispensato consigli che sono andati oltre il concerto stesso, che si sono protratti nel tempo. Da ognuno di questi artisti ho cercato di trarre qualche insegnamento, qualche aspetto che mi colpiva e che mi mancava, cercando di portarlo nella mia esperienza e di poterlo ritradurre la volta successiva sul palco come se fosse anche un po’ mio”.
 
C’è un cantante che ammiri e con cui ti piacerebbe collaborare?
 
“Io sono un fan scatenato di Carmen Consoli, l’ho seguita tantissimo da ragazzo, nei live, nei concerti, facevo veramente indigestione della sua musica. Chissà, magari non succederà mai, però diciamo che mi piacerebbe poterla conoscere, poter lavorare con lei artisticamente perché è un’artista che apprezzo e ammiro molto, e secondo me tra gli esponenti del cantautorato italiano è quella che ha quel briciolo in più, quella caratteristica che mi affascina e mi piace tanto”.
 
Hai sfiorato la partecipazione al Festival di Sanremo 2014 con il brano “Quello che sono”. Il palco dell’Ariston rimane ancora uno dei tuoi sogni?
 
“Sì, perché comunque per un artista emergente il palco dell’Ariston è qualcosa di importante. Pensa, io sto per laurearmi in architettura e da piccolo facevo questa cosa strana, seguivo il Festival di Sanremo con un foglio davanti e mentre canticchiavo le canzoni che già dopo il primo ascolto conoscevo, disegnavo delle ipotetiche scenografie per il palco. E’ una cosa che mi ha affascinato fin da piccolo e mi piacerebbe molto parteciparvi. Certo non capiterà mai oppure capiterà, io questo non posso saperlo, sicuramente, anche se inizialmente sono rimasto deluso dall’esclusione, sono contento con il senno di poi di non aver partecipato l’anno scorso, perché con cognizione di causa ho capito di aver ancora bisogno di tempo per crescere. Spero che mi capiti Sanremo in un momento in cui sono pronto, per non bruciarmi una possibilità che potrebbe rivelarsi una vetrina tra le più importanti per la carriera di un giovane artista emergente”.
 
Stai lavorando al tuo primo album, ci puoi dare qualche anticipazione?
 
“Questo primo singolo “Se fossi ancora qui” è la vera anticipazione del nuovo album, ci saranno suoni tradizionali rielaborati da quelli elettronici, ci sarà divertimento, ci sarà spazio anche per me per potermi mettere alla prova con la firma di alcuni brani che ho scritto, perché secondo me, nel momento in cui hai qualcosa da dire, è importante cercare di dirlo con le tue parole e non utilizzare sempre quelle degli altri”.
 
Oltre alla lavorazione del disco, quali sono i tuoi prossimi progetti?
 
“Sono nel pieno dell’attività live, cantare nelle varie città per me è un piacere. Sarò il 5 agosto a Trecchina (PZ), per un concerto tutto mio e poi potete vedere tutte le altre date sulla mia pagina Facebook: www.facebook.com/ManuelForestaOfficial”.

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