Bronzi di Riace alla moda... settembre 10, 2014 \\

GERALD BRUNEAU, LA STUPIDITA' UMANA, QUANDO L'ARTE SI TRASFORMA IN MERDA, IL FOTOGRAFO CHE “TRUCCÒ” IL BRONZO DI RIACE BELLO E MUSCOLOSO CON TANGA E CORONCINE, REGALA LE IMMAGINE INEDITE DELL'ALTRO BRONZO, E RACCONTA DI UN SOGNO...“IL VECCHIO” -  “ORA FOTOGRAFANDOMI NUDO O VESTITO DA PAGLIACCIO, NON VEDRAI MAI LA MIA VERITÀ. SERVE UN VELO, PER NON UCCIDERE IL MIO MISTERO, PER NON EVAPORARE LA MIA ANIMA...”
gerald bruneau il bronzo di riace b
Last night, I had a dream…
 
di Geraphin Brunur
 
Stanotte ho fatto un sogno.
Stavo dormendo nel silenzio della mia stanza, quando all'improvviso mi sono svegliato. Ho aperto gli occhi a fatica.
Il secondo bronzo di Riace, quello meno celebre e un po’ più malandato, B detto “il vecchio”, era seduto sul bordo del mio letto.
Aveva un’aria disincantata e un po’ delusa, lo sguardo del suo unico occhio perso in un invisibile punto davanti a sé. E voglia di parlare.
 
“Ci sei cascato anche tu, eh?”, ha cominciato con una voce sussurrata e graffiata, immaginatevi un Tom Waits prima del primo caffè del mattino. “Volevi fare arte, e sei finito in una polemica mondana dove ti hanno ridotto a un cinico farfallone della cultura, al fotografo artista pop in cerca di facili scandali estivi, se non a un agente segreto dell’Expo milanese. Gerald Bruneau che ritrae in modo degradante con accessori femminei lo statuario bronzo A, detto dagli esperti d’arte “il giovane”.
 
Sei rimasto anche tu invischiato nella rete di quel narcisista che mi accompagna da qualche millennio, dei suoi addominali scolpiti, dei muscoli tesi e lo sguardo ebete dell’uomo che non nutre dubbi. Hai fatto due più due uguale quattro: altro che artista rivoluzionario e provocatore. Ti sei comportato come un conformista. Tu lo scorso inverno mi hai clamorosamente snobbato perché più vecchio, meno aitante e spregiudicato del mio sodale, cedendo al pregiudizio cosmetico della tua epoca, dal momento che uno dei miei occhi è andato perduto nel corso della mia lunga permanenza negli abissi calabri”.
 
Avrei voluto dirgli che non è stato così, che avrei voluto fotografare anche lui, ma che alla fine non mi è stato permesso. Ma dalla mia bocca continuava a non uscire neanche un suono. Lui ha continuato:

“E poi, sai, c’è un vantaggio nell’avere un solo occhio: vedi le cose come se fossero tutte unite, fuse tra di loro, come una sola realtà senza soluzione di continuità. E questo ti avvicina alla verità”.
 
Continuavo a non capire. Lui si è fermato. Si è avvicinato di più, e ha cominciato a sussurrarmi accanto all’orecchio:
 
“Ora però, lascia che ti spieghi una cosa. Lo so che hai una certa età, ma è poca cosa rispetto alle mie migliaia di anni. Quando la donna del museo, l’arguta soprintendente Bonomi, ti ha detto che la sola foto degna del tuo talento era quella con il velo, forse tu non l’hai capita. Forse la signora non parlava del velo da sposa, ma di quello della verità. Sai cosa insegnava Parmenide di Elea sulla verità?
 
Avrei voluto rispondergli che avevo un vago ricordo, da ragazzo, di questa cosa, un ricordo scolastico. Mi ha guardato come se avesse letto il mio pensiero, e ha continuato:
 
gerald bruneau il bronzo di riace b
“Parmenide diceva che la Verità è così potente, da annullare il mondo. La parola greca per verità è Aletheia. Che vuol dire togliere il velo. Ma il paradosso è che una volta senza veli, donata nuda ai soli sensi, la verità non esiste più. È inesprimibile. La verità deve essere ri-velata. Perché sia rivelata, bisogna rimetterle il velo, il velo della ragione. Insomma, la sovrintendente Bonomi, nella sua antica e cristallina saggezza ti aveva indicato la strada più autentica della verità, caro Bruneau: in luogo dei mortificanti ammennicoli muliebri che hai utilizzato, l’unico oggetto capace di rivelare quel che nessuno può vedere con i soli occhi, è il velo: il velo della verità, quello che necessariamente cela quel che esiste e non può essere tolto senza far svanire la verità che cela. Fotografandomi nudo o vestito da pagliaccio, tu non vedrai mai la mia verità.. C’è bisogno dell’ultimo velo, per non uccidere il mio mistero, per non evaporare la mia anima”.

 gerald bruneau il bronzo di riace b
L’ho guardato. È rimasto per un po’ in silenzio, ignorandomi. Alla fine ha concluso: “Ma la domanda a cui non si sfugge è: cos’è la Verità? E’ unica o esistono tante verità? La Verità è nel tempo della vita o è fuori, immobile, eterna? La Verità muta o è sempre uguale a se stessa? Ma soprattutto: è davvero così importante trovarla, la Verità, o forse l’unica cosa che conta è cercarla, inseguirla, senza sapere che strada si prenderà”?
 
Di fronte al mio sguardo un po’ perso, finalmente B mi ha guardato negli occhi col suo unico occhio, sorridendo, e mi ha fatto cenno di seguirlo. Si è alzato e mi ha preso per mano, e attraverso la porta della stanza abbiamo raggiunto le sale vuote del museo, ancora immerse nel buio della notte: tutto sembrava più grande e meno banale di com’era nei miei ricordi.
raccolto il velo da terra, poi lo ha indossato a suo modo, e mi ha chiesto di fotografarlo. Io ho annuito senza parlare: ero io a esserne incapace, i ruoli si erano invertiti, solo lui aveva la facoltà della parola, non io. Sentivo le mie labbra immobili, mentre i miei occhi e le mie sopracciglia cercavano di trasmettergli qualcosa che lui non afferrava. Non sapevo come immortalarlo, avevamo lasciato la macchina fotografica nella mia stanza da letto, e non avevo idea di come tornare indietro.
Ma nel momento in cui ho cominciato a guardarlo, non appena chiudevo per un istante gli occhi, sentivo dentro di me l’inconfondibile scatto meccanico di una vecchia Reflex con il motore a pile. Quel suono, quel movimento delle palpebre che sembrava guidato da qualcun altro e fuori del mio controllo, mi ha cullato fino a farmi tornare nel nero più nero del sogno senza immagini.
 
Poi, di mattina, mi sono svegliato con un desiderio di riguardare i miei scatti alla luce di quel che mi aveva detto B. Ho cercato la scheda, e l’ho messa el computer. Alla fine degli scatti che ricordavo, ce n’erano altri cinque che raffiguravano B nel buio, come nel sogno. Non ricordavo di averli fatti, eppure erano lì, alla fine del servizio fotografico dello scorso febbraio.
 
Così ho deciso di pubblicarli.

 gerald bruneau e la performance con i bronzi di riace 2
Certo, ha dell’incredibile pubblicare le immagini di un sogno.
 gerald bruneau e la performance con i bronzi di riace 5
Eppure, io quelle immagini non ricordo di averle mai scattate.

Facebook
Disclaimer.

Le foto presenti su www.culturalclassic.it sono state in larga parte prese da Internet,e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione - indirizzo e-mail info@culturalclassic.it, che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.

Photo Stream.
Chi Siamo

Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

Privacy Policy