il professore Pirlo parla del suo lavoro e scopriamo.... ottobre 31, 2014 \\

Il professore Pirlo parla del suo lavoro di ricerca e apre le porte ad un mondo giuridico informatico..... tutto da scoprire 

Come è nata l'idea di intraprendere la sua carriera professionale nell'ambito dell'informatica ?

Una grande passione. Capii sin da ragazzo come l'informatica poteva essere per me una "chiave" per affrontare problemi diversi e sviluppare soluzioni innovative. In altre parole rappresentava uno strumento utile per poter applicare conoscenze e creatività in domini diversi. In anni di lavoro ho collaborato con chirurghi e ingegneri, agronomi e veterinari di ogni parte del mondo. Dopo oltre trent'anni di lavoro nel settore dell'informatica direi che certamente questa carriera non ha disatteso le mie speranze. 

Lei diventa ricercatore nel 1991 e i suoi interessi di ricerca sono nell'ambito della Biometria, del Pattern Recognition, dei Sistemi Intelligenti, dell'aritmetica per il calcolo, delle tecnologie multimediali e dell’e-Learning; ci racconta brevemente gli ultimi risultati della sua ricerca?  

Riassumere i risultati di trenta anni di ricerca non è facile. Di recente ho ottenuto risultati importanti sviluppando nuove tecniche di "failure prediction" in grado di apprendere automaticamente dall'analisi di dati le condizioni che possono preannunciare possibili condizioni di malfunzionamento di sistemi complessi. Lo sviluppo di tali sistemi automatici per la predizione di condizioni critiche potrà in futuro essere applicata in molti settori che vanno da quello finanziario a quello sanitario, dal settore automobilistico e del sistema dei trasporti a quello della formazione.

Il suo ultimo libro è "Puglia Digitale", di cosa tratta? 

Puglia Digitale è un volume, edito dall'Università di Bari, che "fotografa" lo stato di implementazione dell'Agenda Digitale e delle Smart City in Puglia. Sebbene se ne parli tanto l'implementazione dell'Agenda Digitale e delle Smart City in Italia rischia infatti di arenarsi se non sostenuta sia da un punto di vista economico, ma anche della diffusione di una adeguata "cultura digitale". Il volume cerca di far emergere la rete di innovatori del territorio favorendo una maggiore consapevolezza dei cittadini verso le trasformazioni in atto.

Lei ha pubblicato oltre 200 lavori in vari campi, tra i quali quello del "distance learning"; ci spiega le possibilità future di sviluppo di tale metodo? 

In un mondo in grande e continua trasformazione avremo tutti sempre più l'esigenza di adottare strategie di formazione continua per rimanere integrati nel tessuto produttivo. Il "Distance Learning" consente a tutti, attraverso l'ausilio della tecnologia, di poter accedere a percorsi di formazione senza limitazioni di spazio e di tempo. Con un tablet o un semplice smartphone siamo già adesso in grado di fruire corsi e scaricare materiale didattico. In futuro dovremo sempre più imparare a utilizzare al meglio queste tecnologie.

Lei è revisore di molte riviste internazionali, ha partecipato a comitati scientifici di numerose Conferenze Internazionali è membro di numerose associazioni internazionali; Qual è stata l’esperienza professionale più coinvolgente ?

L'ultima. Pochi mesi fa sono stato invitato in Cina per tenere dei seminari scientifici. Mi sono ritrovato in una città blindata a causa di frequenti atti terroristici e con l'esercito che pattugliava le strade. Ciò nonostante ho avuto una grande accoglienza da tutti, specialmente dai colleghi cinesi e dai loro studenti, contenti di avere un professore italiano che faceva loro visita. 

Di cosa si sta occupando attualmente ? 

Ultimamente sto affrontando con altri colleghi stranieri i problemi legati all'uso della firma grafometrica, la firma con cui ognuno di noi impara sin da piccolo a sottoscrivere un documento. Abbiamo capito molte nuove caratteristiche straordinarie legate alla firma grafometrica studiando come essa trasferisce informazioni del firmatario non solo relative alle sue caratteristiche fisiche, ma anche a quelle emozionali. Oggi siamo alle soglie di nuovi risultati molto utili legati alla possibilità di diagnosticare precocemente importanti malattie neurodegenerative attraverso l'analisi di una firma manoscritta. Temi quindi di grande interesse sia teorico che applicativo, proprio come deve essere una buona ricerca.

Lei parteciperà all'apertura dell'anno sociale della Napoli Cultural Classic l'8 novembre a Benevento, che cosa pensa dell'associazionismo senza scopo di lucro, per la diffusione della cultura? 

Il ruolo dell'associazionismo per la diffusione della cultura è molto importante e presto diventerà fondamentale. La diffusione della cultura non può restare infatti appannaggio esclusivo di istituzioni come scuola e università. Nella società del digitale che stiamo costruendo diventa sempre più importante che la cultura venga diffusa attraverso meccanismi destrutturati. In questo scenario sono le associazioni che avranno un ruolo sempre maggiore e con maggiore responsabilità sociale. 

Lei è professore associato del dipartimento d'informatica presso l'Università di Bari, come nasce la sua passione per l'insegnamento? 

L'insegnamento universitario è la mia professione, che amo profondamente. Il rapporto con gli studenti e con la comunità scientifica internazionale, rappresentano due mondi complementari in cui amo esprimermi, sia pure seguendo modalità differenti, ma con la stessa onestà e ponendo grande impegno. L'idea che mi guida è quella di poter "usare" la conoscenza a favore della società e delle persone, in modo condiviso ed inclusivo.

Che cosa consiglierebbe ai giovani che attualmente nel nostro paese, considerata l'attuale situazione socio economica, vorrebbero intraprendere la carriera di ricercatori?  

Ai giovani suggerirei di impegnarsi tanto nello studio. Oggigiorno non solo è necessario laurearsi ma si deve essere realmente competenti in qualcosa per poter avere spazio in una società con spazi reali sempre più limitati. Consiglio anche di appassionarsi a qualcosa. E' la passione che permette di superare i propri limiti, di non sentire la stanchezza e di non abbattersi di fronte alle inevitabili difficoltà. Insomma cuore e coraggio!

Quali sono i suoi sogni per il futuro ?

I miei sogni per il futuro sono numerosi e ambiziosi esattamente come lo erano quando ero un ragazzo. Per fortuna, andando avanti negli anni, i miei sogni sono sempre meno riferiti a me e sempre più riferiti agli altri. Per il prossimo futuro spero di poter continuare sempre meglio, con l'impegno profuso nel lavoro e le mie competenze, a sostenere lo sviluppo del mio territorio e della gente che lo abita. 
a cura di katiuscia Verlingieri

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