Stefano Muroni ...se uno non vuole morire, deve diventare l’agente di se stesso, forse di più, l’imprenditore di sé stesso.. febbraio 2, 2015 \\

Stefano Muroni si confessa in esclusiva per la Cultural Classic ..
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Quanto conta per te la recitazione come passione e quale ricaduta umana e morale ha avuto sulla tua formazione artistica la possibilità di nascere e crescere  in una regione come l’Emilia Romagna, da sempre multicolore e all'avanguardia pur conservando le proprie radici?
Fin da bambino sognavo di fare l’attore. Non era il solito sogno che si ha da piccoli. Il mio lo sentivo diverso. Era più una visione, un punto fisso che avrei dovuto raggiungere in futuro. Ed è stato certamente anche grazie alla mia terra se fino ai 18 anni ho potuto godere di un’approfondita formazione del mestiere, benché fosse ancora amatoriale. A 10 anni sono entrato al Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara in pianoforte (ho sempre pensato che un bravo attore dovesse conoscere la musica, avere un ottimo senso del ritmo); a 12 anni ho iniziato a frequentare i corsi di teatro del mio primo maestro di recitazione, Massimo Malucelli, con cui ho studiato fino al giorno prima di partire per Roma; a 14 anni mi sono iscritto al Liceo delle Scienze Sociali G. Carducci, indirizzo Discipline dello Spettacolo, il quale mi ha dato la possibilità ogni anno di esibirmi come protagonista in un teatro prestigioso della città in un’opera teatrale. Poi partecipavo a cineforum, a eventi culturali cittadini, conferenze, festival. Insomma, la mia terra mi ha fornito i mezzi necessari per soddisfare quei miei primi stimoli di ragazzo. Poi a 18 anni sono scappato a Roma. Ed è iniziata una nuova storia.
E’ importante frequentare una scuola di recitazione per diventare un buon attore, giacché ti sei diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, diretto da Giancarlo Giannini?
Per fare questo mestiere e durare nel tempo è indispensabile una formazione artistica all’interno di una scuola internazionale riconosciuta. Troppo spesso passa l’idea che se hai un bel faccino e partecipi a certi programmi o reality, hai la seria possibilità di finire a fare tv o a fare fiction. A parte che questa cosa succede per lo più in Italia, ma è anche vero che questi personaggi rimangono sulla cresta dell’onda un anno, un anno e mezzo, poi scompaiono nel nulla, non avendo alla base una adeguata formazione e professionalità. Tutto questo sistema di soldi, falsa immagine, gossip, fidanzamenti intrecciati, pseudo notorietà, non c’entra assolutamente nulla col mondo dell’attore, del cinema, del teatro. Che lo si dica ai giovani: volete trasformare il vostro sogno in mestiere per i prossimi 50 anni? Provate ad entrare in una scuola prestigiosa e studiate come dannati; forse così avrete una possibilità di realizzare il vostro obbiettivo. Altre strade non ne conosco. Per quanto mi riguarda, entrare al CSC ed essere scelto da Giancarlo Giannini è stato realizzare quel sogno che avevo da bambino. Prima ero solo uno che avrebbe voluto fare l’attore. Dopo tre anni di CSC ero un attore professionista. Così è iniziata la mia avventura in questo mondo.
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Tante partecipazioni importanti come attore costruendo personaggi interessanti anche dal punto di vista psicologico: quale il personaggio più vicino a te per le emozioni che ti ha trasmesso portandolo in scena o sul video?
Sono contento che hai notato il fattore “psicologico” dei personaggi che ho interpretato. In effetti, dopo lo studio “classico” sul personaggio, esploro minuziosamente la parte conscia e inconscia della persona che andrò ad interpretare. Ti dico di più: spesso parto a studiare il personaggio dai suoi silenzi. Sono importanti le parole ma ancora di più le pause, i silenzi tra le battute. Lì sta, secondo me, la verità del personaggio, o comunque la sua parte più intima, quella più nascosta. Questi silenzi li ho sperimentati nel personaggio di Leonardo, il giovane operaio che interpreto nel film “La notte non fa più paura”, opera prima di Marco Cassini. Leonardo l’ho sentito per certi versi simile a me, non tanto dal punto di vista caratteriale, quanto dal punto di vista emotivo: lui era un operaio che aveva perso tutto a causa del terremoto d’Emilia del 2012; un po’ come mi sentivo io all’epoca: quando ho visto la mia terra inghiottita dal fango e i miei paesi distrutti, mi sono sentito per molto tempo perso, incredulo. Ancora adesso, a volte, di notte mi sveglio sudato. 
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Giunge voce che parteciperai con il cortometraggio “Tommaso”, partito da una tua idea drammaturgica, al premio festival Corto Cinema Cultural Classic. Di cosa parla?
Penso che la mia generazione abbia una grande responsabilità nei confronti del pubblico ma, ancora di più, nei confronti di quelli che verranno dopo di noi. O continuiamo a mettere in scena i telefoni bianchi del XXI secolo, producendo continuo deserto culturale, oppure cerchiamo di indagare e raccontare la realtà intorno a noi, in senso critico, per cercare di lasciare una nostra prospettiva dell’attualità a quelli che guarderanno le nostre opere fra cinquant'anni. L’eutanasia mi sembrava fosse un tema attualissimo, oltre che delicato, e come attore sentivo l’esigenza di affrontarlo. Trattarlo attraverso un personaggio legato alla chiesa, un giovane seminarista che interpreto, ha significato per me portare all'estremo alcuni sentimenti umani che spesso vengono soffocati dal falso buonismo acclamato dalla maggioranza. Inoltre, con questo lavoro, ho avuto l’onore di recitare a fianco di due mostri sacri come Monica Guerritore e Giulio Brogi. Insomma, è un progetto di cui  vado molto fiero.
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Sei uno dei protagonisti con Walter Cordopatri della pellicola “La notte non fa paura – Terremotati” opera prima di Marco Cassini, una brutta pagina raccontata attraverso una  storia di dolore e di riscatto, uno schiaffo alle istituzioni che arrivano sempre in ritardo. Raccontaci…
Rispondere è difficile. La mia terra è quella bella isola felice che ti dicevo poca fa, dove se hai talento e voglia di fare, hai delle porte a cui bussare. Però è anche quel luogo dove vige la politica dell’equilibrio tra poteri forti, e se tu provi a toccare quell'equilibrio puoi trovare difficoltà. In poche parole, il film, all'inizio, non è stato aiutato praticamente da nessuna istituzione e impresa ferrarese (solo la Provincia di Ferrara e Vittorio Gambale, oltre che da una privata, Maria Rita Storti, la nostra prima produttrice, che ringrazio ancora di cuore) perché si pensava fosse un film che mettesse in cattiva luce la figura dell’imprenditore e le stesse istituzioni. Nulla di tutto questo avviene nel film. La nostra è una storia sincera, onesta, di amicizia, dove esiste un sostanziale equilibrio tra gli operai e gli imprenditori. Non abbiamo fatto politica, solo raccontato il quotidiano di gente comune destabilizzata da un terremoto inaspettato. Non vedo l’ora di far vedere il prodotto finito a tutti quelli che mi hanno detto di no, semplicemente per far loro capire che hanno perso una grande occasione per dimostrare a tutti che, a volte, si può fare buona arte al di là di equilibri politici da conservare.
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A cosa ti stai dedicando ora e quali i tuoi prossimi impegni?
Fortunatamente, sono sempre in movimento. A gennaio ho avuto delle repliche teatrali di “Canale Mussolini”, regia di Clemente Pernarella, tratto dal romanzo omonimo di Antonio Pennacchi, Premio Strega 2010, dove interpreto il sindacalista/fascista Edmondo Rossoni. Ho concluso da poco le riprese di un videoclip per la televisione e per alcuni siti web per commemorare i 70 anni dalla liberazione; sto continuando a lavorare sul mio terzo film (ancora top secret) e molto molto altro. Oltre all’attore, ho aperto ad ottobre, a Ferrara, la prima scuola di recitazione in Italia per adolescenti, il Centro Preformazione Attoriale, dove gli allievi vengono pre-formati per le audizioni per le più importanti scuole di recitazione nazionali e internazionali. La scuola è patrocinata dal Comune della città, appoggiata culturalmente dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed è in collaborazione col Giffoni Film Festival. Quindi anche con la scuola e coi miei ragazzi (oltre una ventina di adolescenti, tutti bravissimi!) ho un bel da fare!

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C’è spazio per il tuo lavoro in Italia?
In Italia, per quanto mi riguarda, è finita l’era dei provini, delle chiamate, dei casting. Nessuno ti cerca. C’è pochissimo lavoro. E se c’è, c’è per i soliti noti. Allora, se uno non vuole morire, deve diventare l’agente di se stesso, forse di più, l’imprenditore di sé stesso. Io, almeno, sto facendo così: mi attornio di collaboratori qualificati, scriviamo la storia, cerchiamo i finanziamenti, interpreto il mio personaggio, cerchiamo i festival e i distributori. Ed è bellissimo: il pubblico inizia a seguirti, la critica inizia a scrivere belle parole sul tuo lavoro, hai la possibilità di recitare (con progetti scritti di tuo pugno) con i già citati Guerritore e Brogi, ma anche col grande Giorgio Colangeli, il quale interpreta mio padre nel film “La notte non fa più paura”. Certo, è un processo molto più lungo rispetto a quelli che puntano solo sulla faccina e la partecipazione a certi programmi. Ma è anche vero che quando arrivi, arrivi con onestà intellettuale, buona qualità e sana gavetta. E arrivi solo tu. Non devi ringraziare nessuno.


Che cosa pensi del nuovo modo di fare produzioni di fiction attraverso il web, visto che tu  hai interpretato da protagonista  la serie web in 7 episodi dal titolo  “Weirless War”, diretta da Luigi Mascolo, in fase di postproduzione e in uscita entro l’anno?
Penso che il web sia un luogo buono dove poter sperimentare molte cose. Nuovi stili di regia, di recitazione, di serialità, nuovi spunti creativi. Ma è anche vero che, per adesso, si parla di un pubblico alfabetizzato al bello davvero limitato. E se non è questione di pubblico, forse è lo spazio web che viene utilizzato come luogo di svago. Non è un caso che i video più visti siano quelli più demenziali. E’ forse ancora un luogo troppo di relax, di svacco, dove la gente ci entra per non pensare, magari per rilassarsi dal lavoro stressante o dal troppo studio all'università. Tutto può essere. Dico che, per adesso, è difficile puntare alla qualità e al successo, sul web. Il web ha grosse potenzialità artistiche, ma queste potenzialità dobbiamo ancora scoprirle, capirle, intuirle.
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Quale regista vorresti conoscere e stringere la mano per poi fare un bel film?
Amo i “miei” registi, quelli italiani. Tutti, indistintamente. Soprattutto quelli che si stanno ammazzando per costruire la loro opera prima. Loro forse sono i migliori perché vedono nel cinema ancora una necessità d’espressione. Per quanto mi riguarda, comunque, non metto in primo piano il nome del regista. Accetto di partecipare ad un progetto solo se la storia mi dà un nuovo punto di riflessione su quel determinato tema trattato e, ovviamente, se il mio personaggio possiede una consistenza drammaturgica. E’ la storia che mi spinge a dire sì, non il nome del regista. Poi, non nascondiamoci dietro un dito: se i Taviani mi chiamano ad un loro film, ci vado molto, ma molto volentieri!

Come attore sei ispirato a qualcuno in particolare?
Amo il rigore che aveva Gian Maria Volonté. La sua onestà al lavoro, il suo non scendere mai a compromessi. La sua maniacale determinazione nel vivere il mestiere dell’attore come una condizione esistenziale, il suo dare al lavoro un profondo senso etico e morale e, soprattutto, la sua convinzione che il mondo, la società, poteva cambiare in meglio anche solo attraverso un monologo, o un’alzata di sopracciglio, un silenzio. Non mi ispiro a Volonté, ma rimane l’unico attore che sento più vicino al mio modo di vedere la mia professione.
Riesci a trovare spazio anche per altro? Per lo studio? La famiglia? Gli amici e l’amore?
La mia vita è il mio mestiere. Io studio, leggo, parlo con le persone, cammino per strada, in funzione dell’attore. Tutto è bagaglio indispensabile per recitare. L’attore lavora ogni giorno, non si ferma mai. Non timbra il cartellino alle 8 e stacca alle 17. L’attore vive sempre. E questo è bellissimo: i tuoi hobbies, le tue passioni, il tuo tempo libero, tutto confluisce sempre là, verso il tuo sogno che avevi da bambino. Poi, certo, il tempo per la mia famiglia e i miei pochi amici del paese lo trovo sempre, guai non trovare il tempo per le persone che ti vogliono bene. Per quanto riguarda l’amore, dopo tanti anni in cui ho vissuto una favola, pensavo di averlo trovato per sempre. Ma le cose finiscono. E la favola è stata distrutta, anche senza rispetto. Il problema è che io non riesco a deprimermi. Tutte le delusioni le trasformo involontariamente  in benzina per dare gas ai miei sogni. Alla fine, vivo solo per quelli. Non riesco a dimenticare quel bambino che ero, che si faceva in quattro per studiare e la sera andava a fare i laboratori di teatro, o quel ragazzo di 18 anni pieno di speranze che è partito per Roma ormai 7 anni fa da Tresigallo col sogno di fare l’attore. Quel ragazzo sento che spesso mi guarda e mi chiede se sto rispettando i suoi sogni. Io devo rispettarli, non posso deludere quel bambino, quel ragazzo che ero, che sono. Quindi, mi dispiace per quelli che mi hanno tradito, deluso o trattato male: non sono riusciti a scalfirmi nemmeno di una virgola. Ah, comunque adesso sono di nuovo innamorato. Non te l’aspettavi, eh?    
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Un sogno nel cassetto?
Ho ancora molti sogni nei cassetti. Sto semplicemente costruendo le chiavi per aprirli tutti. Ti garantisco che è solo questione di tempo.



Redazione Napoli Cultural Classic

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