un presidente... giugno 14, 2015 \\

PRIMA SCHERZA CON TARANTINO SU MR WOLF E POI OSPITA A CASTEL PORZIANO UNA COLONIA DI DISABILI: VUOI VEDERE CHE “IL VECCHIO SICULO” RIESCE A “SCONGELARE” IL QUIRINALE E A RENDERLO UMANO?

Ceccarelli: “Il personaggio di Mattarella sfugge un po’ ai canoni del suo cliché, la Mummia appunto, sia a quelli di una classe politica caratterizzata da pervicace egoismo – castale o meno che lo si voglia designare. Stai a vedere che, inaspettato cinefilo, sa di qualche film in cui la mummia si toglie le bende e sempre a sorpresa fa quello di cui c’è bisogno”…

SERGIO MATTARELLA E QUENTIN TARANTINO

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”
 

IN un’epoca di politici e potenti boriosi, furbetti, cattivisti e ciò nondimeno o forse proprio per questo del tutto inadeguati, le eccezioni valgono il doppio o anche il triplo, recando in sé il beneficio supplementare e rinforzato della sorpresa.
 MATTARELLA REGINA
E’ il caso dell’iniziativa del presidente della Repubblica che per il fatto stesso di averla annunciata, e ancor più posta in essere per dopodomani, ridimensiona assai il pur divertente soprannome che a Mattarella aveva affibbiato Dagospia: “la Mummia sicula”. Pareva di cogliere in quell’aspro nomignolo, di plausibile contagio grilloide, una sorta di rassegnazione del Quirinale rispetto alle possibilità di incidere sulla realtà politica, ormai allo sfacelo, quindi uno stato di irreale e disseccata immobilità, immersa nei secoli dei secoli. Ebbene, non è più tanto così.

 mattarella muti
E non solo perché il mese scorso il Capo dello Stato ha aperto alle visite un ulteriore e vasto pezzo del Quirinale, o perché l’altro giorno si è scoperto che la Mummia conosce addirittura i film di Tarantino, ne ricorda i personaggi tipo quello che in Pulp fiction “risolve problemi”, e li menziona a proposito, rivelando in tal modo un insospettabile brio.
 
Ora, è chiaro che tra Mister Wolf, il quale in pochi minuti riesce a restituire decoro all’interno di un’automobile piena di frattaglie, e lo slancio di ospitare a Castelporziano una colonia di disabili ce ne corre. E tuttavia nell’uno come nell’altro caso il personaggio di Mattarella sfugge un po’ ai canoni del suo cliché, la Mummia appunto, sia a quelli di una classe politica caratterizzata da pervicace egoismo – castale o meno che lo si voglia designare.

 
In questo senso, alla ricerca di qualche virtuoso precedente, ne “Il Quirinale dei presidenti” (Feltrinelli, 1982) di Matteo Mureddu, che prima come carabiniere e poi come funzionario lavorò per 40 anni sul Colle, felicemente si viene a sapere che nell’estate del 1949 Luigi Einaudi, e più di lui sua moglie, donna Ida, persona di grande animo, giusto nella tenuta di Castelporziano vollero ospitare parecchi “mutilatini” di guerra.
 

“Un giorno – si legge in quella autentica miniera di memorialistica palatina – la signora e il presidente si recano a visitarli sulla spiaggia, dove, in precedenza, avevano fatto portare dolciumi e giocattoli. Quando donna Ida si avvicina ai fanciulli e vede quei corpicini mutili e figurati, è percorsa da un brivido di orrore e scoppia a piangere. Einaudi, che è emozionato ma sa dominarsi, prende dolcemente per mano la moglie e l’accompagna dietro un casotto che serve da spogliatoio e da mensa. ‘Su, Ida non è bello che ti mostri così turbata... Ricorderesti ad essi le loro sventure, mentre giocano spensierati sulla sabbia. E forse i più grandicelli si sentirebbero umiliati...”.
 
Di qui a qualche minuto essa si rianima, si ricompone e ritorna dai piccoli e dalle suore che li accompagnano. Con un mesto sorriso sulle labbra, distribuisce i doni, coadiuvata dal marito e si trattiene poi lungamente fra i moncherini, gli occhi spenti e le carni straziate di quelle innocenti creature”.
 

Sembra una pagina del libro Cuore, ma è storia, o almeno memoria tornata viva per ricordare che il potere, nei momenti difficili, dinanzi alle sofferenze, non significa fare bella figura, ma caricarsi semmai qualche scomoda responsabilità in più. Forse gli italiani allora nemmeno ne furono informati; forse qualcuno ha ricordato questo lontano episodio a Mattarella; o magari ci è arrivato da solo – e sarebbe la migliore improvvisata.
Dopo di che, con qualche disincanto si può aggiungere che la tenuta presidenziale non si segnalò per molte altre scelte per così dire umanitarie.
 

In breve: Gronchi aveva paura che i golpisti proprio lì sbarcassero per sequestrarlo, e richiese un sovrappiù di sorveglianza (pare di ricordare che la formula della richiesta prevedesse militari “rotti a tutti gli sport”). L’autista di Segni, d’altra parte, si convinse che nella pineta la berlina presidenziale era stata sorvolata da un disco volante. Quindi Saragat si privò di un bel tratto di spiaggia per donarlo al pubblico, anche se in quel gli restava diede il via alle più micidiali carneficine di selvatici per “cacciarelle” fra potenti.
 
Quanto all’era di Leone, la più buffa leggenda narra che durante un pranzo organizzato in onore del feroce tiranno africano Idi Amin Dada, gli fu fatto credere che il personale di sicurezza presente a tavola fosse il governo italiano al gran completo. Mentre nel 1999 l’allora premier D’Alema volle recare a Scalfaro un dono gastronomico rappresentato dal cuoco Vissani che fece così il suo ingresso nelle cucine di Castelporziano. Dello storico pasto si conosce il menu, cosìcome sui giornali circolò anche una foto celebrativa – chissà se ufficiale o trafugata.

Di tutti i possibili esempi, insomma, Mattarella ha scelto il più nobile. Stai a vedere che, inaspettato cinefilo, sa di qualche film in cui la mummia si toglie le bende e sempre a sorpresa fa quello di cui c’è bisogno.
 

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