IL MONDO SPIETATO DELLA MODA NON HA PIETA' DI NESSUNO marzo 21, 2016 \\

 IRINA LIVSHUN, MODELLA RUSSA DI 31 ANNI, SI E’ SUICIDATA DANDOSI FUOCO PERCHÉ ERA CONSIDERATA VECCHI. NON LA FACEVANO PIÙ LAVORARE, GLI STILISTI LE PREFERIVANO RAGAZZINE APPENA MAGGIORENNI. ERA CADUTA IN DEPRESSIONE, SI ERA ISOLATA E PIÙ VOLTE AVEVA MINACCIATO DI TOGLIERSI LA VITA. QUALCUNO DICE CHE AVESSE ANCHE ACCUMULATO QUALCHE DEBITO...
LA STESSA TRAGEDIA S’ERA GIÀ VISTA CON RUSLANA KORSHUNOVA, GIÀ TESTIMONIAL DI MARC JACOBS, NINA RICCI E DKNY. UN GIORNO APRÌ LA FINESTRA DEL SUO APPARTAMENTO DI MANHATTAN E SI LANCIÒ NEL VUOTO DAL NONO PIANO. ERA IL 2008, AVEVA SOLO 21 ANNI
Elvira Serra per il “Corriere della Sera”
 
Aveva solo trentun anni. Ma la consideravano troppo «vecchia» per sfilare. Irina, modella russa, si è data fuoco ed è morta nella sua casa di Almaty, in Kazakistan, dove si era trasferita per provare a continuare la sua carriera. Gli amici ultimamente raccontano: Irina soffriva perché non la facevano più lavorare. Una delle prime frasi che aveva postato sul suo profilo Instagram era questa: «Non sei nato vincente; non sei nato perdente. Sei nato per scegliere». Irina Livshun ha scelto di morire.

 
Era nata il 4 giugno, aveva 31 anni. Troppi, per continuare a lavorare. Il confronto con le altre era spietato. In un mondo in cui la popolarità si misura con il «like» sui social network, lei capiva di non essere nessuno. Due follower su Twitter, quarantaquattro su Instagram, trentotto su VKontakte (l' equivalente russo di Facebook) e quarantatré amici sul «libro-faccia» di Mark Zuckerberg.
 
«Qualche volta il tuo cuore ha bisogno di accettare quello che la tua mente già sa».

Un' altra delle massime che aveva condiviso. Come lo specchio rotto con sopra la scritta: «Distruggi quello che ti distrugge». Irina ha distrutto se stessa. Si è data fuoco con una bomboletta del gas nella sua casa di Almaty, la città più popolosa del Kazakistan, quasi al confine tra la Cina e il Kirghizistan, dove si era trasferita da ragazzina per intraprendere la sua carriera di modella.
 

Il portavoce della polizia locale, Saltanat Azirbek, non ha dubbi sul fatto che si è trattato di un suicidio. «Da qualche mese non riusciva più a lavorare. Dava la colpa all' età, non ce la faceva ad accettarlo. Era depressa, a novembre aveva cominciato a isolarsi anche dagli amici. Aveva minacciato più volte di togliersi la vita, non pensavamo che lo avrebbe fatto», hanno raccontato i suoi familiari agli agenti che hanno trovato il corpo carbonizzato. Qualcuno dice che avesse accumulato debiti, che i suoi problemi economici fossero diventati troppo grandi.
 
«Per un po' aveva fatto campagne pubblicitarie e sfilate, con un discreto successo. Ma ultimamente era ferma», ha ricordato un amico ai giornali kazaki. È allora che Irina ha cominciato ad affondare, un giorno dopo l' altro, fino al gesto estremo, violento, con cui ha voluto punire la bellezza di un corpo che considerava ormai inutile: riducendola in cenere.
 
«Che peccato, una ragazza così giovane... Ci mancherai, riposa in pace», hanno commentato alcuni fan su VKontakte. Un' altra ha scritto: «Ti ricorderemo come una persona divertente, coraggiosa e preziosa. Tanti ti amavano, ma nessuno è riuscito ad allontanarti dall' abisso in cui eri sprofondata».
 

Un abisso, appunto. Nel quale Irina aveva perso il contatto con la realtà. Quando ci si chiede troppo, si pretende una perfezione che non esiste. Era successo a Ruslana Korshunova, anche lei kazaka, di Almaty. Bellissima, già testimonial di Marc Jacobs, Nina Ricci e Dkny. Una top model. Un giorno aprì la finestra del suo appartamento di Manhattan e si lanciò nel vuoto dal nono piano. Era il 2008, quattro giorni dopo avrebbe compiuto 21 anni. Dieci di meno di Irina. Gli stessi capelli lunghi e chiari. La stessa tristezza invincibile.

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