Buio Blu di Francesco Velonà .... quando la scrittura invade gli animi.... dicembre 30, 2016 \\

Francesco Velonà,  premio Napoli Cultural Classic per la sezione  cinema 2016, si confessa in esclusiva per la Cultural Classic presentando la sua nuova creatura artistica .... piacere puro
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Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto
Alzarmi la mattina, verso le 8, e scrivere fino alle 17-18, possibilmente lavorando ad una sola cosa, non a tante contemporaneamente come spesso sono costretto a fare. 

Da dove nasce l’ispirazione per questo romanzo …
Anni fa sognavo che persone di riguardo entrassero nella mia stanza mentre dormivo, e io avevo vergogna di farmi trovare in pigiama. Da allora ho iniziato ad indossare sempre pigiami eleganti.

Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo romanzo? Quale significato non del tutto esplicito vorresti potesse cogliere?
Che i rapporti amorosi seguono sempre le stesse dinamiche, nonostante le persone li credano unici e speciali, e che la felicità e la vanità sono incompatibili.
Cosa spinge un bravo sceneggiatore e autore come te verso la regia.
In realtà ho iniziato a fare il regista di corti perché non mi sarei mai sognato che qualcuno potesse dirigere le mie storie. Quando questo è successo, dopo il mio incontro con Maurizio Casagrande, ho smesso. Ora raramente dirigo una mia storia, credo che la smania dei registi di voler essere per forza sceneggiatori di ciò che dirigono e viceversa sia uno dei grandi limiti del cinema italiano. La regia e la sceneggiatura sono due fasi assimilabili alla letteratura e la pittura, sono diverse, un film le fonde insieme, ma è necessario che ci sia lo scrittore ed il pittore, non c’è niente di peggio che un quadro che vuole per forza narrare, e un libro con la pretesa di mostrare.

Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti?
Il senso degli affari, e un talento nel sapermi vendere.

Se potessi scegliere tra qualsiasi persona al mondo, chi inviteresti a cena? 
Gore Vidal, è l’unico scrittore nato il 3 ottobre come me, e mi è incredibilmente affine, Myra Breckinridge è un libro che ho molto apprezzato, anche se in Italia è fuori catalogo.

A chi sei più grato per la tua passione artistica? 
A nessuno, ho iniziato a leggere perché a un certo punto ho pensato che si dovesse fare, e ho iniziato ad ascoltare musica per lo stesso motivo. Forse per quanto riguarda il cinema, credo di dovere molto a Valerio Caprara, relatore della mia tesi, e con cui ho collaborato per tanti anni.

Cambieresti qualcosa nel mondo artistico in cui ti sei formato?
Mi piacerebbe un pubblico che ami lasciarsi stupire, invece di ricercare sempre gli stessi stilemi. 

C’è qualcosa che hai sognato di fare e non hai fatto? 
Suonare.
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Qual è la più grande soddisfazione della tua vita?
Non sono uno che è soddisfatto facilmente, ma il mio nome su un grande schermo, o in prima serata su Rai 2.  Buio blu, invece, è una soddisfazione che ancora mi devo gustare. C’è però una cosa che ricordo con molta emozione, la prima volta che ho assistito al montaggio di un corto che ho girato, per la prima volta ho avuto la sensazione della magia.

Cosa conta di più nell'amicizia?
Questa è una domanda che si presta a risposte banali, tipo “la sincerità”, io dico semplicemente che contano gli amici. Sono come gli amanti, ci sono quelli per la vita, e quelli di passaggio.

Qual è la cosa che rimpiangi di non aver detto a qualcuno?
“Lota”, per me la summa delle parolacce, che il mio carattere spesso non mi consente di pronunciare, quando invece ci vorrebbe proprio.  
Quanto conta per te l’amore.
L’amore non esiste realmente, ma solo per chi lo trova.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Nulla.

I tuoi prossimi impegni.
Sto lavorando a un nuovo romanzo insieme a CiroGiustiniani che uscirà per RAI-ERI, poi a febbraio riprenderà Made in sud, con tante novità.


Perché credi che si debba leggere “Buio blu”?
Perché se lo si comincia non si riesce più a smettere.

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