Giustizia per la bellissima Maire Anne Erize Tisseau..per non dimenticare la storia Argentina febbraio 4, 2017 \\

TORTURO’, STUPRO’ ED UCCISE UNA MODELLA ANTI-REGIME, DESAPARECIDA – ARRESTATO DOPO 40 ANNI IN ARGENTINA UN AGUZZINO CHE, DA AVVOCATO, DIFESE PIEBKE IN ITALIA – ERA PASSATO ANCHE DA REBIBBIA, MA VENNE SCARCERATO – LA MAMMA DELLA RAGAZZA DA BERGOGLIO

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Alessandro Fulloni per il “Corriere della Sera”
 
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Nel carcere di Rebibbia ci rimase per 44 giorni, dopo l' arresto eseguito dall' Interpol su mandato di un giudice francese. Era l' estate del Duemila. Jorge Olivera, ex maggiore dell' esercito argentino negli anni della dittatura, uscì grazie a un documento grossolanamente contraffatto e preso per buono dalle autorità giudiziarie italiane.
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Su quella carta che gli permise, almeno per un certo periodo, di volatizzarsi c' era scritto che una ragazza di Buenos Aires, Maire Anne Erize Tisseau, origini francesi, era morta per cause naturali all' età di 24 anni. Invece era stata violentata e torturata proprio da Olivera, l' aguzzino che la fece sparire nel nulla - il 15 ottobre 1976 - in un vecchio complesso sportivo poi riconvertito in lager, quello di «La Marquesitas», nella città di San Juan, non lontano dalle Ande e dal Cile.
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Mercoledì l' ex ufficiale poi avvocato penalista - è stato anche difensore del massacratore delle Fosse Ardeatine Erich Priebke - e anche specialista in evasioni, è stato arrestato ancora. Informato chissà come dell' arrivo imminente della polizia, dopo una latitanza durata quattro anni, si era nascosto nella casa della moglie. Accucciato nel bagagliaio dell' auto in garage.
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MAMMA FRANÇOISE
 
Aprendo quel bagagliaio, gli agenti hanno fatto riaffiorare una tragedia ambientata tra Argentina, Francia e Italia. Della quale si è occupato anche il Papa. Lo scorso anno, durante un' udienza in Vaticano, Bergoglio incontrò la signora Françoise, la mamma di Marie Anne che non ha mai perso la speranza di ritrovare le spoglie della figlia. Francesco si avvicinò alla donna, che oggi ha 88 anni, le prese le mani restando in silenzio qualche istante. Poi sussurrò: «L' abbraccio come se lei rappresentasse tutte le madri che hanno sofferto la sparizione dei propri figli».
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Marie Anne era cresciuta a San Juan, dove fu rapita senza più notizie, e Buenos Aires. Papà e mamma, emigrati dalla Francia in cerca di fortuna, erano piccoli commercianti e non se la passavano male. Ma lei insisteva per andare a scuola come i poveri della periferia: senza scarpe, scalza nelle «villas miseria» , i posti di chi non ha nulla, dove si occupava di ridipingere le scuole, organizzare le biblioteche, curare gli orti. «Non voleva sentirsi diversa» è ancora il ricordo di Françoise, sicura che in quelle bidonville alla periferia di Buenos Aires sua figlia avesse incontrato Bergoglio, all' epoca giovanissimo parroco.
 

Marie Anne era di una bellezza folgorante, tanto che, notata da una fotografo, aveva lavorato come modella in Argentina. Sfilava, i giornali di moda la mettevano volentieri in prima pagina. Quel volto acqua e sapone piaceva ai lettori. Un ambiente però troppo frivolo per Marie Anne, ragazza giramondo anni Settanta, che vuole fare altro. Chitarra in spalla, percorre l' Europa in autostop, frequenta i cabaret parigini, intellettuali e musicisti, è amica di Georges Moustaki.

 
Vede l' Italia e gli Stati Uniti in compagnia del celebre chitarrista Paco de Lucia. In Sudamerica visita il Brasile e il Perù, scopre favelas ancora più misere di quelle lasciate in Argentina. Nel 1973 conosce Daniel Rabanal, un giovane studente di architettura membro dei Montoneros , il movimento dell' estrema sinistra che sognava il ritorno di Peron. Di Daniel si innamora, restando però alla larga dalle azioni dei guerriglieri.
 

Dopo il golpe del 1976, i genitori consigliano a Marie Anne di riparare in Francia. Il suo «no, non sono una terrorista, e devo pensare ai poveri» le costa l' essere inghiottita nell' orrore della storia Argentina assieme ad altri 30 mila desaparecidos. La rapiscono una mattina, appena uscita da un' officina dove ha fatto riparare i freni della bici. Una Ford Falcon - l' auto usata dalle squadracce - la blocca, la caricano a forza, la fanno sparire. Cinque giorni dopo la polizia contatta Françoise: «Ora sua figlia è sepolta sotto due metri di terra».
 
LE INDAGINI
 
È la giustizia francese - anche grazie alle insistenze di Giscard D' Estaing e Mitterrand - ad adoperarsi per cercare Olivera che si era vantato - dicono i verbali giudiziari - di aver «torturato e stuprato» l' ex modella. I ripetuti crimini dell' ex maggiore erano stati condonati dal presidente del dopo-dittatura, Raul Alfonsin.
 

Il militare nel frattempo si era messo a fare l' avvocato, difendendo i peggiori torturatori: oltre a Priebke, anche il generale piduista Suarez Mason di cui era stato alle dipendenze. In transito a Fiumicino per un viaggio in Europa, venne arrestato dall' Interpol. In Argentina, dove rientrò grazie al falso documento che lo aveva «scagionato» dall' accusa di omicidio garantendogli la prescrizione per altri reati, venne accolto dalla scritta «assassino» comparsa sull' uscio di casa.
 
Fu successivamente arrestato. Nel 2013 evase dal carcere militare di Buenos Aires dove lavorava la moglie. Ma forse adesso Marie Anne può trovare finalmente giustizia.

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‘La montonera’ La canción que Serrat prohibió
Los misterios de ‘La montonera’, una bellísima canción que el cantante español Joan Manuel Serrat ha preferido olvidar

La Razón (Edición Impresa) / Diego A. Manrique - periodista

Es un buen día cuando aparece un nuevo número de Viernes peronistas. Y también, un día perdido: imposible resistirse a la tentación de sumergirse en sus páginas (aunque técnicamente sea un fanzine, tiene dimensiones de libro). Esta publicación, concebida en Madrid, estudia el peronismo clásico como si fuera un fenómeno pop, con sus héroes, sus villanos, sus mass media, sus epifenómenos, su estética.

Y siempre, siempre hay sorpresas. En el número 3, encuentras un apartado dedicado a la discografía justicialista. Y allí descubro que sí hubo una edición digamos oficial de La montonera, la canción maldita de Joan Manuel Serrat. Edición oficial pero clandestina: en 1978, el Consejo Superior del Movimiento Peronista Montonero, residente en México pero a punto de instalarse en Cuba por urgencias de seguridad, fabricó un flexidisco asombroso, para su escucha en Argentina.  

La cara A ofrecía un análisis triunfalista de lo ocurrido tras el golpe militar, seguido de instrucciones para visibilizarse durante el próximo Mundial de Fútbol; en vísperas del aniquilamiento de la resistencia armada, la voz de (se supone) Juan Gelman parece venir de un universo paralelo. Se incluyen direcciones y teléfonos de la organización en el extranjero y, más alucinante aún, se detalla el organigrama de la cúpula del movimiento guerrillero, con todos sus responsables.

El puntazo fue que el flexi también incluía una canción exclusiva de Joan Manuel Serrat, no se sabe si con el permiso expreso de su autor. “La montonera” es la hermosa loa de una militante: “Con esas manos de quererte tanto/ pintabas en las paredes 'luche y vuelve'/ manchando de esperanzas y de cantos/ las veredas de aquel 69”. Lo extraordinario, para tratarse de un disco editado por Montoneros, reside en que Serrat manifestaba escepticismo ante la mitificación del Juan Domingo Perón, entonces exiliado en Madrid, con el beneplácito de Franco: “Cayéndose y volviéndose a levantar, la montonera/ que buen vasallo sería/ si buen señor tuviera”.

Volvamos a La montonera. Durante años, se creyó que la protagonista era Marie Anne Erize Tisseau. Nacida en Argentina de padres franceses, alcanzó cierta popularidad como modelo: desfiló, ocupó portadas de revistas, hizo publicidad y conoció la dolce vita de la farándula porteña. Tras abandonar los estudios de antropología, se convirtió en militante de base en Montoneros, haciendo trabajo social entre los más desfavorecidos (y, supongo, misiones menos visibles).

A principios de los 70, Marie Anne viajó a Europa, donde conoció a Serrat y Moustaki. También tuvo una relación breve con Paco de Lucía. Estuvieron juntos en Nueva York, cuando el guitarrista se presentó en el Carnegie Hall. Según su hermana Marie-Noëlle, sí ayudó a trasladar discretamente un cuadro de un país a otro, aunque esa anécdota no la convierte precisamente en una contrabandista de arte. Eso se cuenta en un libro del periodista francés Philippe Broussard, La desaparecida de San Juan (Planeta). Efectivamente, Marie Anne fue “chupada” en plena calle y a la luz del día. El militar a cargo de su secuestro, Jorge Olivera, supuestamente alardeó de haberla violado antes de que fuera asesinada. El miserable fue condenado a cadena perpetua pero escapó el pasado julio.

Serrat habla poco al respecto: hace unos años, cuando le pregunté por la canción, cambió de tema. A Broussard le niega que Marie Anne fuera su inspiración; ha dicho que la musa para La montonera fue una tal Alice o Alicia. Lo que resulta intrigante es que Joan Manuel haya impedido la difusión del tema, que nunca ha registrado de forma profesional. Sí se rescata, vestida con galas, en el documental Cazadores de utopías (1995), de David Blaustein. El autor de la música fue el mago Litto Nebbia, que ha aceptado compartir sus recuerdos.

Litto trabajó sobre una casete de Serrat en directo: “además de oírse mal, 'lloraba' la afinación de su guitarra. Hice un arreglo de piano, teclados, guitarra, bajo y percusión. De esta manera la canción quedó con el mismo color que el resto del score”. Sin embargo, cuando ya estaba fabricado el CD con la banda sonora, Serrat prohibió la edición de su canción con una promesa que luego no cumplió: no quería “quemar” la canción ya que pretendía grabarla en un futuro disco. La palabra de Serrat era ley: toda la tirada fue destruida.

Urge hacerse una idea de la inmensa popularidad de Joan Manuel en aquel país. Era una estrella pop, desde luego, pero también una referencia ideológica. En los tomos de La voluntad, la inmensa crónica panorámica de la insurgencia argentina entre 1966 y 1978, se reitera el nombre de Serrat. En un momento, antes del golpe, aparece donando “una buena suma” a familiares de presos políticos. Más adelante, en la infernal Escuela de Mecánica de la Armada, se usa su música para tapar los gritos de una torturada, Graciela Daleo.

No logran “quebrarla”: Graciela cierra la historia de Eduardo Anguita y Martín Caparrós con un soberbio gesto de desafío, potencialmente suicida. Como parte de su proceso de “rehabilitación”, sus carceleros la sacan a cenar (Argentina ha ganado el Mundial y hay que celebrarlo). Ella pide permiso para ir al lavabo y allí, con su lápiz de labios, pinta las paredes: “Milicos asesinos. Massera asesino. Viva Perón. Vivan los Montoneros”.
Joan+Manuel+Serrat

La historia secreta de "La montonera”, una bellísima canción que Joan Manuel Serrat ha preferido olvidar.
 Viernes peronistas 3Es un buen día cuando aparece un nuevo número de Viernes Peronistas. Y también, un día perdido: imposible resistirse a la tentación de sumergirse en sus páginas (aunque técnicamente sea un fanzine, tiene dimensiones de libro). Esta publicación, concebida en Madrid, estudia el peronismo clásico como si fuera un fenómeno pop, con sus héroes, sus villanos, sus mass media, sus epifenómenos, su estética.
Y siempre, siempre hay sorpresas. En el número 3, encuentras un apartado dedicado a la discografía justicialista. Y allí descubro que sí hubo una edición digamos oficial de "La montonera", la canción maldita de Joan Manuel Serrat. Edición oficial pero clandestina: en 1978, el Consejo Superior del Movimiento Peronista Montonero, residente en México pero a punto de instalarse en Cuba por urgencias de seguridad, fabricó un flexidisco asombroso, para su escucha en Argentina.  

La cara A ofrecía un análisis triunfalista de lo ocurrido tras el golpe militar, seguido de instrucciones para visibilizarse durante los próximos Mundiales de Fútbol; en vísperas del aniquilamiento de la resistencia armada, la voz de (se supone) Juan Gelman parece venir de un universo paralelo. Se incluyen direcciones y teléfonos de la organización en el extranjero y, más alucinante aún, se detalla el organigrama de la cúpula del movimiento guerrillero, con todos sus responsables.
El puntazo fue que el flexi también incluía una canción exclusiva de Joan Manuel Serrat, no se sabe si con el permiso expreso de su autor. “La montonera” es la hermosa loa de una militante: “Con esas manos de quererte tanto/ pintabas en las paredes 'luche y vuelve'/ manchando de esperanzas y de cantos/ las veredas de aquel 69”. Lo extraordinario, para tratarse de un disco editado por Montoneros, reside en que Serrat manifestaba escepticismo ante la mitificación del Juan Domingo Perón, entonces exiliado en Madrid, con el beneplácito de Franco: “Cayéndose y volviéndose a levantar, la montonera/ que buen vasallo sería/ si buen señor tuviera”.  

Serrat cantaba "La montonera" a modo de gesto de solidaridad con la Argentina militarizada
El contacto de Serrat con Montoneros viene de antiguo. En 1972, coincidió en Madrid con Rodolfo Galimberti, inverosímil personaje que rondaba la corte de Perón. Ambos se disputaban los favores de Cristina Suarini, una actriz de Rosario fichada por el cine español. A juzgar por los berrinches de Galimberti, recogidos en la biografía de Marcelo Larraquy y Roberto Caballero, aquella partida fue ganada por el catalán.
Volvamos a "La montonera". En general, se creyó que la protagonista era Marie Anne Erize Tisseau. Nacida en Argentina de padres franceses, alcanzó cierta popularidad como modelo: desfiló, ocupó portadas de revistas, hizo publicidad y conoció la dolce vita de la farándula porteña. Tras abandonar los estudios de antropología, se convirtió en militante de base en Montoneros, haciendo trabajo social entre los más desfavorecidos (y, supongo, misiones menos visibles).


Hacia 1969, Marie Anne viajó a Europa, donde conoció a Serrat y Moustaki. También tuvo una relación breve con Paco de Lucía. Y demostró talento para la intriga: al encontrarse sin dinero, se convirtió en contrabandista de arte, exportando discretamente varios cuadros valiosos. Todo se cuenta en un libro del periodista francés Philippe Broussard, La desaparecida de San Juan (Planeta). Efectivamente, Marie Anne fue Marie Anne Erize Tisseau libro“chupada” en plena calle y a la luz del día. El militar a cargo de su secuestro, Jorge Olivera, supuestamente alardeó de haberla violado antes de que fuera asesinada. El miserable fue condenado a cadena perpetua pero escapó el pasado julio.
Serrat habla poco al respecto: hace unos años, cuando le pregunté por la canción, cambió de tema. A Broussard le niega que Marie Anne fuera su inspiración; ha dicho que la musa para “La montonera” fue una tal Alice o Alicia, quizás uno de los alias de Marie Anne. Lo que resulta intrigante es que Joan Manuel haya impedido la difusión del tema, que nunca ha registrado de forma profesional. Sí se rescata, vestida con galas, en el documental Cazadores de la utopía (1995), de David Blaustein. El autor de la música fue el mago Litto Nebbia, que ha aceptado compartir sus recuerdos.
Litto trabajó sobre una casete de Serrat en directo: “ademas de oírse mal, 'lloraba' la afinación de su guitarra. Hice un arreglo de piano, teclados, guitarra, bajo y percusión. De esta manera la canción quedó con el mismo color que el resto del score.” Sin embargo, cuando ya estaba fabricado el CD con la banda sonora, Serrat prohibió la edición de su canción con un argumento que luego resultaría falaz: no quería "quemar" la canción ya que pretendía grabarla en un  futuro disco. La palabra  de Serrat era ley: toda la tirada fue destruida. Precisamente, ahora sale un doble titulado Litto Nebbia film music song book: “está incluida la música de Cazadores de la utopía. Lógicamente, sin el tema de Serrat”.       

Hay una historia detrás, sospecho. Una historia hoy políticamente incorrecta. La historia de la relación de Serrat con la izquierda revolucionaria argentina. La rumorología sugiere que, durante un tiempo, el cantautor custodió en España fondos de Montoneros, posiblemente procedentes de secuestros como el de los hermanos Born; se mezcla también en la bola al entonces representante de Joan Manuel Serrat COMO IDOLO POPSerrat, Lasso de la Vega, y al galerista Paco Revés (aparentemente, una parte de esos dineros ¡se invirtió en arte!). Verdad, mentira, exageración, misterios que seguramente se evaporarán: para bien y para mal, Serrat está en el cielo de las hagiografías. Aquí y en la Argentina.
Urge hacerse una idea de la inmensa popularidad de Joan Manuel en aquel país. Era una estrella pop, desde luego, pero también una referencia ideológica. En los tomos de La voluntad, la inmensa crónica panorámica de la insurgencia argentina entre 1966 y 1978, se reitera el nombre de Serrat (incluso se reproduce una crítica negativa de un disco suyo, para dar idea del clima cultural de 1974). En un momento, antes del golpe, aparece donando “una buena suma” a familiares de presos políticos. Más adelante, en la infernal Escuela de Mecánica de la Armada, se usa su música para tapar los gritos de una torturada: horroriza pensar que Serrat también gustaba a algunos milicos.      




 A sol y sombra. El dueño de medios junto a Karina Rabolini, Dulce Granados y el gobernador.

Daniel Scioli llega a Pinamar, se baja del helicóptero y en minutos cumple con las actividades programadas. Llega rodeado por una cansada comitiva que le cuesta seguirle el ritmo. La escena se repite varias veces al día, en diferentes municipios. En medio de los actos, el gobernador bonaerense mira a su alrededor y se asegura de que todos están allí. Y allí siempre está el empresario de medios, Matías Garfunkel, quien en los últimos meses logró recalar en el círculo íntimo del gobernador.
Garfunkel, pasó de ser candidato en el borrador de la lista con la que Sergio Massa se presentó en las últimas elecciones para quebrar el poder kirchnerista, a convertirse en un adepto incondicional de Scioli. Esta sinergía también se traduce en los negocios, ya que el grupo de medios que maneja este empresario es uno de los más beneficiados. 
El Grupo Veintitrés (editores del diario Tiempo Argentino y revista Veintitrés, radio América, el canal de noticias CN23, entre otros) manejado por Garfunkel no sólo se convirtió en uno de los privilegiados por la pauta oficial en el gobierno kirchnerista, sino también por el gobierno bonaerense de Scioli. Los medios del empresario amigo del gobernador reciben por año $50 millones.

Aunque a ambos les gusta el ajedrez, Garfunkel comparte con Scioli las partidas de truco. Lo hacen cuando lo visita en la casa que el mandatario tiene en Villa La Ñata, Tigre. Allí llega junto a su mujer, Victoria Vanucci, quien aprovecha para distraerse con Karina Rabolini. La mujer del gobernador se muestra cordial ante cada visita, pero prefiere mantener algunos secretos lejos de la modelo y ex conductora, por miedo a que su perfil mediático termine difundiéndolos.
En los últimos días, además de acompañar a Scioli a Pinamar, Garfunkel estuvo junto a él en la inauguración de un Centro de Educación Física en Mar del Plata, y ni siquiera se separó el último jueves, cuando Scioli llegó a Villa Gesell tras la caída de un rayo por el que fallecieron 4 personas.
“Dejen pasar a dos personas que están conmigo”, dijo el gobernador al ingresar al hospital en donde se montó el operativo de urgencia. Una de estas personas era Garfunkel, quien junto a Scioli ingresó a la sala de terapia intensiva mientras los médicos intentaban reanimar a una de las víctimas. “Yo hace seis meses estuve ahí y ahora estoy acá acompañando al gobernador”, justificó el empresario  al explicar su ingreso a la sala, recordando así su accidente automovilístico.
El seguimiento paso a paso de Garfunkel al gobernador le ocasionó incluso problemas con la fuerza de seguridad que custodiaba el hospital . “Con el que más me identifico es con Daniel Scioli. Además de que lo conozco hace muchísimos años, es una persona que también tuvo un accidente, perdió un miembro, así que me siento muy identificado”, sostuvo Garfunkel en diálogo con Noticias sobre su relación con los políticos. “Yo con los tipos inteligentes me llevo bien”, respondió Scioli  sobre la preferencia de Garfunkel entre su figura y la de Massa

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