Il fallimento sociale della protezione civile dicembre 20, 2017 \\

LA PROTEZIONE CIVILE  HA CHIESTO LO SLOGGIO, ENTRO IL 31 DICEMBRE, DALLE STRUTTURE ALBERGHIERE MESSE A DISPOSIZIONE DOPO IL SISMA - METÀ DELLE ABITAZIONI NON SONO STATE CONSEGNATE E QUELLE ESISTENTI SONO ANCORA DISTRUTTE (E LE RIPARAZIONI SONO A CARICO DEL CITTADINO)
Risultati immagini per neve nelle zone terremoto in umbria

Paolo Giovannelli per www.laverita.info
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«Siamo ormai prossimi alla conclusione dell' installazione e assegnazione delle Sae (Strutture abitative di emergenza) previste per la fine di quest' anno e pertanto si rappresenta, anche a seguito di sollecito del Dipartimento nazionale della Protezione civile sul contenimento delle spese, che la sistemazione alberghiera transitoria avrà termine il 31 dicembre». È questo il contenuto delle lettere che, la Regione Umbria, a firma del dirigente Alfiero Moretti, sta facendo recapitare ai terremotati fatti sfollare soprattutto negli alberghi sulle rive del Lago Trasimeno. C' è, però, anche «la scappatoia».
 
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Forse perché, alla mezzanotte del 31, sarebbe crudele mettere alla porta un terremotato ormai uso a festeggiare Capodanno in hotel, con la casa schiantata e senza lavoro, oppure anziano, malato e con una bassa pensione. Infatti la lettera, sapientemente, continua: «Conseguentemente per tali cittadini, dal giorno 31 dicembre p.v., non verrà più garantita l' ospitalità presso strutture alberghiere e coloro che continueranno ad usufruire dovranno provvedere, dalla succitata data, al pagamento del soggiorno». Volete restare in albergo? Tirate fuori i soldi o finisce l' incantesimo.
 
Tutti rincuorati. Chi governa ha letto Cenerentola e predispone il suo lieto fine: i terremotati, principi e principesse negli hotel incantati, hanno subito la possibilità, pagando, di non ritornare, da sfrattati, in mezzo alla strada.
 

Lo Stato, da parte sua, ha già le tasche vuote e, quindi, le spese vanno contenute. I 5stelle insorgono: «Uno sgradito "regalo" di Natale, questa glaciale lettera con cui la Regione Umbria invita gli sfollati del terremoto 2016 a lasciare definitivamente gli alberghi entro il 31 dicembre 2017», commenta il consigliere regionale Andrea Liberati, 41 anni, neo referente locale di Luigi Di Maio per il suo «rally» elettorale. «Questo «governicchio», continua il pentastellato, «ottimizza la spesa sulla pelle dei terremotati.
 
Le motivazioni, contenute in circolari e solleciti della Protezione civile nazionale, avrebbero natura esclusivamente economica: questo Stato di Pulcinella, dal 2016, impiega centinaia di milioni di euro per costruire, lentamente, le Sae delle cooperative: il cui costo complessivo al metro quadrato, compresi espropri, urbanizzazioni, fondazioni e allacci, supera pesantemente quello di edifici in cemento armato, come reiteratamente dimostrato da tecnici e libera stampa.
 
Eppure il mega business del post emergenza non s' ha da toccare e, in simili condizioni, il peggio verrà, se e quando mai inizierà la ricostruzione. «Né», aggiunge Liberati, «è vero quanto affermato nella lettera della Regione Umbria, secondo cui si è prossimi alla conclusione e assegnazione delle "casette", le cosiddette Sae. In Umbria siamo a 391 su 784 o 758 o 776 o a piacere, perché i dati sono "ballerini" tra i Comuni di Norcia, Cascia e Preci».
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Sulle Sae «consegnate ai sindaci» al 15 dicembre scorso, la Protezione civile comunica questo numero: 1.693 su 3.667 ordinate dai 50 Comuni, alla data del 28 novembre scorso. Nemmeno la metà.
 
Inutile illudersi: a fine 2017 in molti non avranno la Sae, nonostante i «giurin giurello» di quei politici per cui il popolo è sempre bue. Se ne riparlerà a primavera, se l' inverno sarà clemente e permetterà di lavorare a ritmi quasi normali. Quanto ai terremotati assistiti negli alberghi, a oggi, in Abruzzo ce ne sono 1.071, nel Lazio 76, nelle Marche 2.728 e in Umbria 439. Il totale è di 4.314 persone.
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«La gestione delle famiglie sfollate torna dunque al fai-da-te», puntualizza in una nota Liberati, «in condizioni affatto facili. Infatti, pur avendo costoro diritto al Cas, l' esiguo contributo di autosistemazione, se poi non trovassero lavoro non avrebbero nulla da comprare, a partire dal cibo: sarebbe, il loro, un tenore di vita decisamente diverso da quello assegnato ai soliti noti, grazie a certi appalti. Ecco come le istituzioni hanno a cuore questi cittadini, sacrificati sull' ara degli affari di Stato & Regioni, dei compagni & compari di sempre».
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C’ è poi un altro tema: quello della qualità del prodotto Sae che, a questo punto, apparirebbero sbagliate già nel progetto iniziale realizzato dal Consorzio nazionale servizi, il Cns di Bologna. L' Agi, il 6 dicembre scorso, scrive che «le persone che hanno visto consegnarsi le chiavi dei moduli abitativi, molti mesi dopo il sisma, ora si ritrovano a fare i conti con topi, danni agli impianti e porte bloccate dalla neve» e riporta la denuncia del comitato civico 3e36 di Amatrice e Accumoli, che scrive: «Le Sae, sono l' ennesimo esempio di come le soluzioni imposte dall' alto, senza l' indispensabile coinvolgimento delle popolazioni interessate, portano al disastro annunciato». L' articolo, reperibile in internet a firma di Sonia Montrella, elenca «i sette problemi più grandi delle casette dei terremotati», ossia i sette peccati capitali delle cooperative «rosse» contro Dio e i terremotati. Ne riportiamo tre, testimonianze del fatto che non si può far fare nulla a chi le cose non le ha mai fatte in precedenza, Sae comprese, strapagate dallo Stato col denaro pubblico.
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«Tra gli errori più grossolani», denuncia il comitato, «ci sono le porte d' ingresso che si aprono verso l' esterno e non verso l' interno. Un particolare che fa davvero la differenza, in un paese come Amatrice sorto a 955 metri sul livello del mare: ad agosto non è affatto un problema, ma lo è quando cadrà un metro di neve, che di fatto impedirà alle persone di uscire di casa». Il secondo: «I terremotati delle Sae hanno iniziato a dividere casa con i topi che si introducono in casa attraverso lo scarico delle cucine e bucano il materiale di isolamento delle condutture idriche, danneggiando l' impianto. E tocca ai cittadini intervenire per mettere in sicurezza le tubature. Privatamente». Il terzo: «Le infiltrazioni di acqua piovana dalle coperture e le perdite della rete idrica e di riscaldamento».
 

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