Antonio Speranza ...Se potessi sceglierei di poter guardare il mondo e poi di raccontarlo a teatro attraverso occhi senza filtri.. gennaio 22, 2018 \\

Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto ….
Avere la fortuna di svegliarmi e non sapere cosa accadrà durante la mia giornata è una fortuna che capita a pochi; non intendo dire che sono uno sprovveduto oppure che devo ancora acquistare un’agenda per questo nuovo anno, al contrario. L’imprevisto della giornata consiste nel non sapere cosa accade nella mia mente: so che la sera devo andare in teatro a recitare, ma i pensieri che attraversano la mia mente sono molteplici e riguardano le varie idee di personaggi o di rappresentazioni da mettere in scena (come regista). Mi diverte molto il pensiero di poter avere sempre idee nuove per poter stupire e sorprendere lo spettatore. Pertanto la mia giornata lavorativa perfetta è imperfetta o meglio perfettibile ed è un bene che sia così perché mi consente di essere libero da schemi mentali e da costrizioni di orari e luoghi di lavoro. Altre volte la mia giornata lavorativa non finisce, oppure comincia troppo presto perché le idee possono venire anche di notte e il pensiero va assecondato…
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Cosa ti ha spinto verso la recitazione.
L’urgenza di dire qualcosa. Esprimersi sul palcoscenico, al cinema, oppure in un qualsiasi altro luogo non convenzionale ha una spinta profonda che arriva dalla nostra inquietudine di esseri umani. Colmare il gap che separa la nostra imperfezione di uomini dal pensiero di Dio vuol dire avere la necessità di voler tendere in qualche modo a Dio; un Dio inteso in senso lato, come un qualcosa che si trova al di sopra di noi e che non è necessariamente il divino della religione cristiana. 
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Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti?
La libertà di pensiero assoluto! La nostra mente è troppo condizionata dalle sovrastrutture e dagli schemi che ci impone la nostra “educazione” e la nostra società. Se potessi sceglierei di poter guardare il mondo e poi di raccontarlo a teatro attraverso occhi senza filtri
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A chi sei più grato per la tua passione artistica? 
Ai miei genitori. Ero bambino quando mio padre, per passione, recitava in una compagnia amatoriale e io e mio fratello Raffaele lo seguivamo durante le prove e poi nelle sere di spettacolo. Se faccio questo lavoro lo devo a lui. Devo a lui anche il fatto di aver seguito un corso di studi e di averlo terminato. Se non lo avessi fatto oggi non sarei quello che sono, sia nella vita che a teatro. A mia madre sono grato per essersi stupita vedendomi a teatro; probabilmente lei mi conosce meglio delle sue tasche ed è capitato che alcune sere a fine spettacolo mi abbia detto “questa sera mi hai stupito, non me lo aspettavo”. Sicuramente è il più bel complimento che potessi ricevere.
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Cambieresti qualcosa nel mondo del teatro e del cinema in cui ti sei formato?
Cambierei la mentalità delle persone che vanno a teatro. Il teatro fa parte della nostra vita, racconta una parte della nostra esistenza, così come le altre forme d’arte, è un’arte popolare, nel senso che fa parte del popolo, appartiene al popolo e deve vivere nella nostra quotidianità di spettatori. Bisognerebbe ripartire da zero, dal principio, quando si andava a teatro perché era una delle poche, se non l’unica, forma di aggregazione tra le persone. Si condivideva lo spettacolo che si andava a vedere, ma anche il mangiare, le reazioni, la partecipazione alla messa in scena. A Londra ho visto gente andare a teatro con le buste della spesa, qui da noi sarebbe considerato fuori luogo; per i londinesi invece andare a teatro rappresenta una parte della giornata, come una qualsiasi altra cosa, un caffè con un amico, la passeggiata al parco etc., non c’è quindi nulla di male se a teatro ci vado dopo essere andato al supermarket e prima di tornare a casa per cenare. 
Altra cosa che modificherei nel mio lavoro da un punto di vista strettamente formale è la burocrazia legata alle assunzioni e alla contribuzione. Per la categoria degli attori non esiste un albo e non esiste un sindacato. Da questo punto di vista ci vorrebbe più attenzione da parte del legislatore; ci vorrebbe un controllo da parte del sindacato nella fase della contrattualizzazione degli artisti, per evitare abusi da parte delle produzioni che risultano essere, la parte troppo forte del contratto, mentre invece dovrebbe essere il contrario (il tutto con le dovute eccezioni). Il risultato è che spesso si verificano situazioni nelle quali gli artisti vengono pagati poco oppure non sono assunti regolarmente. Per alcuni risulta essere un falso problema, ma nel lavoro c’è bisogno anche di concretezza e non soltanto di essere “artisti”.   
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C’è qualcosa che hai sognato di fare e non hai fatto? 
In ambito lavorativo sto facendo di tutto per realizzare alcuni progetti che mi vedono impegnato come regista. Ho sviluppato delle idee per una serie di messe in scena e vorrei avere i mezzi e gli spazi per poterli realizzare. Sogno di avere un gruppo di attori da poter dirigere e con i quali potere condividere un percorso artistico e un progetto serio di studio sull’essere umano attraverso il teatro. Dal punto di vista personale sogno di avere una famiglia e dei figli.   
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Adesso sei in teatro a galleria Toledo con il Mercante di Venezia sotto la direzione di Laura  Angiulli
La mia collaborazione con Laura parte da lontano; ho cominciato con lei un percorso su Shakespeare e sui testi più importanti del drammaturgo inglese. Sotto la sua direzione ho anche preso parte al film HAPPY CROWN tratto dal Riccardo II dello stesso Shakespeare. Un lavoro di approfondimento e di ricerca molto costruttivo che mi ha consentito di crescere sia da un punto di vista umano che professionale. Il testo del mercante di Venezia è meraviglioso sia per quello che riguarda la trama che per la svariata serie di personaggi che propone allo spettatore, è un testo che parla di libertà, che mette sotto la lente d’ingrandimento il dilemma dell’essere liberi dagli altri, quindi di non essere schiavi di nessuno.
 …..  il tuo ruolo ….. il mio ruolo è quello del servo di Shylock, Lancillotto; marginale rispetto ai ruoli da protagonisti, ma centrale rispetto alla poetica dello spettacolo. Nel suo monologo è in continua lotta tra la coscienza, che lo spinge a rimanere servo del suo padrone, e il diavolo che fa di tutto per renderlo libero e farlo fuggire via; un ruolo comico che affronta la tematica dello spettacolo in modo leggero ma che permette allo spettatore di uscire da teatro pensando a cosa sia più giusto: la libertà e l’incertezza oppure la schiavitù e la certezza di un tozzo di pane? 
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Tre domande in una …. Il tuo romanzo preferito ….. il tuo film preferito … il tuo spettacolo teatrale preferito
Il romanzo è uno degli ultimi che ho letto: L’eleganza del riccio di Muriel Barbery; un libro dalla straordinaria bellezza narrativa e di una profondità assoluta sul senso della vita e della morte; forse è per questo che mi affascina così tanto. Credo che Paolo Sorrentino si sia ispirato a questo romanzo per scrivere i suoi ultimi film. 
Per quanto riguarda il film è più difficile, ma credo di poter dire di sicuro che Tim Burton è uno dei miei registi preferiti, cito pertanto la Sposa cadavere, che rappresenta il mondo dell’aldilà come qualcosa di molto più vivo di quello che si possa immaginare, ma soprattutto Big Fish, un film che parla d’amore e dell’arte di sapere raccontare, temi centrali per chi fa il lavoro dell’attore.
Per quanto riguarda il teatro non c’è un singolo titolo da citare, quello che preferisco è lo spettacolo che possa stupirmi, sorprendermi, farmi dire: “cavolo, a questo non ci avevo mai pensato prima”. Gli spettacoli che prediligo sono di sicuro quelli pieni di ironia, di gioco e di vita.
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Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Nulla! Se si ha l’intelligenza e la sensibilità giusta si può scherzare su tutto: il sesso, la morte, le paure, i tabù, la religione, la politica… Anzi, in alcuni casi è necessario ironizzare per non prendersi troppo sul serio. Caratterialmente sono “pesante”, ma non faccio altro che ripetermi che basta sorridere ed anche la situazione più delicata si può sciogliere in qualcosa di piacevole. 
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I tuoi prossimi impegni?
Questa stagione teatrale volge al termine ormai, e restano ancora delle date di alcuni spettacoli cominciati ad ottobre, PINOCCHIO – cuor connesso, con la regia di Chiara Noschese, al teatro nazionale di Milano ed ORFEO ED EURIDICE al museo del sottosuolo di Napoli. Per quanto riguarda il periodo estivo tornerò sicuramente ad Amalfi per il musical AMALFI 839 AD con la regia di Ario Avecone e per un nuovo progetto a Ravello. 
Continuerà anche il mio percorso con Laura Angiulli che porterà in scena un suo nuovo lavoro al Napoli Teatro Festival.
Come regista metterò in scena, in primavera, uno spettacolo sui miti e leggende del Cilento, uno spettacolo al quale tengo molto perché racconta la terra che mi ha visto crescere. Sempre a Galleria Toledo metterò in scena una versione del Piccolo Principe adattato da mio fratello Raffaele Speranza con il quale collaboro praticamente da quando sono nato. 
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