Presentazione libro L’imbuto di latta abbandonato di Paolo Seganti marzo 12, 2010 \\

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Presentazione al Seminario Vescovile di Nola del libro “L’imbuto di latta abbandonato” di Paolo Seganti.

È stata la storica Biblioteca del Seminario a ospitare , lo scorso venerdì 5 marzo, lo scrittore – attore Paolo Seganti giunto a Nola per presentare il suo libro “L’imbuto di latta abbandonato” Masso delle Fate edizioni. Ubicata in una bella sala del primo piano, arredata con scaffali in legno verniciati di bianco e con bordi intagliati e rivestiti di oro zecchino, la Biblioteca ha dato un tocco  di prestigio all’avvenimento vissuto con interesse e simpatia dal preside, prof. Gennaro Santo, da insegnanti e studenti delle due classi terminali dei Licei classico e scientifico. Al prof. don Lino D’Onofrio il compito di formulare le linee guida della presentazione: un “racconto immaginifico” più che una favola romanzata, da scandagliare più che semplicemente da leggere, dato che molteplici sono i messaggi che scaturiscono forti e accorati, profondi e attuali. Il compito di relazionare è stato affidato alla sottoscritta Anna Bruno in qualità di consigliere per la Scrittura dell’Associazione Napoli Cultural Classic , presente in sala nella persona dell’avv. Carmine Ardolino. L’Autore e l’attore Enrico Salimbeni hanno rapito i presenti con la lettura di alcuni brani particolarmente significativi e in sintonia con il credo naturalistico che professa l’Autore nelle pagine del libro: un credo recitato con il candore di un bambino preso dall’incanto davanti a ciò che parla della sua incommensurabile grandezza  e senza intermediari di sorta. L’autore narra di un tempo ormai lontano in cui l’uomo rispettava la Natura che gli era stata affidata e ne era ricambiato oltre misura. 

Dio ebbe fiducia nell’uomo, “ prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”, e gli affidò il creato. Egli  viveva in comunione con la Natura che gli era amica, ma sappiamo bene che i legami di unione e armonia si sono spezzati e grandi sono le responsabilità dell’uomo che la maltratta soprattutto per migliorare le proprie condizioni di vita.

Ad altri tempi inneggia lo scrittore, ma in perfetta sintonia con il messaggio di Benedetto XVI che ha accompagnato la Giornata Mondiale della Pace del 1° Gennaio scorso: “Se vuoi coltivare la pace, coltiva il Creato”; vi si sottolinea che il degrado della natura è strettamente connesso al degrado morale:
ecologia ambientale ed ecologia umana vanno di pari passo perché il libro della natura è unico.

Pur restando, quello esperenziale, il metodo principe per procedere nella vita, esempio e riflessione sono le strade propedeutiche da percorrere per conseguire l’obiettivo di essere abitante del pianeta e protagonista della sua socialità e del suo benessere.

I  giovani vanno indirizzati al rispetto della natura parimenti al rispetto di sé stessi e tra le tante   proposte educative ci può venire incontro un libro come “ L’imbuto di latta abbandonato”, un vero inno suonato da un piccolo strumento-giocattolo che papà Donato ha costruito, tagliando un barattolo di latta con l’intenzione di realizzare una trombetta smaltata d’azzurro da regalare a suo figlio  Duccio in occasione del suo sesto compleanno. L’uomo ha intagliato anche un astuccio di legno con funzione di custodia per il piccolo strumento, ma l’imbuto e l’astuccio saranno separati per decenni da un incidente di percorso: l’imbuto rimarrà  in una cantina polverosa e l’astuccio andrà in giro per il mondo e, nell’attesa di ricongiungersi, conserveranno il magico potere di cui li ha investiti l’amore di Donato e continueranno intanto la loro vita con altri compagni di viaggio, in un intreccio di storie che vede da una parte il pastore Amerigo testimone dei colloqui tra l’imbuto e il vecchio zio Tino e dall’altra Duccio solista di tromba in America, ispirato dal potere magico dell’astuccio.

Alla morte di Duccio l’astuccio perderà il suo potere e per riacquistarlo dovrà ricongiungersi al suo ospite smarrito, ma perché ciò avvenga occorre che il mondo sappia, che qualcuno si renda disponibile a essere strumento di scoperta, qualcuno che sappia ascoltare il silenzio e sentire il non detto, che ami la natura e ne accetti le meraviglie senza meravigliarsi come se tutto fosse parte di un disegno prestabilito.

Qualcuno c’è : Amerigo, un pastore che vive in simbiosi con la Natura e si farà largo nel mistero col garbo di una mano che solleva un velo senza stropicciarlo. 

Natura e musica rappresentano il binomio indissolubile che fa da sfondo alla narrazione con l’autore che gestisce il tempo come accordi di uno strumento: pizzica il presente, fa vibrare il passato, scivola sul futuro riprendendo di volta in volta il ritmo del racconto con abile e sapiente arte, la stessa con cui ha conquistato i presenti in sala. Lo scrittore ha raccontato di sé e della sua vita con garbo e senza remore, lieto di confidarsi, come tra amici; da amico l’hanno salutato gli studenti, grati di tanta semplicità e franchezza.

A conclusione, lo scrittore ha visitato, con vivo interesse,  la sala in cui sono conservate are in marmo, lapidi con iscrizioni in latino arcaico e in etrusco ed altri reperti, tra cui il famoso "Cippus Abellanus", pietra calcarea recante un'iscrizione in lingua osca e risalente alla prima metà del II secolo a.C.

Un grazie a quanti hanno reso possibile l’incontro e, ci si augura, alla prossima !

    

    
    
                                                  Anna Bruno

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