Andrea Foti ... con il pianoforte, ho sempre ricercato un suono molto personale intimo che rispecchiasse alla perfezione la mia idea musicale. gennaio 11, 2019 \\

Cosa ti ha spinto verso la musica?
Credo che tutto sia nato grazie a quella che da sempre è stata la mia grande forza: la curiosità. Questo mio tratto caratteriale mi ha sempre portato a confrontarmi con tutto ciò che mi stava intorno, facendomi interrogare sul perché ciò che stavo vedendo o ascoltando fosse in quel modo. Credo che la musica sia entrata nella mia vita per un mio atto di pura e semplice curiosità, con la differenza che questa, rispetto alle altre passioni, continua a regalarmi sorprese continue ogni giorno che tento di scoprirne una parte nuova. Questa è la grandezza della musica.

Fin da bambino hai avuto una forte propensione per diversi strumenti musicali… alla fine di questo percorso di ricerca hai scelto il pianoforte, come mai?
Bella domanda. Il pianoforte è stato per me come un fulmine a ciel sereno… in casa avevo il pianoforte di mio nonno, che suonava egregiamente questo strumento, ma in un primo momento ne sentivo solo la necessità di scrutarlo nelle sue parti e di capire come questo funzionasse. Poi finalmente ho scoperto la meraviglia che questo strumento poteva regalare a me e alle persone che l’ascoltavano. Da lì il pianoforte mi ha racchiuso con lui nel suo mondo e io ho deciso di voler restare insieme a lui per sempre.
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A chi sei più grato per la tua passione?
Alla mia famiglia senza alcun dubbio e in particolare a mio nonno, il quale mi ha lasciato un’eredità musicale immensa e non solo “geneticamente” ma anche culturalmente in quanto la sua biblioteca musicale poteva far invidia a quelle di istituzioni musicali. Qualsiasi incisione musicale dal repertorio classico fino al tardo Novecento lui la possedeva e adesso, grazie a lui, la posseggo anch'io.
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Cambieresti qualcosa nel mondo della musica in cui ti sei formato?
Non nel mio, ma probabilmente in quello attuale si.  L’istruzione musicale italiana purtroppo verte in una situazione drammatica. Nelle scuole le ore di musica sono poche e spesso diventano momento di ricreazione per gli studenti. Questo perché il nostro paese probabilmente non si rende conto delle responsabilità che la nostra storia ci ha lasciato. Viviamo in un paese che ha dato al mondo le basi della musica, un paese che ha coniato la terminologia musicale utilizzata in tutto il mondo, un paese che ha creato i migliori strumenti musicali, un paese che è stato il simbolo dell’arte nel mondo e che di tutto questo oggi sembra non sentirne più il peso.

Per i giovani e talentuosi musicisti c’è più spazio in Italia o all'estero?
Attualmente credo la risposta sia scontata purtroppo. In Italia in questo momento è davvero difficile affermarsi come musicista classico o di qual si voglia genere musicale. C’è poco spazio per i nuovi talenti che dopo essersi formati in Italia sono costretti a prendere il proprio strumento e volare via da questo splendido paese. Esistono però delle realtà musicali che sentono molto su di loro la responsabilità di creare qualcosa di bello ed elevato artisticamente. Formazioni come l’Orchestra da Camera di Mantova, i Solisti Aquilani o l’orchestra Santa Cecilia sono oggi delle identità che portano alta nel mondo l’arte italiana. Molte regioni italiane sono però sprovviste di orchestre nei propri teatri e questi ultimi ormai hanno stagioni poco eterogenee mostrando al mondo lo stereotipo di un Paese che sembra aver prodotto solo quelle poche opere.
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L’esercizio e la passione sono costanti fondamentali per diventare un grande pianista ma lo studio teorico ha la sua importanza… Cosa vuol dire studiare musicologia?
Questa domanda è davvero molto interessante in quanto rispecchia quell'accostamento, per me oggi fondamentale, di due figure che spesso anziché camminare insieme, diventano quasi opposte. Sono sicuramente diverse ma non incompatibili. In questi anni di studi musicologici ho scoperto come la musicologia abbia aperto in me nuovi punti di vista nella difficoltosa tappa dello studio interpretativo di un brano per il mio strumento e per la concertazione nella direzione d’orchestra. Infatti la musicologia può fornirti quella consapevolezza storica, analitica e filologica che per un interprete può diventare il fondamento del suo processo di studio del brano. Consiglio vivamente a tutti i musicisti di intraprendere un breve (o lungo se questo vi appassionerà) percorso di studi musicologici per arricchire il proprio bagaglio culturale.

Tre domande in una… il tuo romanzo preferito…il tuo film preferito… la tua opera lirica preferita.
Se dovessi scegliere un romanzo da portare con me su un’isola deserta, porterei senz'altro “Il vangelo secondo Gesù Cristo” dell’immenso José Saramago, autore che entrò nella mia vita grazie al mio insegnante di teatro. Per il film non nego di avere grosse difficoltà nel selezionarne uno ma senza dubbio non potrei fare a meno del film “Il Gattopardo” del grande Luchino Visconti con le meravigliose musiche del Maestro Nino Rota. Ma veniamo all'opera lirica. Sicuramente la scelta ricadrebbe su Rigoletto del Maestro Giuseppe Verdi che credo rappresenti la chiave di volta del genere operistico ma soprattutto con il suo meraviglioso personaggio, Rigoletto, fa da specchio a quella che è la nostra Italia oggi, ovvero difforme, sola e povera esteriormente, ma all'interno piena di meraviglie uniche al mondo.
Cosa spinge un giovane e valente musicista come te verso la direzione d’orchestra?
L’interesse quasi maniacale che ho per i suoni. Sin dal primo approccio con il pianoforte, ho sempre ricercato un suono molto personale intimo che rispecchiasse alla perfezione la mia idea musicale. Questa ricerca mi ha portato però a pensare che forse l’orchestra avrebbe potuto essere il mio “ecosistema” perfetto dove il mio orecchio avrebbe potuto dare ampiamente sfogo a quella ricerca sonora di cui sopra. Ricreare il proprio mondo sonoro con un’orchestra credo sia l’esperienza più bella che un uomo possa vivere.

I tuoi prossimi impegni?
Continuare a studiare prima di tutto. L’Italia Opera Academy del Maestro Riccardo Muti sarà la tappa più prossima che ormai è diventata ogni anno un incontro dovuto e voluto; l’inizio dell’accademia ad Imola per il perfezionamento in direzione d’orchestra a settembre che sono certo mi aprirà nuovi orizzonti sonori e artistici; la collaborazione con l’OCM (Orchestra da Camera di Mantova) per la realizzazione del grandioso Mantova Chamber Music Festival del quale ormai mi sento sempre il benvenuto e poi chissà…. Tanta tantissima Musica!
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Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto…
Difficile delineare una giornata di studi perfetta in quanto come in musica anche nella vita tutto è in continuo mutamento. Sicuramente ci sono degli elementi che non devono mai mancare all’appello: una buona lettura, lo studio dello strumento, l’ascolto di tanta musica e la curiosità di volerne sapere sempre di più. Ecco questi sono gli elementi per me fondamentali in una normale giornata.

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