Traiano, 1900 anni fa moriva l'Optimus Princeps, portò l'Impero alla massima espansione Traiano, luglio 29, 2018 \\

Traiano ritorna, 1900 anni fa moriva l'Optimus Princeps L'8 agosto l'anniversario della scomparsa dell'imperatore, dal 29 novembre una grande mostra a Roma  Tweet Un busto di Traiano 07 agosto 2017 L'8 agosto del 117 d.C., a Selinus in Cilicia (oggi Gazipaşa, nella Turchia meridionale), moriva Marco Ulpio Nerva Traiano, primo imperatore adottivo e non romano (ispanico, nacque vicino all'attuale Siviglia).
 Portò i domini di Roma alla loro massima estensione. La città eterna, per questi 1.900 anni dalla scomparsa, celebrerà l'Optimus Princeps con una grande mostra dal titolo 'Traiano. Costruire l'Impero, creare l'Europa', che sarà ospitata ai Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali dal 29 novembre 2017 al 16 settembre 2018. Proveniente dalla famiglia degli Ulpii, che, sebbene provinciale, era eminente e di rango senatorio, venne adottato da Nerva nel 96, per succedergli due anni dopo. Una rapida ascesa, dovuta a diversi motivi, primo fra tutti il fatto che le legioni da lui comandate, anche in qualità di Governatore della Germania, erano le più prossime all'Italia, disponendo così di un esercito fedele e pronto ad appoggiarlo. Senza contare che Traiano all'epoca era probabilmente l'unico in grado di riprendere le orme politiche del padre adottivo, che si basavano su un governo di tipo assistenziale. Probabilmente per questo venne accettato subito da esercito, Senato e pretoriani, quale capo dello stato nel 98 e vi rimase fino al 117. Passato alla storia come uno degli imperatori più seri e corretti, già i suoi contemporanei enfatizzavano le capacità di Traiano nel gestire al meglio gli affari della res publica. Secondo i biografi, non fu corrotto dal potere e non usò titolo e potere per scavalcare la legge, della quale anzi riconobbe sempre il primato, perfino sulla carica imperiale. Eliminò quindi quei rituali decadenti tipici dei monarchi orientali e riuscì a farsi amare da tutti, in particolare dalle parti sociali più importanti, il Senato, l'esercito, nonché dal popolo stesso. 
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Da conservatore, Traiano era altresì convinto che il progresso scaturisse più da un'oculata amministrazione che da imponenti riforme. Grande comunicatore, amato dai soldati per la sua affabilità, difficile all'ira e incline alla clemenza, benché non avesse la cultura del successore Adriano e di Marco Aurelio, possedeva un'indiscussa saggezza nella vita quotidiana, in guerra e in politica. (L'Impero sotto Traiano, foto da Wikipedia-Tataryn) L'esposizione dei Traianei racconterà appunto questa vita 'eccezionale' di Traiano, in grado di imporsi al mondo non tanto come condottiero, bensì quale 'costruttore a 360 gradi': dalle infrastrutture al programma di quello che oggi chiamiamo welfare, dagli incentivi economici alle opere architettoniche. Non mancherà un focus sulla figura e sugli spazi privati di Traiano, con uno sguardo al ruolo speciale delle donne di casa imperiale. La narrazione, coinvolgente e immersiva, si snoderà attraverso una ricca selezione di reperti, tra cui figureranno statue, ritratti, decorazioni architettoniche, calchi della Colonna Traiana, monete, provenienti da musei della Sovrintendenza Capitolina e da prestigiosi Archeologici italiani e stranieri. Numerose anche le installazioni multimediali e interattive, modelli in scala, rielaborazioni tridimensionali e filmati. 
Traiano fondò tra l'altro il porto di Civitavecchia, che nell'Antica Rocca ospita fino all'8 ottobre la mostra 'Traiano Optimus Princeps - I porti dell'imperatore'. Quattro le sezioni, dedicate alla vita dell'imperatore; ai porti di Civitavecchia e di Ostia; alle città di Centumcellae e della medievale Cencelle; ai commerci e alle rotte marittime del Mediterraneo. La mostra è stata realizzata da soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma, provincia di Viterbo e Etruria meridionale con l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. - 
Alle volte tesori meravigliosi sono celati pochi metri sotto il sottosuolo, come nel caso della domus di Traiano, che si trova sotto un parcheggio all’Aventino. Questo ci dà l’occasione di riportare alla luce la figura di quello che fu definito Optimus Princeps. Alcune delle straordinarie gesta compiute da Traiano possono essere poste in confronto, seppur con tutte le cautele del caso, con la cronaca storica e attuale. Le tappe del Cursus honorum portarono Traiano a ricoprire ruoli in varie parti dell’Impero Romano, dalla Siria alla Germania, dove si guadagnò la stima dell’esercito come comandante e delle popolazioni come amministratore. Fu il primo Imperatore a succedere non per dinastia, fu infatti scelto e adottato da Nerva, suo predecessore, per le sue qualità straordinarie. La sua casa, durante il principato, fu sempre aperta a tutti i cittadini, in onore al suo motto: “tratto ogni cittadino come vorrei che l’Imperatore trattasse me, se fossi un privato cittadino”

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Già questo  ci riporta alla mente un simpatico parallelismo con gli odierni governanti, scelti dalle èlite di partito (nel migliore dei casi), quando visitano le province italiane, ricevendo ovunque pernacchie e contestazioni e che per la paura devono essere difesi da blindati della polizia e agenti in tenuta antisommossa. Traiano si distinse per le sue politiche, che oggi potremmo definire sociali, come il sostegno dato al ripopolamento delle campagne, contro ai latifondisti. Fece costruire o ampliare porti, come a Fiumicino e Ancona, ampliò la via Appia fino a Brindisi, eseguì bonifiche nelle terre pontine, fece costruire l’acquedotto dal lago di Bracciano a Roma. Alleggerì la pressione fiscale e bruciò i registri delle tasse arretrate, concedendo prestiti a tassi agevolati ai piccoli contadini e imprenditori. Si occupò dei figli dei legionari, rimasti orfani, e della plebe in difficoltà con un sussidio alimentare.


Per trovare degli atti simili, bisogna risalire la corrente della storia fino al 1928, quando Benito Mussolini salì i gradini dell’altare della patria e bruciò davanti a tutti il debito pubblico italiano, esibendosi poi nel classico saluto romano (oggi sarebbe stato certamente inquisito dai moderni economisti e magistrati). Sempre sotto il regime fascista, nel 1925, fu creata l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia per aiutare madri sole e bambine in difficoltà. Nel 1975 poi, i democratici poteri sciolsero quest’ente. Fu sempre il Duce a promuovere grandiose opere pubbliche, come la famosa bonifica delle paludi pontine, dando case e lavori ai coloni che, attraverso un duro lavoro, resero quelle terre, da malsane e paludose, a fertili e salubre. Per quanto riguarda l’assistenza alimentare, oggi è replicata da CasaPound (che per questo viene accusata, da chi odia il popolo italiano, di corrompere le persone). Meno nobili e blasonate  le repliche dei nostri giorni, dove ad esempio a Roma si è rischiato di rimanere senz’acqua per la dissennata gestione degli amministratori succedutisi negli anni.

Sotto Traiano, l’Impero conobbe la sua massima estensione, grazie alle vittoriose guerre in Dacia e alle espansioni nel bacino del mediterraneo (per cui proprio allora fu coniata l’espressione mare nostrum). Ancora oggi, l’odierna Romania conserva nel suo Inno nazionale le parole: “Ora o mai più diamo prova al mondo – Che in queste mani ancora scorre il sangue dei Romani, E che nei nostri petti conserviamo con orgoglio un nome – Trionfatore in battaglia, il nome di Traiano!”. Purtroppo evitiamo qualsiasi raffronto con l’Italia (e la Romania) di oggi….

In tema religioso fu sempre tollerante, considerando il cristianesimo poco più di una superstizione e ritenendo che comunque si dovesse rimanere nel giusto in ogni processo. Forse fu per questo che non venne condannato dai padri della Chiesa (sorte che invece toccò a Nerone e altri), e anche Dante lo colloca in Paradiso nel cielo dei Giusti. Nonostante ciò, la statua dell’Imperatore sopra la colonna Traiana fu rimossa per far spazio al più popolare (tra i cristiani) San Pietro, le due biblioteche che contenevano tutto il sapere greco e Latino, insieme a tanti suoi edifici nei fori furono abbattuti dalla furia monoteista per costruire, con gli stessi pregiati materiali, Chiese e palazzi della Curia. Dopo di lui, rimase famoso il detto indirizzato dai Senatori ai nuovi Imperatori “Felicior Augusto, melior Traiano”, ovvero l’augurio di essere più benefico di Augusto e miglior

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