Roberto Calabrese ... Sul palco si è veramente liberi di essere se stessi, senza giudizi... agosto 6, 2018 \\

Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto ….
Il mio giorno lavorativo perfetto: mi trovo in Australia per girare un film. Alloggio in un albergo a 5 stelle sulla spiaggia, vado sul set e inizio a girare con Al Pacino. Questo più che un giorno lavorativo perfetto è un sogno. 

foto di Daniele Cruciani

Cosa ti ha spinto  verso la recitazione.
La possibilità di poter fare quello che nella vita spesso non è consentito. La possibilità di uscire dagli schemi e dalle regole che governano il quotidiano. Sul palco si è veramente liberi di essere se stessi, senza giudizi. Se nella vita tendo a nascondermi o a proteggermi, sul palco mi è consentito essere vulnerabile, debole, trasformare i miei difetti in pregi, emozioni, pensieri, sogni, tutto diventa utile. 

Omaggi spesso Giorgio Gaber in teatro, cosa rappresenta per te questo grande  artista e autore originale nel suo genere diviso tra la musica e le espressioni uniche di una maschera teatrale.
Mi piace raccontare Gaber perché ogni suo aspetto è ancora attuale. Gaber era rabbia, indignazione, incazzatura. Gaber ti feriva, ti infastidiva, ti travolgeva, ma allo stesso tempo era poetico, romantico, era una persona comune che si poneva delle domande importanti sull’essere umano e sulla vita: dopo un suo monologo non sei più lo stesso, “qualcosa” è accaduto.  Adoro omaggiarlo spesso per ricreare questi stimoli nei giovani, che forse oggi sembrano non farsi quasi più domande sulla vita, sembra che non siano più alla ricerca di risposte importanti, forse sembrano non arrabbiarsi più per nulla, come se fossero quasi anestetizzati, come se non avessero ideali o “qualcosa” per cui combattere.  Attraverso Gaber cerco di portare i ragazzi a confrontarsi in modo critico con uno sguardo attento come quello di Gaber.  Se il teatro può essere il luogo in cui avviene questo confronto, non può che essere un bene. 

Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti?
Parlare perfettamente inglese. Purtroppo è un mio difetto che sto cercando di correggere.
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 A chi sei più grato per la tua passione artistica? 
 Non saprei. Forse mia Nonna Paterna. Ricordo che quando ero piccolo mi raccontava sempre aneddoti e storie con una passione e un’enfasi fuori dal comune. Sembrava quasi che stava in scena ogni volta.

Cambieresti qualcosa nel mondo del teatro, televisione e cinema in cui ti sei formato?
In teatro, quello che non sopporto, sono quegli spettacoli sperimentali, “strani”, dove si cerca a tutti i costi di trovare qualcosa che impressioni il pubblico, ma in realtà spesso non si capisce assolutamente nulla. Mi piace un teatro semplice, diretto, dove si dà importanza all'attore e non alla scenografia o agli effetti, dove uno spazio vuoto diventa pieno solo grazie al corpo, alla voce e alle emozioni di un attore, attivando l’immaginazione del pubblico. Mi piace un teatro dove qualsiasi tipo di pubblico può emozionarsi, senza distinzione sociale, culturale. Ad oggi l’unico che secondo me si avvicina a questa concezione di Teatro è Peter Brook. Quanto riguarda La televisione, non saprei, semplicemente spesso non mi emoziona ciò che vedo, non mi lascia nulla. Delle volte le serie televisive che vedo non creano qualcosa nello spettatore. Sono semplice intrattenimento. Forse manca il coraggio da parte delle reti. Anche se ultimamente grazie a produzioni come Netflix e Sky si inizia a intravedere qualcosa di “nuovo” e meno banale. Il Cinema invece sta andando verso una direzione molto interessante. Finalmente iniziano a farsi strada registi coraggiosi che raccontano storie vere, potenti, spesso di denuncia, senza peli sulla lingua, senza quella finta “educazione” che spesso ha caratterizzato il cinema italiano. Adesso se si vuole raccontare un tema si va fino in fondo. Anche se si sta perdendo un po’ un aspetto “poetico” del cinema. Spesso le storie sono crude e violente in modo un po’ “gratuito”. Ecco, forse direi che oggi il cinema dovrebbe trovare un giusto equilibrio tra l’ aspetto poetico e la cruda verità. 
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C’è qualcosa che hai sognato di fare e non hai fatto? 
Dico la verità, sinceramente non guardo mai il passato: sono talmente preso dai sogni e dagli obiettivi che voglio raggiungere domani, che non ricordo neanche i sogni che non ho raggiunto ieri. 

C’è spazio in Italia per i giovani artisti talentuosi con idee innovative.
Qui tocchiamo un tasto un po’ complicato. Il punto è che vedo lavorare nel cinema e nella televisione sempre le stesse persone. Le produzioni non si danno il tempo di scoprire qualche nuovo talento. Non hanno sempre il coraggio di rischiare su chi non è conosciuto. Non dico che sia sempre così,  ma sono circondato da gente piena di idee bellissime, innovative, che purtroppo non riescono a trovare spazio per esprimersi. 

Tre domande in una …. Il tuo romanzo preferito ….. il tuo film preferito … il tuo spettacolo teatrale preferito
 Romanzo “La rivoluzione umana” Di Daisaku Ikeda. Film “La ricerca della felicità”. “Hamlet” di Peter Brook. 

 Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
I sogni delle persone. 

Preferisci il cinema o il teatro ….
Per me non c’è differenza. Cambia solo il linguaggio, ma hanno lo stesso scopo: raccontare storie ed emozionare. Però posso dire che vado più spesso al cinema che a teatro. 
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I tuoi prossimi impegni?
Ho finito di girare da poche settimane un film intitolato “Il quaderno nero dell’amore” di Marilù Manzini e a Settembre inizierò a girare un film nelle Marche, con distribuzione internazionale,  con Maria Grazia Cucinotta, Philippe Leroy, Enzo Garinei e altri attori, intitolato “Il Gatto & la luna” di Roberto Lippolis.


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