LUCA CESA ...Chiudere i Corpi di Ballo, le Compagnie significa uccidere la cultura e le nostre passioni ..... agosto 16, 2018 \\

Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto ….
Non esiste la perfezione,figuriamoci una giornata lavorativa perfetta. (ride) ... Non sempre l’essere perfetti equivale all’essere felici. Molte volte capita che il nostro perfezionismo possa renderci scontenti, insoddisfatti. Noi ballerini, più di tutti, tendiamo a essere sempre impeccabili, precisi, raggiungere ogni giorno il massimo, sfidare noi stessi, temendo l’errore, l’insuccesso. Quindi, da artista, comincio le mie giornate con un buon caffè, coscienzioso che ogni giorno bisognerà sudare più del precedente e meno del successivo!
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Cosa ti ha portato verso la danza.
Sin da bambino il mio stare fermo significava saltare, girare, cantare. Odiavo quando qualcuno mi imponeva cosa fare o non fare. Ero sempre in movimentoeper questo mio essere la mia mamma ancora oggi mi definisce“uragano”. Ho sempre ballato davanti al televisore, nel soggiorno di casa.  Avevo uno stereo rosso nel quale  siinserivano ancora le audiocassette e ad una di quelle cantastorie ero particolarmente affezionato.  La facevo andare sempre dallo stesso punto e con il tempo ho capito che si trattassedel “Lago dei Cigni” di Tchaikovsky. Ascoltandola, riuscivo a sentirmi diverso, amato, libero di volare fino a non sentire più nulla. Ecco che un giorno conobbi un’amica di mia madre, Giusy, la mia prima insegnante, la quale poi è diventata mia zia. Tra di noi c’è stata subito una positiva complicità.  Ha compreso dal primo istante le mie doti da ballerino e mi ha permesso di entrare per la prima volta  inuna scuola di danza, il luogo che in seguito è diventato la mia seconda casa, la mia famiglia, il mio mondo.
Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti?
In una sola parola “empatia”, la capacità di poter entrare in profonda connessione con le altre persone, al punto di riuscire a percepire le loro emozioni e i loro stati d’animo, come fossero i miei. Perché il fare del bene agli altri equivale a far del bene a se stessi.
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A chi sei più grato per la tua passione artistica?
Uno dei miei grandi miti è Rudolf Nureyev, anche se non ho mai avuto l’onore di conoscerlo. Osservandolo costantemente penso abbia ispirato la mia vita e quella di ogni danzatore. È colui che ha trasformato la danza classica esaltandone la figura del ballerino maschio. Sarebbe stato incredibile poterlo vedere dal vivo e chissà cosa avrei provato ad averlo in sala prove! Ma continua a vivere nella danza e in ognuno di noi. Come danzatore ho avuto la possibilità di lavorare con tanti maestri e coreografi e li ringrazio tutti.Ognuno di loro ha contribuito a riempire il mio bagaglio culturale e artistico. Sembrerò banale, ma sono estremamente riconoscente alla mia famiglia per avermi sostenuto sempre, in particolare a mia madre perché con i suoi sacrifici ha permesso la realizzazione del mio grande sogno e con il suo essere speciale mi ha insegnato i veri valori della vita che poi ho ritrovato in quello che ora è il mio lavoro. Devo a lei l’uomo che sono oggi. Gliene sarò sempre grato.

 Cambieresti qualcosa nel mondo della danza  in cui ti sei formato?
Sì forse sì. Mi sono formato e cresciuto in un periodo dove la danza, ahimè,è diventata “ginnastica.” Oggi si vedono sempre più ballerini con piedi favolosi, gambe altissime, corpi molto esili, con una tecnica mostruosa. Ma non penso che la bravura di un ballerino sia misurata dal numero di pirouettes..ciò che crea la danza è quello che esprime un danzatore,la sua sensibilità,il suo stare in scena, la qualità dei suoi movimenti, l'armonia del suo corpo..la naturalezza.

C’è qualcosa che hai sognato di fare e non hai fatto?
Alcuni sogni rimangono nel cassetto, tutti ne abbiamo uno. La nostra vita prende strade diverse rispetto a quelleipotizzate in precedenza. Sognavo di laurearmi, fare il medico... Mi piaceva molto l’idea di poter aiutare le persone e credevo che la capacità di guarirle fosse quasi un superpotere. Comunque credo molto nel destino e penso che la nostra vita sia già scritta da qualche parte, ma ancor di più credo che siamo noi gli artefici del nostro destino guidato dalle nostre scelte.
Cosa spinge un giovane danzatore talentuoso come te verso la coreografia….
“Sono un coreografo. Un coreografo è un poeta. Io non creo, Dio crea. Io assemblo e ruberò ovunque per farlo.”                                                 Questo è come, in modo assolutamente fine, Geoge Balanchine definisce il suo essere coreografo. Esserlo è una scelta ed io ho iniziato a farlo nonostante sia molto giovane e continui ancora a danzare. È difficile per me tenere a bada la mia mente, le emozioni, le innumerevoli idee. Penso che ciò abbia suscitato la curiosità di far “parlare” tutto ciò che ho dentro di me. Mi intriga poi pensare di poterlo fare con il corpo di altre persone. Mi piace scavare nei ricordi più lontani, creandone emozioni. Alla fine però è la musica ad avere  il potere di far vibrare le corde della nostra anima.

Tre domande in una …. Il tuo romanzo preferito ….. il tuo film preferito … il tuo spettacolo di danza preferito
La saga di “Harry Potter” come mio romanzo preferito, perché penso che la magia sia un qualcosa di innato e di moralmente neutrale. Per il mio film preferito senza dubbio “Mrs. Doubtfire” con il grande Robin Williams, mentre per il mio spettacolo di danza preferito è il “Lago di Cigni” di Matthew Bourne il quale ha sconvolto la tradizione del balletto classico in modo assolutamente originale, ironico e spettacolare.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Io scherzo su tutto, ma credo sulle malattie ci sia poco da scherzare. La questione non è ridere di un difetto, ma sapersi porre nei confronti dell’interlocutore e della sua problematica. Mi irriterebbe se qualcuno mi prendesse in giro per offendermi o facesse il simpatico per ridere di me.

C’è posto per giovani danzatori talentuosi con idee innovative in Italia?
Assolutamente no. Basti pensare a quanti talenti italiani sono costretti ad andare a lavorare all’estero, dove ci sono compagnie di danza stabili sostenute dalle istituzioni pubbliche, ed io ne sono l’esempio lampante. L’essere umano è riuscito a distruggere il mondo e ci ha provato anche con la danza facendola regredire, soffocandola. Fortunatamente questa meravigliosa arte è ancora qui, viva. Non amo definirla morta perché esiste, anche se è cambiata. Credo non ci sia più il giusto rispetto per noi artisti, per chi semplicemente la ama, per chi la osserva, l’ammira, per chi le dedica la vita.  I ballerini vanno oltre la politica, che nel frattempo stenta a darci una mano. Chiudere i Corpi di Ballo, le Compagnie significa uccidere le nostre passioni, privandoci della nostra ragione di vita. Un futuro in Italia? Mai dire mai, non mi dispiacerebbe, ma ad oggi non ci sono le condizioni.

I tuoi prossimi impegni?
Sono appena rientrato da Bruxelles dove ho insegnato per due settimane in unaSummer School. Ora cerco di godermi le vacanze con la mia famiglia che purtroppo, lavorando all’estero, riesco a vedere sempre meno. Inoltre, a breve diventerò zio e questa cosa mi rende molto felice. A settembre ripartirò con la compagnia con la quale lavoro, il Ballet Preljocaj, per un nuovo anno, spero intenso, colmo di emozioni e di impegni importanti. Nel frattempo lavorerò sulla mia nuova creazione, “SHIVER”, un passo a due che debutterà in Francia nell’aprile prossimo accanto a grandi coreografi come Hofesh Shechter , Christophe Garcia e Fabio Lopez. Nonostante i miei numerosi impegni e le mie varie tournee sarò nel contempo Maestro ospite in molte scuole di danza europee.

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