NICOLAS GRIMALDI CAPITELLO ... perché l’arte qualsiasi essa sia deve essere apprezzata non per far contenti gli spettatori o i direttori dei festival ma perché l’artista ha avuto una sua necessità e tramite essa può arrivare al pubblico. settembre 24, 2018 \\

Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto ….
Penso, che ogni giorno lavorativo debba essere diverso dall'altro, per ottenere una produttività artistica maggiore.Sicuramente non amo lavorare la mattina, perché sento il corpo e la mente molto limitati. Ad esempio, nel nuovo progetto a cui sto lavorando, pratichiamo dalle 8 alle 10 ore di lavoro non-stop (saltando anche i pasti per spingere il corpo a superare i propri limiti). 
La fase iniziale del lavoro è di preparazione fisica e mentale per predisporre i danzatori alla costruzione scenica, che per me è sempre un continuo stupirsi anche nella codificazione. Non ho una tecnica o un metodo specifico per creare le mie performance, ma sono in una ricerca continua,lasciandomi ispirare dal momento vissuto prima, durante e dopo la preparazione con i miei collaboratori, che devono per me avere un approccio performativo, avendo il coraggio di prendersi il rischio di quello che proponiamo, discutendo con loro del lavoro fatto ogni giorno e decidendo come procedere nei giorni seguenti!
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Cosa ti ha portato verso la danza.
Ho scelto di usare la danza come strumento comunicativo rispetto ad altre forme d’arte, perché penso che la verità nasca dal corpo e attraverso l’analisi di quest’ultimo si può arrivare a toccare l'anima delle persone.
Infatti fin da piccolo mi sono sempre espresso con il mio corpo avendo più difficoltà nel comunicare verbalmente, perché penso che il linguaggio corporeo abbia una forza maggiore.
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Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti?
Vorrei essere un X- Man!Dai scherzo, non so risponderti perché come dicono gli americani “I am what I am” (ed è anche una canzone di Gloria Gaynor), io sono quello che sono e non posso cambiarlo, se volessi una cosa poi non ne sarei più contento e ne vorrei sicuramente un’altra. Quindi morale della favola: accettati e lavora su quello che sei e rendilo speciale per te stesso e per chi c’è nella tua vita.
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A chi sei più grato per la tua passione artistica?
Io sono grato a tutti coloro che sono passati dalla mia vita artistica sia in positivo che in negativo, anzi certe volte sono le esperienze più negative a fortificare la nostra passione e ad insegnarci cosa non fare.
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Hai portato in scena “TRES” e “Danza Paloma”, di cosa trattavano questi due spettacoli.
TRES è stato il mio primo progetto artistico, in quel periodo ero molto preso dalla teoria secondo la quale purtroppo la società cerca in continuazione di omologarci, ma in realtà è sempre pronta a fare delle differenze tra le persone in base a dove nasciamo, al nostro ceto sociale, a chi frequentiamo, a come ci vestiamo …Infatti il lavoro è stato costruito basandosi sul terzo articolo della costituzione Italiana.
DANZA PALOMA è stato il secondo progetto portato in scena, ma in realtà nasce  e muove i suoi primi passi prima di TRES. Il lavoro è liberamente ispirato all'arte circense del funambolismo, prendendo spunto da film, documentari e libri. La performance si muove intorno al concetto di superare i propri limiti mantenendo intatta un' umanità carnale. 

Cambieresti qualcosa nel mondo della danza  in cui ti sei formato?
Questa è una domanda che mi sta molto a cuore, sono interessato alla formazione delle nuove generazioni e penso che in Italia stiamo facendo dei passi avanti sulla formazione ma ancora non abbastanza in confronto ad altre nazioni, nonostante penso che noi italiani abbiamo una vena artistica innata nel DNA.
Cambierei il concetto di formazione sia classica che contemporanea, aprirei i conservatori e rivaluterei l’Accademia Nazionale di Roma come unica istituzione; troppo poco averne una sola in tutta Italia.
Ci dovrebbero essere controlli sulle aperture di scuole di danza private, perché ce ne sono troppe e soprattutto sarebbe necessario farle aprire a chi ha avuto un' esperienza reale e ha le qualifiche per poterlo fare.
Cosa importante è insegnare oltre alla pratica della danza, anche la teoria e portare i nostri allievi a vedere e vivere spettacoli dal vivo, sia per un percorso classico che contemporaneo. 
Penso che bisogna formare oltre ai danzatori, insegnanti e coreografi; anche teorici, promotori, giornalisti e critici.
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C’è qualcosa che hai sognato di fare e non hai fatto?
Molti sogni sono stati realizzati, ma ne ho ancora molti da realizzare e sono sicuro che con la pazienza e il lavoro si realizzeranno.

Tre domande in una …. Il tuo romanzo preferito ….. il tuo film preferito … il tuo spettacolo di danza preferito
Romanzo: Harry Potter di J.K. Rowling
Film: Todosobre mi madre di Pedro Almodóvar
Spettacolo di danza: The Great Tamer di DimitrisPapaioannoue

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Sono una persona che non si prende troppo sul serio e ama scherzare.
Quindi penso che ti direi di non scherzare su argomenti seri come la fame nel mondo, le malattie e le guerre.
Ma per quanto riguarda la danza non penso che ci sia un argomento su cui non scherzare, anzi penso che la gente spesso si prende troppo sul serio, senza capire che il nostro lavoro va fatto con leggerezza e amore.
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Insieme a Nyko Piscopo hai avuto la direzione artistica del Teatro Ateneo di Casoria. Come ci si sente nei panni di direttore artistico?
E’ stato molto difficile gestire la direzione artistica di un piccolo teatro in provincia. Innanzi tutto per la gente che trova molta difficoltà a spostarsi dai soliti centri e per gli addetti ai lavori che sono  stati troppo critici nei nostri confronti, che per la prima volta abbiamo portato una stagione di danza in provincia. Non ho sentito e ricevuto il sostengo e appoggio di realtà Campane della danza, credo che sia fondamentale unire le forze tra le varie scuole, compagnie, enti di promozione, innanzi tutto per portare la danza a tutti, borghesi e non, e dopo per sostenere l’iniziativa coraggiosa che penso abbiamo avuto io e Nyko Piscopo.
Mi sono reso conto di quanta poca qualità ci sia negli allievi che sono venuti a frequentare le lezioni, spesso allievi di noti maestri.
Sulla scelta degli spettacoli abbiamo dovuto trovare un compromesso tra il nostro gusto personale e la volontà di un pubblico non educato a vedere la danza. Quindi è stata una stagione variopinta.
Ma non ti nego che è stata una bella esperienza e vorrei continuare a farlo, vedere la gente che esce felice  per quello che tu hai programmato, sentire gli artisti contenti finalmente di collaborare con qualcuno che li capisce realmente e che gli è vicino.
Infatti dopo un lungo periodo di pausa io e Nyko siamo pronti a riprendere e vedere cosa succede, ma non ti spoilero niente.
Sperando di puntare sempre più in alto e magari chi sa in futuro avere uno spazio tutto mio o con il mio amico e collega Nyko da dirigere.

C’è posto per giovani danzatori talentuosi con idee innovative in Italia?
I posti ci sono però non c’è una buona connessione secondo me tra le realtà esistenti e quelle che nascono, ancora molti distacchi tra le varie regioni, stagioni e vetrine sempre con gli stessi nomi.
Diciamo che il difetto non è non avere posti dove proporre, ma cercare di entrare nel circuito e sperare che il tuo lavoro e la tua persona piaccia e non per una qualità ma per una soggettività degli operatori.
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Con chi ti piacerebbe lavorare o collaborare?
Sono molto contento del mio percorso artistico e spero che sia sempre più ampio.
Mi piacerebbe vedere i miei progetti prendere piede ed essere apprezzati non per come vogliono gli altri ma per come li ho partoriti io, perché l’arte qualsiasi essa sia deve essere apprezzata non per far contenti gli spettatori, gli operatori o i direttori dei festival ma perché l’artista ha avuto una sua necessità e tramite essa può arrivare al pubblico.
Poi non ti nego che mi piacerebbe lavorare con JanFabre, DimitrisPapaioannoue e Alain Platel, ma voglio creare il mio gruppo di lavoro e con le mie performance.

I tuoi prossimi impegni?
Sto lavorando con la compagnia Abbondanza/Bertoni nel nuovo spettacolo “Erectus”.
Ho base fissa a Napoli perché è la mia città e voglio restarci per poter contribuire a migliorare la qualità della danza e collaboro con la compagnia Körper e Interno5.
Ovviamente al primo posto i miei progetti, infatti sarò in scena il 10 dicembre al Teatro Nuovo in occasione del “Monday Dance” con un assolo nato da un mio stato d’animo, e spero di finire e debuttare con un terzetto che mi sta molto a cuore .

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