Gabriele Granito .... Mia madre per costringermi ad andare a scuola quando non volevo “Non vuoi studiare, quindi non vuoi fare l’attore?”. ottobre 31, 2018 \\

Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto ….
- Lavoro su un set dall’alba al primo pomeriggio, successivamente prove estenuanti in teatro per un prossimo spettacolo (mi piace stancarmi)  e la sera in scena o a una prima di un progetto che riguarda me o cari amici. 
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Cosa ti ha portato verso la recitazione.
- Mi affidarono una canzone da solista nel coro di Natale della chiesa in cui sono cresciuto. Avevo quattro anni. Credo che le mie sorelle mi aiutarono a memorizzarla cantandola decine di volte a casa. Poi la magia... ricordo pochissimo, ma sono certo che la prima tachicardia legata all’esibizione per qualcun altro la ebbi proprio quella sera cantando “La Madonna è andata al mercato”. 
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Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti? 
La pacatezza. Sono un idealista, molto sui nervi, indomito, irrequieto. Mi annoio facilmente e non riesco a stare per molto tempo in un posto.  Mi piacerebbe poter essere più pacato, accogliere la vita con più serenità, ecco. 

A chi sei più grato per la tua passione artistica? 
A mia madre. Lei è un’amante del teatro e ha vissuto - da spettatrice - momenti teatrali molto importanti in quel di Modena negli anni ’70. Durante la mia infanzia ho avuto la fortuna di assistere ad importanti spettacoli nel teatro del mio paese, allora piazza del circuito del Teatro Pubblico Pugliese. Mia madre mi ci portava e io, a fine spettacolo, scappavo nei camerini a parlare con gli attori chiedendogli cosa dovessi fare per diventare un attore da grande, loro mi rispondevano che era necessario studiare. Mia madre ha sempre usato questo escamotage per costringermi ad andare a scuola quando non volevo “Non vuoi studiare, quindi non vuoi fare l’attore?”. 
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Nel tuo percorso professionali quali sono stati i personaggi teatrali più significativi che hai portato in scena?
Ricordo con molto affetto tutti i personaggi che ho portato in scena e a tutti devo molto. Quelli che ricordo con più simpatia sono il Duca di York nel “Riccardo III” di Marco Carniti, il protagonista di “Di notte che non c’è nessuno” di Luca de Bei e l’assistente Esposito di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Alessandro Gassmann.  

 Cambieresti qualcosa nel mondo del teatro e del cinema in cui ti sei formato?
Per quel che riguarda il mio percorso di formazione non cambierei nulla, credo di essermi formato bene e con grandi maestri, di dovere molto ai miei insegnati, tra tutti Caterina Costantini che mi ha nutrito e cresciuto. Trovo poco utile e sterile la lamentela basata sul luogo comune che niente funziona e che è un mestiere difficile etc. Non è certo un mestiere facile, ma questo lo sappiamo tutti già prima di formarci. 
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C’è qualcosa che hai sognato di fare e non hai fatto? 
Tante, tante cose sogno e non si sono ancora realizzate ma sono certo che con la giusta dose di fiducia e impegno si realizzeranno. Una su tutte interpretare personaggi contorti, lacerati e criptici come Amleto.

Quattro  domande in una …. Il tuo romanzo preferito ….. il tuo film preferito … il tuo spettacolo teatrale preferito … la tua canzone preferita..
Romanzi tanti, difficile rispondere, uno a caso che mi ha colpito molto “La vita davanti a sé” di Gary.
Tra i film “La strada” di Fellini. 
Tra gli spettacoli vado a ritroso nella memoria, ce n’è uno che mi colpì tantissimo quand’ero bambino, che mi fece assaporare la “magia” del teatro “Il Sig. Novecento” di Vincenzo Cerami, con musiche  di Nicola Piovani e interpretato da Ivana Monti e Lello Arena. Rimasi molto colpito dalle atmosfere musicali eseguite dal vivo. 
Canzoni tante. Se a mia madre devo l’educazione teatrale a mio padre devo l’educazione musicale. So a memoria la maggior parte delle canzoni della beat generation. La mattina cantavamo sempre mentre mi accompagnava a scuola, lui diventava adolescente come me e io diventavo suo coetaneo. Ricordo con molta simpatia performance di “Ma che freddo fa” di Nada per esorcizzare la macchina freddissima le mattine d’inverno. 
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Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
La dignità dell’altro. Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te. 

C’è posto per giovani artisti talentuosi con idee innovative in Italia?
Sì, se si sa come muoversi, se si è tenaci, caparbi e si sa bene cosa si vuole e dove si vorrebbe arrivare credo proprio di sì. Possibilità ce ne sono, bisogna solo scovarle. Abbiamo internet noi, abbiamo il mondo a portata di mano. 
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Il rapporto con la tua città?
Vivo da dieci anni a Roma, città che amo perché mi ha dato molto e mi sconvolge sempre. È così eterogenea che è sempre una scoperta e credo sarà la città in cui vivrò per i prossimi anni e che baratterei solo per vivere a vita a Los Angeles. Il mio posto del cuore, però, resta San Nicandro Garganico, il paese pugliese in cui sono cresciuto. Ci torno molto poco, ma tutto ciò che ho vissuto lì è un grande tesoro da cui attingere per il mio lavoro. 
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I tuoi prossimi impegni?
Sto girando un film basato su canzoni di un importante cantautore italiano, di cui non mi è concesso dire di più. Oltre a riprendere i rapporti con l’audiovisivo mi sto affacciando al mondo del doppiaggio, mi diverte molto. Probabilmente porterò in giro con la mia compagnia e grazie al supporto della Sycamore T Company una mia riscrittura in chiave circense e performativa del Romeo e Giulietta, Romeo and Juliet Circus... abbiamo debuttato da poco e pare sia piaciuto molto... chissà! 

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