Carlo Salvatore III Laconi .... Vi presento Connecting Landscape ... novembre 14, 2018 \\

Poiché hai scelto di collocare le tue opere in natura, come descriveresti il tuo rapporto con il paesaggio?
Innanzitutto è importante sottolineare che il rapporto che lega l'uomo all'ambiente appartiene all’essenza della vita• stessa. La natura, sfondo primordiale di tutte le nostre attività, è la più grande delle "grandi immagini" che compongono il paesaggio della nostra vita. Il paesaggio, di per se elemento sostanziale per la narrazione delle gesta e delle passioni umane, attraverso l'Arte può “sublimare il suo ruolo” e divenire un eccezionale, incomparabile, “strumento di identità e consapevolezza sociale”. Quindi la scelta di collocare opere in natura, nasce sostanzialmente dal connubio di relazioni intrinseche che il paesaggio tutto, è in grado di accogliere, suscitare ed evocare. Cosi come dice Johann Wolfgang von Goethe: “Colui al quale la natura comincia a svelare il suo segreto manifesto, sente irresistibile nostalgia per la più degna interprete di essa, l’Arte” . Ad ogni modo è opportuno chiarire che le mie opere non sono meramente collocate in un luogo, poiché il luogo prescelto (che sia esso una salienza eccezionale, piuttosto che un area degradata), perchè equivale a un “punto nodale” che va a costituire il Network Glocal di: CONNECTING LANDSCAPE. Ogni opera scultorea, da questo punto di vista è come una piccola parte di un “non-finito” in progress, che si rende presente, sia in un punto della storia, l’oggi, nonché in una precisa localizzazione spazio-territoriale. 
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In che modo l’identità, sia quella dei luoghi, ma anche quella dell’artista, trova sostanza nelle tue opere?  
Ciò che mi interessa precisare è che l’identità di un luogo non si manifesta esclusivamente attraverso il mantenimento• di elementi e/o caratteri presenti nella memoria “romantica” dell’osservatore, come una vallata, un ruscello e via dicendo. Ma l’identità di un paesaggio è data anche dall’esperienza che se ne fa. Perciò la mia ricerca come artista nasce proprio da questa consapevolezza e si esprime attraverso un unicum, che è insieme processo – progetto – opera, e che concepisce ed interpreta il paesaggio come una "struttura olistica" rivelata attraverso il linguaggio universale dell’arte. Inoltre l’identità nella cultura spirituale e materiale dei luoghi, il Genius Loci, viene in qualche modo da me avvertita, e attraverso la metafora dello Spirito del Tempo, lo Zeitgeist, in restituita tramite una rappresentazione simbolica di “luogo” e “tempo”. La mia opera scultorea, in qualche modo assurge a una forma di comprensione dell’attuale società globalizzata. La centralità data all’uomo e in particolare alla percezione che l’uomo ha di un luogo, sancisce definitivamente il legame indissolubile che deve intercorrere tra uomo e natura, ora più che mai in un contesto di cultura e/o società globalizzata. 
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Com’è nata l’idea di Connecting Landscape? 
Sostanzialmente sono sempre stato stimolato da interrogativi etici ed estetici sull’ambiente e sul futuro, particolarmente sul rapporto e il legame che si viene a creare tra segni, simboli e funzioni dell’linguaggio, e come spesso essi convergono gli uni negli altri, dando origine a “filtri percettivi” e a modelli radicalmente-intrinsecamente conoscitivi del nostro tempo. Connecting Landscape nasce quindi come un messaggio, uno slogan, un brand, una metafora flessibile in grado di poter essere un “contenitore multitasking di vari contenuti site-specific”, per poter mette in luce il processo che sta caratterizzando la nostra attuale esperienza del mondo, in un rapporto imprescindibile tra locale e globale. Questa ricerca sistemica, riconducibile per modalità d’approccio alla Land-Art, si sviluppa anche attraverso tecnologie di comunicazione di massa (ICT) e tecniche gestionali proprie del European Project Management. Solo successivamente, e a tuttora in è progress, Connecting Landscape si è strutturato in un progetto di ricerca di su scala globale. Dopotutto il progetto nella sua visone plenaria vuole lasciare, attraverso le varie opere scultoree, dei piccoli segni calcolati territorialmente (Landmark) che possano innescare meccanismi di partecipazione tra abitanti, luoghi e culture lontane, trapassando i semplici limiti geografici di ogni territorio. 

Abbiamo saputo che recentemente ha pubblicato con l'editore Laterza un libro su Connecting Landscape?
Si, da pochissimi giorni è stato pubblicato Edizioni Giuseppe Laterza il mio libro Connecting Landscape che sarà possibile reperire in tutte le migliori librerie, oppure online, oppure chiedendolo direttamente a me. E' stata per me una grande gioia e ringrazio l'editore Laterza che ha creduto nella mia arte.
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In che modo scegli il “sito” in cui inserire l’opera?  
Esistono molteplici motivazioni che possono determinare la scelta di un “sito”, si potrebbe parlare anche di• “coincidenze significative”, che tutto sommato possono emergere da profondi processi progettuali anche se casuali. Alcuni siti possono essere semplicemente riconducibili all’evocatività del contesto ambientale, altri si legano bene all’archeologia-astronomica di alcuni luoghi, altri ancora possono essere più progettuali ed emergere da un analisi contestuale, magari durante la collaborazione in équipe multidisciplinare per la partecipazione a bandi regionali, nazionali ed europei, su tematiche inerenti la progettazione del paesaggio o itinerari tematici a fini turistici. Altri siti ancora, più ovvi ma non meno importanti, sono quelli “sopraggiunti” successivamente ad un invito diretto per una Biennale, o a un Festival internazionale, o per un Premio in materia d’arte contemporanea. (vedi portfolio Connecting Landscape) Ad ogni modo devo dire che esiste ben chiara nella mia visione progettuale una “piattaforma ideale di siti” dove poter localizzare il network delle opere scultoree interconnesse. Tale piattaforma è quella dell’UNESCO, in quanto ha già strutturato una rete di siti univocamente riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità, per un totale di 830 località, presenti in 138 Nazioni del mondo, di cui 640 siti intesi come Culturali, 164 siti intesi come Naturali, e solo 24 siti intesi come Misti cioè sia culturali che naturali. Perciò in questi ultimi 24 siti Misti, di cui è parte anche lo stesso Parco Geominerario della Sardegna (patrocinatore della mia tesi di Master), si potrebbe attivare una rete ottimale per l’attuazione del progetto Connecting Landscape. 
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Perché la scelta di legare alcuni simboli della cultura tecnologica ad altri della storia, cultura e tradizione dei luoghi dell’isola? 
La scelta di inserire nelle mie opere, alcuni simboli della cultura tecnologica contemporanea come i microchip, congiuntamente legati ai simboli più remoti della tradizione spirituale dei luoghi dell’Isola come i menhir, nasce sia dall’esigenza di comprendere sia la società globalizzata nella sua stratificazione culturale, quanto dalla volontà di codificare quella locale, mediante una visione del mondo che annoveri continui rimandi tra passato, presente e futuro. D’altronde alcuni simboli preistorici come quello del Labirinto (vedi portfolio) sono stati ritrovati incisi sulla pietra in vari territori, non solo in Sardegna o in Europa, ma in quasi tutti i continenti del mondo. Questo sta a indicare che probabilmente in una prima fase della storia dell’umanità, prima della stessa parola scritta, esisteva una qualche forma di cultura “spirituale” globalizzata. In sintesi potrei dire che il simbolo preistorico del labirinto, sia per me una sorta modello simbolico e semantico del attuale microchip, in quanto entrambi sono un archetipo universale in grado di interpretare lo spirito del proprio tempo, appunto lo Zeitgeist. Pertanto le mie opere hanno nel basamento storico culturale la loro forza simbolica, radicata nella più intima tradizione culturale del territorio locale, ma si ergono a comunicare il potenziale globale delle nuove frontiere di ricerca tecnologica, come parte indispensabile del processo di comunicazione dell'uomo nel mondo. 6) Ti senti più vicino ai primi colossali esempi di Land Americana o ai più delicati interventi in natura dell’arte ambientale europea?  Entrambe in parte le sento vicine e al contempo distanti, pur ritenendole paritetiche e preziose per il lascito di• spunti, informazioni e riflessioni che hanno prodotto e innescato al nel mio Opus di ricerca. Ad ogni modo c’è da dire che qualsiasi intervento riconducibile alla Land Art, che sia essa quella colossale americana o quella ambientale europea, o che esse siano in accordo o in contrapposizione al paesaggio in cui sono espresse, tali opere sono di per sé “limitate” e circoscritte in quel determinato territorio. Nella mia ricerca invece tratto un argomentazione se non più ampia quantomeno in parte differente, data sia dal periodo storico in cui stiamo, ovviamente diverso, che dai mezzi tecnologici che lo rappresentano. D'altronde anche il paesaggio, che non è direttamente connesso al territorio, anche sé è percepito in esso come parte imprescindibile, può essere interpretato nuovamente attraverso la sovrapposizione di livelli informativi all'esperienza reale di tutti i giorni. Elementi che "aumentano" la realtà aggiungendo informazioni multimediali alla realtà già percepita "in sé". 
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Achille Bonito Oliva ha indicato per gli artisti sardi delle ultime e ultimissime generazioni due strategie nella produzione artistica: artisti tentati dalla globalizzazione del linguaggio, dall’internazionalizzazione sperimentale di nuovi materiali; artisti che mirano a una condizione legata al genius loci, all’ispirazione territoriale e antropologica del luogo. Sostiene che per alcuni di essi, Maria Lai per esempio, si sia verificata una sintesi tra le tue tendenze e utilizza per questi artisti il termine glocal. Rispetto a tali considerazioni, come concepisci i tuoi interventi? Quanta parte della tua opera nasce dall’ispirazione territoriale e antropologica del luogo e quanta invece dalla tendenza alla globalizzazione del linguaggio?  
Concordo con Achille Bonito Oliva sull’analisi summenzionata, relative alle strategie nella produzione artistica per gli• artisti sardi delle ultime generazioni. Però non sono del tutto d’accordo nel pensare a Maria Lai come un artista glocal. Ritengo che Maria Lai sia riuscita a sintetizzare degnamente la Public Art al Paesaggio, come in “legarsi alla montagna”, tramite le metodologie dell'arte nel territorio, in stretto contatto con la comunità per rivalutare l'ambiente cittadino. Invece per quanto concerne la mia opera, e la conseguente ricerca nella sua visione generale, penso tutto sommato che sia figlia sia dell’ispirazione territoriale e antropologica del luogo, quanto della tendenza sociale alla globalizzazione del linguaggio. Perciò di conseguenza una buona parte della mio “fare” argomenta la sintesi tra le due tendenze suddette con il termine glocal.
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Chi è il fruitore di Connecting Landscape? 
 Non è facile identificare il fruitore di Connecting Landscape, questo per la sua trasversalità, ad ogni modo potrebbe• essere qualunque persona sia incuriosita dal connubio/contraddizione tra tematiche tecnologiche e questioni ambientali, oppure siano esse persone recettive verso un indagine più spirituale quanto più conoscitiva della poetica dell’arte quanto della scienza della comunicazione in sé. D'altronde il fruitore “ideale” potrebbe essere colui che abbia la sensibilità di considerare l’ambiente globale, oltre l’esperienza del percepito reale, e che sappia far favorire uno scambio interelazionale con esso (cross-fertilisation).
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Quale esperienza suggerisce Connecting Landscape?  
Connecting Landscape si concede al fruitore come un’esperienza sinestetica rappresentata dalle opere d’arte, in un• insieme di elementi di suggestioni simbolica e di funzioni semantiche, che suscitano nel fruitore una nuova e/o diversa consapevolezza cognitiva dell’ambiente naturale, abitualmente percepito ma non sempre contemplato nella sua stratificazione culturale. Concettualmente l’opera d’arte intende sottolineare come oggi sia possibile non solo rilevare i dati peculiari di ogni ambiente, ma rendere possibile una relazione cognitiva, interfacciando più località territoriali, riportandole a un codice comune in cui, al soggetto/fruitore, è comprensibile una forma di interazione conoscitiva del paesaggio percepito. Questa nuova opportunità, che aspira all'incontro sociale tra diverse località, fisicamente lontane in situazioni ambientali differenti, può costituire una effettiva interrelazione della comunità, proponendo una presa di coscienza e di confronto del proprio territorio, tramite il concetto di interconnessione, noto con la definizione di connettività o webness. Il processo che si vuole attuare, con la carica metaforica dell’arte, mette in luce la mutazione che sta caratterizzando la nostra attuale esperienza del mondo: la convergenza tra gli elementi tradizionali del reale, gli strumenti e le infrastrutture tecnologiche, creano le condizioni per forme di dialogo o di interazione assolutamente originali. Infatti bisogna considerare l’effetto dei media digitali, non soltanto con un’estensione o ampliamento della mente (secondo la linea di pensiero di McLuhan e di DeKerckhove), ma precisamente come una riorganizzazione del rapporto tra la mente e la realtà, ovvero tra lo spazio interno dell’uomo (e il suo interno modello del mondo) e lo spazio esterno, ovvero il mondo delle cose e di tutto ciò che è altro del soggetto. Una possibile nuova “variante” della percezione di ciò che è reale (luogo fisico) attorno a noi, che permette di affrontare tematiche sensibili quali il valore dell’identità del luogo in rapporto alla percezione di chi la fruisce. In altre parole bisogna considerare che oggi ci si stia muovendo verso una nuova consapevolezza dello spazio percepito: uno spazio come campo attivo, come luogo di tensione, attrazioni, scambi e relazioni. Si tratta qui di ribaltare il rapporto tra uomo e territorio. Non concepirlo come luogo da utilizzare e nella peggior delle ipotesi da sfruttare, ma considerare l’uomo come mezzo al servizio dell’ambiente, e il paesaggio comunicando se stesso comunica l’uomo come parte di sé. Da questo punto parlare di interattività come sensibilità del paesaggio, significa parlare propriamente di connettività. Una composizione tra uomo e territorio che ha a che fare con l’esperienza e la “progettazione” di nuovi simboli, che danno origine a un modello radicalmente e intrinsecamente mediale dell’ambiente percepito. Si considera in questo modo, che lo spazio reale sia rivelato e ri-osservato (vedi Eugenio Turri, Il paesaggio come teatro: dal territorio vissuto al territorio rappresentato) tramite la cognizione telematica, riflettendo sull’idea, che l’ambiente costruito, cosi come l’ambiente naturale, possa divenire sensibile, in una concezione “organica” d’identità percettiva del paesaggio. 

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