Ahmad Joudeh e la sua 'Danza o muori' Ballerino siriano si racconta, con prefazione di Roberto Bolle novembre 19, 2018 \\

AHMAD JOUDEH, 'DANZA O MUORI' (De Agostini, pp 251, euro 16). 'Danza o muori'. Sono le parole che Ahmad Joudeh ha tatuate sulla nuca, diventate ora il titolo del libro in cui il ballerino siriano racconta la sua storia di battaglie, guerre, impedimenti, solitudine, giorni difficili in cui non ha mai smesso di inseguire un sogno: danzare.
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    "Per me la danza è una preghiera, ma capisco che non sia facile individuare il proprio sogno. La prima cosa è capire perchè sei venuto al mondo, ognuno di noi viene per un motivo. E poi capire cosa vuoi raggiungere e combattere per realizzarlo.
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    Non bisogna avere paura di sognare in grande" dice all'ANSA Ahmad Joudeh che dal 2016 vive in Europa dove si è esibito in tanti palchi ed è riuscito a realizzare anche quello che credeva impossibile: esibirsi in un passo a due con il suo idolo di sempre, Roberto Bolle che ora è anche l'autore della prefazione di 'Danza o muori', in libreria per De Agostini. "Ho sempre sognato di poter vedere Bolle ballare e addirittura ho potuto danzare con lui. E' una persona straordinaria, di grande umanità e sono orgoglioso di averlo scelto come punto di riferimento" spiega Ahmad in questi giorni in Italia per Bookcity Milano.
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    Figlio di un palestinese e di una siriana, cresciuto nel campo profughi palestinese Yarmouk, in una delle periferie più difficili di Damasco, Ahmad è stato ostacolato dal padre che non voleva un figlio ballerino e lo bastonava alle gambe. E' stato protagonista di litigi feroci sfociati in violenza, ha frequentato lezioni di danza in segreto, ha vissuto lo strazio della guerra civile, le minacce dei fondamentalisti, il terrore, ma non ha mai smesso di danzare e di insegnare a farlo ai bambini di Damasco. "Eppure, anche in una situazione tanto disumana, la danza ha dimostrato di essere una forza salvifica, perchè l'arte ha davvero il potere di elevare l'animo - allontanandolo dalle brutture e dalle sofferenze - e di aiutarci a ritrovare la nostra dimensione più umana e luminosa, la parte migliore di noi stessi e di tutta l'umanità" dice Bolle che racconta come nel "passo a due con Ahmad, andato in onda su Raiuno il primo gennaio 2018" abbia "voluto coinvolgere Sting, un artista straordinario che da tempo, con grande sensibilità, si spende per questa causa". "Quando sono arrivato in Europa ho vissuto uno shock culturale. Ho avuto bisogno di sei mesi per elaborare quello che stavo vivendo. Lasciare la propria casa significa tornare bambini perchè bisogna ripetere tutto il processo di apprendimento: imparare di nuovo ad amare, a capire chi ti vuole bene, una nuova lingua. Se fossi dall'altra parte e dovessi aiutare le persone che arrivano in un Paese a loro straniero le insegnerei come integrarsi, come apprendere le regole di questo nuovo mondo. Chi arriva deve imparare tutto da zero" dice Ahmad.
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    Per il ballerino e coreografo, 28 anni, la cosa che resta fondamentale è però trovare "il punto di contatto con la propria fonte artistica, che io chiamo spirito" dice. Ora è pronto per nuove avventure: lascia Amsterdam, dove ha avuto la residenza in questi anni, per andare a vivere in Norvegia. "Nel 2019 andrò a a Kristiansand, una cittadina a sud della Norvegia dove farò il coreografo e il ballerino con la compagnia norvegese del Kilden Theatre. Sono ad Amsterdam dal 15 ottobre 2016 ma, ho viaggiato tantissimo e sono stato spesso in Italia, quasi più che in Olanda. Amo il vostro Paese" spiega il ballerino pronunciando bene alcune parole in italiano. Con Bolle per ora "non ci sono altri progetti certi. Il mio sogno a breve termine è di poter ballare a Verona o a Roma, ma siccome ho imparato a sognare sempre più in grande, mi auguro un giorno di poter fondare a Damasco l'Accademia di ballo siriana. Il mio sogno è andare a ballare nell'anfiteatro romano di Palmira". C'è voluto un libro per spiegare "tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare. Sono state davvero tantissime ma "sono riuscito a superarle perchè sono sincero con me stesso e volevo essere e diventare la persona che sono" racconta. Ma soprattutto Ahmad ha tenuto fede a una cosa che diceva suo nonno: "Se qualcuno ti regala un serpente tu prendi la pelle e vendila.
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    Bisogna sempre trasformare ciò che è negativo in positivo".
    Anche per questo Ahmad ha voluto raccontare la sua storia, ma con le sue parole: "sono stati girati documentari, ho incontrato tanti giornalisti, ma volevo narrare io la mia esperienza.
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    L'arte per me è verità, libertà, ed è per questo che spesso è vietata" afferma il danzatore e forse, un giorno, anche la serie di diari che ha scritto quando era ragazzino "diventeranno libri per bambini".
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