Miranda Martino ..... Come cantante mi sono sempre sentita “a casa e felice” e ancora oggi mi diverto e non ho voglia di smettere... intervista di Emiliano Reali novembre 21, 2018 \\

Buongiorno signora Martino, potrebbe definire cosa ha significato per lei essere nell'ordine figlia, moglie/compagna, madre, nonna, cantante?
Figlia: Ero una figlia molto remissiva ed obbediente al punto tale che mio padre mi diceva sempre “Ah! Se avessi avuto una moglie con il tuo carattere dolce”.
Moglie: Quando mi sono sposata non mi rendevo conto di essere diventata una moglie, era più importante essere cantante, dato che la responsabilità che comportava la mia carriera era molto impegnativa. Anche per mio marito la partecipazione ai miei impegni era quasi totale e il ruolo di moglie l’ho percepito poco. Con il secondo marito le cose sono cambiate e mi sono sentita più coinvolta in un reale rapporto personale e familiare.
Compagna: Ho avvertito l’importanza di questo ruolo quando sono diventata compagna del padre di mio figlio e l’ho vissuto intensamente.
Madre: Per me è stato difficile vivere immediatamente il ruolo di madre perché troppo coinvolta e responsabilizzata dai contratti firmati. Solo successivamente ho compreso l’importanza di questo legame unico ed ho cercato di recuperare gli spazi persi, ma non con ottimi risultati.
Nonna: In questo ruolo mi sono sentita bene ed ero felice quando il mio nipotino mi chiamava nonna.
Cantante e attrice: Come cantante mi sono sempre sentita “a casa e felice” e ancora oggi mi diverto e non ho voglia di smettere. Il massimo della goduria è essere cantante e attrice.
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La sua stella brilla ancora oggi nella memoria di tanti italiani e non solo, può raccontarci come è stato volare a New York nel 1960 per calcare il palco insieme agli altri artisti italiani più rappresentativi e conoscere delle star internazionali come Victor Damone, Woody Allen e Peter O’ Toole?
Ero molto giovane quando ho messo piede al Festival della canzone italiana al Carnegie Hall di New York, ero frastornata e non mi rendevo conto di cantare una delle più celebri canzoni dell’epoca “Il nostro concerto”, ma non se ne resero conto nemmeno i dirigenti della RCA che non me la fecero incidere quando sono rientrata in Italia, facendomi perdere un’occasione d’oro.
Ma a New York sono tornata diverse volte tra le quali, nel 1997, per 40 giorni a Off Brodway, nel teatro intitolato a Judith Anderson (l’attrice ricordata come la governante nel famoso film “Rebecca, la prima moglie”) con il pianista Andrea Bianchi e l’orchestra per “Sole Sorbe e Le Nespole Amare”, con il quale ho prima debuttato con grande successo a Roma.
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 La sua carriera è in modo indiscusso legata a Napoli, alla sua musica, ai meravigliosi arrangiamenti che Morricone creò per lei. Qual è stato e qual è il suo rapporto con Napoli, la sua gente, la sua musica?
Sono molto legata a Morricone ed ai suoi stupefacenti arrangiamenti e non sono mai stata molto coinvolta da Napoli anche perché la frequentavo poco, ma sono ancora legata profondamente a Napoli per gli insegnamenti di mio padre che suonava e cantava il repertorio classico napoletano quando lo andavo a trovare.
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Questo libro è un’autobiografia che prende l’aspetto a più riprese di una denuncia, dopo la pubblicazione è stata contattata da qualcuna delle persone che lei denuncia o dai loro eredi?
Ancora no! Mi chiamano in molti per dirmi che sono stata molto coraggiosa e si stupiscono della ricchezza della mia vita e questo mi rende soddisfatta e serena.
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Se potesse tenere strette le emozioni più belle in una mano, quale sono le cinque che afferrerebbe?
Un’artista vive in continuazione di emozioni!
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Tra le tante canzoni napoletane che ha interpretato potrebbe farci una selezione di quelle che hanno incontrato maggiormente il suo gusto personale e di quelle che invece non le piacevano particolarmente ma invece si sono rivelate dei successi?
La canzone napoletana più emozionante è stata per me “Chiove” di Libero Bovio e di quelle italiane “Meravigliose labbra” e “Stringiti alla mia mano” e tra quelle da me rifiutate “Il cielo in una stanza”, “Tu si Na Cosa grande”, “Il nostro concerto” e “Il mio amore è nato a Malaga”.
Un bel record, no? Le canzoni napoletane classiche sono tutte belle e tante, non potrei dire male di nessuna.
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Tutti la ricordano come cantante, ma lei ha calcato per anni i palcoscenici teatrali italiani, quanto è stato difficile togliersi di dosso un marchio che il potere enorme della tv ha contribuito a imprimere sulla sua pelle? Alla fine pensa di esserci riuscita?
Ho fatto molta fatica a levarmi dalla pelle “la cantante della mossa”, ma quando sono diventata attrice ce l’ho fatta. Ho sofferto della prevenzione da parte di molti registi teatrali importanti perché ero considerata la cantante con i lustrini. Ma in teatro mi sono sempre divertita ed il pubblico mi ha sempre sostenuto e continua a farlo.
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Chi è oggi Miranda Martino e quali sono le sue speranze, c’è ancora spazio per progetti o sogni?
Ho ancora speranze, progetti e sogni!!! Soprattutto adesso che ho scritto la mia autobiografia con la quale giro l’Italia incontrando il mio pubblico e tante persone che inaspettatamente sono più numerose di quello che pensassi.
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a cura dello scrittore Emiliano Reali

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