Una notte di 12 anni .... da non perdere dicembre 26, 2018 \\

Settembre 1973. L'Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare. Il movimento di guerriglia dei Tupamaros è stato schiacciato e smantellato da un anno.Tre uomini lottano contro la dittatura.Una notte di 12 anni
Settembre 1973. L'Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare. Il movimento di guerriglia dei Tupamaros è stato schiacciato e smantellato da un anno. I suoi membri sono stati imprigionati e torturati. 
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In una notte di autunno, nove prigionieri Tupamaro vengono portati via dalle loro celle nell'ambito di un'operazione militare segreta che durerà 12 anni. Da quel momento in poi, verranno spostati, a rotazione, in diverse caserme sparse nel Paese e assoggettati a un macabro esperimento; una nuova forma di tortura mirata ad abbattere le loro capacità di resistenza psicologica
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Ha sorpreso e commosso Venezia 75: Una notte di 12 anni è un film dal contenuto drammatico ma capace di trasmettere enorme emozione, di girare un cinema piccolo nei mezzi ma grande nel risultato. La recensione.


Film come Suspiria e La Favorita, registi come Luca Guadagnino e Yorgos Lanthimos hanno bisogno di kermesse come il Festival del Cinema di Venezia? Con la crisi ciclica che affligge ora l'uno ora l'altro dei tre grandi festival europei e con i costi di organizzazione faraonici degli stessi, è lecito interrogarsi, sui giornali e tra gli addetti ai lavori. La risposta non è semplice: i due nomi che ho citato con il loro cast glamour e i titoli di richiamo potevano cavarsela anche senza passare per il Lido quest'anno, ma guarda caso sono due creature nate dai vivai dei suddetti Festival europei. 

Dove si nascondono dunque questi vivai che selezionano pazientemente esordienti e registi dalle possibilità economiche ridotte e film dopo film, rassegna dopo rassegna, danno loro la visibilità necessaria per esplodere al momento e con il film giusto? Sono le sezioni collaterali, le rassegne "minori". Il virgolettato è d'obbligo perché basta una veloce scorsa ai titoli visti nelle passate edizioni in Quinzaine des Réalisateurs (Cannes) o in Orizzonti (Venezia) per capire che, liberata dall'esigenza di fare titolo e attirare la stampa internazionale, una selezione di questo tipo può davvero puntare al più alto grado di qualità. Da qui deriva l'eterno dilemma del giornalista festivaliero: recensire i film che gli spettatori conoscono e già sanno di voler vedere, le pellicole nel concorso principale, o dedicarsi alle sezioni collaterali belle e invisibili, a caccia di perle rare? 

Un prigioniero sogna la libertà in Una notte lunga 12 anniHDMovie Inspired
Una notte lunga 12 anni è una delle più belle sorprese di Venezia 75
Vi confesso che Una notte di 12 anni è stato proprio vittima dell'esigenza (e un po' della pigrizia) di incontrare le aspettative del pubblico. Invece all'uscita dalla prima mondiale tanti colleghi mi hanno avvertita di aver compiuto un madornale errore, a cui ho potuto rimediare solo di recente. Infatti il terzo lungometraggio del regista uruguaiano Álvaro Brechner è davvero un gioiello, uno dei titoli più riusciti dell'intera kermesse veneziana. 

Una notte lunga 12 anni, la trama del film
Ci sono tre prigionieri, incappucciati, che percorrono l'Uruguay in lungo e in largo. Ogni militare che ha il compito di sorvegliarli viene severamente istruito affinché non rivolga loro la parola per nessun motivo e fermi sul nascere qualsiasi tentativo di comunicazione tra i tre uomini, sempre alloggiati in celle separate. Chi sono questi tre compagni, militanti politici e terroristi così pericolosi da richiedere un così alto livello di sorveglianza? La prigionia dei tre protagonisti di Una notte lunga 12 anni comincia nel 1973, all'indomani di un colpo di stato che fa passare il fronte comunista tra gli sconfitti e mette i suoi militanti in pericolo di vita. Nelle ore convulse seguite alla repentina presa di potere della giunta di estrema destra, le case dei militanti di spicco, dei guerriglieri e dei simpatizzanti vengono rastrellate e spesso vere e proprie esecuzioni vengono malamente riallestite come scontri a fuoco finiti male.

Non vediamo tutto questo però all'inizio del film di Álvaro Brechner. Il lunghissimo calvario dei protagonisti è già in atto; le botte, il silenzio assoluto, le celle luride e anguste. Comincia così una lenta conta degli infiniti giorni trascorsi in questo stato di disumana detenzione, durato più di 4000 giorni. Da titolo del film, i tre trascorreranno più di un decennio in prigionia. Dire in cella o in prigione è più che riduttivo, manca completamente il bersaglio. La detenzione dei tre è soggetta ai capricci del caso, al di fuori di ogni legge o regolamentazione, anarchica e arbitraria.

Un abbraccio in una scena di Una notte lunga 12 anni HDMovie Inspired
Visioni, psicosi e ricordi felici perseguitano i tre protagonisti nei lunghi anni di prigionia
Nei primi anni di prigionia uno dei loro carcerieri ordina di oscurare l'unica apertura delle celle e i tre passeranno più di un anno nell'oscurità completa. Talvolta le pareti sono sottili e i prigionieri riescono a comunicare battendo il pugno sul muro con un loro codice preciso, riuscendo persino per giocare una partita a scacchi immaginaria. Talvolta carpiranno informazioni sui carcerieri, sul mondo esterno, otterranno qualche delega o favore. Ogni trasferimento però è un'incognita. Nei primi, durissimi anni di prigionia il futuro presidente dell'Uruguay finirà isolato in una sorta di silos sotterraneo, un piccolo ambiente circolare esposto alla furia degli elementi, in solitudine assoluta. In un passaggio particolarmente drammatico i tre finiranno in celle sotterranee scavate nella roccia, poco più che anfratti in cui non potranno nemmeno stare in piedi. 

Questa è un'atrocità, sarebbe più umano fucilarli; sbotta a un certo punto un medico dopo averli visitati. Non c'è niente di umano nella prigionia dei tre protagonisti del film, scampati alla prima ondata di esecuzioni sommarie e rimasti come una pericolosa spina nel fianco del regime. L'ordine non è quello di ucciderli, bensì di provare ogni strada per farli impazzire. Un esperimento che sembra destinato a durare a tempo indeterminato. 

Una notte lunga 12 anni, la recensione del film
È un peccato dover raccontare la trama del film di Álvaro Brechner prima di entrare nel merito delle considerazioni, perché è piuttosto semplice ricavarne un'impressione errata o fuorviante. I drammatici eventi storici che hanno portato i tre protagonisti (poi divenuti importanti uomini politici dell'Uruguay democratico) suggeriscono un film pesante, asfissiante nella sua coltre drammatica e violenta. Non è davvero così: Una notte lunga 12 anni illustra ovviamente passaggi molto drammatici, ma è una pellicola vibrante, che non cerca mai di illustrare i passaggi violenti del suo copione mortificando lo spettatore insieme ai propri protagonisti. 

Sembra incredibile ma nella pellicola ci sono scene ora comiche, ora sarcastiche. Si ride di cuore con i protagonisti, mentre la regia irride il regime che tenta di piegarli. L'Uruguay degli anni '70 viene raccontato come dittatura militare così rigida e in cui regna la paura in misura tale che per risolvere il problema di come far andare al gabinetto un prigioniero ammanettato troppo in alto per riuscire a chinarsi vengono scomodati un comandante, un generale e un sergente. Dei protagonisti colpisce la sagacia, la spiccata intelligenza e cultura.

La scena del gabinetto di Una notte lunga 12 anni HDMovie Inspired
Il paradosso comico della "pausa bagno" di un prigioniero è tra i passaggi più divertenti di Una notte lunga 12 anni
La voglia di sopravvivere e di conservare un po' di dignità umana li porta a giocare partite a scacchi immaginarie o a proporsi come moderni Cyrano de Bergerac, scrivendo lettere per le fidanzate dei propri carcerieri in cambio di una passeggiata all'aria aperta, di una sbirciata da sotto il cappuccio che preclude loro la visione del mondo. 

Una sceneggiatura complessa e ricercata, che si riserva di raccontare le storie dei tre protagonisti solo dopo averci fatto entrare nell'intimità della loro prigionia e delle rare visite con i parenti, dà al classico "tratto da una storia vera" una marcia in più. La regia poi rivela tutto il talento di Álvaro Brechner, che non interviene da protagonista che in un paio di passaggi, ma quando lo fa rivela competenza, maestria e capacità di ampliare la già notevole portata emotiva del film. 




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