SALUTIAMO “IL PRIMO RE” DI MATTEO ROVERE, NUOVA VERSIONE ULTRADETTGLIATA DELLA STORIA, INTERPRETATA DA ALESSANDRO BORGHI, REMO, E ALESSIO LAPICE, ROMOLO, TUTTA PARLATA LATINO gennaio 30, 2019 \\

  “Tremate, questa è Roma”.  I due gemelli, figli di rea Silva, allattati dalla lupa, che crescono, combattono e alla fine si odiano quando Romolo traccerà il solco delle mura della futura città, perché solo uno dovrà  il primo re di Roma.

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Non possiamo che salutare con  passione Il primo re di Matteo Rovere, nuova versione quasi sofisticata  e dettagliata della storia, interpretata da due bravi attori come il romano Alessandro Borghi, Remo, e il napoletano Alessio Lapice, Romolo, tutta parlata in un latino ricostruito dai professoroni della Sapienza.
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Diciamo che siamo più dalle parti del cinema come esperienza fisica di set alla Revenant, o a quello coi linguaggi assurdi alla Games of Thrones. Alessandro Borghi, che domina letteralmente la scena, si rivela come nuova grande star italianapronta per il mercato internazionale.
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Al di là di quello che si possa pensare del film, soprattutto della struttura che gli hanno dato Rovere con Filippo Gravina e Francesca Manieri, va detto che per il nostro cinema è qualcosa di nuovo e inaspettato. Non solo una prova fisica di set, con gli attori che recitano seminudi nelle foreste laziali, ma un film di grande intensità emotiva e visiva, grazie alla fotografia di Daniele Ciprì, ma anche alla passione per il progetto del regista.
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Soprattutto nella prima parte del film, più libera di improvvisare e di staccarsi dalla storia che conosciamo dai libri di scuola,appare quasi tutto perfetto. Quando, nella seconda parte della storia, tutto questo amore fra fratelli dovrà risolversi nello scontro fratricida voluto dagli dei, magari Rovere perde un po’ il filo ocnduttore, forse proprio perché è obbligato a tornare nei binari della storia.

 



Ma il film non perde la forza della prima parte e Borghi seguita, anche nella follia del suo personaggio a confronto col fato che lo vuole burrattino delle divinità per bocca della sibilla, a essere padrone della scena, riportandoci ai grandi scontri del cinema d’avventure della nostra infanzia. Penso a quello fra Kirk Douglas e Tony Curtis nei Vichinghi di Richard Fleischer. Magari non un film perfetto, ma sentito, pieno di idee e di voglia di spingersi oltre i confini del cinemino italiano. E alla fine ci credi, come credi al latino barbaro di Borghi&Co, decisamente meglio di un italiano da anni 2000. E credo che i ragazzini lo adoreranno. In sala da giovedì 31 gennaio. 

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