Miriam Gagino .....da piccola ero una perfetta bugiarda e pensavo fosse facile recitare altri personaggi sul palco... marzo 14, 2019 \\

Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto ….

Il giorno lavorativo perfetto sarebbe senza dubbio un giorno passato sul set oppure a preparare uno spettacolo in teatro. Non c’è nulla di più soddisfacente di recitare tutto il giorno e fare della mia passione il lavoro quotidiano. Confucio lo disse per primo : “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita” , quindi l’utopia di un giorno lavorativo perfetto è proprio quella di spenderlo recitando, dando vita a nuovi personaggi e a nuove storie, accompagnato da tanto studio e dedizione.
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Cosa ti ha portato verso il mondo della recitazione.
Avevo undici anni quando ho cominciato ad appassionarmi al teatro e all’arte della recitazione. Sebbene la tenera età sentivo la necessità di estraniarmi dalla mia persona e di raccontare la mia personalità, a tratti troppo forte, attraverso altri personaggi. C’è da dire che da piccola ero una perfetta bugiarda e pensavo fosse facile recitare altri personaggi sul palco, ho capito poi nel tempo che in realtà è proprio il palco su cui la nostra anima viene messa più a nudo; ma questa scoperta non ha fatto altro che farmene innamorare di più.
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Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti?
 Più operosità. Sono molto pigra e rimando spesso quello che potrebbe essere fatto sul momento. Ci sto lavorando.
MyPassion

A chi sei più grata per la tua passione artistica?
Sono grata probabilmente al compagno di mia madre che attraverso la lettura e la visione di ottimi film mi ha regalato una sensibilità più affine del comune trasformandomi in un’artista ancora prima di sapere di volerlo essere.
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Cambieresti qualcosa nel mondo dell’arte  in cui ti sei formata?
Vorrei che cessassero di esistere alcune scuole di recitazione che così portano in alto il nome, ma che in realtà esistono solo a scopo di lucro. Il mondo della recitazione, soprattutto quello televisivo attrae molte persone per le più diverse motivazioni, più cresce la domanda e il desiderio più nascono scuole che si rivelano essere veri e propri specchietti per le allodole. Il grande problema è che non ti formano nella maniera giusta e la formazione, fatta nei tempi giusti e con i giusti docenti, è fondamentale.

Tre domande in una …. Il tuo romanzo preferito ….. il tuo film preferito … il tuo spettacolo teatrale preferito
Il mio libro preferito è sicuramente Mrs. Dalloway di Virginia Woolf, sono una grandissima amante di lei come scrittrice e come persona, ho divorato i suoi libri nel periodo del liceo. Non manca mai questo libro nella mia valigia, nella mia borsa e nella mia testa.  Film preferito.. già è piu difficile. Revolutionary Road mi ha colpito fortemente, forse anche per il periodo in cui l’ho visto. The Wicked è in assoluto il miglior spettacolo teatrale che io abbia avuto il piacere di vedere, non ho avuto la possibilità di vederlo quando ho vissuto a Los Angeles e me ne pento ogni giorno. Spero di rimediare presto. Elphaba è un personaggio di una caparbietà e determinazione straordinaria.

Hai vissuto in America? Per studio o per piacere ?
Ho vissuto in America principalmente per studio, ma è diventato presto un piacere. Ho avuto la fortuna di studiare a Santa Monica College, nel loro molto ambito dipartimento di teatro diretto da docenti internazionali. Ho imparato a costruire le scene secondo il metodo Strasberg. Ho inoltre avuto la fortuna di frequentare alcune classi nello studio di Ivana Chubbuck dove ho imparato a dosare e ad utilizzare le mie esperienze di vita a favore del personaggio. Esperienze incancellabili, che porto tuttora in gioco quando affronto una scena.


Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
L’immigrazione. Vivendo in America come italiana ho conosciuto sulla mia pelle le problematiche che uno straniero può incontrare in una nazione non sua. Ogni giorno ho combattuto contro cavilli burocratici che mi impedivano prepotentemente di lavorare come attrice professionista. Ne ho sofferto molto. Per questa ragione quando sento il qualunquismo della gente che si esprime sulla problematica dell’immigrazione ne resto basita e in qualche modo anche ferita personalmente.


 In generale cosa pensi del mondo della Rete  intesa come social o  web series?  Secondo te La Rete sarà la strada del futuro per l’arte?
Il termine web series l’ho sentito per la prima volta menzionato da una Uber Driver mentre da Santa Monica andavo ad Hollywood; ai tempi nuotavo in un oceano di novità e ammetto, ne capivo poco. Ma loro erano ben più avanti di me e di noi. Il formato web series trovo che sia uno strumento a dir poco geniale, spero e penso che verrà sempre più utilizzato. Ne complimento assolutamente la realizzazione, amo il fatto che ci siano artisti che creino del loro contenuto e che riescano grazie alla piattaforma internet a condividerlo con tutti. Penso che Internet sia una macchina con moltissimi pregi che dia spazio a chiunque di potersi inventare, penso anche che come ogni cosa ci sia un lato della medaglia non altrettanto positivo, davvero CHIUNQUE su Internet ha la possibilità di condividere il proprio lavoro e la propria immagine. Diciamo che spero che in futuro il profilo Instagram non diventi presto il nuovo curriculum vitae, ecco.

  C’è posto per giovani artisti talentuosi con idee innovative in Italia?
A questa risposta un paio di anni fa avrei risposto di no, forse sull’onda del pensiero comune. In realtà mi trovo a ricredermi. Stanno nascendo moltissimi film indipendenti di alta qualità, iniziative interessanti nate da piccoli gruppi che insieme riescono a far fiorire progetti che val la pena seguire. Quindi si, penso ci sia spazio per giovani con grandi idee, anche in Italia. Ovviamente per chi lo spazio ha voglia di prenderselo con le unghie e con i denti, ma questo vale un po’ ovunque siamo onesti.

  Il rapporto con la tua città natale …
Sono nata a Bordighera, ma ho vissuto gran parte della mia vita a Dolceacqua, un piccolo comune di Imperia cosi magico da essere stato scelto come protagonista di un’intera collezione da Monet, sicuramente incantato dalla bellezza del castello. È una città che ho odiato da adolescente, perché piccola e con pochi sbocchi creativi e lavorativi. Ho imparato ad amarla col tempo, standole lontana e vedendola per quello che è: una successioni di tramonti senza fiato che fanno da sfondo ad un paesino che racchiude la mia famiglia e  i miei amici più cari.

I tuoi prossimi impegni?
Moltissimi progetti per fortuna. Ho appena concluso di lavorare ad uno spettacolo teatrale “La Locandiera” dove recitavo la parte della freschissima Eugenia; mi diplomerò questo Giungo all’Accademia Bordeaux a Roma con la quale a breve porterò in scena un testo inedito di Marco Andreoli  “Hopper Mode”.. C’è in progetto un viaggio in America di alcuni mesi e molto altro che spero vada per il meglio, ma per scaramanzia non diciamo mai nulla.







 


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