Intervista a Pino Scaccia aprile 11, 2019 \\

Come nasce la Sua passione per il giornalismo e poi per la scrittura?    
Fin da piccolo. Avevo due sogni: scrivere e viaggiare. Addirittura da grande mi hanno pagato per realizzarli. 
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Quando si è recato per primo sul disastro di Chernobyl non ha avuto alcuna esitazione per la Sua incolumità?    
Assolutamente no. Stavo a Kiev per le elezioni ucraine e quando ho scoperto che la centrale stava a 100 chilometri non ci ho pensato due volte. Era come per un americano andare a Roma e non vedere il Colosseo. Non si pensa mai ai rischi ma a raggiungere l’obiettivo.
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Ci racconti brevemente l’esperienza professionale d'inchiesta giornalistica che le ha regalato le emozioni più intense ?
Sicuramente il sequestro del piccolo Farouk Kassam. Un mese in mezzo in Barbagia, in quella parte di Sardegna dove contano più i silenzi che le parole, ho conquistato la fiducia di Graziano Mesina, sono andato “dentro” il rapimento e sono arrivato a quello che tecnicamente è un vero scoop: cioè essere in possesso di una notizia che avevo solo io, cioè la liberazione.

Quali saranno i suoi prossimi impegni di scrittore?
Il secondo libro della collana ‘Amori maledetti’, sarà dedicato a un gigantesco intreccio fra Kennedy, Marilyn Monroe, Jackie Onassis e Maria Callas. 

Ci racconti della Suo ultimo libro?
‘Dittatori’, passioni e potere di Hitler e Mussolini. Il dietro le quinte di due grandi personaggi storici, il privato di due uomini che hanno cambiato la storia del secolo breve. Con la co-autrice Anna Raviglione abbiamo scoperto numerosi episodi inediti. E’ l’impegno della collana, scoprire i tanti tranelli della storia.
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Attualmente il mondo della carta stampata è in crisi; secondo Lei quali sono Le reali cause ?
Discorso complesso. Sicuramente l’esplosione dei social dove tutti si sentono giornalisti e dove non c’è distinzione fra notizie vere e false. Ma anche la fine del mestiere dell’inviato, cioè del testimone, omologando l’informazione. 

E quale ritiene siano le possibili soluzioni di questa crisi
Ho scritto un libro su questo: “Giornalismo, ritorno al futuro”. Cioè tornare alle vecchie regole. Già negli anni 60 McLuhan, il padre del villaggio globale, ammoniva sui rischi di affittare il cervello. Ecco, ci siamo. 

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
La religione, senza dubbio. Qualsiasi religione. Ci vuole rispetto per chi crede.

Tre domande in una: Un suo libro preferito, un film, uno spettacolo teatrale 
L’”Odissea”, il più grande libro di avventura. “Qualcosa di personale” con  Michelle Pfeiffer e Robert Redford, un vecchio film sul giornalismo con tante verità. “Jesus Christ Superstar” per il teatro.

Ci svela il Suo sogno segreto  per il futuro?
Torniamo all’inizio: i miei sogni li ho realizzati. Ho attraversato la storia: mi sento un privilegiato. Ho avuto anche grandi dolori ma fa parte del destino.
a cura di Katiuscia Verlingieri

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