il giovane regista Francesco Mucci si racconta a Cultural Classic: "..La regia è stata una naturale conseguenza della scrittura." ottobre 17, 2019 \\

Descrivi il tuo giorno lavorativo perfetto….
La mia giornata di lavoro ideale inizia con un’ottima colazione al bar, in modo da soddisfare sia lo stomaco che la mente, con un bel giornale per tenermi aggiornato sul mondo. Dopo di che iniziano le innumerevoli telefonate che non si sa bene per quale motivo quel giorno trovano tutti pronti a rispondere, preparati e celeri nel darti le giuste indicazioni. Idealmente risolvo tutte le comunicazioni entro le 10 (fantascienza) in modo da potermi mettere a lavoro sulla mia fida lavagnetta, su cui appunto gli snodi narrativi e le riflessioni sui personaggi che ho scritto o che sto affrontando ora per la prima volta. Sempre per qualche strana magia, riesco a scrivere quasi 5 pagine intere di un soggetto (la sceneggiatura sarebbe chiedere veramente troppo). Con enorme stupore quindi si son fatte le 12 e posso concedermi un’oretta di distrazione prima di preparare e poi consumare un bel pranzetto (da buona forchetta), passando in rassegna tutti i tg decenti delle 13 (un paio). Lavo i piatti, caffè e via di nuovo a scrivere. Verso le 16 riprendono le telefonate (prima mi sembra sempre di dar fastidio) e comincio a pensare come incastrare quel paio di eventi serali che sfortunatamente collidono proprio quella sera. Provo a tergiversare, ma la scelta si avvicina. Nel frattempo qualche vecchio collega si ricorda di me proprio nel momento sbagliato e mi propone un progetto campato in aria, confondendomi ulteriormente rispetto alle altre cose che ho da fare. Si fanno le 19 (come vola il tempo) e decido di distrarmi ulteriormente mettendo in ordine i miei libri e i fumetti, per poi cedere all’ennesimo videogioco da cui non riesco a staccarmi. Partecipo a qualche discussione online, cercando di mantenere un tono pacato (a volte ci riesco) e stanco decido che mentre mi preparo la cena devo necessariamente proseguire la visione di quella data serie. Non essendo riuscito a scegliere cerco di partecipare a entrambi gli eventi che avevo in programma per quella sera, rivedo vecchie facce, aggiorno tutti su quello che sto facendo e provo a farlo sembrare interessante. Mi metto a letto consapevole di non essere riuscito a programmare i post delle 5 pagine che gestisco su facebook, sfidando il sapientone dentro di me che ripete “non sei mica un social media manager” e gli ricordo che se non me ne occupo io chi lo farà? Provo a leggere uno dei tanti libri lasciati a metà sul comodino, ma alla fine cedo alla ventesima rilettura di una saga di Batman.
Mi addormento consapevole che anche quel giorno nessuno mi ha parlato di soldi, di una gratificazione economica oppure abbia intavolato una chiacchiera interessante su cosa volessi dire con quel video, quel corto o quell’altra storia che sto scrivendo.
Questo per dire che in effetti non so come possa essere la mia giornata lavorativa perfetta, anche perché il mio lavoro assomiglia in tutto e per tutto alla mia vita.
Diciamo che mi basterebbe condividere quello che faccio o quello che sogno di poter realizzare, ma molto spesso passo più tempo a preoccuparmi di come farlo sembrare un lavoro a tutti gli effetti…
(perdonerete l’eruzione logorroica)
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Cosa ti ha portato verso la regia
La regia è stata una naturale conseguenza della scrittura. Ho iniziato a sentire l’esigenza di far convergere varie competenze che ho accumulato negli anni in un ruolo che potesse sfruttarle al meglio. Soprattutto mi interessa l’aspetto imprenditoriale e produttivo del regista, il suo ruolo di autore, colui che mette insieme i pezzi (ma soprattutto le persone) in modo da creare insieme qualcosa di…bello.
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Invece, cosa ti spinge verso la scrittura visto che sei anche un bravo sceneggiatore.
La scrittura è una necessità viscerale che mi assilla fin da piccolo. La mia immaginazione viaggia a una velocità a volte impressionante e preoccupante, per cui arrivato a un certo punto della mia vita ho pensato potesse essere furbo incanalare questa energia verso un qualcosa di produttivo. Prima mi sono cimentato con i testi per i brani inediti della mia vecchia band, poi una volta finita quella fase mi sono avvicinato alla sceneggiatura per il fumetto e in seguito quindi per il cinema.
Ho un bisogno tremendo di raccontare storie, in tutte le forme possibili.

Scopriamo che sei anche un musicista.
La musica è una parte di me con cui combatto spesso. Prima perché è stata un’esigenza simile alla scrittura (e ad esse correlata), poi perché ho sentito di dovermi allontanare dal sogno che rappresentava. Adesso provo a reintegrarla nella mia vita a piccole dosi, perché a volte sa farmi male. Devo sicuramente tantissimo al mio percorso da musicista, ma soprattutto da studioso della musica, sia come forma mentis che per tutta una serie di qualità nascoste, inconsce che è in grado di trasferire al mio modo di scrivere e di vivere.
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Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti?
Una cosa che mi ha sempre dato fastidio soprattutto agli inizi dei miei studi di sceneggiatura per il fumetto è la mia scarsissima capacità al disegno. Non solo mi impediva di abbozzare la minima spiegazione grafica per i miei collaboratori fumettisti, ma mi impediva di mettere su carta alcune idee che difficilmente erano sintetizzabili a parole. Ora mi porto dietro questa incapacità anche per il cinema e il filmmaking.
I miei storyboard rappresentano il momento barzelletta delle mie pre-produzioni…

A chi sei più grato per la tua passione artistica?
Ovviamente ai miei genitori, che hanno sempre supportato le mie decisioni e aspirazioni. Anche se, fuori qualsiasi tipo di falsa retorica, devo molto alla mia caparbietà. Ho sempre saputo che non sarei riuscito a fare altro e nonostante le difficoltà quotidiane (avete presente la prima domanda?) insisto e persisto sulla mia strada. È una passione che va alimentata ogni momento e non sempre è facile.
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Nel tuo giovane  percorso professionale, quali sono stati i progetti  più significativi che hai portato alla luce ?
Su tutti direi il mio primo cortometraggio, Corduroy, che mi ha permesso di capire come funziona una vera produzione cinematografica e cosa significa nello specifico il lavoro del regista. Ma come potrei ad esempio non citare il videoclip dei Drakmah, di cui ho curato sceneggiatura, produzione, regia e montaggio. Si è trattato infatti di un vero e proprio banco di prova per le lezioni apprese con Corduroy. Ma siccome sono veramente agli inizi della mia carriera, in realtà mi piace pensare che il progetto più significativo sia sempre quello che ho davanti.

Essendo figlio d’arte, i tuoi genitori hanno influito sulle tue scelte?
Hanno influito soprattutto sulla mia formazione come individuo e quindi anche come artista. Non mi hanno mai fatto mancare nulla e anzi, hanno sempre contribuito a coltivare le mie passioni e le mie curiosità. Non posso che essergli grato per le possibilità cui ho avuto accesso grazie al loro mestiere.

Cambieresti qualcosa nel mondo del cinema  in cui ti stai formando?
Assolutamente. Oltre ad esserci una generale mancanza di professionisti formati adeguatamente e ad avere un sistema cinema così pavido e antiquato, la cosa che più mi infastidisce è l’assoluta mancanza di rispetto e legittimazione nei confronti del nostro mestiere. Io personalmente mi sono sempre battuto (già ai tempi della musica) perché chiunque voglia intraprendere una carriera artistica passi sempre prima da un percorso formativo adeguato. Non sopporto gli improvvisati. Non credo che in altri ambiti succeda quello che succede nel mondo dello spettacolo e dell’arte, per cui un giorno uno si sveglia e magari crede di sapere fare un’operazione a cuore aperto e magari viene pure pagato per farla. C’è ancora troppa approssimazione e allo stesso tempo troppa distanza con l’alta professionalità che contraddistingue invece tante produzioni e ambienti italiani. Manca quel mondo nel mezzo, un ambiente in cui crescere i professionisti di domani. Le scuole ci provano, ma diventano spesso e volentieri coacervi di malriposta competizione e lavori poco interessanti. C’è un’assoluta mancanza di cooperazione e condivisione (ma questo non solo nello spettacolo) il che rende veramente difficile l’innovazione e il progresso.

C’è qualcosa che hai sognato di fare e non hai fatto?
 Direi vedere l’America prima che mi cadesse il “mito” diciamo. Poi sicuramente rimpiango di non aver mai inciso un disco con la mia vecchia band (ma mai dire mai).

Tre domande in una… il tuo romanzo preferito… il tuo film preferito… la tua canzone preferita…
American Gods di Neil Gaiman; a pari merito The Dark Knight di Christopher Nolan e The Departed di Marin Scorsese; Given to Fly dei Pearl Jam.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Il fallo da rigore di Iuliano su Ronaldo.
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Il rapporto con la tua città Natale.
Conflittuale, come tutto qui a Napoli. La ami e ti affascina sempre in modi diversi e allo stesso tempo non la sopporti e vorresti darle fuoco ogni volta che rientri a casa dopo una giornata in cui hai perso più tempo per arrivarci che a fare quello che dovevi farci. Ah, il bello è che mi è venuto naturale parlare di Napoli quando in realtà sono cresciuto e vivo ancora a Portici, la bella provincia vesuviana. Ecco, a volte penso che se vivessi proprio a Napoli ne apprezzerei di più le cose che me la fanno amare. Altre invece penso che impazzirei a viverci.
A Portici invece si sta tutto sommato bene, così bene che spesso diventa asfissiante…
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I tuoi prossimi impegni?
Sto lavorando ormai dall’inizio dell’anno al mio prossimo cortometraggio, che si intitola Praeda. È attiva una campagna crowdfunding per finanziare il progetto sulla piattaforma di Produzioni dal Basso. Questa formula di finanziamento è stata una sfida che ho voluto lanciare a me stesso e alla mia squadra e per ora si sta dimostrando un ottimo esperimento. Abbiamo raggiunto già una cifra interessante offertaci da contributori amici e/o sconosciuti, che ci permette ad oggi di puntare dritti verso la lavorazione (si spera questo Dicembre). È un corto molto ambizioso e complesso, con un’ambientazione post-apocalittica, effetti speciali e una storia molto interessante. Protagonista è ANDREA, una giovane sopravvissuta solitaria interpretata da Maria Vera Ratti, un’attrice in rapida ascesa che avrete visto in Rosy Abate 2 nei panni di Nina e che presto vedrete anche in prima serata sulla Rai. Ad opporsi a lei per il controllo del suo rifugio ci sarà BLUE, un soldato ricognitore perso in una foresta vicina. A interpretarlo sarà il bello e tenebroso Raffaele Ausiello, con cui ho collaborato già per Corduroy, un attore pieno di talento e dalla lunga e importante carriera.
Per aiutarci a raccontare questa storia basta visitare la nostra pagina a questo link: http://sostieni.link/22091
Si possono scegliere delle simpatiche ricompense in cambio di contributi più o meno sostanziosi.

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Chi Siamo

Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

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