Vincenzo Restivo: "Un giorno mi ritrovai a casa di mia nonna con un quaderno e una penna. Non avevo altro. Così lasciai che la mente andasse per conto suo e scrissi. Fu un bell’incontro quello tra me, la penna e la carta..." dicembre 23, 2019 \\

Vincenzo ci racconti di Lei. Chi è lo scrittore  e chi è la persona?
Non credo di riuscire a scindere le due definizioni. Penso, in realtà, che l’una non escluda l’altra ma la inglobi. I miei studi e il mio lavoro di insegnate di lingue, quello di traduttore e mediatore linguistico, sono propedeutici alla scrittura. Finanche l’attivismo nell’ambiente LGBT, anzi, soprattutto quello.  Posso aggiungere inoltre, con tutta onestà, che sono un soggetto particolarmente ansioso, spesso al limite del patologico.

Descriva il suo giorno lavorativo perfetto
Faccio un lavoro che mi piace, forse l’unico che so fare davvero. Quindi, ogni giorno è il mio giorno ideale. Riesco, tuttavia, a garantirmi uno spazio per le passioni. Leggo un libro in autobus o in tranvia, durante il tragitto da casa a scuola, e di pomeriggio, dopo la palestra, mi dedico alla scrittura.

Come nasce la sua passione per il scrittura?
Ero piccolo, undici, dodici anni o giù di lì. Un giorno mi ritrovai a casa di mia nonna con un quaderno e una penna. Non avevo altro. Così lasciai che la mente andasse per conto suo e scrissi. Fu un bell’incontro quello tra me, la penna e la carta. Non che tra i banchi di scuola non avessi mai messo in mano una penna, ma questa volta era diverso. C’ero solo io, la mia testualità e la solitudine di un ragazzino di undici anni che avrebbe tanto voluto degli amici. La scrittura è servita, i miei primi amici sono stati quelli d’inchiostro ,ed è servita anche dopo,  a prepararmi al mondo di fuori. È stato terapeutico. E lo è attualmente.


Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
Sono grato ai libri che ho letto fin ad ora. A tutta quella narrativa che, (in)consapevolmente mi ha formato. Sono grato alle esperienze che ho fatto e che comprendono i viaggi che ho intrapreso (quelli tangibili e quelli mentali), le persone che ho amato, e che mi hanno amato, nell'infinità di modi d'amare.


Quali sono gli scrittori  dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Sicuramente tutto il realismo magico e il neorealismo. Amo la narrativa sudamericana e la nostra, quella europea. Gutiérrez, Carrino, Pasolini, Vargas Llosa, Jorge Amado e compagnia cantando...

Se potesse svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Avere un'eccellente dialettica, un'ars retorica invidiabile, come quegli scrittori davvero importanti che non fanno fatica a rapportarsi al  pubblico. Purtroppo ho un'insicurezza cronica che fatica sempre ad abbandonarmi.  

Di cosa parla il suo ultimo romanzo?.
Uscirà a febbraio, sempre per la Milena edizioni. Si intitolerà “Maregrigio” ed è una  narrazione corale. Tratta di violenza domestica, infanzia rubata, omosessualità, prostituzione minorile. Non più né meno a quanto c'è già stato ne “La Santa Piccola” ma con un senso introspettivo diverso, meno uterino.


Ci sono attualmente in Italia sono i personaggi  movimenti culturali e letterari validi?
Credo che, in campo d'avanguardia letteraria, l'Italia, non meno rispetto ad altre realtà europee, stia continuando tutto quel discorso neorealista cominciato con Moravia negli anni 30. Ciò nonostante è una letteratura poco prodotta dagli editori  mainstream dove l'intrattenimento punta molto di più sul personaggio che produce che sulla produzione stessa. Ma, a mio avviso, c'è un' altra subcultura data da piccole e medie realtà editoriali che hanno in mano tutto il patrimonio letterario contemporaneo e che comprende utori come Carrino, la Vinci, Ferrante, etc…

Che messaggio dà oggi il mondo della scrittura?
“Mondo della scrittura” è un enunciato a dir poco generico. Posso parlare della mia esperienza come narratore e come lettore di narrativa. Quello sì. E posso dire che il messaggio che, a mio parere, la narrativa oggi vuole dare, è essenzialmente di denuncia. La letteratura oggi si è finalmente spogliata dai fronzoli ingombranti del perbenismo linguistico. Oggi il linguaggio è sperimentazione, ingloba i dialetti regionali, le tradizioni, diventa realtà antropologica. E utilizza questo grande potenziale per stupire. Si pensi allo stesso Gutiérrez col realismo sucio o alla Vinci che con  “Dei bambini non si sa niente” ha distrutto tabù fin a ora tanto resistenti. Perché  in una realtà come la nostra dove, a differenza di qualche decennio fa, le distrazioni si sono quintuplicate, per essere ascoltata, la letteratura deve stupire.

C’è spazio in Italia per giovani autori ?
C'è e ce ne sarà. Nondimeno, spesso, alcune realtà editoriali dovrebbero imparare ad essere un tantino più oneste. Si potrebbe così dimezzare  la produzione Self in cui alcuni giovani  autori incappano proprio per la sfiducia nei confronti degli editori (sia EAP che non) a volte poco trasparenti.

 Il rapporto con la sua città Natale ….
Ho vissuto in  un paese di provincia e quando vivi nella provincia, spesso i panni sporchi non è detto che vengano necessariamente puliti in famiglia. Ci si conosce un po' tutti e un omosessuale come me  deve fare i conti con tutto quello che concerne il "non dire", "il non rivelarsi", per evitare che "la gente parli". Ci si preoccupa troppo del giudizio degli altri, nelle piccole realtà provinciali. E quindici anni fa la situazione era ancora peggio. Eppure una realtà come la mia mi ha dato accesso alla conoscenza di un registro linguistico regionale alquanto prezioso. L’ intrinseca lessicografia partenoea oggi è  parte integrante delle mie storie. Per quanto non abbia una propensione al linguaggio regionalistico, i valori campani- compreso l’inconscio bagaglio linguistico a loro apportato- mi sono stati inculcati sin da bambino. Malgrado le soggettive scelte di interazione sociale, oggi mi ritrovo a fare i conti con un dualismo culturale inevitabile: l’essere italiano prima e campano poi.

C’è qualcosa che ha sognato di fare e non ha fatto?
Avrei tanto voluto viaggiare di più. Ma sto rimediando.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Spesso ci si scusa per alcuni atteggiamenti discriminatori (razzisti o  di orientamento sessuale) ricorrendo all ’alibi dell’ronia o del  sarcasmo.  Credo non ci sia cosa più pericolosa.


Cosa pensa del mondo del web?.  Secondo lei è in sintonia con il mondo letterario, oppure si sta perdendo qualcosa di importante per la strada.
Penso sia sempre una questione di scelte di priorità e le priorità, fortunatamente , sono soggettive. Le innovazioni tecnologiche hanno sempre mirato a facilitare la vita, ad alleggerire certe responsabilità.  Quindi ben vengano. Non amo il disfattismo, chi si immola a paladino della staticità. Non sono del parere che si stava meglio quando si stava peggio. È mitizzazione. Anche Pessoa, tra l’altro,  quando annunciò innovazioni moderniste col primo volume della rivista Orpheu, fu schernito. Certe  rivoluzioni fanno paura perché rompono sempre qualche equilibro. Il Web ha senza dubbio facilitato il reperimento delle informazioni. Ora sta a chi ne usufruisce stabilire come utilizzarle. E la letteratura, sotto questo punto di vista, ne può solo giovare.

I suoi prossimi impegni?
Ho in uscita a Febbraio un nuovo romanzo. Quindi presto cominceranno una serie di presentazioni in giro per il Paese e ho intenzione di concentrarmi soprattutto su realtà associative Lgbt. Inoltre, questa primavera, sarò impegnato insieme alla RAIN DOGS FILM di Roma e alla regista Silvia Brunelli, sul set  del film tratto dal mio libro “La Santa Piccola”, che ha superato le selezioni alla Biennale College di Venezia. Una notizia inattesa, tra l’altro che, ammetto, ancora oggi fatico a realizzare. Per il resto, continuo il mio lavoro di insegnate di lingue e a scrivere nuove storie.

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