Il Poeta napoletano FRANCESCO NAPPO e la sua silloge “I passeri di fango” gennaio 21, 2020 \\

a cura di LAURA VARGIU

Si è conclusa lo scorso 18 dicembre, con la cerimonia di premiazione svoltasi presso il Teatro Mercadante in Piazza Municipio a Napoli, la 65a edizione del prestigioso Premio Napoli che, come ogni anno, ha nominato i suoi vincitori per le sezioni narrativa, saggistica e poesia. Fra i tre autori finalisti di quest’ultima sezione, Nanni Cagnone (risultato infine vincitore assoluto), Francesco Nappo e Tiziano Scarpa con le opere, rispettivamente, “Le cose innegabili” (Avagliano, 2018), “I passeri di fango” (Quodlibet, 2018) e “Le nuvole e i soldi” (Einaudi, 2018). 


Avendo avuto il piacere di essere tra i Giudici Lettori e valutato, pertanto, le tre sillogi poetiche finaliste, vorrei soffermarmi su quella di Francesco Nappo, nato a Napoli nel 1949, insegnante di lettere e storia nelle scuole superiori e autore di altre due precedenti raccolte pubblicate dalla medesima casa editrice marchigiana Quodlibet (“Genere”, 1996, e “Poesie 1979-2007”, 2007). Schivo e lontano dai riflettori, Nappo è un poeta che, come scrive Emanuele Dattilo nella sua accurata postfazione a questo terzo libro, non ha “ancora ricevuto l'attenzione che meriterebbe”, pur essendo sulla scena culturale da oltre due decenni e nonostante un interesse da parte della critica che, dalla metà degli anni Novanta in poi, si è susseguito nel tempo. “I passeri di fango” è una corposa raccolta che, sotto l’aspetto stilistico e tematico, incanta il lettore.

 “ Brunovelata sera dei tuoi occhi,amor più grande non mi può recare/ la vita che si infrange nei suoi specchisenza cadere al suolo in cento pezzi.”

L'affascinante titolo dell'opera, tratto da un episodio dei Vangeli apocrifi dell'infanzia (Pseudo Matteo, XXVII), svela anzitutto la non indifferente forza evocativa che la religiosità cristiana rappresenta in questi componimenti; un sentimento religioso popolare che si tramuta talvolta in immagini drammatiche e solenni ( “Ora il Deposto è tra le nostre braccia,/ ora la morte vive la sua morte,/ [...]” da “Resurrezione”), talaltra in considerazioni dal sapore ironico e dissacrante ( “Or viene il tempo di Pasqua/ Epifania che mai io so ogni volta/ quando viene, me lo dice il/ parroco ad un tratto mentre che/ ci ammaestra all'omelia./ Veramente, nemmeno lui lo sa,/ gliel'hanno detto: questa è la verità.”, “Pasqua Epifania”). Di certo, la scrittura di Nappo appare complessa e colpisce subito per una particolare originalità che la rende sfuggente a eventuali letture disattente e poco propense a scavare nel più recondito e intimo significato delle parole.

Anche la natura, nella propria eterna giostra delle stagioni, è presente con le sue albèdini, le distese d'amaraschi in fiore, i sentieri di terra bruna, i colli flegrei, i litorali fustigati da “prodighe tempeste balenanti”, le luci d'ombra, le “fiumane di calanchi”, le “azzurrità crepuscolari”, le sere di “madreperla tenebrata”, i monti che “s'abbrunano”, le “labili impronte di stelle erranti”... Paesaggi mediterranei e altri più nordici si trasmutano in versi densi di cromatismi e rimembranze, mentre la lingua, sorprendentemente ricercata, gioca con suggestive aggettivazioni e strutture sintattiche che tracciano architetture poetiche uniche e originali in cui trova espressione anche il dialetto napoletano, in un intreccio continuo e non stridente di registro elevato e popolare. 

Nel complesso, uno stile che abitua a poco a poco chi legge ai frequenti salti dell' enjambement, ai preziosismi delle parole spesso desuete che aprono varchi di meraviglia attraverso cui transita, con non meno stupore, il vagare persistente, da parte del poeta, nella caducità dell'esistenza su sfondi temporali trapassati ma anche presenti. Una silloge di notevole pregio, la quale, a mio parere, ha potuto gareggiare più che meritatamente tra quelle finaliste dell’ultima edizione del sopraccitato Premio Napoli che, intanto, è già rivolto alla prossima dell’anno appena iniziato.

Un’intervista a Nappo è apparsa nel 2017 sul sito www.insulaeuropea.eu, a cura di Filippo Andrea Rossi

Laura Vargiu

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