Salvo Guercio: " Vi racconto la mia esperienza umana e professioneale con Baudo, Bongiorno, Limiti, Carrà, e Lear ...." febbraio 5, 2020 \\

Salvo ci racconti di Lei, chi è Salvo Guercio come persona?
Sono un uomo semplice, sognatore e un po' orso. Sono cresciuto a Mondello, in riva al mare, a contatto con la natura, ascoltando musica già da piccolissimo e dipingendo, spesso in solitudine. Sono abitudinario e costante, e anche nei rapporti ho bisogno di creare legami di fiducia, rispetto e complicità, che durino nel tempo. Il mio lavoro, invece, mi porta nella direzione opposta, con tanti rapporti, tutti superficiali, e referenti sempre diversi. Rifuggo dalla mondanità, soffro quando sono costretto a fare pubbliche relazioni, anche se sono diplomatico e paziente. Sono costante e metodico, e non amo il caos: sono apollineo, piuttosto che dionisiaco, e a Bacon preferisco De Chirico, per intenderci.
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Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Il mio giorno lavorativo perfetto sarebbe dipingere tutto il giorno! Ma poiché la mia attività professionale, quando si è trattato di scegliere tra la pittura e la televisione, ha preso, mio malgrado, la seconda strada, la mia dimensione lavorativa ottimale è quella che sto vivendo adesso con Raffaella Carrà. Con Raffaella ci vediamo a casa sua per preparare le interviste, insieme alla collega Caterina Manganella. Poi vado in montaggio con Sergio Iapino per confezionare le puntate già registrate. Un Eden di armonia, con persone che mi piacciono, una fortuna che non capita sovente.

Come nasce la sua passione per la televisione?
Prestissimo, a tre anni. Il primo varietà di cui ho memoria, e che pretendevo di vedere a costo di capricciosissime sceneggiate, è stato “Canzonissima” edizione 1971, proprio con Raffaella e Corrado. Era destino, evidentemeRisultato immagini per salvo guercio"
Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
A mio padre. E’ stato lui a comprendere le mie reali inclinazioni e ad assecondarle. Nel 1978, avevo 10 anni, ogni venerdì sera al Castello di San Nicola l’Arena, un night all’aperto in mezzo alle palme, sulla costa verso Cefalù, c’era uno show fantasmagorico con le più grandi vedettes del momento. Obbligavo mio papà a portarmi lì, unico bambino in mezzo ad un pubblico di signori e signore della Palermo bene. Per lui e per me era normale, mia madre si scandalizzava: “ma come, porti il bambino a vedere questi spettacoli audaci?” E in effetti non aveva tutti i torti. Grace Jones si esibì praticamente nuda, con i ballerini coperti solo da un perizoma dorato. Ornella Vanoni si presentò sul palco con un vestito bianco di maglina trasparente, che lasciava intravedere il seno ed eloquenti ombre nere più in basso. Ho scoperto il sesso lì, praticamente! Ma ho assistito anche a spettacoli più “acconci”: Ray Charles, Franco Califano, una meravigliosa Mia Martini nel fulgore della sua bellezza, fresca del suo amore con Ivano Fossati. E poi Sheila & B. Devotion, la Belle Epoque, Stefania Rotolo, le sorelle Goggi, i Rockets, Pino Daniele, Edoardo Bennato.

Quali sono i personaggi televisivi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
I miei punti di riferimento sono coloro con i quali ho lavorato a lungo, e che ancora adesso fanno parte della mia realtà professionale. Pippo Baudo, Amanda Lear, Raffaella Carrà. E sono stati loro a “scegliermi”, beninteso! Oggi mi piacerebbe lavorare con Virginia Raffaele e con Ficarra e Picone.
I miei beniamini da “fruitore” di TV erano Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Quando al sabato sera davano “Tante scuse”, “Di nuovo tante scuse”, “Noi no”, si andava a mangiare fuori con la famiglia solo dopo aver visto la trasmissione, in un ristorante che si chiamava “Il pagliaio”, a Palermo. Era tardi per un bambino, e mi addormentavo regolarmente sulle poltrone del locale. Con la Mondaini siamo diventati amici quando lavoravo con Paolo Limiti. Era affettuosissima, e poiché condividevamo purtroppo una certa tendenza alla malinconia, ogni tanto mi chiamava: “Come va??”. E poi con la voce di Sbirulino:” Mi raccomando,eh??”

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
La leggerezza. Intesa alla maniera di Italo Calvino..”planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
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Che cosa vuol dire per Lei confezionare per milioni di telespettatori spezzoni della grande Tv di un tempo?
Regalare le stesse emozioni che ho provato io, ricreandole ad hoc. Mi pregio di avere inventato uno stile, rimontando per esempio i brani musicali di un artista con diverse performance video dello stesso brano e un’unica traccia audio, un esperimento nato e perfezionato insieme a Paolo Limiti all’inizio della mia carriera. Oggi lo fanno tutti, ma ne sono felice, in fondo è come regalare al repertorio una nuova vita, riprendendo tante regie diverse, e unificandole in un'unica regia, la tua, volta a scegliere le inquadrature e le situazioni migliori. Con Limiti siamo stati i primi a realizzare in Italia i “duetti virtuali” impossibili, suggestionati dal precedente illustre della figlia di Nat King Cole: il primo duetto “virtuale” che realizzai fu quello di Manuela Villa con il padre. Il brano era “Un amore così grande”, un pezzo potentissimo scritto anni prima da Guido Maria Ferilli per Mario Del Monaco, e reinterpretato magistralmente da Claudio Villa sul palco di Sanremo nel 1984. Girai la parte di Manuela in cromakey alla UVC di Milano, e il lavoro di postproduzione non fu facile, perché 20 anni fa non c’erano ancora i mezzi postproduttivi sofisticati di adesso. Ma il risultato fu soddisfacente, e aprì la strada al genere anche in Italia: ancora oggi quel duetto viene continuamente ritrasmesso in televisione.
 

Cambierebbe qualcosa nel mondo della televisione in cui si è formato?
No, era perfetta. Cosa potrei cambiare di un piano sequenza di Trapani, del rigore compositivo di Falqui, della follia di Landi. Sono i miei maestri. E mi inchino a loro e li ringrazio di avermi fornito l’imprinting giusto. Oggi mi piacciono Duccio Forzano e Fabrizio Guttuso.
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Quali sono gli spettacoli a cui si sente più legato?
Degli show del passato ho amato “Canzonissima”, tutti gli spettacoli di Mondaini e Vianello, “Teatro 10” con Mina e Lupo, “Stryx” di Enzo Trapani. Delle trasmissioni realizzate da me “Cocktail d’amore” con Amanda Lear, tutte le edizioni di “Domenica in” con Baudo, e l’ultimo “A raccontare comincia tu” con Raffaella Carrà, un gioiellino anche nella confezione.

Che messaggio dà oggi la televisione?
Che chiunque oggi può fare televisione, anche la gente comune. Niente di più sbagliato. La televisione era la consacrazione, ci arrivavi quando avevi dimostrato di essere una star. Andavi in tv solo se eri un divo, con una carriera ben consolidata. Oggi la tv la fanno dei disgraziati che non parlano correttamente in italiano, starlette ridicole mezze nude, opinionisti tuttofare prezzolati per litigare e fare ascolti. Per fortuna ci sono ancora trasmissioni stupende come le Meraviglie di Angela, Geo, Atlantide. Ma l’intrattenimento, ohibò…

C’è spazio in Italia per giovani autori e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante autore, cosa gli direbbe?
E’ molto difficile  dare consigli, chi sono io per farlo? In qualsiasi professione, anche in quella artistica, bisogna coltivarsi, studiare, accettare umilmente la gavetta, senza nessun tipo di velleità. Se vali, se hai qualcosa da offrire, se riuscirai a fare sognare il telespettatore, sarà il tuo operato a dimostrarlo. Ma devi lavorare tanto, prima.

 Il rapporto con la sua città Natale .
Ah, Palermo… Come vorrei tornare a vivere nella mia Mondello, dove ho la casa di famiglia e un giardino meraviglioso realizzato da me, con gelsomini, bouganville e plumerie di tutti i tipi. Purtroppo il mio lavoro mi costringe a vivere a Roma, ma ogni volta che posso, prendo la macchina e scappo verso il Sud. Vivo con il mio luogo di nascita una dimensione privata, più che sociale. Ogni angolo della città mi riporta ad un vissuto personale, legato alle emozioni, ai ricordi, anche ai dispiaceri che ho vissuto in quei luoghi. Conosco la mia città alla perfezione, ogni volta che vengono a trovarmi amici “dal Continente”, li porto in giro a visitare monumenti, giardini e angoli nascosti, sciorinando aneddoti e curiosità come la più pedante delle guide turistiche. Alla fine sono loro a non poterne più, e a chiedermi: quando torniamo nella pace del tuo giardino?

 Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Niente, neppure la morte.

Un aneddoto per ognuno di questi personaggi con cui ha lavorato Baudo, Bongiorno, Limiti,   Carrà, e Lear
Per quanto riguarda Baudo l’emozione fortissima della serata per i suoi 60 anni di carriera lo scorso giugno su Raiuno. C’era una tale emozione in teatro… eravamo tutti in uno stato di trance, Jovanotti, Giorgia, Fiorello, i colleghi meravigliosi con cui abbiamo vissuto questa esperienza… Ad un certo punto, nel piccolo camerino a fianco al palco, dove con Pippo e Dina ci appoggiavamo nelle brevi pause di registrazione, ci siamo guardati negli occhi, e in silenzio ci siamo commossi, senza dire una parola. E’ stata l’esperienza professionale e umana più bella mai vissuta.
Di Mike ricordo un gesto da uomo d’altri tempi. Dopo aver lavorato insieme mi è giunta una lettera a casa, scritta di suo pugno, con la quale Mike mi ringraziava per il lavoro svolto insieme! Un gesto di una magnanimità incredibile.
A Limiti devo tutto: è lui che mi ha insegnato questo mestiere, anche tecnicamente. Mi ha aperto le porte della televisione e mi ha fatto fare una gavetta estenuante e formativa: mi diceva, tu sei come me quando ho cominciato. Mi manca un sacco, mi pento di non avergli detto tante cose belle che ora mi bruciano nel petto, di non averlo ringraziato abbastanza mentre era in vita, per tutto quello che mi ha insegnato.
Amanda è il mio grande amore, non basterebbe un solo aneddoto per descrivere il nostro rapporto: una puntata di Casa Vianello sarebbe più adatta! Condividiamo l’amore per i gatti, per la pittura, abbiamo un carattere molto simile, ci ammazziamo di risate prendendoci in giro di continuo e prendendo in giro gli altri. Quando le racconto ogni tanto del mio amore per lei da piccolo, mi accarezza: “poverino, darling, ora capisco…”
La Carrà è la donna più onesta intellettualmente che io conosca, oltre che una professionista inarrivabile. Ma mi rendo conto di dire delle ovvietà. E’ piena di ironia, divertente, con un’energia buona e contagiosa, ti dà proprio un benessere fisico starle accanto. Ed ha un primato: è l’unica che non mi abbia deluso in niente, dopo averla conosciuta. Mentre lavoriamo ogni tanto ripete a voce alta il suo copione e fa stretching con l’agilità di una ginnasta adolescente, piegandosi come una contorsionista sul bordo di un tavolo o sullo stipite di una finestra. Io e la mia collega Caterina ci guardiamo increduli: “ma che, davero?” Noi non riusciamo a piegarci manco per raccogliere da terra una cosa che ci è caduta!


 Ritorneremo alla  buona TV?
I giovani sono sempre meno interessati alla TV. Se vogliono vedere qualcosa, se la guardano sul pc quando e come vogliono loro. Netflix è la nuova frontiera per le serie TV e i documentari. E anche per la musica, oggi non c’è più nemmeno bisogno della promozione televisiva, basta vedere quante visualizzazioni ottiene un brano su Youtube per valutarne l’impatto sul pubblico e la portata del successo. La “buona tv” intesa come intrattenimento puro è difficile da replicare, credo piuttosto in una contaminazione di genere tra intrattenimento e informazione.
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I suoi prossimi impegni?
La terza edizione di “A raccontare comincia tu” con Raffaella, e un nuovo progetto su Raiuno di cui è prematuro parlare. Superstiziosissimo sono!


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