L'attore Igor Petrotto: " Essere attore è diventare un tutt’uno, non recitare ma essere, quello che stai rappresentando." marzo 19, 2020 \\

Igor  ci racconti di Lei, chi è Igor Petrotto  come persona?
Che persona sono … per una risposta oggettiva, forse, bisognerebbe chiederlo a chi mi sta intorno, ma proverò a essere imparziale, più o meno (ahahahaaha). Inizio da una cosa di cui sono assolutamente certo, sono un inguaribile ottimista, sempre e comunque, anche quando le cose non girano nel migliore dei modi, cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno e detesto lamentarmi delle situazioni, preferisco agire per fare in modo che le cose possano migliorare. Sono molto testardo, ostinato e quando mi fisso un obiettivo faccio tutto il possibile per raggiungerlo. Va detto, proprio per essere imparziale, che sono anche molto lunatico e magari nell’arco della stessa giornata cambio umore venti volte, passando da “Oggi conquisterò il mondo” a “Ho sbagliato tutto nella mia vita”, anche se poi prima di addormentarmi il bilancio, più o meno è sempre positivo. Concludo dicendo che sono una persona leale e rispettosa, due valori che per me, nei rapporti, dall’amicizia al lavoro, sono, assolutamente fondamentali.
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Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Facilissimo.Sveglia alle sei del mattino, pick up alle sette per andare sul set, magari di un film o una serie tv diretta da … Sorrentino, Tornatore, Ozpetek, perchè no Scorsese, insomma si, mi accontenterei di uno di loro a scelta. Ore diciotto, fine set, direzione Teatro … Argentina, Eliseo, Sistina o Brancaccio, anche qui, uno di questi a scelta andrebbe benissimo. Ore ventuno spettacolo e finalmente intorno a mezzanotte a cena.
Non mi sembra di chiedere tanto, no?!
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Come nasce la sua passione per lo spettacolo ?
Credo di averla sempre avuta, ho iniziato a suonare la chitarra a sette anni e dai tredici ai quattordici ho proseguito al conservatorio, prima di smettere e dedicarmi da autodidatta al pianoforte. A diciotto anni mi sono fatto regalare la batteria e ho iniziato a suonare in un gruppo con cui facevamo cover degli Oasis, dei Placebo e dei Muse.
La passione per la recitazione è esplosa intorno ai vent’anni.
Lavoravo nei villaggi turistici e una sera dopo un Musical in teatro, una signora mi si è avvicinata e mi ha detto: “Io e mio marito ci siamo davvero emozionati, ci hai fatto piangere, siete stati bravissimi”.
In quel momento ho realizzato che stare su un palco e provare ad emozionare qualcuno, o quantomeno, cercare di trasmettergli qualcosa, era quello che volevo fare nella vita.
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Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
In egual misura a mia madre e a mio padre. Mia madre è un Architetto e insegnante al Liceo Artistico di Monreale. Mio padre, ora in pensione, è stato 1° Contrabasso al Teatro Massimo di Palermo e insegnante al Conservatorio. Mia madre fin da piccolo mi faceva ascoltare da Lucio Dalla a Elton John, da Celentano ai Beatles e mi portava a vedere concerti, film, eventi di danza e mostre. Probabilmente, in quei momenti non apprezzavo più di tanto, anzi, a volte forse mi annoiavo, ma dato che i bambini assorbono come spugne, non posso che essergliene grato. Ho anche delle foto che mi ritraggono con i pennelli in mano, mentre ero tutto intento, in cucina, a creare dei disegni che, beh, si, come dire, non erano proprio … beh erano, diciamo, molto, ma molto astratti, ma così astratti che la mia arte non è mai stata capita, nemmeno da me (hahahaah). Con mio padre abbiamo condiviso allo stesso modo, ovviamente concerti (i suoi), musica, serate con i suoi colleghi musicisti che trasformavano una normale serata in una meravigliosa festa, con canti, balli e musica, tutto rigorosamente dal vivo. Ricordo i pomeriggi passati a vedere i film di Franco e Ciccio, di Totò e tutte le risate che mi facevo con le parodie delle canzoni che si inventava al momento, passione che mi ha trasmesso completamente. Anche qui ricordo una foto, più o meno tre anni, io con un violino in una mano, una penna nell’altra mano e un buco enorme nel violino. Dopo il secondo, chissà perché, non me ne ha più comprati (ahahaha).
Infine, devo assolutamente, ringraziare anche mio cugino Sigfrido (si, lo so, Igor e Sigfrido? A Palermo? Si, ebbene si). Regista e produttore di cortometraggi, spot, videoclip musicali e film indipendenti, che con la sua passione per il cinema mi ha trasmesso l’amore per questo mestiere, coinvolgendomi più di una volta nei suoi progetti e insegnandomi davvero tanto, specialmente sul set, cose, che poi, mi sono ritrovato quando ho lavorato anche su altri set.
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Quali sono i personaggi artistici dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Uno su tutti, tra gli Italiani, Giancarlo Giannini, nei film che ha interpretato, specialmente quelli diretti dall’immensa Lina Wertmüller, credo abbia toccato dei picchi recitativi e un’intensità, incredibili, affrontando personaggi diversi, dialetti diversi e con un trasformismo davvero sorprendente.
Tra gli attori stranieri, uno su tutti Sean Penn, anche qui, parliamo di un mostro sacro, nel film Mystic River, valsogli l’Oscar come miglior Attore, credo ci sia una tenuta del personaggio e del suo tormento durante tutto il film, che vada oltre l’immaginabile.
Poi ce ne sarebbero tantissimi altri da Al Pacino, De Niro, Depp, agli Italiani, Mastroianni, Gassman Sordi etc etc … Per fortuna il mondo è pieno di meravigliosi talenti, donne e uomini a cui ispirarsi.

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Senza dubbio, saper parlare tutte le lingue del mondo. Così da poter recitare in qualunque posto e confrontarmi con attori e registi completamente diversi, dalla Cina all’America, passando per l’India fino al Sud America

Che cosa vuol dire per Lei portare in scena un  buon personaggio?
Credo che portare in scena un buon personaggio, almeno, secondo il mio parere e la mia esperienza, sia quando, tutto di te, i tuoi movimenti, la tua voce e i tuoi respiri vadano a combaciare con il tuo personaggio, quando, e se sei in teatro non è detto che accada tutte le sere, ti dimentichi di te e sei completamente connesso con quello che stai facendo, estraniando tutto il resto, tutto il superfluo e andando al cuore di quello che stai facendo. Diventare un tutt’uno, non recitare ma essere, quello che stai rappresentando.
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Cambierebbe qualcosa nel mondo  del teatro e della televisione in cui si è formato?
Cambierei solo una cosa credo, almeno, quella più lampante, secondo me. Darei più spazio ai giovani, si lo so, sembra una frase fatta, scontata, ma non lo è. Quando sei giovane, hai difficoltà ad entrare in certi giri perché non hai esperienza sul campo e non ti danno molte possibilità e man mano che cresci, se non riesci a fare esperienze significative, diventa sempre più difficile affermarsi. Ci sono realtà indipendenti, concorsi, festival, ma è come se mancasse sempre quel passaggio da “Serie B” a “Serie A”, come se fosse riservato solo a pochi eletti, o a pochi fortunati che riescono a farsi trovare al posto giusto nel momento giusto.
Diciamo che la linea che divide il “Basta smetto” a “Domani ho il Red Carpet” è molto più sottile e incerta di quanto si possa pensare.

Quali sono gli spettacoli a cui si sente più legato?
Per fortuna in questi quindici anni a Roma, ho avuto la fortuna di prendere parte a spettacoli meravigliosi, al fianco di grandi Attori e diretto da grandi Registi.
Uno su tutti “Il Marchese del Grillo” nei panni di Riciotto, al fianco di uno dei più grandi attori italiani come Enrico Montesano e diretto da Massimo Romeo Piparo.
Ricordo che la prima sera al Teatro Sistina, tremavo come una foglia, un’emozione che non dimenticherò mai.
Gli ultimi due a cui ho preso parte “Che disastro di commedia” e “Che disastro di Peter Pan” credo meritino sicuramente un posto speciale.
Diretti, uno da Mark Bell e l’altro da Adam Meggido, oltre ad avermi dato la possibilità di lavorare con due registi incredibili, con un’esperienza internazionale, mi hanno dato la possibilità di girare l’Italia con due spettacoli esilaranti, che riscuotono successo e pluripremiati in tutto il mondo, al fianco di attori meravigliosi, che oltre alle indubbie doti recitative, sono anche dei circensi e degli atleti non indifferenti.
Infine cito “Il Bello non è più di Moda” di Riccardo Castagnari, sia perché lo spettacolo era un piccolo gioiello che ripercorreva tutto il varietà italiano degli anni d’oro, sia perché è stato uno dei miei primi spettacoli con una lunga tenuta e mi ha fatto apprezzare la gioia di andare a teatro tutte le sere per più di un mese, e l’altro a pari merito “A Sciuquè” di Ivano Picciallo, con il quale abbiamo vinto il Fringe Festival di Roma. Spettacolo che amo perché è nato dal sudore, dalla fatica, dall’impegno e dalla dedizione di tutti noi che vi abbiamo preso parte e perché anche questo credo sia un piccolo gioiello, emozionante e coinvolgente come pochi.


Che messaggio dà oggi il mondo dell’arte?
Vorrei citare la frase incisa sull’architrave del portico del Teatro Massimo di Palermo: “L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.
L’arte ha la capacità di rivelare la vera vita di un popolo, di una cultura, è quello che resta nei secoli, è quella cosa che, se la frequenti, la pratichi, la trasmetti, migliora te e chi ti sta affianco. Un mondo senza Arte, sarebbe vuoto, insulso. E anche se oggi non viene dato peso a tutto questo, anzi, spesso, chi ci governa pensa che l’arte sia una cosa secondaria, sono certo che nel cuore delle persone sensibili, di tutti coloro che amano il bello, l’arte sarà sempre parte fondamentale della loro vita e continuerà ad essere sempre un messaggio di speranza.


C’è spazio in Italia per giovani attori e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante attore, cosa gli direbbe?
Come dicevo prima, lo spazio per i giovani e meno giovani attori, non è molto. Ci sono spazi ristretti e sovraffollati e spesso ci si ritrova a lottare per le briciole. Ma la cosa che direi a un giovane aspirante attore è: “Se lo fai perché ti emoziona, perché non ne puoi fare a meno, perché senza tutto questo, non vivresti felice, fallo, lotta con tutte le tue forze, trova la tua strada contro tutto e tutti. Fallo e basta. Se cerchi fama, notorietà, soldi, percorsi facili …non farlo. Lascia perdere. Hai la stessa possibilità di fare jackpot al Super Enalotto”.

 Il rapporto con la sua città Natale .
Amo la mia città. Palermo è la mia casa, sono nato e cresciuto li e ci ho vissuto fino ai ventun’anni. Ha sicuramente pregi e difetti come ogni altra città del mondo, di certo non è perfetta e non lo scopro io. Ma la amo per la sua magia, per i suoi luoghi sacri e profani. Perché è caotica, ti centrifuga, ma poi ti ritrovi in un vicolo del centro una domenica mattina e regna il silenzio. Puoi andare in spiaggia a goderti il rumore del mare o salire sulla punta più alta e avere la città ai tuoi piedi. Percepisci che abbiamo avuto dominazioni di ogni genere, c’è un miscuglio di arte, musica, cibo e architettura, una città che credo, sia in uno dei punti più belli e perfetti del mondo.
Tornerò, lo so, lo spero. Nel frattempo, per fortuna vivo a Roma, direi che mi è andata, molto, ma molto bene.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Nulla. Ormai tutto è Politically Correct, se fai una battuta, tutti ti attaccano, si offende una razza piuttosto che un’altra, ci restano male le donne o gli uomini, si offendono quelli del nord o quelli del sud, chi ha una diversità o un’altra.  Basta. Bisogna prendere la vita con leggerezza, è già molto pesante sotto mille punti di vista, scherzare può solo che far bene.
Chiaro, non tutto è lecito e la volgarità e le offese gratuite per me non sono scherzi.
 Ma le battute, alleggerire tensioni, quello si, ormai anche i comici in tv, quando scrivono o fanno una battuta devono pensarci cento volte prima di dirla. Penso a film e commedia di quaranta, cinquant’anni fa, c’era molta più spensieratezza.
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 Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia...
Noto con piacere che tutti stanno dando il massimo. Artisti da tutta Italia che stanno facendo qualcosa, da casa, con il solito entusiasmo, nonostante, in questo momento più che mai, la nostra condizione precaria. C’è chi legge storie per i bambini, chi balla, chi suona, chi canta, chi fa lezioni, che siano di recitazione, di musica o di canto. Non ci si ferma nonostante il brutto momento e come dicevo prima, l’arte, porta sempre un bellissimo messaggio di speranza nel futuro e ci aiuta a vivere meglio il presente.

I suoi prossimi impegni?
Beh, oggi sto a casa, domani anche …. Dopodomani se non sbaglio, pure (ahahha).
Purtroppo finché il problema Coronavirus non sarà superato si deve restare a casa e tante date di tourneé e spettacoli sono saltate. Noi tra qualche giorno avremmo dovuto debuttare al Brancaccio di Roma con “Che Disastro di Peter Pan”, purtroppo è tutto rimandato e la cosa di certo mi dispiace davvero tanto, anche se, giustamente, non c’è alternativa.
Torneremo quanto prima a fare “Disastri” in giro per l’Italia e portare il sorriso in molti teatri.
Dovrebbe uscire anche il film a cui ho preso parte la scorsa estate “Il Quaderno nero dell’amore” opera prima di Marilù Manzini.
Insomma, nonostante gli alti e bassi e questo periodo di stop per l’Italia, come dicevo all’inizio sono ottimista, sempre e comunque. Ripartiremo e saremo ancora più forti di prima.

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