Il regista Giuseppe Bucci: " Il teatro comunica amore. La ineguagliabile emozione di vivere una esperienza unica.." marzo 23, 2020 \\

Giuseppe ci racconti di Lei, chi è Giuseppe Bucci come persona?
Onesto. Appassionato. Romantico. Yogurt (i miei mici mi capiscono). Biricchino. Svagato Sognatore. Quando serve, un orologio svizzero (ma lo decido io). 
Un Gemelli. Leggermente ossessivo compulsivo. Generoso. Traumatizzato dalle separazioni. Legato alle persone che amo. Studioso, amante della lettura, del teatro e follemente del cinema.
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 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Girare un film dalla mattina alla sera (con pause per la famiglia, gli amici, il sesso e l’amore)

Come nasce la sua passione per il teatro?
Alle elementari già scrivevo e dirigevo commedie teatrali (insieme ad un’amica tuttora in contatto con me) .Come si fa raccontare di una passione che si ha da sempre? Dopo la maturità, l’Università popolare dello spettacolo, l’Elicantropo e gli splendidi spettacoli fatti con loro (Le confessioni, Il contagio, Italietta) 10 anni da attore con alcune regie ( fondatore nel 1992 di una compagnia “La Mansarda” tuttora esistente ) e poi il distacco improvviso, col trasferimento a Roma e il lavoro in Rai da aiuto regia.. Niente più teatro per tanto tanto tempo. Poi, il ritorno piano piano, attraverso la regia cinematografica, a quella teatrale. Una vita un po’ carambolesca.

Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
A me. Poi non so, dovrei citare qualcuno? Allora Shakespeare. De Sica. Billy Wilder. Marilyn Monroe.

 Invece il suo lavoro da regista per programmi RAI come nasce…
Casualmente da un master, uno stage (a “Un posto al sole”) poi piccoli contratti poi il trasferimento, appunto a Roma, e quindi la stabilità di un lavoro che nei primi 10 anni romani, come aiuto regista, mi ha divertito tanto. Adrenalina, divertimento, confusione, cambiare programmi ogni anno è stato bello, anche se poco… artistico. Ora mi diverte di meno. Non c’è mai tempo per approfondire, curare, emozionarsi.

Quali sono gli autori teatrali dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Ripeto Shakespeare, poi Oscar Wilde, Pirandello, Checov, aggiungerei Eduardo e Ruccello..

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Il tempo e il denaro. Sono purtroppo fondamentali oggi per fare carriera. Ah, una dote dice? il genio
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Che cosa vuol dire per Lei confezionare per milioni di telespettatori dei buoni programmi di intrattenimento televisivo?
Nulla (ride) la TV è lavoro e basta per me ormai. Il fatto che la guardino in milioni non mi impressiona da nessun punto di vista. Mi agito più quando 50 persone stanno vedendo un mio spettacolo.
Prima mi entusiasmava e mi ponevo questa domanda. Ma ormai ho fatti tantissimi programmi, li facevo, mi divertivo o li detestavo e si passava oltre. In televisione ho fatto veramente di tutto e, in effetti, solo quando ho lavorato a “Il tempo e la storia” sentivo davvero la sensazione di far qualcosa di utile per il pubblico. E’ un programma a cui ho dato tanto. Aspetti anche fare il Kilimangiaro, devo ammettere, era molto gratificante. Ma in fondo per certo pubblico, anche il semplice intrattenimento è davvero di compagnia. Quindi insomma ho sempre fatto del bene all’Italia :-) alcune cose però, che non nomino, le ho rifiutate!
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il giovane attore Mario Autore diretto da Giuseppe Bucci nello spettacolo teatrale In casa con  Claude


Cambierebbe qualcosa nel mondo della televisione e del teatro in cui si è formato?
Sono due mondi troppo diversi per accomunarli in un unica domanda. Cosa cambierei? più soldi al teatro soprattutto quello di chi fa la gavetta e va spesso sotto con gli incassi degli spettacoli per mancanza di fondi (l’ultimo spettacolo che ho adattato e diretto “in casa con Claude” è autoprodotto da degli eroi di Piccola Città Teatro e, nonostante sia stato un successo di pubblico e critica, prima che se ne vedano i guadagni… ce ne vorrà). In tv toglierei tanti soldi a chi fa produzioni oscene,o resta aggrappato a certi meccanismi.

Quali sono gli spettacoli teatrali a cui si sente più legato?
I miei o degli altri??? Degli altri, per citarne pochissimi, mi hanno segnato per la vita “La tempesta” con Glauco Mauri, “Un tram chiamato Desiderio” con la Melato. “La dodicesima notte” di Shakespeare visto al Globe di Londra, lo avevo recitato in Italia ero in una mare di lacrime. “Filumena Marturano” e “Ferdinando” di Ruccello con Isa Danieli. “Scannasurice” con Imma Villa… oddio chissà quanti ne dimentico.
Tra quelli fatti (come attore, non sono poi così tanti quindi) senza dubbio “Le confessioni” di Walter Manfrè, “Il Contagio” da Cecità di Josè Saramago e “Italietta”di Carlo Cerciello, “Il ragazzo dai capelli verdi” di Francesco Silvestri. Penso di aver toccato, dal punto di vista delle emozioni, i picchi più alti della mia vita artistica. Esperienze indimenticabili.
In qualità di regista, infine, ,“Regine” con Rosaria De Cicco, in particolare nel monologo“La voce di Laura” scritto da me. Poi “parlami, Orlando” adattato da Virginia Woolf con Salvatore Langella, in fase di studio Virginia Woolf mi ha trascinato in un vortice dal quale non sono ancora uscito… e poi l’ultimo “In casa con Claude” con Ettore Nigro e Mario Autore, dolente e complessissimo protagonista, forse il mio spettacolo più sofferto, riuscito e compiuto.
Ci ho messo l’anima, il mio vissuto e credo si veda.

Lei hai girato anche molti corti.
Si come  regista ho girato parecchi  corti cinematografici come " Luigi e Vinbcenzo" con Francesco Paolantoni e Patrizio Rispo, " Una notte ancora" con Ivan Bacchi e Marco Cacciapuoti, "L'oro della prevenzione" con Rosaria De Cicco, Mimmo Esposito e tanti altri attori napoletani ", " Missione sacco nero" con Annalisa Direttore e Mario Autore, "Misteriosofica fine... (frammenti di Scannasurice) " con Imma Villa, dal loro spettacolo teatrale,un bellissimo cortometraggio vincitore del premio CortoCulturalClassic come miglior interpretazione femminile. Ma anche numerosi spot per il sociale. 
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Ci parli allora del suo ultimo spettacolo teatrale.
Potei scrivere un libro, attenzione…“In casa con Claude” appunto da Renè Daniel Dubois. Adattato e diretto da me e suggeritomi dall’amico Gianmarco Cesario quando gli chiesi di cercarmi un testo da portare in scena insieme all’attore Mario Autore poiché da tempo desideravamo lavorare insieme.
Conoscendomi bene, il mio amico mi ha indirizzato a un testo che si adattava perfettamente, forse troppo, allo stato d’animo, ai tormenti, alle emozioni di quel periodo della mia vita ed è stata per me una sorta di seduta psicanalitica.
Ciò mi ha permesso di studiare a fondo, di entrare fino all’ultima fibra nel sentire dei personaggi (interpretati da Ettore Nigro, il poliziotto dall’indole umana e Mario Autore, appunto, l’escort assassino) 
Ho potuto soprattutto scavare nell’animo del giovane protagonista, Yves, e lavorare a questo testo con una passione, un dolore, una carica emotiva come non mi capitava da molti anni. Questa storia, partendo dall’interrogatorio di un giovane marchettaro, che passa la sua vita tra discoteche, alcol, droghe, e prostituzione, accusatosi dell’omicidio di un bravo ragazzo, è l’occasione di scandagliare a fondo la differenza tra bene e male, verità e pregiudizio degli altri che ci fa sentire sporchi, sbagliati, non meritevoli di essere amati, amore appunto e morte, passione e disillusione, fiducia e mancanza di coraggio, ostilità e perdono. E’ stato un viaggio difficilissimo e bellissimo.
In buona parte autobiografico e per questo più vero, più denso di carne, lacrime e sangue.
Come del resto nei miei lavori precedenti. Quelli più belli, a ben vedere, partono sempre da forti dolori, lutti o angosce da metabolizzare o esorcizzare, comunque, forti emozioni da raccontare.
Io racconto meglio quello che conosco, si.
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Ho poi dato allo spettacolo una visione più distopica, allucinata, imprevedibile, entrando, volutamente, nella mente poco lucida del ragazzo e costringendo gli attori a passare spesso dal confronto naturale a scene che si rivelano solo proiezioni della mente di Yves (discoteche, sedute di bondage).
Portare in scena questo testo caposaldo della drammaturgia lgbt con due attori etero che fanno anche i registi ed erano anche i produttori dello spettacolo è stata una gran bella sfida.
Bisognava trascinarli nel mio mondo, nella mia visione e a volte è stato difficile. Ma Mario e Ettore, un po’ spiazzati talvolta, sono in realtà stati molto bravi e generosi e alla fine hanno assecondato ogni mia scelta, anche la più strana. Contribuendo più volte a completarla, arricchirla.
Ettore Nigro, dopo un inizio ostico, entra ed esce, con grande velocità e disinvoltura, dal suo personaggio, il reale poliziotto dell’interrogatorio (con un suo percorso di indagine e una sua umanità) e la repentina proiezione di Yves, che lo vede come feroce torturatore. 
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Mario Autore, dal canto suo, ha dovuto fare un lavoro complicatissimo di ricerca di stati di animo, di costruzione del personaggio (un escort, gay, che vive tra droga discoteche e prostituzione non è facile da afferrare al volo per un giovane attore eterosessuale. C’è tutto un mondo da scoprire, capire, comprendere a fondo e da assimilare lentamente, non certo semplice) .
E poi maturare il senso di colpa, del pregiudizio altrui, la rimozione di ciò che si ha fatto, uccidere una persona che si ama. I tilt della mente che lo portavano altrove, nei suoi mondi abituali…
La fragilità eppure la frenesia esausta e vitale di un ragazzo spalle al muro.

Quindi è stato un bel lavoro.
Abbiamo lavorato tantissimo con grande passione e non di rado alle difficoltà del personaggio si aggiungevano certe mie indicazioni, così chiare per me nella direzione da prendere, così specifiche in battute, intonazioni, reazioni, movimenti, gesti che davvero penso sia stata per lui, (che a volte coglieva l’intuizione a volte, naturalmente, non ci si ritrovava per nulla, ma provava ad accontentarmi ugualmente, metabolizzando col tempo le mie richieste e rendendole splendidamente “vere”) una gran bella prova d’attore. E’ stato un lavoro assai complesso, di pazienza e tenacia, trascinarlo nel mio mondo, nella mia visione di Yves che era per me così chiara e vivida, ma alla fine, insieme ce l’abbiamo fatta. Abbiamo vinto la scommessa. E’uno spettacolo completamente diverso dalle altre messe in scena tendenzialmente naturalistiche che si vedono in giro, io , anche grazie alle scene di Filippo Stasi e Francesco Bellella, i costumi di Teresa Acone  e alle strepitose musiche di Jo Coda, ho osato un po’ di più’, prendendo non pochi rischi… (e per questo prima della prima ero preso da veri attacchi di ansia per quello che avevo portato gli attori a fare, anzi approfitto per ringraziare la mia bravissima assistente Anna Bocchino, un vero Xanax a portata di abbraccio)
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Il pubblico vi ha premiati.
Il l pubblico ci ha dato ragione ed ora siamo felicissimi. Una grande soddisfazione.

Che messaggio dà oggi la televisione e il teatro?
La Tv non saprei, forse, come in questo periodo, aiuta gli italiani a stare uniti e concede svago, quando non fa disastri socioculturali come con certi programmi soprattutto di tv private.
Il teatro comunica amore. La ineguagliabile emozione di vivere una esperienza unica.

C’è spazio in Italia per giovani autori e attori e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante autore o attore, cosa gli direbbe?Consigli?
Io? che alla mia età non so ancora bene se lavoro in Tv, faccio il regista di cinema o il regista di teatro? No, no, non mi permetto di dare consigli. Anzi si, solo uno, a differenza di me… chiaritevi le idee prima possibile e perseguitele. Anche se non posso dire che l’enormità delle cose diverse tra loro che ho fatto non mi abbia arricchito.

Il rapporto con la sua città Natale .
Amore e odio. Dopo 10 anni di assoluta felicità a Roma sono 4 anni che vado avanti e indietro con brevi trasferimenti a Napoli per decidere dove voglio vivere. Napoli è più vivace, per me che sono tornato con passione all’amore per il cinema e il teatro sembra la meta definitiva naturale, li, conosco molti più attori, registi, produttori, istituzioni… Roma invece per me è la Televisione e basta. E la vita mondana, diciamo così… una volta che ti interessa meno quella, capisci che staresti più volentieri chiuso settimane in un teatrino a provare “In casa con Claude”. E tuttavia Roma mi ha dato tanto, viverci è bellissimo, l’idea di abbandonarla mi devasta. Gli amici di Roma… L’occasione sempre dietro l’angolo, il produttore, la grande star, lo sceneggiatore importante… insomma come si fa a scegliere? Aiuto
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Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Gli anni che passano. Se non ne avessi buttato tanti per svariati motivi, ora avrei meno rimpianti, sarei una persona migliore, con una carriera migliore e una vita sentimentale migliore (ride)

I suoi prossimi impegni?
Sto aspettando dì girare questo film che non arriva… si vede che quando arriverà mi porterà all’Oscar. Intanto sta per uscire un mio ultimo cortometraggio “Ubbidire” scritto da Antonio Mocciola con Giovanni Allocca e il giovane Giovanni Cipolletta e vorrei tanto girarne due prossimamente. Uno si chiama “La voce di Laura” con Rosaria De Cicco, una rivisitazione de “La voce umana “ di Cocteau in una chiave originale che ha avuto molto successo a teatro e l’altro “Luce” un corto che affronta il tema religlione/rapporto padre figlio / omosessualità. Un corto a cui tengo tantissimo e che da 5 anni nessuno vuole produrmi… chissà perché… ma non è blasfemo… è solo un po’ provocatorio ecco.
Non ho nemmeno il cast, certi scappano quando leggono la sceneggiatura (ride)
Poi ho un bellissimo progetto sulla riduzione teatrale de “Gli occhiali d’oro “ di Giorgio Bassani (scrittore che amo alla follia sono stato anche più volte a Ferrara) per il quale ho già avuto un cortesissimo consenso dalla figlia. Ci sto lavorando molto. Anche qua cast da definire…
Poi sicuramente voglio, fortissimamente voglio, fare una commedia in stile almodovariano (non so se come corto o a teatro, si vedrà) ma l’ho promesso ad un mio  amico ...

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