Il regista Agostino devastato: " ..vorrei che il cinema entrasse nelle scuole, che tutti capissero che il cinema, l’audiovisivo in generale è un’espressione artistica libera, come la pittura, la scultura.." marzo 30, 2020 \\

Agostino ci racconti di Lei, chi è Agostino Devastato come persona?
È un ragazzo di 29 anni, come molti altri in cerca della sua strada. Un ragazzo normale, non saprei definirmi in altri modi e forse è meglio così: perché se mi descrivessi sinceramente verrebbe fuori un carattere pieno di contraddizioni.

 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Mi alzo molto presto, anche prima dell’alba, in modo che, dopo un paio di ore di preparazione, possa mettermi a lavoro, cioè seduto a scrivere.  Se resto concentrato e ispirato posso andare avanti fino ad ora di pranzo. In questo modo nel pomeriggio ho la possibilità di dedicarmi ad altro: alla lettura, ad un film, alla vita fuori casa (non in questo periodo ovviamente). Ma tutti questi piani, poi, basta poco per vederseli sabotati, una telefonata indesiderata, una scadenza, un altro lavoro, un imprevisto.
L'immagine può contenere: 1 persona, cielo, oceano e spazio all'aperto
Come nasce la sua passione per la regia cinematografica ?
Questa passione è nata quando avevo 14 anni, vedendo in poche settimane alcuni film cruciali di registi importanti, in particolare i film erano Gangs of New York di Martin Scorsese e La 25ma Ora, di Spike Lee. Ma anche da piccolo ricordo che avevo questa attrazione verso l’oggetto film, che a quell’età era soltanto qualcosa che trasmettevano la sera in televisione.

Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
A mio padre e a mio zio. Mio padre ha 70 anni e, tranne quando esce o gioca il suo Milan, non credo abbia mai trascorso una serata senza guardare un film in tv. Il tutto senza essere un cinefilo, quindi senza seguire il cinema come espressione culturale, artistica, ma semplicemente legandosi alle storie. Mio zio è un architetto con una grande passione per tutte le arti, e sicuramente mi ha influenzato molto il suo gusto.

Quali sono i registi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Mi piacciono molto i registi attenti sia alla composizione dell’immagine che alla scrittura, quindi, ovviamente i grandi del passato come Stanley Kubrik, Martin Scorsese, Elio Petri, Bela Tarr, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman, ma oltre a loro anche registi contemporanei ed esuberanti come Pablo Larrain, Paolo Sorrentino, Xavier Dolan, Spike Lee, Pietro Marcello, mi fermo ma ce ne sono centinaia.

 Se potesse svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Senza dubbio essere un musicista, magari un batterista. Sono molto appassionato di musica, ma da ascoltatore, non so suonare niente.  
RECENSIONE: CAFE' SIGARET di Agostino Devastato
Che cosa vuol dire per Lei girare un buon corto d’autore?
Significa manifestare un’idea di cinema. Esprimere la propria visione di una storia e farlo con uno stile personale e non scopiazzando gli altri, e soprattutto in maniera sincera, senza inseguire il gusto del pubblico o il tema del momento.

Cambierebbe qualcosa nel mondo del cinema in cui si è formato?
Si. Prima di tutto vorrei che il cinema entrasse nelle scuole, che tutti capissero che il cinema, l’audiovisivo in generale è un’espressione artistica libera, come la pittura, la scultura. In questo momento della Storia il cinema è anche un’arte terapeutica, perché è tra quelle che ci costringono a tenere viva l’attenzione per almeno un’ora e mezza, che ci stimolano ad osservare meglio, e ci permettono di scrutare un’immagine, di interpretarla, di svelarne i significati nascosti, secondari. Il cinema è una delle armi che abbiamo per combattere la velocità e la superficialità con cui ormai si affronta tutto.

Che messaggio trasmette oggi il mondo del cinema?
Per fortuna non trasmette un solo messaggio. C’è il mondo dei festival, che ancora sono legati al cinema come arte, quindi non si spaventano di fronte ad un film di 4 o 5 ore, in cui magari non succede nulla, perché sentono il bisogno di Cinema con la C maiuscola. Poi c’è il mondo delle sale, che purtroppo è monopolizzato dal cinema-intrattenimento: un piatto che si adatta alle masse. Come in tutte le cose, anche in politica, non sopporto chi cerca il consenso facile, chi insegue il pubblico, e purtroppo molti film si producono con questa logica. Per fortuna ci sono anche molti registi giovani che utilizzano un linguaggio cinematografico sperimentale, interessante e soprattutto personale.

C’è spazio in Italia per giovani autori e registi come lei e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante regista, cosa gli direbbe?
Lo spazio c’è sempre, e come è sempre stato si tratta di una strada difficile, piena di momenti frustranti. Ma chi vuole fare cinema deve saper sopportare di tutto, come dice Werner Herzog: il regista deve essere “uno” con le spalle larghe, ed essere in grado di attraversare l’Europa a piedi.
Quanto ai consigli agli aspiranti registi, gli direi quello che dico a me stesso tutti i giorni: lavorare tanto, avere la mente aperta, essere curiosi e metterci tanta energia.
Agostino Devastato - Napoli, Italia | Profilo professionale | LinkedIn
 Il rapporto con la sua città Natale .
La mia città natale è Marigliano, in provincia di Napoli. Ho un rapporto che definirei di tregua armata con Marigliano, cioè la considero un paese e non una città, quindi ha tutte le caratteristiche tipiche del paesino di provincia, nel bene e nel male. Ha dei difetti insopportabili, come la scarsa ambizione e l’incapacità di immaginarsi migliore, ma ha anche un certo fermento e dei giovani che tutti i giorni cercano di creare qualcosa di bello. Sono loro, invece,  la città che amo, loro immaginano la città migliore e si impegnano a realizzarla, anche facendo politica.

 Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Si può scherzare su tutto. Poi l’umorismo è soggettivo, e rispetto chi si rifiuta di ridere sulle tragedie, o sui genocidi. Ognuno di noi ha un proprio limite all’ironia, ma è soggettivo e alla fine imporre una regola generale è un tentativo vano, illusorio.
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Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia...
Come avviene anche nella scrittura creativa, ci sono dei limiti che poi si rivelano creativi, quindi vedo che molti artisti stanno reagendo con positività. Ma credo che ora sia il momento di mettersi seriamente al lavoro per affrontare il problema, e ognuno con le sue capacità deve attivarsi. Smettiamola quindi di cantare dai balconi, informiamoci bene, facciamo tutti la nostra parte, approfondiamo le notizie, non diamola sempre vinta a chi vuole diffondere il caos. Spero che riusciremo ad avere un atteggiamento politico e sociale costruttivo. Si avvicina un nuovo dopoguerra e dobbiamo esserne consapevoli.

I suoi prossimi impegni?
Sto scrivendo molto, sento il bisogno di tornare presto sul set, e spero che ci siano le condizioni per farlo, ma vorrei anche impegnarmi attivamente nella diffusione di un’idea di cinema migliore, magari attraverso rassegne, festival, lavori con i ragazzi. Magari nelle piazze di periferia. Il cinema è anche questo.

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