Il regista e attore Massimo Andrei: " L'arte é Nutrimento per lo spirito, non per lo stomaco e chi ne sa qualcosa, sa che lo spirito è un motivo di vita." aprile 5, 2020 \\

Massimo  ci racconti di Lei, chi è Massimo Andrei  come persona?  
Se sono un bravo o valido essere umano, devono dirlo gli altri, ma per lo più ogni mattina quando mi alzo cerco di impegnarmi per fare bene il mio lavoro. Questo sicuro.
A Palma Campania (NA) il Premio 'Corti Cultural Classic 2019 ...

Scrittore, autore di straordinari testi teatrali, attore e regista cinematografico oltre che teatrale, come nasce la sua passione per il mondo dell’arte ? 
Non sono uno di quelli che avrebbe voluto fare l’attore o il regista fin da ragazzino. Mi piaceva studiare, questo sì, e da giovanissimo cominciai a frequentare una scuola di teatro, poi qualche audizione come attore e poi cominciai a lavorare come attore a fianco di grossi nomi del teatro italiano. Quasi per caso. Ero ancora diciassettenne e partii per qualche tournèe… non mi sono ancora fermato. 
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Da attore a regista. Quali sono i personaggi artistici dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione? 
Come attore ho avuto importanti maestri. Ero al loro fianco in scena sera per sera e loro mi hanno insegnato tanto. Soprattutto nella commedia, soprattutto nella palestra della tradizione napoletana. Sto parlando di Carlo Giuffrè, di Mario Scarpetta, di Rino Marcelli, dei quali ero anche molto amico fuori scena. Giocavamo a carte o facevamo bevute. E poi con Vincenzo Salemme, da cui ho appreso tanto nei decenni scorsi e con cui ancora oggi collaboro in operazioni notevoli e di grande impatto. Poi come narratore e autore dei miei “cunti”, i miei punti di riferimento resteranno sempre Paolo Poli ed Enzo Moscato. Proprio Enzo mi ha trasmesso il valore della lingua, la musica del verbo, il dolore e il godere del narrare, del declamare e, prima ancora, della scrittura. A parte il teatro, mi lascio influenzare da tante altre forme artistiche e da tanti personaggi non tutti artistici. Seguo con attenzione i percorsi delle sorelle Wachowski (Matrix, Sense8), ma anche gli studi antropologici di Roberto De Simone, l’house music, “Chi l’ha visto” e le opere di Proust.

Che cosa vuol dire per Lei portare in scena un buon personaggio? 
Anche un personaggio piccolo può essere buono, può dare tanto. L’ideale per un attore sarebbe che il personaggio assegnatogli avesse un suo percorso: un’entrata, una salita o una qualche dinamica e poi un’uscita mutata rispetto all’entrata. Ma se è piccolo, il buon personaggio può essere anche un ritratto, una specie di fotografia di un tipo… nel quale poter inserire qualcosa di noi e farlo unico. Anche un francobollo può essere prezioso. Qualsiasi personaggio faccio, dietro, in fondo, davanti… ci vedo sempre me. Non mi annullo mai. Faccio in modo che lui aderisca a me. 
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 E’ più difficile stare in scena come attore o regista? 
È difficile in ogni caso. Se vuoi fare un gran lavoro è difficilissimo e rischioso sempre. E anche quando l’avrai fatto al massimo non incontrerai mai l’unanime consenso. Io preferisco creare nella regia, nella follia dell’esasperazione del tratto o nel minimalismo asciutto del racconto del sentimento. Il lavoro dell’attore è faticosissimo e quasi sempre i direttori ti fanno diventare fragile. 

Quali sono gli spettacoli a cui si sente più legato? 
Tra gli spettacoli che ho visto di altri attori e registi nel corso della mia vita mi ha ispirato e rimarrò sempre legato alla forza e alla forma di messinscena che aveva la Watermill Company, un gruppo anglofono che basava tutta l’intensità dello spettacolo sulla bravura degli attori. Questi spostavano poche sedie e un cassone per ricreare locande o troni o matrimoni. Non avevano null’altro in scena. Davanti platee smisurate di pubblico che li seguiva e li amava. Un’idea di teatro essenziale che si avvicina molto al mio genere. Il potere dell’interprete vivo davanti a te. Vivi davanti ad altri vivi. Reali davanti ad altri reali. 

Che messaggio dà oggi il mondo dell’arte?         
L’espressione artistica per me è e rimarrà fondamentale fin quando l’essere umano abiterà la faccia della terra. Se riflettiamo un po’ più approfonditamente ha un’importanza come ce l’hanno gli altri vìveri. Non immediatamente, ma dopo un po’, sicuramente. Nutrimento per lo spirito, non per lo stomaco e chi ne sa qualcosa, sa che lo spirito è un motivo di vita. Per spiegarlo meglio vorrei riproporre (è la prima volta che lo faccio in vita mia) il testo scritto integrale di un mio SNACK, uno spuntino di riflessione. Per chi non lo sapesse, sono centinaia di testi alla base di video brevissimi che vanno nei mezzi pubblici della città di Napoli e poi immediatamente impazzano su Youtube. Questo è sull’argomento in questione 
Le cose importanti per vivere sono il mangiare, i vestiti, la casa, l’acqua e a luce…
Scusa e l’arte? Non serve pure l’arte?
Aheee… pensa alle cose importanti! 
E allora io penso che vivrò  con il mangiare, il dormire e il lavoro… però le case saranno tutte uguali, senza colori… -a che serveno sti colori?!- Nelle stanze ci saranno letti, armadi, tavoli e mobili tutti uguali, fatti senza cura e senza bellezza… ma soprattutto non ci saranno quadri, statue o decorazioni... a che serve st’ammuina?! 
Penso che vivrò in un mondo dove non ci possono essere libri di poesia, né romanzi… ma soprattutto non si potrà ascoltare la musica… Non si possono fare spettacoli teatrali, non si fanno film - tanto a che servono?! – vivrò in un mondo dove nessuno deve cantare nessuno deve danzare… cu sti chiare e luna pensammo o canto e a danza?!
…è chiaro, si può vivere senz’arte…
Ma che camp a ffa’?!


Lei da cinque anni ha fatto suo gratuitamente e con passione da vero volontario culturale il progetto della Napoli Cultural Classic ed è direttore artistico di una serata magica di altri tempi con il premio CortoCulturaClassic prevalentemente dedicato ai giovani autori di cinema e riscopre territori della nostra provincia. Secondo lei abbiamo bisogno ancora di questi eventi incontro per dare vita a confronti e soluzione per questa forma d’arte che continua a perdere appassionati.   
Ci sarà sempre bisogno di assistere, di vedere, godere le storie raccontate da giovani e i modi in cui lo fanno in questi nostri tempi. Inoltre un concorso di cinema “corto” significa avere un panorama dei temi e delle esigenze di racconto oggi preminenti. In un’epoca dove esistono svariate tecnologie video a portata di tutti, anche dei non professionisti, la formula cinematografica (e cioè quella che parte da una sceneggiatura e con dei canoni tipici di quest’arte) è una prova molto utile. Se me lo permettono darò ancora voce ai giovani che vogliono intraprendere questa via. 

C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante attore, cosa gli direbbe? 
All’attore giovane devo dire sicuramente di precisare molto il suo obbiettivo. Ballare bene, cantare bene, parlare l’inglese fluentemente, andare a cavallo o tirare di scherma… si dovrebbe saper fare tutto questo, ma non si può andare alla rinfusa, facendo mediocremente un po’ di tutto. Si rischia di arrivare ad un certo punto che non si è fatto niente approfonditamente. Un artista per me deve avere doti, talento e capacità che altri non hanno. Acquisite o innate. Se non ce la fate da soli a intuirlo, qualcuno deve aiutarvi a comprendere se sì o se no. Trovate e credete in un maestro. Siate umili. Concentratevi e capite se siete differenti. Al più presto. Non arrivate all’età in cui non si ha un’arte. 

Il rapporto con la sua città natale.   
Napoli è l’unico posto dove mi sento completato. Da un punto di vista dell’ispirazione e da un punto di vista di solarità della vita, compreso i mille problemi che si vivono ogni giorno. Su tutti i fronti. Ma mi ha dato tanto e continua ad essere l’unico posto dove rido e piango insieme. Così come sono fatto io. Così come si fa nella mia famiglia. 
E’ uscito in questi giorni il suo ultimo libro “Il cane di fuoco” Una raccolta di racconti che rievocano mondi fantastici, in cui le rose parlano, le cozze si confessano come antiche malafemmine, i carciofi protestano. Il protagonista, Nello attraversa tre distinte fasi della sua vita che lo vedono bambino, intento all'ascolto del mondo magico della fiaba nazionale; giovane artista, in viaggio alla scoperta di luoghi insoliti e incontri con personaggi bizzarri e di ritorno in una Napoli chiacchierona e caotica, una vera lezione di vita e di comunicazione sociale. Ci racconti.
Sono storie comiche, fiabesche e non, legate tra loro da questo personaggio che viaggia, gode e soffre. Doveva uscire in marzo 2020 e l’editore era pronto per le presentazioni in pubblico e insieme uno spettacolo di cunti che dal medesimo libro trassi. Ma è successo che la quarantena ha bloccato tutto. E non mi va di farlo in modo virtuale, presentandolo solo on line. È una raccolta di cunti bio, nascono come storie da raccontare o leggere dal vivo per il pubblico vivo e non voglio partire nel modo opposto… Certo all’interno ci sono anche fiabe in audio (registrate in sala) che in questi pomeriggi potrebbero essere divertenti da sentire  Ho avuto commenti e gioie da conoscenti ed estranei che sapevano dell’uscita e lo avevano prenotato e l’editore (COLONNESE, Napoli)  lo ha inviato regolarmente e così qualcuno lo ha già letto prima che glielo leggessi io alla presentazione dal vivo. So’ cuntento ‘o stesso!
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Ci parli dei suoi due ultimi lavori teatrali, scritti e diretti da lei,  “Non farmi perdere tempo ” con Lunetta Savino. Di cosa parla?   
È il rapporto di una donna con il tempo che ha a disposizione nella vita. Deve fare tante cose, ma improvvisamente un problema fa sì che abbia meno tempo. Le cose da fare, i progetti, le soddisfazioni e le pietre dalle scarpe le toglie comunque. In meno tempo. Ce la fa. Poi però non muore. Sono molto legato a questo spettacolo che partendo dal Napoli Teatro Festival, ha girato in tournèe in molte città italiane. Doveva concludersi a Napoli, al teatro Sannazzaro, previsto in cartellone, ma anche questo si è fermato. Proprio all’inizio di marzo. L’anno prossimo speriamo recuperi.
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Invece di cosa parla lo spettacolo “ Donna Madonna” che doveva debuttare al teatro Sannazzaro di Napoli. 
DONNA MADONNA è un’operazione, anch’essa bloccata due giorni prima del debutto nazionale, sulla casalinga e il suo rapporto con LA SIGNORA DELLA TV. Si balla, si canta e soprattutto si ride di cuore. Una storia che mi piace tanto e che ci offre l’occasione per ritornare allo show puro. Vincenzo de Lucia, performer molto apprezzato, strane danzatrici, conduttrici, attrici e tanta musica. 
Si riprenderà. 

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia... 
Il prezzo che si sta pagando con migliaia di morti è troppo violento. Ancora non ce ne siamo resi conto bene. È un prezzo costoso, tragico, sanguinario, per costringere la società tutta (e sottolineo tutta) a fare pausa e a riflettere. La gente sarà diversa dopo. Si sono rispolverati valori come la solidarietà, la pazienza, la rettitudine, la preghiera, la patria, la fratellanza, l’uguaglianza… parole oramai tutte desuete… ripeto ad un prezzo troppo alto. Ma magari noi sopravvissuti potremmo farne buon uso. Non sprechiamo questa pausa nella nostra epocale corsa su un tapirulà che non ci porta da nessuna parte. Non sprechiamo queste paure.
Gli artisti si sono dati da fare nel cantare, nel recitare, nell’intrattenere con le uscite on line. È la generosità di chi vuole offrire in questo preciso momento il suo sapere e la sua arte in modo gratuito. Un contributo corposo. Alcuni, come fanno i politici propagandistici, hanno voluto proporre le loro mediocri e noiose esibizioni perché sapevano che c’era sete di vedere e quindi hanno tentato una visibilità comoda e immediata. Per le loro vite e carriere non è cambiato niente. Quelli invece che hanno proposto emozioni, riflessioni o hanno fatto divertire realmente hanno la gratitudine di tutti. 

I suoi prossimi impegni? 
Andrò in giro a raccontare storie. In posti piccoli, in assembramenti di poche persone, anche cortili o chioschi o aie con i miei cunti. Poca gente, ma reale, bio. 




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Chi Siamo

Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

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