il giovane regista Giuseppe Sciarra: "..mi piaceva da morire costruire delle immagini con le inquadrature, dirigere gli attori, reinventare un mondo e avere potere sul destino attraverso la finzione.." maggio 7, 2020 \\

Giuseppe ci racconti di Lei, chi è Giuseppe Sciarra come persona?
Questa domanda che all'apparenza è così semplice mi mette in crisi. Non è facile descrivere se stessi. Personalmente ho difficoltà a farlo perché vorrei essere sincero nel parlare di me, ma essere trasparenti con il proprio sé è molto complesso. Occorre coraggio ed è necessario che il nostro terzo occhio sia particolarmente sviluppato nello scrutarci interiormente, per cui vi dirò quello che i miei affetti dicono di Giuseppe Sciarra. Per chi mi ama sono tenace, affettuoso, leale, ironico e simpatico, tutti aggettivi perfetti per la presentazione di uno spot pubblicitario. A parte gli scherzi a dire dei miei affetti sono innanzitutto una persona sensibile che sa ascoltare gli altri e spesso anche se stesso, quando ha coraggio. Lo ritengo un privilegio in un mondo che non sa ascoltare,  fatto di interminabili monologhi autoreferenziali dove la gente si parla addosso e non sa comunicare. Altra cosa che dicono di me è che sono un'entusiasta. Effettivamente vivo con gioia e con un'incessante energia le mie passioni e gli aspetti più positivi della mia vita. Ovviamente non nego la realtà e i suoi aspetti meno piacevoli. Nei miei trentasette anni di vita però ho capito che se si ha la possibilità di essere sereni, bisogna sfruttarla perché è un privilegio. Mi spiego meglio. Se nella tua esistenza non ci sono grandi problemi e non ti crei quei mostri inutili come l'amore a ogni costo, il successo a ogni costo e via dicendo puoi vivere una vita meno affannosa e frustrante di quella che spesso tanta gente vive. Insomma se la vita non ti colpisce con laceranti tragedie e i tuoi problemi reali sono frutto di quei desideri spesso mendaci e distorti a cui ci induce la società capitalista, ridimensionando tali desideri, vivi molto meglio e ti eviti sofferenze inutili. Continuando a parlare di me, si dice anche che sono una persona combattiva e che so godere dei momenti in un modo autentico e puerile nel senso bello del termine. La vita è imprevedibile e io voglio sorprendermi assaporando fin in fondo tutte le sue sfaccettature. Termino così Giuseppe Sciarra. Perché ci sarebbero altre cose da dire su di me dette dagli altri, anche negative. Ma soprattutto su quelle vorrei sorvolare. Questa è una vetrina e devo vendermi bene, no?

Descriva il suo giorno lavorativo perfetto…
Questa sarà la risposta più breve. Stare su un set è il mio giorno lavorativo perfetto. La descrizione di questo giorno è molto semplice e breve. Mi consulto col direttore della fotografia per realizzare le inquadrature, costruisco la messa in scena e lavoro con gli attori sui loro personaggi.
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Come nasce la sua passione per la regia?
La mia passione per la regia è nata molto tardivamente. In passato volevo fare lo scrittore e mi ero imposto di scrivere un romanzo. I risultati però non mi soddisfacevano. C'era sempre qualcosa che non andava, ho scritto dei romanzi inutili e improponibili che non farei leggere a nessuno neanche sotto tortura. Parlerei in realtà solo di uno: l'ho scritto anni fa e devo dire che non è male. Penso che lo riesumerò. Ma sto uscendo fuori tema, ritorniamo alla domanda sulla regia. Il mio amore per il cinema è stato graduale. Da bambino vedevo all'insaputa dei miei genitori film di David Lynch e di Abel Ferrara. Vidi “ L'angelo con la pistola” e “ Fuoco cammina con me” a 8 anni e dalla visione di entrambi rimasi sconvolto e affascinato.  Mi piaceva vedere film del genere perché mi dicevano cose diverse da quello che vedevo in televisione nei film più commerciali e nelle fiction. Ero davvero turbato da certe pellicole. Per quanto mi sconvolgessero e non mi facessero dormire sogni tranquilli,  continuavo comunque a guardarli. Alternavo film mainstream a film d'autore che vedevo di nascosto. E poi mi piaceva la pornografia. Per me anche quello era cinema perché mi mostrava delle cose che a un bambino vengono vietate e proibite. Morale della favola per me il cinema vero era qualcosa di proibito, quindi di attraente, trasgressivo, provocatorio, rivoluzionario. Questa voglia di fare cose scomode e tra virgolette proibite, volevo dirottarla nei romanzi. Poi conobbi un amico che voleva fare il regista e che mi fece scoprire un certo tipo di cinema: Pedro Almodovar, Federico Fellini, John Waters. Per un po' lo seguì restando affascinato da quello che faceva e scoprendo in me un forte desiderio di esprimermi con la creatività. Ma la mia passione e le mie energie restavano vincolate alla scrittura e scrivevo cose di merda. Fin quando non iniziai a fare psicanalisi. Da lì in poi qualcosa è cambiato. Mi sono reso conto che incanalavo la mia energia in un percorso sbagliato e che dovevo studiare di più per diventare bravo in quello che facevo.  Iniziai a leggere tanti libri. Fin quando il mio insegnante di yoga mi prestò alcuni film di Ingmar Bergman. Da lì in poi sono impazzito per il cinema perché mi sono innamorato alla follia di questo regista. Decisi di colpo di cambiare indirizzo di facoltà. Prima facevo lettere moderne e basta. Passai  immediatamente a letteratura, musica e spettacolo alla Sapienza per studiare cinema. Lì conobbi dei ragazzi e iniziai un laboratorio teatrale su Shakespeare dove ho conosciuto le più importanti amicizie della mia vita. Con questo gruppo di amici provai a girare un cortometraggio dopo che avevo visto una serie di opere che avevo trovato su internet che mi avevano folgorato di registi d'avanguardia come Kenneth Anger, Maya Deren, Stan Brakhage. Fu  quello il la per continuare a insistere sulla regia. Mi ero reso conto da subito che mi piaceva da morire costruire delle immagini con le inquadrature, dirigere gli attori, reinventare un mondo e avere potere sul destino attraverso la finzione. Inoltre i film d'avanguardia e, va detto il cinema di Pier Paolo Pasolini, mi hanno fatto scoprire l'aspetto metaforico e simbolico del cinema. Il sotteso messaggio spirituale, politico, esistenziale, occulto che ci può essere dentro un'immagine cinematografica può mostrare molto di più di quello che può credere un occhio disattento. Questo mistero dentro l'immagine che troviamo nei quadri, nella fotografia e nel cinema ha un potere enorme sulle persone.

Quali sono i personaggi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Traggo ispirazione soprattutto dai registi di cinema e teatro. Sono tanti i registi che amo. Per esempio Ingmar Bergman è uno di questi. Quello che mi piace di Bergman, oltre alla sua straordinaria capacità di scrivere sceneggiature e dirigere gli attori, è il modo in cui sviscera i suoi personaggi. Non a caso fu definito il regista dell'anima. Uno dei miei film preferiti in assoluto di Bergman è “ Persona” che in latino vuol dire maschera. Quel film è un'opera d'arte con la A maiuscola, un saggio di psicanalisi moderna dove discipline come il cinema, la fotografia, la pittura, il teatro, ma anche la filosofia, la teologia  confluiscono in una pellicola d'avanguardia con un montaggio classico e sperimentale in cui immagini talvolta da video arte  non smettono di dare nuovi messaggi al nostro inconscio ogni qualvolta che vediamo il film. “Persona” è il mio modello. Che darei per realizzare nella mia vita un’opera del genere! Per arrivarci bisognerebbe essere in stato di grazia con gli dei e aver capito veramente tutti quelli che sono i possibili incantesimi che può mettere in atto l'arte del cinema che è una vera e propria stregoneria.

 Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Una dote che mi piacerebbe avere è quella dell'intraprendenza amorosa. Per carità non mi ritengo un imbranato a  riguardo, ma ammiro chi seduce liberamente e senza troppi moralismi un altro essere umano. Sciogliere quelle che sono le barriere con cui la persona che vogliamo conquistare si mette a riparo da qualsiasi forma di amore o di intimità implica non solo una grande faccia tosta, ma anche un'incredibile sicurezza in se stessi, nel proprio corpo e nella propria mente. Bisognerebbe essere in pace sul serio con la propria energia sessuale e saperla usare in maniera giocosa, essere come Don Giovanni, senza il suo cinismo però. La seduzione in questa società ancora castrante è una forma di ribellione.
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Che cosa vuol dire per Lei girare un buon shortmovie?
Per me girare un cortometraggio è esattamente come girare un medio metraggio o un lungometraggio, una modo di descrivere me stesso e il mondo attraverso il linguaggio cinematografico, il quale riabilita come qualsiasi altra forma artistica le sfumature della realtà. Quello che nella realtà spesso è banale nel cinema diventa importante per la nostra comprensione analitica ed emotiva. Per fare ciò non bastiamo da soli occorre avere un'ottima squadra con sé. Nel caso di “ Venere è un ragazzo” ho avuto degli attori generosi e coraggiosi ( Tiziano Mariani, Maria Tona e Davide Crispino), i quali hanno saputo osare e mettere in gioco se stessi attraverso i loro personaggi con professionalità e amore per il loro mestiere.  Maria Tona, ad esempio, si è iniettata veramente del botox. Davide nella scena della masturbazione si è realmente masturbato. Altri attori che si dicono tali mi avrebbero rotto i coglioni per certe scene se non fossero stati pagati profumatamente. Tra le altre persone all'interno della squadra c'è Enrico Manfredi Frattarelli, il direttore della fotografia del corto, con cui ho avuto un rapporto di tensione nell'atto della creazione che mi ha stimolato molto. La sua ricerca dell'immagine perfetta e il suo incaponirsi per realizzarla erano ogni volta un motivo in più per fare sempre meglio. Questa stessa ricerca di perfezione l'ho trovata in Andrea Giaccone durante il mixaggio audio. Andrea Giaccone ha fatto di tutto in post produzione per migliorare il progetto con una passione lodevole. Un grande lavoro infine è stato fatto dalla casa di produzione Cinetika S.R.L.S.. I produttori e registi Andrea Natale e Stefano Tammaro hanno creduto da subito in un  progetto rischioso in un paese come l'Italia. Andrea Natale ha lottato in prima linea per aiutarmi a realizzarlo al meglio. Sia sul set che fuori dal set, ad esempio in post produzione Andrea dava dei suggerimenti a me e sua moglie Chiara Ferrara che ha curato magistralmente il montaggio con un piglio non solo da montatrice ma anche da artista, visto che Chiara è una pittrice. Da Andrea Natale ho imparato in quest'ultimi due anni tante cose sul mondo del cinema. Prima ero un regista chiuso nel suo mondo. Facevo corti per me stesso e non me ne fregava niente di essere compreso. Con Andrea ho imparato a fare corti per il pubblico e a farlo in maniera meticolosa e da vero professionista. Senza snaturare le mie verità ma rendendole più fruibili. Inoltre con Andrea abbiamo iniziato a mettere in piedi tanti progetti assieme con la voglia di farci conoscere. In poche parole girare un buon corto o un buon film significa soprattutto mettere in circolo delle energie tra persone per fare qualcosa di bello.


Cambierebbe qualcosa nel mondo del cinema  in cui si è formato?
Io mi sono formato sul campo e mi sto ancora formando sul campo. Non ho fatto scuole di cinema o meglio ho fatto tardivamente l'istituto cine-tv Roberto Rossellini. Per il resto, mi sono costruito come regista sui miei set e su quelli di pochi altri in maniera libera e anarchica. Un po' per scelta, un po' per necessità e un po' perché entrare in certe scuole non sempre è facile. Per carità nemmeno impossibile ma vuoi per l'età vuoi per la mia parte artistica che è profondamente anarchica e ribelle, non ho puntato tanto a delle scuole importanti che ti potrebbero introdurre nel mondo del cinema dalla porta principale.


Che messaggio dà oggi il mondo del cinema?
Io amo il cinema italiano di oggi vedo cose stupende in giro. Non sono di quelli che sputano merda sul cinema italiano e che amano piangersi addosso affermando che all'estero tutto funziona meglio. Il cinema italiano negli ultimi anni ha avuto una vera rinascita, ho visto opere meravigliose, alcune delle quali non hanno avuto lo spazio che meritavano in termini di distribuzione. Il messaggio che dà oggi il cinema italiano è quello di un'urgenza, raccontare storie diverse, più autentiche rispetto a quelle viste negli ultimi quarant'anni - con le dovute eccezioni si intende. Questa urgenza di raccontare altro e di raccontare cose anche scomode come nei due periodi d'oro del cinema italiano - il neorealismo e il cinema degli anni 60 - scalpita per poter uscire completamente allo scoperto. Noto che in certe storie molti sceneggiatori e registi vorrebbero osare di più e hanno paura di farlo perché temono di non essere compresi o di essere censurati. Questo è un vero peccato perché in alcuni paesi in Europa certi temi al cinema non sono più tabù e vengono trattati anche con una certa crudezza. Perfino gli Stati Uniti che sono molto bacchettoni stanno mostrando al cinema e in televisione tematiche impensabili per loro fino a qualche anno fa. Credo sia giunto il momento che anche l'Italia si inizi a osare di nuovo come abbiamo fatto in passato, ne abbiamo di storie da raccontare.

C’è spazio in Italia per giovani registi talentuosi come Lei?
 Credo che ci siano un sacco di ragazzi in gamba nel mio paese e non solo nel mondo del cinema ma anche in tutti gli altri ambiti professionali, artistici e non. Purtroppo, si è creato dagli anni 80 in poi, uno strano sistema consumistico che ha impigrito le nuove generazioni abbuffandole e rincoglionendole con fuffa e ambizioni effimere. Il risultato è che ci sono tanti talenti inespressi o sprecati. Vengono date poche opportunità ai giovani, c'è un sistema di clientelismo che fa andare avanti i cosiddetti figli di papà spesso mediocri. Parlando specificatamente del mondo del cinema e di me, io faccio cinema da anni ma solo adesso sto provando a farlo professionalmente e non da bohémien. Per ora il mondo del cinema non mi è venuto di certo a bussare alla porta. Ed io solo adesso ho cominciato a dirgli che ci sono e sono un regista. Per cui risponderò meglio a questa domanda tra qualche anno.
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 Il rapporto con la sua città Natale .
Non sempre il nostro luogo di appartenenza ci appartiene. In certi casi creiamo un'appartenenza viscerale non con la città in cui nasciamo ma in cui scegliamo di vivere. Io sono pugliese, orgoglioso di essere meridionale ma romano d'adozione. La mia vita è a Roma. Sono sbocciato qui.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Dovreste fare questa domanda a quelli di “Charlie Hebdo”, loro saprebbero rispondervi meglio. Personalmente amo il politicamente scorretto e mi piace chi sa ironizzare con intelligenza e sarcasmo su temi tabù. La satira è una potente arma di ribellione, una parodia della società che viviamo che di per sé è spesso  ridicola e grottesca. Ciò non toglie che ironizzare su certi temi può essere un vero e proprio atto di crudeltà. Non ironizzerei mai sulla morte di una persona giovane per esempio.    

Ci parli dei suoi ultimi lavori  “" Venere è un ragazzo"”  . Ci racconti come nasce questo cortometraggio.
Tiziano Mariani, protagonista di Venere è un ragazzo, mi chiama un giorno al telefono chiedendomi di vederci perché voleva propormi una sua idea per un cortometraggio. Tiziano è un mio caro amico e c'eravamo ripromessi più volte di fare un lavoro assieme. Quando mi sono presentato da lui davanti a un bar, mi ha raccontato del suo desiderio di recitare nel ruolo di un travestito. La cosa mi ha incuriosito parecchio perché da un tipo come lui, una richiesta del genere non me la sarei mai aspettata. Man mano che proseguiva il discorso su questo progetto, abbiamo creato assieme quella che era la prima bozza di “ Venere è un ragazzo”. Volevamo parlare di un travestito che si prostituisce. Tiziano mi ha raccontato di una storia assai strana a riguardo, molto personale. Così mi è venuto in mente attraverso i suoi racconti di parlare di un ragazzo che si traveste da donna e si prostituisce principalmente con le donne. Inizialmente questa era l'idea originaria di Venere. Poi però, il destino ha voluto che la parte della prostituzione venisse messa meno in risalto perché mi sono innamorato della vera storia di Tiziano Mariani. E così ho deciso di raccontare principalmente quella all'interno del mio corto. Per cui ho chiesto a sua madre, suo fratello e la sua compagna, Maria Tona, di mettere in scena se stessi e di recitare loro stessi all'interno di quest'opera. “Venere è un ragazzo” non è una storia inventata, è la storia di Tiziano Mariani. Altro tassello importante per la realizzazione effettiva del corto è stata la compagna di Tiziano, Maria Tona. Attraverso di lei abbiamo potuto girare scene in location fantastiche come il gay village ad esempio, oppure il teatro Garbatella. In quest'ultimo abbiamo realizzato un simpatico videoclip/ teaser con gli attori principali del cortometraggio sulle note di una canzone molto divertente, “ Metti la maschera” di Leonardo Russotto & Shizuka Kibi. Come detto in una mia precedente risposta, Andrea Natale e Stefano Tammaro della Cinetika S.R.L.S. hanno fatto tutto il possibile per far sì che “ Venere è un ragazzo” venisse realizzato nel miglior modo possibile.


Tra il 2017 e il 2018 inizia le riprese del suo mediometraggio " Odiare", nel quale affronta lo spinoso tema della violenza sulle donne.
Odiare è un lavoro che mi ha fatto molto soffrire. Ho avuto tanti problemi per poterlo realizzare e sembrava sempre che ci fosse qualcosa che mi impedisse di poterlo portare a termine. Sul set di “ Odiare” ho conosciuto un caro amico e un grande attore, Enzo Garramone. Con lui vorrei in futuro realizzare un sacco di cose. Trovo scandaloso che un attore come Enzo non abbia il risalto che meriterebbe. In “Odiare” ha fatto cose straordinarie. Così come gli altri due interpreti del corto, Giuseppe De Chiara e Claudio Lolli. Questi tre attori si sono messi in gioco in un progetto kamikaze e ne sono usciti vincitori con delle ottime interpretazioni. Le loro performance attoriali sono di una naturalezza che difficilmente si trova in giro. Claudio Lolli che non ha mai fatto cinema ed è stato incredibile. Si è messo a mia disposizione esaudendo tutte le mie richieste strampalate, altri al posto suo sarebbero stati parecchio in difficoltà. Giuseppe De Chiara ha portato in scena un personaggio talmente scomodo e disturbante così diverso dalla sua vera natura che ogni volta che lo vedo non posso che applaudire e dire bravo. Sono fiero di “ Odiare” e vorrei che questo lavoro come sta succedendo per “ Venere è un ragazzo” facesse il suo corso. Maranto Daloia, un'attivista per i diritti delle donne, ha preso a cuore “ Odiare”. Da anni sostiene questo corto. A volte credo che lo ami più di me. Lei vorrebbe promuoverlo per parlare di violenza sulle donne, questa piaga che è diventata una delle sue più importanti ragioni di vita.
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Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia e il mondo e come pensate di rientrare in campo viste le problematiche che sta affrontando il mondo della cultura in generale.
Io non ho ancora ben capito come riusciremo da qui ai prossimi mesi a fare cinema. Si dicono tante cose a riguardo e non si sa se a poter lavorare in un set saranno per adesso solo le grandi produzioni o anche quelle più piccole. Spero che con i giusti accorgimenti si dia la possibilità a tutti di poter girare ma la scelleratezza di certi italiani non aiuta di certo a far sì che si possa ottenere questa libertà . A essere sincero non sono molto positivo su quello che accadrà nei prossimi mesi. Ho paura che il virus venga rimesso di nuovo in circolo.  Riguardo al lavoro degli artisti in questo periodo, ho notato un'unione di forze tra attori, registi, cantanti, ballerini che prima era impensabile. Una cooperazione nel farsi sentire e nel ribadire al governo che gli artisti sono importanti e che queste norme contro il covid-a19 necessitano una tutela maggiore del difficile mestiere dell'artista.

I suoi prossimi impegni?
Sto correggendo un romanzo che vorrei proporre alle case editrici. Vorrei realizzare questa estate un documentario su cui per adesso mantengo il riserbo. Mi piacerebbe poter girare al più presto il mio primo lungometraggio. Ho tra le mani un'ottima sceneggiatura. Vedremo a riguardo cosa accadrà. Inoltre quando finirà questo incubo vorrei girare la puntata pilota di una serie con una collega, Anastasia Catania. Chissà che questo periodo di attesa non mi spinga a scrivere le altre puntate.


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