Intervista a Mattia Meneghini, "Quando al talento si aggiunge il tempo" maggio 8, 2020 \\


Abbiamo avuto modo di ascoltare le sue interpretazioni come voce narrante dei testi che, con Andrea Ciresola, ha confezionato come Pillole AntiVirus e che abbiamo pubblicato sul nostro sito. Siamo curiosi di sapere se questa inclinazione alla parola detta, fa parte del bagaglio di un attore di teatro/cinema, o se invece appartiene a un altro territorio espressivo.

È stato necessario un tempo infinito per capire che non posso dire di essere un attore, né un narratore o tantomeno un performer. Preferisco definirmi “Una persona in ricerca”.
La parola “detta” funge, per me, da passaggio, utile però a superarla.
Strumenti come la voce, il corpo e lo spazio sono “medium” espressivi, grazie ai quali è possibile entrare in una dimensione che ha molto a che fare con lo spirituale. Se voce e corpo sublimano la necessità di penetrare la materia, nel tentativo di descriverla, allora divengono chiavi per accedere a una dimensione estatica. Ed è questo ciò che perseguo.

Quale è stato il suo percorso di artista per arrivare fino a questo livello interpretativo e quale rapporto esiste con chi scrive il testo che poi lei andrà ad interpretare.

L’esordio teatrale e l’incursione nel mondo delle arti visive, col tempo hanno permesso di orientarmi verso un campo di espressione a me più conforme.
Anch'io, come molti altri, ho esordito con il  teatro amatoriale per poi passare ad uno studio più specifico, grazie ad insegnanti che ho conosciuto al “Dams” e in vari laboratori fatti nel tempo.
Non è sempre possibile dialogare con chi scrive.
Con Andrea Ciresola è diverso. Il nostro sodalizio dura da vent'anni, ed è un dialogo che oltrepassa i ruoli, con il solo scopo di raggiungere una dimensione che ci salvi dal vacuo quotidiano. In linea generale, però, tendo a slegare chi scrive da ciò che scrive. Un buon testo contiene miriadi di chiavi interpretative che, paradossalmente, non competono più a chi l'ha creato.

Ci vuole dire se ha avuto dei maestri, se ha seguito delle scuole particolari, e se ha qualche consiglio per chi vuole intraprendere un cammino simile al suo.

Ho avuto molti insegnati ma pochissimi maestri. Non ho fatto alcuna accademia ed ho abbandonato una marea di laboratori, università e compagnie. E questo tutte le volte che il nozionismo superava la sperimentazione. Tuttavia Andrea Ciresola, Nevio Gambula, Umberto Artioli, Nin Scolari, Giorgio Barberio Corsetti, Laura  Curino e Mario Monopoli sono stati e rimangono tuttora dei maestri per la loro instancabile volontà nel ricercare verità in campo artistico.
Esistono anche maestri “ad honorem”, per la loro preziosa eredità lasciataci in campo teatrale; Eduardo de Filippo e Orazio Costa Giovangigli rimangono dei fari che indicano la via.
I consigli sono sempre difficili da dare perché attinenti a un'esperienza personale.
Accademie e scuole sono senz’altro utili alla formazione dell'attore o dell'artista in generale, ma in questi campi molto attiene al mistero dell'incontro con chi può creare in te nuove visioni.

Oltre a questi lavori realizzati con Andrea Ciresola, ha affrontato altri testi? Ce ne vuole parlare? E quali sono i suoi prossimi obiettivi.

È chiaro che i testi si accumulano nel tempo. Dalla tragedia greca: “L'Elettra, Edipo a Colono, le Baccanti, Antigone” ai testi Shakespeariani: “La Tempesta, Sogno di una notte di mezza estate”. Ho anche attraversato “Il gabbiano” di Cechov; e cito “L'uomo dal fiore in bocca” di Pirandello e “Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo, tra i lavori che porto nel cuore.
La signora Dalloway e Lessico Famigliare sono invece i testi, su cui sto lavorando,  per la creazione di audio libri.
Tra i progetti in via di consolidamento c'è anche il lavoro che, con Mario Monopoli (pedagogo teatrale e allievo di Anatolij Vassiliev)e un gruppo di studio sull'arte drammatica, stiamo realizzando per la creazione di una realtà votata alla ricerca.

Infine questo è il suo lavoro, nel senso che lei è un professionista, oppure come in tantissimi casi di persone legate alla cultura è costretto ad avere un altro lavoro per vivere.

Rendere questa mia attività libera dal divenire un lavoro (…che comporti un salario) è stata una scelta che ho fatto nel momento in cui non è stato possibile far convivere lo studio drammaturgico con la rapidità richiesta nella produzione di spettacoli. Un lavoro approfondito sul testo e sul personaggio, potrebbe necessitare anche di anni di studio sulla voce e sul corpo e questo, un sistema produttivo contemporaneo, non riuscirebbe a sostenerlo. Diviene inevitabile quindi rendersi indipendenti per poter lavorare con libertà secondo i propri principi.

Mattia Meneghini è dunque attore e interprete di tutto rispetto. Ma non molti sanno che egli è anche protagonista di un racconto: “Binario 1”. Lo si può leggere, tra gli altri, in: “Racconti per l’ora d’aria”, di Andrea Ciresola - Edizioni Giuseppe Laterza. Pare, infatti, che un episodio realmente vissuto dal nostro intervistato abbia poi ispirato l’autore. Il risultato?, una singolare e autentica lezione di teatro.

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