L'attore e regista Danilo Rovani: "Il contatto con il pubblico, quell' empatica sinergia che si crea diventa per me linfa vitale." maggio 11, 2020 \\

Danilo ci racconti di Lei, chi è Danilo Rovani  come persona?
Descriversi in realtà è sempre un po‘ difficile, si tende a migliorarsi inevitabilmente e a dipingere i propri tratti distintivi come pregi anche quando si tratta di eclatanti difetti. Di sicuro posso dire di me che sono una persona estremamente testarda, in positivo e in negativo. Sono un ribelle che non ama essere relegato al senso comune di qualsivoglia genere; ossia non mi piace giudicare e non mi piace chi giudica. Soprattutto non amo i pregiudizi in nessun caso. Probabilmente ciò che più può dare una mia descrizione è dire che sono una persona che ama la libertà, in tutte le sue sfaccettature. Poi forse sarebbe più giusto chiedere a chi mi sta accanto ogni giorno.
NAPULione, incontro con Danilo Rovani - ExPartibus
 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Sveglia presto, ma non prestissimo, caffè e poi, prove, scrittura, partenza per un teatro o un set. Confrontarsi con i collaboratori, girare o provare qualche scena importante e vedere soddisfazione negli occhi di tutti i partecipanti. Concludere con una bella cena tutti insieme, il convivio è parte fondamentale dell’atto creativo.

Come nasce la sua passione per la regia cinematografica ?
Fin da bambino sono sempre stato attratto dalla magia del cinema, anche quello molto impegnato. Si può dire che io sia stato davvero atipico come bimbo. Preferivo il film ai cartoni animati e quando giocavo inventavo storie molto articolate. Ricordo un pomeriggio d’estate, in tv iniziai a vedere un film strepitoso <il mio piede sinistro> con un Daniel Day Lewis in stato di grazia. Avrò avuto circa dodici o tredici anni. I miei amici vennero a chiamarmi per uscire a fare un giro in bici, declinai l’invito per poter continuare a guardare quel capolavoro da cui ero rimasto completamente folgorato. Credo che la passione per le inquadrature, i movimenti di macchina sia nata proprio lì, quel pomeriggio. Col tempo, crescendo, dopo aver iniziato a fare l’attore ho capito che preferisco stare sul palco di un teatro come attore, e dietro la macchina da presa come regista. Il contatto con il pubblico, quell' empatica sinergia che si crea diventa per me linfa vitale. Invece la costruzione del set mi crea più emozione quando vedo nascere delle mie idee; i dialoghi che prendono forma, la macchina che si muove proprio come avevo immaginato, insomma fare il regista è un po‘ come essere uno spettatore privilegiato che decide come deve evolvere la storia che sta guardando.
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Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
Credo che tutto sia nato da una sorta di moto interiore che ho sempre avuto, ma anche da un’educazione <sentimentale> data dai miei genitori. Entrambi amavano la poesia e la canzone classica napoletana, hanno avuto anche una radio, e mia madre per passione ha preso parte ad alcuni spettacoli. È con lei soprattutto che ho iniziato ad amare il cinema, soprattutto quello in bianco e nero. Benché fossi piccolissimo, insieme a lei guardavo film della sua gioventù, film che mi hanno segnato non poco. Ho un ricordo indelebile di <Madame X> un melodrammone Hollywoodiano degli anni cinquanta; ricordo di essere scappato in bagno a piangere, per non farmi vedere dai miei, per quanto fosse struggente la storia a cui stavo assistendo. Avevo dieci anni.

E’ più difficile stare in scena come attore o regista?
Come dicevo per me la scena è casa mia. Che sia un teatro per uno spettacolo o un set per un film, una fiction. Ciò che conta è l’emozione. Come attore adoro essere sul palco e sentire che il pubblico respira insieme a me. Accorgermi che tutti gli spettatori mi stanno seguendo col fiato sospeso o si stanno sbellicando dalle risate. Perché che io faccia l’attore o il regista, ciò che conta è che lo spettatore entri nel gioco e si lasci trasportare dalle emozioni. Poi una cosa fondamentale è poter variare il più spesso possibile. Adoro passare dalla sofferenza interiore e l’interpretazione drammatica di un classico come Edipo Re alla leggera e coinvolgente mimetizzazione della maschera del Felice Sciosciammocca. Un attore, un regista, un autore, insomma un creativo, non deve avere limiti e relegarsi ad un solo genere.

Quali sono i registi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Direi che è davvero difficile rispondere a questa domanda. Di sicuro registi come: Pasolini, Rossellini, de Sica, Olmi, Petri, Germi, Tornatore, Bertolucci, Scola, Salvatores, Sorrentino, Sergio Leone. Se poi andiamo all’estero la lista si allunga sensibilmente. Da Scorsese a de Palma, Coppola, Von Trier, Fassbinder, Tarantino e tanti altri ancora ma soprattutto Hitchcock e Kubrick.

 Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Sono indeciso fra la lettura del pensiero e la capacità di guaritore. Mi piacerebbe poter leggere nella mente delle persone perché il motore principale del mio essere è la curiosità. La curiosità che a mio avviso ci rende vivi ogni giorno, chi ha certezze, solo certezze secondo me diventa un po‘ arido. Poter guarire beh, sarebbe quasi fantascientifica come dote, ma di certo sarebbe stupendo lenire le sofferenze altrui.
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Che cosa vuol dire per Lei girare un  buon corto ?
Girare un buon corto vuol dire, nell’ordine: avere una buona storia, una buona idea di narrazione filmica, dei buoni collaboratori e infine dei buoni attori. Oggi con la tecnologia che ci aiuta tantissimo, si assiste spesso ad opere, anche lungometraggi, che tecnicamente sono eccellenti, ma poi peccano di narrazione, contenuti e soprattutto interpretazioni. Se ognuno fa bene il suo lavoro, nel proprio settore, di sicuro l’unione farà la forza.
Ci si deve affidare alle competenze degli altri e trarne il massimo, questo vale per i cortometraggi ma per qualsiasi altra cosa. Il regista è il leader, ma un buon leader sa che deve avere collaboratori eccellenti a cui potersi affidare affinché la sua idea venga resa al meglio delle possibilità.

Cambierebbe qualcosa nel mondo  del cinema  in cui si è formato?
Del cinema con cui mi sono formato non cambierei nulla. Credo che ogni singolo fotogramma abbia avuto per me e, per chiunque faccia questo mestiere, un significato fondamentale. Sì impara ciò che va fatto e ciò che invece va assolutamente evitato. Del cinema di oggi invece… cambierei molte, molte cose.

Che messaggio trasmette oggi il mondo del cinema?
Penso che in senso globale, per i fruitori, il cinema di oggi continui a mandare messaggi fondamentali e di grande importanza. Per quanto riguarda chi lo fa, forse, almeno qui in Italia, si tende ad essere ancora un po‘ troppo “domestici” e a non voler urtare suscettibilità. Molto spesso si raccontano storie banali e poco incisive. Prendiamo ad esempio un Bellocchio, eccelso maestro, con il suo ” il traditore” ha raccontato una storia scomoda, fastidiosa, politicamente scorretta forse, in maniera egregia però. Ed è ciò che deve fare un creativo, aprire interrogativi, anche a rischio di risultare fastidioso per i temi scottanti che va a trattare. Monicelli, in una sua intervista di qualche anno fa lanciava una critica al cinema contemporaneo apostrofandolo come “ cinema girato in cucina e camera da letto” in cui a un certo punto si urla. Ecco, questa mi sembra un'ottima definizione di un certo modo di fare cinema degli ultimi tempi.

C’è spazio in Italia per giovani attori, autori e registi come lei ?
Di spazio ce ne sarebbe tantissimo. Il problema è che spesso le grandi produzioni non vogliono rischiare affidandosi a “illustri sconosciuti”. Cadendo così nel vecchio gioco dei soliti noti. Uno come me oggi, se vuole contattare una produzione per essere ascoltato deve fare una trafila inverosimile. Nei paesi dell’UE questo è molto più semplice, come anche in America. La più grande produzione, se la contatti, ti dà un appuntamento, dieci minuti in cui poter esporre la tua idea, poi sta a te essere in grado di catturare l'attenzione di chi ti sta ascoltando. Qui da noi invece devi essere fortunato se ti rispondono alla mail dicendoti che al momento non sono interessati. Oggi ci sono tante nuove piattaforme a cui poter aderire, ma in Italia devi essere sempre coperto da qualcuno, avere un tramite, qualcuno che possa farti da apripista. Sarebbe bello se invece si potesse andare a proporre una propria idea in maniera semplice e diretta. Piace? Bene. Non piace? Si passa avanti. Anche perché i referenti, dall’alto della loro esperienza, possono capire subito se chi gli sta di fronte ha davvero qualcosa da dire e da fare. Il punto è che non si vuole rischiare.

 Il rapporto con la sua città Natale .
Adoro profondamente la mia città così piena di contrasti e sfumature. Io stesso mi ci rispecchio profondamente in questa natura così dissimile da sé. Napoli è luce che squarcia i vicoli e li rende vivi. È poesia in movimento. Spero al più presto di poter girare una storia nelle sue strade, fra i suoi palazzi e le sue meraviglie. Nel mio ultimo cortometraggio la location è un paesino di montagna, perché ai fini narrativi la grande città sarebbe stata poco adatta. Però mi piacerebbe usare Napoli come sfondo fuggendo da stereotipi e luoghi comuni, raccontare una storia universale che però abbia questa splendida città a fare da cornice.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Nulla. Non esiste niente di così serio da non poter essere trattato con ironia e scherno. Chi conosce la mia storia personale sa che non sono un superficiale e che avrei molti motivi per cadere in un baratro di depressione e cupidigia, invece io sorrido e ironizzo sempre, su tutto e su tutti, soprattutto su me stesso. La mia famiglia negli ultimi sei anni si è decimata, ho subìto gravi lutti dal 2014 fino a gennaio scorso. Ma la mia positività non si è fatta sopraffare. Ho lottato con la morte di mio fratello prima, con le malattie di mio padre e di mia madre dopo, ma ancora oggi rido d cerco di fare ridere gli altri. Il dolore immenso che si prova in certe condizioni deve essere sublimato e renderci migliori. Io questa lotta l’ho iniziata tempo fa e spero di continuare ad avere la forza di uscirne sempre luminoso e non oscurato nell’animo.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia e il mondo intero e che ha messo in crisi l'intero sistema aristico.
Siamo di fronte ad una crisi e dobbiamo affrontarla con forza e temperamento. Gli operatori dello spettacolo in senso economico fanno parte di una delle categorie più vituperate, ma non solo in questo momento. È una condizione che già da lungo tempo si perpetua. Oggi la pandemia ha reso questo dramma più visibile e vicino. La politica degli ultimi trent’anni ha dissanguato i pilastri di una società: cultura, formazione e sanità. Io che amo le sfide, proprio in questo momento mi sono gettato a capofitto nell’emergenza e mi sono offerto volontario per un centro covid, avendo anche una qualifica da operatore socio sanitario. Non potevo fare passare questo momento storico senza prendervi parte attivamente. La ripartenza sarà onerosa e difficoltosa, sicuramente, ma potrà essere un modo per affrontare tutto in maniera diversa. Servono positività e volontà.

E' soddifatto dei vincitori del premio il David di  Donatello.
Soddisfattissimo! Favino è un attore stratosferico e Bellocchio un autore sensibilissimo e magistrale. Non poteva esserci altro esito a mio modesto avviso.

Di cosa parla il suo ultimo lavoro.
Partendo dalla lezione di Jacques Lacan sull’agire in conformità al desiderio che ci abita ho voluto raccontare il rapporto fra un padre single e la propria figlia dodicenne. Una sorta di “educazione emotiva“. Il padre infatti, è un precario che si districa fra più lavori per dare alla figlia tutto ciò di cui ha bisogno per prepararsi alla vita ma non solo. Le insegna l’amore per la poesia e l’arte, spiegandole che devono essere il nutrimento quotidiano dell’anima.
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Conosce la realtà del Napoli Cultural Classic?
Conosco molto bene la realtà del Napoli cultural Classic, ci sono stato in alcune edizioni trascorse come attore, quest’anno spero di potervi partecipare in altra forma.
Danilo Rovani (@RovaniDanilo) | Twitter
I suoi prossimi impegni?
Oltre a fare girare il mio ultimo cortometraggio per festival e concorsi, sto scrivendo una nuova sceneggiatura, per un prossimo cortometraggio, produzione permettendo. Poi ho in mente un soggetto per una lunga serialità che potrebbe essere molto adatta ad una di queste nuove piattaforme come Netflix o Amazon. Bisogna solo rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Siamo in tanti a voler ripartire e non vediamo l’ora di farlo. Come attore invece, dovrei ultimare le riprese del film “qui rido io” di Mario Martone. Film che si è interrotto proprio a causa dell'inizio del lockdown. Un piccolissimo ruolo il mio, che però mi ha dato l’opportunità di interfacciarmi proprio col protagonista, Tony Servillo. Speriamo si possa ripartire proprio da qui, non sarebbe male come rilancio.

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Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

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